Pontefice massimo (storia romana)
Il pontefice massimo o pontifex maximus era una figura della religione romana.
La carica di pontefice massimo, anche se di carattere più che altro rappresentativo, era il massimo grado religioso al quale un romano poteva aspirare, secondo la tradizione istituita da Numa Pompilio[2].
Era il capo del collegio di sacerdoti, i pontefici, che presiedevano alla sorveglianza e al governo del culto religioso. Nominava le vestali, i flamini e il rex sacrorum (sacerdote al quale erano affidate le funzioni religiose compiute un tempo dai re).
Ha avuto per anni il totale controllo del diritto romano. Infatti regolava i fasti e compilava annualmente la tabula dealbata e gli annales pontificum oltre ad avere il compito di interpretare i mores e collaborava per l'emanazione della lex regia insieme al rex. Gaio Giulio Cesare fu pontefice massimo, come anche gli imperatori che regnarono dopo di lui, fino al 375, quando Graziano rinunciò alla carica, perché ritenuta incompatibile con la religione cristiana ch'egli professava.
Pontefici massimi[modifica | modifica wikitesto]
Lista incompleta dei pontefici massimi
- 753-712 a.C. – Doveri e poteri della carica (forse però senza il titolo) erano dei re di Roma
- 712 a.C. - Numa Marcio, secondo altre fonti lo stesso Numa Pompilio
- ...
- Tra il 616 a.C. - al 579 a.C. - Sesto Papirio definito esperto (peritus) del diritto pubblico e delle leges regiae e molto conosciuto da qui si ritiene che fosse Pontefice Massimo.
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- 509 a.C. - Gaio Papirio Massimo
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- 490 a.C. - Mario Papirio
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- 449 a.C. - Quinto Furio
- 431 a.C. - Aulo Cornelio Cosso
- 420 a.C. - Spurio Minucio
- 390 a.C. - Marco Follio Flaccinatore
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- 332 a.C. - Publio Cornelio Callissa
- 304 a.C. - Cornelio Scipione Barbato, forse Lucio Cornelio Scipione Barbato
- ...
- 254 a.C. - Tiberio Coruncanio, primo Pontefice Massimo plebeo
- 243-221 a.C. - Lucio Cecilio Metello (morto nel 221 a.C.), che si dimise o fu rimosso dal suo Ufficio attorno al 237 a.C.
- 217-213 a.C. Lucio Cornelio Lentulo Caudino (morto nel 213 a.C.)[3]
- 213 a.C. - Marco Cornelio Cetego[4]
- 212 a.C. - Publio Licinio Crasso Divite[5] (morto nel 183 a.C.)
- 183 a.C. - Gaio Servilio Gemino (morto nel 180 a.C.), forse Gaio Servilio figlio di Caio Gemino
- 180 a.C. - Marco Emilio Lepido (morto nel 152 a.C.)
- 152 a.C. - vacante
- 150 a.C. - Publio Cornelio Scipione Nasica Corculo (morto nel 141 a.C.)
- 141 a.C. - Publio Cornelio Scipione Nasica Serapione (morto nel 132 a.C. a Pergamo, Asia Minore)
- 132 a.C. - Publio Licinio Crasso Dive Muciano (ucciso in battaglia nel 131 a.C. in Asia Minore)
- 130 a.C. - Publio Muzio Scevola (morto nel 115 a.C. o nel 113 a.C.)
- 115 a.C. - Lucio Cecilio Metello Dalmatico
- 103 a.C. - Gneo Domizio Enobarbo (morto nell'88 a.C.)
- 89 a.C. - Quinto Muzio Scevola (ucciso nell'82 a.C. nel tempio di Vesta)
- 81 a.C. - Quinto Cecilio Metello Pio (morto attorno al 63 a.C.)
- 63 a.C. - Gaio Giulio Cesare
- 44 a.C. - Marco Emilio Lepido (morto nel 13 a.C.)
- 13 a.C. - vacante
- 6 marzo 12 a.C. - Ottaviano Augusto[1]
Dal 12 a.C. al 376 i doveri e i poteri concernenti la carica appartennero agli imperatori e dal 376, a partire dall'imperatore Graziano, fervente cristiano, la carica di pontefice massimo non fu più assunta da nessun imperatore.
Con la rinuncia di Graziano, il titolo di Pontifex maximus fu assunto dai vescovi di Roma.[6]
Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]
Fonti[modifica | modifica wikitesto]
- Sesto Pomponio, Enchiridion de originis fragmentum
- Dionigi d'Alicarnasso, Antichità romane
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
- Renato Del Ponte, La religione dei Romani. Milano, Rusconi, 1982. ISBN 88-18-88029-2.
Note[modifica | modifica wikitesto]
- ^ a b Svetonio, Augustus, 31.
- ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 73,1.
- ^ Livio, XXII, 10 ss. e XXV, 2.1.
- ^ Livio, XXV, 2.2.
- ^ Livio, XXV, 5.3-4.
- ^ I Pontefici nell'Impero romano.
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