Arco d'Augusto (Fano)

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Arco di Augusto
Mura di Fano
605FanoArcoAugusto.JPG
StatoVexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano
Palaeologoi eagle XV c.png Impero bizantino
bandiera Stato Pontificio
Blasone Malatesta.svg Signoria di Rimini
bandiera Stato Pontificio
Stato attualeItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svgMarche
CittàFano-Stemma.png Fano
Coordinate43°50′53.12″N 13°00′52.38″E / 43.848089°N 13.01455°E43.848089; 13.01455Coordinate: 43°50′53.12″N 13°00′52.38″E / 43.848089°N 13.01455°E43.848089; 13.01455
Informazioni generali
StileRomano
Inizio costruzione9 d.C.
Materialepietra
Condizione attualeben conservato e restaurato
Informazioni militari
Funzione strategicaPorta cittadina
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Arco di Augusto di Fano

L'arco d'Augusto di Fano è la porta cittadina in forma di arco a tre fornici. Costituisce l'accesso in città dall'antica via Flaminia, che all'interno delle mura diventa il decumano massimo. È uno dei simboli della città.

La porta Augustea, o più comunemente chiamata Arco d'Augusto, è uno dei pochi monumenti di epoca romana pervenuti quasi per intero.[1] È l'antica porta d'accesso della città fanum fortunae e non un arco onorario.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La porta augustea fu fatta edificare nel 9 d.C. dall'imperatore Cesare Ottaviano Augusto, poiché ciò avvenne nell'anno del suo 32° tribunato. Fu in epoca romana la principale porta d'accesso alla Colonia Julia Fanestris, colonia dedotta nella località di Fanum Fortunae (tempio dedicato alla dea Fortuna). Si presume che nella Fanum Fortunae esistessero almeno altre due porte, oggi scomparse, poste una a sud e l'altra, prossima al mare.

Nel IV secolo d.C. Il prefetto dell'imperatore Costantino, Turcio Secondo Aproniano, restaurò la porta augustea e fece aggiungere nell'attico un'epigrafe oggi scomparsa, senza tuttavia cancellare quella precedente di Cesare Ottaviano Augusto, creando così un filo conduttore tra i due imperatori.[3].

Nel 1463 Federico da Montefeltro, su ordine del papa Pio II, assediarono la città di Fano per espugnare Sigismondo Pandolfo Malatesta, Vicario del Papa e signore della città, che era in contrasto con le autorità religiose.

Durante l'assedio le artigliere di Federico di Montefeltro distrussero gran parte dell'attico superiore della porta augustea le cui macerie non furono usate per ripristinare l'arco ma furono vendute dal comune alla Confraternita di San Michele che le sfruttarono per creare la facciata dell'omonima chiesa adiacente all'arco e per la loggia.

L'aspetto originario della porta resta testimoniato nel bassorilievo rinascimentale scolpito su un lato della facciata della chiesa

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'Arco di Augusto, raffigurato ancora integro, sul bassorilievo rinascimentale della facciata della vicina chiesa di San Michele

Costruito sul punto in cui la via Flaminia s'innesta nel decumano massimo della città, la porta, realizzata in travertino, è un arco a tre fornici con quello centrale più grande sotto cui passavano i carri, i cavalli e i mezzi di grandi dimensioni mentre i due fornici minori ai lati erano destinati ai pedoni.

L'arco di Augusto in notturna.

La porta era affiancata da due torrioni con pianta a ferro di cavallo da cui poi partivano le mure che circondavano la colonia di Iulia Fanestris.

Realizzata esternamente in opera quadrata di blocchi in pietra d'Istria, il monumento presenta in due fornici laterali minori e un fornice centrale maggiore.

Alla sommità dell'Arco, nel lato posteriore, si può ancora vedere una parte della volta del cunicolo che metteva in comunicazione i due torrioni affiancati all'Arco.

Dei due torrioni oggi si è conservata l'ossatura e il primo metro della struttura mentre il resto è stato soggetto a restaurazioni e rimaneggiamenti, e di quello di destra rimangono solo le fondazioni rivestite di pietra arenaria, poiché fu abbattuto nel XV secolo per far spazio alla facciata della chiesa di San Michele.

I cunei dell'arco di mezzo sono diciassette, compresa la chiave dove era scolpita la testa di un animale identificabile con quella di un elefante, di un toro o un bue[4] mentre i cunei dei fornici laterali sono sei, anche se in quello del fornice di destra non sono ben visibili a causa della presenza della chiesa adiacente.

Il corpo base, ancora ben conservato, sosteneva un grande attico, oggi perduto, a pseudoportico corinzio in cui si aprivano sette finestre arcuate separate da otto semicolonne.

Rimangono alcune basi di tipo attico e un frammento dell'intercolumnio con due mezze colonne e una colonna intera, il resto andò distrutto nel XV secolo d.C.

Non è sopravvissuto alcun capitello delle colonne del portico, sebbene il fusto di alcune sia ancora intero.

L'intero monumento ha affinità stilistiche con le porte augustee di Spello, di Aosta e soprattutto con quella di Authon in Provenza.

Iscrizioni[modifica | modifica wikitesto]

Nella trabeazione si trova a lettere incavate, poiché alloggiavano quelle in bronzo dorato che davano solennità e grandiosità alla porta a guisa di arco trionfale, la seguente iscrizione:

(LA)

«IMP. CESAR DIVI F. AVGVSTVS PONTIFEX MAXIMVS COS. XIII TRIBVNICIA POTESTATE XXXII IMP. XXVI PATER PATRIAE MURVM DEDIT»

(IT)

«L'imperatore Cesare Augusto figlio del Divo (Giulio Cesare), pontefice massimo, console per la tredicesima volta, (rivestito) della potestà tribunizia per la trentaduesima volta, acclamato imperatore per la ventiseiesima volta, padre della Patria offrì le mura»

Un'altra epigrafe che risale allo stesso periodo di quella precedente è incisa sulla fascia mediana dell'architrave del corpo della porta.

Così recita:

(LA)

«CURANTE L(ucio) TURCIO SECUNDO APRONIANI PRAEF(ecti) URB(i) FIL(io) ASTERIO V(iro) C(laro) CORR(ectore) FLAM(iniae) ET PICENI.»

(IT)

«A cura di Lucio Turcio Secondo Asterio figlio di Aproniano Prefetto di Roma, uomo illustre, governatore della Flaminia e del Piceno»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Poggi, 7, in Origini e antichità di Fano, p. 41.
  2. ^ Piercarlo Borgogelli-Ottaviani, Fano e le sue vestigia romane, p. 8.
  3. ^ Silvio De Maria, Gli archi di Roma e dell'Italia romana, Roma 1988, pp.242-243.
  4. ^ Francesco Poggi, Origini e antichità di Fano, p. 48. Piercarlo Borgogelli-Ottaviani, Fano e le sue Vestigia romane, p. 8.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. M. Amiani, Dissertazione critico-lapidaria sopra l'antico Arco di Fano innalzato dall'Imperatore Cesare Augusto, Fano 1772.
  • A. Aleandri, Memoria istorica sull'Arco d'Augusto esistente in Fano da "Raccolta di opuscoli scientifici e filosofici" tomo XLI, Venezia 1785.
  • G. Colucci, Delle antichità di Fano della Fortuna in "Antichità Picene", IX, Fermo, 1790.
  • P. Mancini, Illustrazione dell'Arco di Augusto in Fano, Pesaro 1826.
  • L. Poletti, Intorno all'Arco di Augusto in Fano in "Giornale Arcadico di Scienze, Lettere ed Arti", XXXIV, Roma 1827.
  • W. B. Clarke, Sull'Arco di Augusto di Rimini e sulla porta di Fano in "Annali dell'Istituto di Corrispondenza Archeologica", XII, 1841.
  • F. Poggi, Origini e antichità di Fano, Fano 1895.
  • L. A. Richmond, Commemorative Arches and City in the Augustean Age, in "Jur. Rom. Stud.", XXIII, 1933.
  • F. Frigerio, Antiche porte di città italiche e romane, Como 1935.
  • P. C. Borgogelli-Ottaviani, Fano e le sue vestigia romane in "Atti e memorie della Dep. di Storia Patria per le Marche", Ancona 1941.
  • R. Weiss, L'Arco d'Augusto di Fano nel Rinascimento in "Italia Medioevale e Umanistica", III, Padova 1965.
  • G. Berardi, Fano romana-Basilica di Vitruvio Fano 1967.
  • Adolfo Gandiglio, Carmen in Arcum Augusti Fanestrum ex voluminis II "Humanitatis" fasciculo I (excerptum et separatim impressum) da: Re publica Sancti Marini - typis Reffi et Della Balda - succ. Angelii et soc. - MCMXVI.
  • Giuseppe Castellani, L'Arco d'Augusto in Fano, carne latino con la traduzione metrica, Fano 1916.
  • I. Di Stefano-Manzella, Documenti inediti sugli Archi Augusteii di Fano e di Rimini (1823-1825) in "Rendiconti Accademia Nazionale dei Lincei", Serie VIII, vol. XXXII, Roma 1978.
  • Valeria Purcaro, Osservazioni sulla "Porta Augustea" di Fano, in "Rendiconti Accademia Nazionale dei Lincei", Serie VIII, vol. XXXVII, fasc. 5-6, Roma 1982.
  • Franco Battistelli; Aldo Deli, Immagine di Fano romana Cassa di Risparmio di Fano 1983.
  • Mario Luni, Archeologia nelle Marche, Dalla preistoria all'Età tardoantica, ISBN 88-404-1175-5, pag 228
  • Luciano De Sanctis, Quando Fano era romana,Fano 1999.

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