Pontefice massimo (storia romana)

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Augusto nelle vesti di pontifex maximus[1]

Il pontefice massimo o pontifex maximus era una figura della religione romana.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di questa carica sacerdotale si fanno risalire all'epoca più antica di Roma, ed erano legate alla costruzione del Ponte Sublicio, il più antico ponte di Roma costruito sul Tevere, poco a valle dell'isola Tiberina. Per le popolazioni arcaiche era così importante, questo ponte e la sua manutenzione, che in relazione ad esso nacque il più antico e potente sacerdozio romano: il Pontifex.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La carica di pontefice massimo, anche se di carattere più che altro rappresentativo, era il massimo grado religioso al quale un romano poteva aspirare, secondo la tradizione istituita da Numa Pompilio[2].

La residenza del Pontefice era la Domus Publica, che si trovava nel Foro Romano, accanto all'antica Porta Mugonia, vicino al Tempio di Vesta e alla Casa delle Vestali. Augusto la cedette alle Vestali. Al Ponteifici, era riservato il diritto di sedere sulla sella curule.

L'accesso a questa carica inizialmente rimase riservata ai Patrizi romani, fino a quando nel 254 a.C. la carica fu assunta da un plebeo, Tiberio Coruncanio.[3]

Dal 12 a.C. al 376 i doveri e i poteri concernenti la carica appartennero agli imperatori e dal 376, a partire dall'imperatore Graziano, fervente cristiano, la carica di pontefice massimo non fu più assunta da nessun imperatore.

Con la rinuncia di Graziano, il titolo di Pontifex maximus fu assunto dai vescovi di Roma.[4]

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Era il capo del collegio di sacerdoti, i pontefici, che presiedevano alla sorveglianza e al governo del culto religioso. Nominava le vestali, i flamini e il rex sacrorum (sacerdote al quale erano affidate le funzioni religiose compiute un tempo dai re).

Al pontefice era affidata la consecratio, ossia la consacrazione del tempio alla divinità cui era dedicato.

Ha avuto per anni il totale controllo del diritto romano. Infatti regolava i fasti e compilava annualmente la tabula dealbata e gli annales pontificum oltre ad avere il compito di interpretare i mores e collaborava per l'emanazione della lex regia insieme al rex.

Fino a quando non fu introdotto il Calendario giuliano, al Pontefice era affidato il compito di inserire il mese intercalare, al fine di mantenere l'anno del calendario allineato all'anno tropico.

Il Pontefice Massimo era al comando dei 30 littori curiati, uno speciale tipo di littore che non portava i fasces ed aveva compiti religiosi, quando questi lo accompagnavano con il compito di scortare gli animali agli altari in occasione dei sacrifici.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

I littori e Augusto (a destra)

Augusto è rappresentato nella sua carica di Pontefice Massimo nel lato merdionale dellìAra Pacis.

Pontefici massimi[modifica | modifica wikitesto]

Lista incompleta dei pontefici massimi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b SvetonioAugustus, 31.
  2. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 73,1.
  3. ^ Titus Livius Ex Libro XVIII Periochae, da livius.org
  4. ^ I Pontefici nell'Impero romano.
  5. ^ Livio, XXII, 10 ss. e XXV, 2.1.
  6. ^ Livio, XXV, 2.2.
  7. ^ Livio, XXV, 5.3-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]