Anna Perenna

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Suicidio di Didone, particolare che rappresenta Didone suicida soccorsa dalla sorella Anna, identificata in seguito con la divinità romana Anna Perenna, olio su tela del Guercino, 1625, Roma, Galleria Spada.

Anna Perenna era un'antica dea romana che presiedeva al corso dell'anno o, più propriamente, al perpetuo rinnovarsi dell'anno.

Caratteristiche, forme e attributi[modifica | modifica sorgente]

Alcuni la ritengono una personificazione femminile dell'anno e del suo perpetuo ritorno, tanto più che era anche chiamata Anna ac Peranna e che presso i romani vigeva l'augurio di: annare perannareque commode (passare un buon anno dall'inizio alla fine). Inizialmente però rappresentava la divinità dell'abbondanza e del nutrimento e a testimonianza di questo fatto vale la radice sanscrita "ann" ("cibo") che ha un corrispettivo romano in "annona" ("approvvigionamenti", "derrate alimentari"). Continuando con la ricerca etimologica, una spiegazione la fa coincidere con amnis perennis, divinità delle acque, altri scorgono in lei una dea della terra dal nome etrusco. Un'ultima spiegazione fa risalire le sue origini nel sistema contadino e identifica la dea con un simbolo della natura e infatti la sua festa coincideva con l'inizio della primavera.[1]

Tradizione e leggenda[modifica | modifica sorgente]

La tradizione più comune, in particolare Ovidio (Fasti III, 543-654) la identifica con Anna, sorella di Didone, che dopo la tragica morte di questa, si rifugiò a Malta, presso il re Batto, per sfuggire al fratello Pigmalione. Nuovamente costretta a prendere il mare, naufragò sulle coste del Lazio dove, amorevolmente ospitata da Enea, suscitò la gelosia della moglie Lavinia. Didone, apparsale in sogno la esortò ad abbandonare la casa ospitale, e da allora si crede che il cornigero Numicio l'abbia rapita con le sue onde impetuose e l'abbia nascosta nei suoi antri.

Secondo un'altra versione Anna Perenna era una vecchina di animo buono che aiutò i plebei romani durante i tumulti del 494 a.C., rifocillandoli con focaccine preparate con la massima cura da lei. I romani, per riconoscenza, la omaggiarono edificandole una statua.[1]

Celebrazione[modifica | modifica sorgente]

La sua festa, comunque, era il 15 marzo e la sua celebrazione prevedeva banchetti lungo la via Flaminia, all'interno di un bosco sacro alla dea. Queste feste erano un'occasione per dare sfogo a grandi manifestazioni di allegria e di intrattenimento, come balli, canti osceni e soprattutto ubriacature.

Il bosco è stato identificato nella zona dei Monti Parioli, dove sono state trovate defixiones ("maledizioni") in piombo e figure antropomorfe in cera e altri materiali organici inserite a testa in giù in contenitori di piombo.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b cite web url=http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_Dee_AnnaPer.htm
  2. ^ Maria Simonetti, "Magia nera a Roma", L'espresso, 2 febbraio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]