Andrea Vici

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Ritratto dell'Arch. Andrea Vici
Teatrino di Palazzo Campana (Osimo)

Andrea Vici (Arcevia, 29 novembre 1743Roma, 10 settembre 1817) è stato un architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Roccacontrada, oggi Arcevia, in località Palazzo, il 29 novembre 1743[1]. Figlio di Arcangelo, stimato capomastro ed artefice di varie fabbriche nelle Marche, e di Angela Fattorini, a 14 anni fu mandato a Perugia per continuare gli studi e frequentare il corso del pittore Appiani[2]. A 17 anni si recò a Roma presso la scuola di Stefano Pozzi; ma presto abbandonò la pittura per l'architettura, apprendendo il disegno presso Carlo Murena, che dirigeva lo studio di Luigi Vanvitelli, all'epoca già a Napoli.

Tornato nel 1765 a Palazzo in seguito alla morte del padre, operò nei dintorni sino a che, nel 1769, fu richiamato a Napoli da Luigi Vanvitelli, perché collaborasse ai disegni della Reggia di Caserta[3]. Morto Vanvitelli, rifiutò l'offerta del figlio di questi, essendo assai impegnato in molte fabbriche che aveva nelle Marche ed in altri prestigiosi incarichi, tra cui l'ideazione e realizzazione del canale Pio della celebre Cascata delle Marmore, che aveva la funzione di liberare la Valnerina da periodiche e disastrose inondazioni.

In seguito al successo di tale impresa, fu nominato Primo Ingegnere della Congregazione delle Acque[4], cui si aggiunsero poi quello di Architetto della Rev.ma Fabbrica di San Pietro[5] e molte altre onorificenze[6]. Rinunciò peraltro alla carica di Segretario dell'Accademia di Belle Arti di Milano ed alla Cattedra di Architettura a Mantova.

Nel 1785 venne eletto membro dell'Accademia di S. Luca, e, dopo esserne stato Segretario, nel 1802 ne fu anche Principe[2]; in seguito, variato il sistema, fra il 1814 e il 1816[7] ne divenne Presidente dopo il Marchese Antonio Canova. Unitamente a questi, e ad altri accademici (tra cui), fu compilatore dello Statuto accademico pubblicato nel 1817[8].

Il 10 settembre 1817, probabilmente a causa del tifo[7], morì in Roma all'età di 74 anni non ancora compiuti e fu sepolto a S. Maria in Vallicella. Dalla moglie Teresa Storace ebbe molti figli, ma la casata avrebbe avuto termine con lui, se la figlia Barbara Vici, sposata in prime nozze a Giulio Cesare Busiri, ed in seconde all'Architetto Clemente Folchi, non avesse imposto anche il proprio cognome ai figli, dando vita così alle famiglie dei Busiri Vici e Folchi Vici[7].

Percorso artistico[modifica | modifica wikitesto]

L'invasione dello Stato Pontificio (1796) e poi di Roma (1799) da parte dei Francesi, favorì apporti preziosi sul piano artistico, portando Vici, che a Roma lavorò in quel periodo attivamente, a contatto con le tematiche di Ledoux e Boullèe, da Kaufmann definiti gli “architetti della rivoluzione[9]. Le opere di tali utopisti, caratterizzate in senso simbolico e frutto di un'irrealtà ragionata, si riallacciavano all'Illuminismo, movimento essenziale per i futuri sviluppi dell'architettura, che si basava sulla superiorità razionale dell'intelligenza, escludendo il trascendente come ispiratore dell'espressione artistica; parimenti ci fu una rivalutazione dell'arte classica, considerata la migliore di tutte proprio perché espressione di un'epoca in cui si era raggiunto il miglior equilibrio possibile tra uomo e società e tra società e natura. Ed è in questo aspetto più autenticamente “rivoluzionario” ed “etico” del Neoclassicismo, che si colloca l'opera di Andrea Vici, che, dipartitasi dal barocchismo di Arcangelo, suo padre, e dal pre-neoclassicismo di Luigi Vanvitelli, suo maestro, si evolve verso un Neoclassicismo compiuto, culminante nella realizzazione della Cattedrale di Treia del 1814 e nella Villa Votalarca del 1815, le cui forme limpide ed essenziali bene collimano con le direttive di Francesco Milizia, critico verso tutto ciò che in campo progettuale non è utile e rispondente ad una precisa funzione: “Poiché l'Architettura è nata dalla necessità, tutto il suo bello deve prendere il carattere della necessità stessa”[10].

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Lazio[modifica | modifica wikitesto]

  • Roma: Restauro della chiesa di Campo Santo, di S. Anna, del monastero delle Salesiane, di San Lorenzo in Lucina, Palazzo Balestra ai SS. XII Apostoli, Progetto per la Sagrestia Vaticana (concorso);
  • Velletri: Chiesa di Ariano;
  • Viterbo: Villa della Palanzana, Palazzo Vescovile di Toscanella;
  • Sora: Palazzo del principe di Piombino, Palazzo di Arpino;
  • Trevignano Romano: Casale del marchese Santori Naslini;
  • Anzio: Fortino e Lanterna.

Campania[modifica | modifica wikitesto]

Marche[modifica | modifica wikitesto]

Progetto di sistemazione del Busto di Pio VI
Piazza del Comune di Treia con Busto di Pio VI

Umbria[modifica | modifica wikitesto]

  • Foligno: Chiesa dei Conventuali, Reclusorio, Palazzo Lepri di Bevagna;
  • Terni: Nuovo canale Pio alle Marmore;
  • Narni: Conservatorio dei Projetti;
  • Perugia: Acquedotto della fontana monumentale, restauri di chiese e palazzi;
  • Gubbio: Palazzo dei conti Porta;
  • Città della Pieve: Convento S. Agostino, Casa Salvatori, Chiesa abbaziale di S. Giovanni dell'Eremo;
  • Panicale: Casino Venuti di Cortona.
  • Todi: Opere di bonifica nella zona della Piana tra cui il Muro Vici, rimasto incompiuto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marchegiani 2020, p. 164.
  2. ^ a b Orsini 1806, p. 74.
  3. ^ Marchegiani 2020, p. 165.
  4. ^ Paoluzzi 2008, p. 355.
  5. ^ Busiri Vici 1956, p. 135.
  6. ^ Ad esempio, il 7 settembre 1781 entrò a far parte dell'Accademia del disegno di Firenze (Marchegiani 2020, p. 166).
  7. ^ a b c Marchegiani 2020, p. 167.
  8. ^ Busiri Vici 1895, p. 9.
  9. ^ Kaufmann 1976.
  10. ^ Milizia 1804, p. 23.
  11. ^ Polichetti 2009, pp. 172-177.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Milizia, Principj di architettura civile, III, seconda edizione veneta, Bassano, nella tipografia remondiniana, 1804.
  • Baldassarre Orsini, Memorie de' pittori perugini del secolo XVIII compilate con accuratezza e con verità nell'anno 1802, Perugia, stamp. cam. e vesc. di Carlo Baduel, 1806.
  • Andrea Busiri Vici, Giubileo della felicità, della sventura e dell'arte, Roma, 1891.
  • Andrea Busiri Vici, Sessantacinque anni delle scuole di Belle Arti della insigne e Pontificia Accademia di S. Luca: memorie di un cattedratico decano e primo consigliere della classe architettonica, Roma, Civelli, 1895.
  • Andrea Busiri Vici, L'architetto Andrea Vici d'Arcevia allievo del Vanvitelli, in Atti dell'VIII Convegno nazionale di storia dell'architettura: Caserta, 12-15 ottobre 1953, Roma, Centro di studi per la storia dell'architettura, 1956, pp. 127-143.
  • Arch. Andrea Busiri Vici, Il Neoclassico ed altri movimenti dell'800 nelle Marche, Roma, 1965.
  • Arch. Andrea Busiri Vici, Opere neoclassiche di Andrea Vici a Treia, Macerata, 1974.
  • Arch. Andrea Busiri Vici, Un divertente monumento "en plein air" a Papa Braschi, Fratelli Palombi, 1971.
  • Arch. Andrea Busiri Vici, Una lettera del Ministro plenipotenziario napoleonico(....) al Principe dell'Accademia di S.Luca Andrea Vici di Arcevia, Fratelli Palombi, 1970.
  • Arch. Andrea Busiri Vici, Un'interessante elezione del 1804 nell'Accademia dell'Arcadia, Staderini editore, 1971.
  • Emil Kaufmann, Tre architetti rivoluzionari: Boullée, Ledoux, Lequeu, Milano, F. Angeli, 1976.
  • Ing. Jole Anna Folchi Vici d'Arcevia, Un santo frate, nobili famiglie, famosi Architetti - storia della Villa Valcerasa, Macerata, 2005.
  • Maria Cristina Paoluzzi, Vici, Andrea, in Architetti e ingegneri a confronto: l'immagine di Roma fra Clemente XIII e Pio VII, III, Roma, Bonsignori, 2009.
  • Maria Luisa Polichetti (a cura di), Andrea Vici, Architetto e Ingegnere Idraulico - Atlante delle opere, Milano, Silvana Editoriale, 2009.
  • Cristiano Marchegiani, Vici, Andrea, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 99, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 2020, pp. 164-168. [1]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN89455932 · ISNI (EN0000 0001 1683 4841 · BAV 495/79661 · CERL cnp00573611 · ULAN (EN500021044 · LCCN (ENn2001006481 · GND (DE123145708 · BNE (ESXX1151396 (data) · BNF (FRcb16245346h (data) · WorldCat Identities (ENlccn-n2001006481
  Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie