Montecarotto

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Montecarotto
comune
Montecarotto – Stemma Montecarotto – Bandiera
Loggiato e torrione dell'orologio
Loggiato e torrione dell'orologio
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ancona-Stemma.png Ancona
Amministrazione
Sindaco Mirco Brega (centro sinistra) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 43°31′35.15″N 13°03′51.62″E / 43.526431°N 13.064339°E43.526431; 13.064339 (Montecarotto)Coordinate: 43°31′35.15″N 13°03′51.62″E / 43.526431°N 13.064339°E43.526431; 13.064339 (Montecarotto)
Altitudine 380 m s.l.m.
Superficie 24,39 km²
Abitanti 1 987[1] (01-01-2016)
Densità 81,47 ab./km²
Comuni confinanti Arcevia, Belvedere Ostrense, Ostra, Ostra Vetere, Poggio San Marcello, Rosora, Serra de' Conti
Altre informazioni
Cod. postale 60036
Prefisso 0731
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 042026
Cod. catastale F453
Targa AN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 168 GG[2]
Nome abitanti montecarottesi
Patrono San Placido (martire)
Giorno festivo 5 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Montecarotto
Montecarotto
Posizione del comune di Montecarotto nella provincia di Ancona
Posizione del comune di Montecarotto nella provincia di Ancona
Sito istituzionale

Montecarotto (IPA: ['montekarɔtto][3], Montigarò in dialetto locale), è un comune italiano di 1.987 abitanti (953 maschi e 1.034 femmine) della provincia di Ancona, nelle Marche. Il 9,7% della popolazione locale proviene da paesi extraeuropei[4].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio rurale rivela ancora la mappatura fondiaria di origine mezzadrile

Posto a 380 m s.l.m., Montecarotto appartiene al contrafforte orientale della zona subappenninica della provincia di Ancona, a 18 km da Jesi, a cavallo tra l'alta valle del Misa e quella dell'Esino. Il promontorio ha le sue origini geologiche agli inizi del terziario, quando le rocce del versante orientale subappenninico subirono la pressione della catena montuosa degli Appennini in fase di innalzamento.

Caratterizzato da un'ampia vista panoramica, che nelle giornate serene consente di scorgere sia il mare Adriatico che i monti dell'Appennino umbro-marchigiano, il suo territorio copre un'area di km² 24,07 e confina a nord con i comuni di Ostra Vetere e Ostra, a nord-est con Belvedere Ostrense, a est e a sud con Poggio San Marcello, a ovest con Serra de' Conti e Arcevia e a sud-ovest con Rosora. La campagna montecarottese si estende soprattutto a nord-est e a sud-ovest del centro abitato e si suddivide in 23 contrade: Acquaviva, Bacucco, Bagnolo, Busche, Canapina, Coppari, Colle, Coste, Cupo delle Lame, Fonte Cisterna, Fonte del Coppo, Fonte San Giovanni, Fossato, Montali, Piandole, Romita, Sabbionare, Sant'Angelo, San Lorenzo, San Nicola, San Pietro, Selvettine, Taragli.

Il colle del centro storico, sulla cui sommità svetta la chiesa parrocchiale SS. Annunziata

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato da corsi d'acqua a carattere torrentizio, come il fosso del Fossato, che da Poggio San Marcello sfocia nel fiume Esino, il fosso di San Fortunato che termina nel fiume Misa e fossi di minori portata come fosso della Canepina, il fosso delle Lame, il fosso delle Coste, il fosso di San Lorenzo e il fosso delle Selvettine. Tutti raccolgono le acque di scolo data la scarsità delle sorgenti.

Dati climatologici 1975-2011[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione climatica: Secondo la classificazione climatica il centro abitato è situato in "zona E", 2168 GR/G 380 ALT[5].

Fascia climatica: secondo la classificazione redatta da Wladimir Köppen nel 1918 e aggiornata nel 1936, Montecarotto è inserito nel Clima mediterraneo, caratterizzato da inverni freschi e piovosi ed estati calde e asciutte.

I dati registrati dalla Stazione meteorologica di Frontone, in base al periodo di riferimento (1975-2011), indicano che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a +4,4 °C; quella del mese più caldo, luglio, raggiunge i +23,8 °C. Le precipitazioni annue sono superiori ai 994 mm, mediamente distribuite in 97 giorni, e presentano un picco primaverile ed autunnale, con un minimo relativo invernale[6].

Il mese più freddo resta gennaio 1981, con una media di +0,9 °C; il più caldo è invece agosto 2003, con +28,3 °C. I valori estremi di temperatura sono +44 °C del 6 luglio 1982 (con 39% di umidità) e -11,2 °C dell'8 gennaio 1985 e del 7 febbraio 1991. I primi quindici giorni del 1985 si confermano in assoluto i più rigidi del periodo esaminato, con una media delle minime di -5,9 °C. I quindici giorni più caldi vanno dal 5 al 19 agosto 2003, con una media delle massime di +35,11 °C.

"Giardino della Liberazione" sotto la neve (febbraio 2012)

L'anno più freddo resta il 1980 con +11,62 °C; il più caldo è il 2000, con una media di +15,23 °C. Il 1976 risulta il più piovoso dal 1975, con oltre 1.667 mm di pioggia, contro i 438 mm dell'anno più siccitoso, il 1998. Al 2010 va il primato per numero di giorni di pioggia, ben 142; all'ultimo posto ancora il 1998, con soli 57 giorni di precipitazioni. Oltre la media stagionale si posiziona il 2003 per numero di giorni di calura estiva (≥ +30 °C), ben 73; niente a che vedere con il 1976, con soli 7 giorni di caldo torrido.

L'altitudine, l'esposizione alle correnti balcaniche e a quelle siberiane fanno sì che le precipitazioni nevose diventino facilmente eccezionali, ben oltre cioè i 50 cm (ma possono arrivare anche a 150 cm). Negli ultimi cento anni non sono mancate nevicate eccezionali (superiori alla media per abbondanza e durata del fenomeno) e, tra queste, spiccano quelle degli inverni 1929 (l'anno del nevone), 1956, 1963, 1985[7], 2005[8] e 2012.

MONTECAROTTO
(1975-2011)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 6,6 7,4 11,4 15,1 20,7 24,9 27,6 27,7 22,6 16,8 11,0 7,4 7,1 15,7 26,7 16,8 16,6
T. min. mediaC) 2,2 2,4 5,0 7,8 12,4 16,1 18,7 18,5 14,7 11,0 6,5 3,4 2,7 8,4 17,8 10,7 9,9
T. max. assolutaC) 19
(1977)
18,2
(1988)
24,4
(1989)
27,0
(2003)
31,4
(1994)
35,3
(2003)
44,0
(1982)
38,0
(2000)
42,0
(1987)
27,0
(2009)
20,0
(1992)
20,0
(1979)
20,0 31,4 44,0 42,0 44,0
T. min. assolutaC) −11,2
(1985)
−11,2
(1991)
−8,0
(2005)
−3,6
(2003)
2,8
(1987)
5,8
(2001)
7,0
(1991)
5,6
(1980)
5,8
(1975)
−2,0
(1980)
−4,2
(1988)
−9,4
(1996)
−11,2 −8,0 5,6 −4,2 −11,2
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0 0 0 0 0 4 12 10 1 0 0 0 0 0 26 1 27
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 3 4 2 0 0 0 0 0 0 0 1 3 10 2 0 1 13
Precipitazioni (mm) 58,4 70,9 84,3 84,6 77,9 74,2 61,7 78,0 86,2 94,5 115,6 107,9 237,2 246,8 213,9 296,3 994,2
Giorni di pioggia 7 7 9 11 9 7 5 6 7 10 10 9 23 29 18 27 97
Giorni di nebbia 8 7 5 4 2 1 1 1 2 6 8 8 23 11 3 16 53
Umidità relativa media (%) 73,9 71,2 66,4 64,6 62,1 57,6 51,0 54,7 65,0 75,3 79,3 77,6 74,2 64,4 54,4 73,2 66,6

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Montecarotto.

La storia di Montecarotto è per larga parte componente irresistibile dello sviluppo sociale, politico, economico dell'entroterra marchigiano. Il continuo affrancamento della popolazione adriatica da un assoggettamento esterno, ne traccia irreversibilmente quel processo storico che si esprime, coagulandosi, nella semplice autonomia politica, tipica delle comunità comunali, e trova nel castello la sua più naturale evoluzione: motivo di prestigio e di superiorità. A darci indicazioni sulle origini di Montecarotto è probabilmente il suo nome, dietro cui si cela la presenza di un'antica rocca distrutta. La necessità di dotarsi di una fortezza militare a cavallo tra il X e l'XI secolo è pertanto un primo indizio al quale risalire per comprendere le origini del luogo, e convalida l'ipotesi di un possibile ricorso a soluzioni difensive. L'esposizione al pericolo di cadere sotto nuovi domini spinse Montecarotto a ricercare maggiori misure difensive, sostenute in parte dall'altitudine del luogo, suo baluardo naturale. La nascita di nuove tentazioni autonomistiche divenne un processo per certi versi atteso, grazie anche alla linea di confine che investiva l'antica rocca la quale, separando la diocesi di Senigallia da quella di Jesi, favorì negli anni il radicarsi di ambizioni egemoniche per il controllo del territorio circostante. Se la posizione strategica appariva come elemento premiante contro incursioni e scorribande, spettò alle aristocrazie locali assicurare alla municipalità nuovi privilegi, politici innanzitutto ma anche economici, accompagnati da obblighi di referenza verso le autorità concedenti, in un continuo gioco fatto di concessioni politiche da un lato e di revoche di libertà dall'altro.

L'ascesa della borghesia nel XVIII secolo contribuì in maniera significativa a tramutare Montecarotto in uno dei centri più vivaci sul piano economico dell'entroterra anconetano, forte di alcune eccellenze come la produzione di organi e orologi, e tra le più interessanti identità municipali del panorama provinciale, già premiata nella corsa all'acquisizione del titolo di capoluogo di cantone del dipartimento del Metauro in epoca napoleonica. Il declino del potere pontificio e la crescita di un'autorità civile sempre più laica, in concomitanza con gli eventi risorgimentali, contribuì al rafforzamento del prestigio delle oligarchie economiche. La crescita del notabilato locale si arrese tuttavia ai profondi mutamenti politici ed economici del Novecento. L'avvento dell'industrializzazione e la crisi della mezzadria, accompagnata da un inesorabile abbandono delle campagne, ma non dell'agricoltura, se da un lato premiarono il settore manifatturiero e incoraggiarono soluzioni cooperativistiche, dall'altro non impedirono il deflusso demografico (il cui fenomeno non si è ancora arrestato dagli anni '50). Testimonianze visibili del passato di Montecarotto sono oggi le principali architetture religiose volutamente maestose, i palazzi gentilizi, il teatro e un assetto urbano conforme al suo ruolo egemone.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma comune di Montecarotto

Lo Stemma del comune[9] è di colore rosso con un monte all'italiana composto da tre cime di colore verde sormontate da un leone coronato d'oro; all'esterno dello scudo vi sono ornamenti da comune. Lo stemma venne attribuito al Comune di Montecarotto con Regio Decreto del 1930.

Il Gonfalone comunale è costituito da un drappo di colore rosso decorato di ricami d'argento su cui è posto lo stemma comunale con al centro un'iscrizione in argento "Comune di Montecarotto"; le parti in metallo ed i cordoni sono argentati; l'asta è ricoperta di velluto rosso con bullette argentate posizionate a spirale; le cravatte e i nastri sono vestiti dei colori nazionali con frange in argento. Il gonfalone è stato assegnato con Decreto Presidenziale del 3 dicembre del 1980.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Santissima Annunziata, vista dalla Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Francesco e Monumento ai caduti della Grande Guerra di Vito Pardo
Chiesa di Santa Maria del Popolo
Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio e dipendenti dalla Parrocchia Santissima Annunziata di Montecarotto esistono numerose chiese ricche di arte e di storia a testimonianza della profonda fede e devozione della popolazione montecarottese.

Chiesa Collegiata della Santissima Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Situata nella parte alta del paese, venne ricostruita a partire dal 1779 su progetto dell'architetto domenicano Pietro Belli, che ideò la chiesa di San Domenico di Ancona. La chiesa, a croce latina, è realizzata in un sobrio ma elegante stile neoclassico con alcuni elementi barocchi al suo interno, come le due belle cappelle ai lati del transetto. Al suo interno, la parte più spettacolare è quella del presbiterio, dove si ammira un maestoso altare maggiore, che fu realizzato da Michele Rusconi da Lugano e, sopra il coro in noce, la tela dell'Annunciazione della Vergine (XVII secolo).

Chiesa Conventuale di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di origine francescana la cui fondazione risale al 1612.

Chiesa di San Filippo (anticamente detta di Santa Maria delle Grazie)[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa la cui fondazione risale ai primi anni del Cinquecento.

Chiesa del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di costruzione settecentesca a navata unica, con all'interno un pregevole crocefisso opera del Bornoni (secolo XVII).

Chiesa di Santa Maria del Popolo[modifica | modifica wikitesto]

Della chiesa di Santa Maria del Popolo si hanno notizie per la prima volta negli Atti delle visite pastorali della seconda metà del secolo XVI. Tali documenti ci dicono anche che era posta fuori dal castello e di giuspatronato di Gerolamo Gasparini. La chiesa venne poi probabilmente ricostruita in epoca settecentesca; è ad unica navata e conserva all'interno di una nicchia dietro l'altare una pregevole e antica statua lignea della Madonna (secolo XVII - XVIII) molto venerata dalla popolazione.

Nei secoli scorsi per tradizione il cappellano della chiesa veniva eletto mediante estrazione ogni anno tra i parroci della parrocchia. L'interno, di dimensioni contenute e a pianta rettangolare con la copertura costituita da una volta a botte decorata con stucchi. Le pareti laterali sono ornate con lesene alla cui sommità sono posti capitelli corinzi sormontati da archi, stucchi e da una bella cornice che corre per tutto il perimetro interno.

Chiesa di San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Della chiesa di San Pietro si hanno le prime notizie nella prima metà del Quattrocento. Sorgeva nel fondo omonimo, nella contrada di San Pietro così titolata per la presenza della chiesa, molto vicina al tempio tuttora esistente limitrofa al trivio Montecarotto, Moie, Ostra.

L'attuale costruzione è dei primi del Novecento, di dimensioni contenute ed a pianta rettangolare, ha una sola navata e la copertura è sostenuta da un'unica capriata in legno. L'interno è di semplice fattura con pareti intonacate; sulle pareti laterali a destra e a sinistra dell'altare si aprono due finestre monofore. In una nicchia alle spalle dell'altare si conserva una statua lignea di San Pietro. Sulla facciata sul culmine del tetto a capanna è posto un piccolo campanile a vela con una sola campana comandata tramite delle funi dall'interno della chiesa.

Chiesa di Santa Maria della Neve[modifica | modifica wikitesto]

Della chiesa di Santa Maria della Neve si hanno notizie certe per la prima volta nei resoconti della vista pastorale effettuata dai delegati del cardinale Giacomo Corradi nel 1653. I delegati la menzionano come chiesa ben tenuta ed a un solo altare e vi si celebrava messa solo nei giorni festivi. La chiesa si trova in contrada Taragli di Montecarotto.

La chiesa ha pianta rettangolare ad un'unica navata, è di dimensioni contenute e ha la facciata a capanna, Il tetto è sorretto da un'unica capriata lignea. L'interno è semplice con pareti intonacate, sulle pareti laterali si aprono due piccole finestre rettangolari. Sulla parte posteriore al culmine del tetto è posto un piccolo campanile a vela con due campane che vengono comandate tramite funi da un locale con funzioni di sagrestia attiguo alla chiesa.

Chiese scomparse[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli molte altre chiese sia rurali che situate entro le mura o nei borghi prossimi sono scomparse. Di esse sappiamo quanto ci dicono i documenti d'archivio.

  • Chiesa parrocchiale di San Maurizio dei Marroni, sorgeva nella contrada anticamente detta dei Marroni dove i territori di Montecarotto, Poggio San Marcello e Belvedere Ostrense sono contigui. L'ubicazione attuale può essere identificata nella contrada di Sant'Angelo di Montecarotto. Se ne hanno notizie dal XIII al XV in vari documenti sia civili che ecclesiastici.
  • Chiesa di San Biagio di Montecarotto, viene menzionata in documenti della prima metà del secolo XV, ma esisteva precedentemente poiché viene ricordato un insediamento di San Biagio. Sorgeva nell'attuale contrada San Biagio, esisteva sicuramente nel XVIII ed è andata distrutta nello scorso secolo.
  • Chiesa di Sant'Angelo dei Marroni sorgeva vicino ai confini di Poggio San Marcello dove anche oggi esiste la contrada di Sant'Angelo. Viene menzionata in documenti del XIII secolo. La chiesa nel 500 era già in rovina.
  • Chiese di San Giovanni Scorzoso e di San Giovanni di Scorzalepore (o Scortalepore) già appartenenti alla pieve senigalliese scomparsa di Scorzalepore non più esistenti in tempi molto antichi.

Edicole votive[modifica | modifica wikitesto]

Numerose sono le edicole dedicate ai santi protettori di contrade che nei secoli sono state costruite a testimonianza della devozione popolare.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Mura Castellane[modifica | modifica wikitesto]

Torrione cilindrico coperto dell'angolo nord-ovest delle mura
Dettaglio di un torrione lato orientale

La cinta muraria risale al 1509 su disegno dell'architetto Albertino Di Giacomo da Cremona che intese ampliare il vecchio impianto medievale. Le mura corrono per 625,50 m secondo una pianta a quadrilatero trapezoidale allungato nella direzione Est-Ovest, delimitando la parte più alta del colle dedicata alla chiesa Parrocchiale della S.S. Annunziata.

Le mura hanno subito negli anni numerosi interventi, il più marcato dei quali è stato l'allargamento dell'ingresso principale per agevolare il passaggio dei carri nei giorni del mercato, senza danneggiare dignità monumentale e valenza decorativa dell'intorno.

Di questa parte, venne demolita la porzione che univa ortogonalmente il torrione dell'orologio (all'epoca meno ornato) al lato che volge a Mezzogiorno. Da questo tratto si accedeva al paese attraverso la porta d'ingresso (le altre due aperture, una a Nord e l'altra ad Ovest, sono frutto di interventi successivi) con la torre civica (su cui erano originariamente collocati l'orologio e le campane) e l'antico palazzo priorale.

Della cinta muraria è ancora visibile la scarpata, mentre le cortine sono state coperte dalle abitazioni. Restano ancora visibili cinque torrioni, tra i quali spiccano per stato conservativo quelli del lato orientale: uno cilindrico, con base appena scarpata, doppio ordine di beccatelli e sporto merlato alla ghibellina e l'altro pentagonale, con scarpa evidente e sporto non merlato su robusti beccatelli.

Non meno imponente è il torrione cilindrico dell'angolo nord-ovest con alta scarpa, doppio cordone e tracce di beccatelli. Ben conservata è la porta del lato Ovest; abbattuta invece quella del lato orientale che fiancheggiava a breve distanza verso Sud il torrione dell'orologio, visibile nel quadro del 1865 conservato in municipio del pittore cuprense Antonio Bonci.

Torrione dell'orologio[modifica | modifica wikitesto]

Orologio di Pietro Mei del Torrione dell'orologio
Torrione dell'orologio durante le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia

Il torrione dell'orologio resta il monumento più in vista del paese e, anche, sua immagine più ricorrente. Posta nel lato orientale della cinta muraria, la torre venne integralmente rivestita nel 1903, quando si decise di unire la piazza esterna (oggi Piazza della Vittoria) all'area interna (l'odierna Piazza del Teatro). Al piano superiore, con accesso attraverso il camminamento di ronda, è custodito il quadrante dell'orologio, l'asta di collegamento, il pendolo e i pesi per la ricarica manuale delle lancette fin dal 1849, come volle il progettista e costruttore Pietro Mei.

Da questo primo locale si accede a un piano superiore che custodisce il “cuore” dell'orologio, sul quale è ancora leggibile la matricola: «P. Mei 1849 Montecarotto nº 22». Continuando nella salita si arriva all'esterno della torre e alle campane, chiamate a ricevere l'urto del battente su comando dell'orologio ogni quindici minuti. Quotidianamente un addetto del Comune provvede alla sua ricarica per non interromperne la funzione pubblica originaria.

Teatro comunale[modifica | modifica wikitesto]

Interno del Teatro Comunale
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro comunale (Montecarotto).

La grande sala del vecchio palazzo Priorale fungeva anche da teatro, divenuta inagibile a causa di un'abbondante nevicata che fece crollare il tetto. Documenti del 1809 attestano la presenza di un altro locale adibito a spettacoli pubblici durante le principali ricorrenze, come il carnevale animato da dilettanti locali e piccole compagnie di professionisti.

Tale edificio era ubicato nel cuore dell'attuale piazza del mercato. Nella seconda metà dell'Ottocento venne poi realizzato l'attuale Teatro comunale su progetto dell'architetto jesino Raffaele Grilli. L'impianto venne inaugurato l'8 settembre del 1877 con "l'opera in musica Maria di Rohan" del maestro Donizetti, al prezzo di lire una. Costretto ad un lungo restauro per dichiarata inagibilità, il teatro è stato riaperto al pubblico il 9 settembre del 2001 con uno spettacolo tenuto in occasione del Festival Pergolesi Spontini[10]. I locali sottostanti accolgono dal 2006 il Museo Civico e della Mail Art.

Palazzo Baldoni[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo nobiliare situato nel centro storico, poggiante sul tratto terminale del settore sud delle mura castellane con ingresso lungo via Guglielmo Marconi. Con la morte dell'ultimo erede della dinastia Baldoni, Corrado, l'edificio è passato alla curia vescovile di Jesi per volontà testamentaria nel 1991. Benché interamente spogliato degli arredi interni mobili, il palazzo conserva ancora un giardino pensile di grande pregio che offre all'intorno decoro e rara bellezza.

Complesso monumentale dedicato ai caduti delle guerre Italiane[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti della Grande Guerra di Vito Pardo

Il monumento è stato costruito in periodi diversi del Novecento, amalgamando architetture storiche e scenografie naturali in una suggestiva unità fisica e ideale.

Monumento ai caduti della prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato nei primi anni trenta, il monumento è opera dello scultore veneziano Vito Pardo, autore anche del celebre Monumento nazionale delle Marche a Castelfidardo. Gli elementi che lo compongono sono stati pensati come arricchimento della facciata della chiesa di San Francesco, con decorazioni simboliche e stemmi delle forze armate, in virtù del largo impegno dei militari italiani nel primo conflitto mondiale. Il monumento culmina nella parte terminale del campanile, da allora elevato di diversi metri mediante la realizzazione di una cuspide piramidale che mostra quattro croci in vetro, una per ogni punto cardinale.

Monumento ai caduti di tutte le guerre[modifica | modifica wikitesto]
Veduta d'insieme del monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre e del monumento ai caduti della prima guerra mondiale di Vito Pardo

La parte più recente, e che si offre per prima agli occhi del visitatore, è costituita dal Monumento ai caduti di tutte le guerre. L'opera inaugurata nel 1971 è stata realizzata lungo il pendio che porta da via XX Settembre alla sommità del colle della chiesa di San Francesco. La stele di bronzo che svetta dal complesso di travertino indica la continuità con la facciata del tempio su cui è posto il primo monumento dedicato ai caduti della Grande Guerra, progettato da Vito Pardo e costruito nei primi anni trenta.

L'accesso al complesso è dato da una scalinata che congiunge fisicamente e idealmente i due monumenti, posti su quote diverse del colle e uniti da una salita che intende evocare sentimenti di ascesi ai valori di patria e del più alto sacrificio di un soldato. Il monumento ai caduti di tutte le guerre parte dalle battaglie del Risorgimento e arriva ai due conflitti mondiali, passando per le guerre coloniali.

Ai lati dell'altare vi sono altri due volumi, sui quali poggiano dei pannelli in bronzo con rilievi stilizzati di combattenti, in memoria dei soldati italiani deceduti in battaglia. L'opera è stata realizzata su disegno del professor Schiavoni di Arcevia, che riprese l'idea originale di Vito Pardo, di costruire cioè una grande scalinata che abbracciasse la collina della chiesa di San Francesco.

Lungo la scalinata, un cippo ricorda il luogo dove perse la vita nel luglio del 1944 il giovane Tarcisio Tassi, la guida partigiana caduta durante gli scontri della Battaglia di Montecarotto. Il monumento è raggiungibile da via XX Settembre mediante un'ampia scalinata lastricata che porta ad un'ara, sulla cui sommità spicca una stele di bronzo, poggiante su un parallelepipedo di travertino.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Parco del Trabocco[modifica | modifica wikitesto]

Pregevole area naturalistica ricca di flora e fauna, al cui interno scorre il torrente Fossato. L'area è situata nella piega collinare che delimita il confine tra il comune di Montecarotto e quello di Poggio San Marcello. La morfologia del territorio, nata dalla stretta vicinanza dei versanti collinari, crea un bacino idrografico particolarmente ricco di acque superficiali in autunno e in primavera. Il torrente corre per 9,5 km prima di terminare nel fiume Esino, il principale corso fluviale della vallata provinciale. Il parco conserva ancora i ruderi dell'antico mulino che traeva forza motrice dalle acque del torrente. La natura rigogliosissima dell'area si dota di rare specie di fiori, tra le quali la felce e la dracontea (Dracunculus Vulgaris).

Giardini e parchi urbani[modifica | modifica wikitesto]

Giardino della Liberazione
  • Parco pubblico in via Amendola. Realizzato nei primi anni sessanta, il parco si è dotato nel tempo di un campo da tennis in terra rossa e di una pista adibita inizialmente al ballo e dal 2007 convertita in superficie per la pratica di varie attività sportive. Sulla stessa area verde insiste "la passeggiata ecologica", un percorso ginnico completo di attrezzatura fissa per la pratica di basilari esercizi fisici.
  • Parco pubblico dell'Avvenire in via Circonvallazione. Area verde costituita da giovani alberi, ciascuno con il nome e la data di nascita di ogni bambino di Montecarotto nato a partire dai primi anni novanta.
  • Giardino della Liberazione. Inaugurato il 30 luglio 2004, esso ricorda la fine dei combattimenti della Battaglia di Montecarotto e il conseguente ritorno alla libertà. Il giardino è posto nella sommità della perimetrazione ovest del centro storico, nella confluenza di via Vaccarile e S.S. Trinità.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Danza ivoriana a Montecarotto

Secondo i rilevamenti dell'ISTAT, i cittadini stranieri residenti a Montecarotto al 1º gennaio 2016 risultavano 192, divisi in 80 maschi e 112 femmine, pari al 9,7% della popolazione residente. Gli stranieri provenienti da paesi dell'Unione europea erano 82 e 110 gli extracomunitari. Le nazionalità più numerose erano[12]:

  1. India, 30
  2. Marocco, 25

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti marchigiani.

Il dialetto montecarottese risente di influssi derivanti dai dialetti umbro-laziali, dal dialetto toscano e con alcune cadenze dell'area settentrionale della regione. Montecarotto viene attraversata dall'isoglossa[13] 517 che fa da spartiacque tra i dialetti con influssi settentrionali e quelli più marcatamente meridionali. Il confine naturale di questa sommaria suddivisione è la direttrice Ancona-Roma che nell'area marchigiana possiamo identificarla con il fiume Esino. Di seguito alcuni proverbi e modi di dire in forma dialettale:

  • Montegarotto antigo, ce stai cent'anni non te fai 'n' amigo; sci te lo farai, presto te ne pentirai! (esperienza di secoli, ma sarà vero?).
  • A Montecarotto non c'è un conforto, o pioe, o tira 'l vento o sona a morto. (detto da paesi rivali, ma non è così'!).
  • Anno novo, 'n passo de bovo; Pasquella, 'n passo de vidella; Sant'Antò, 'n'ora e 'n po'. (si descrive così l'allungarsi dei giorni dopo Natale ed inizio anno).

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Jesi.

Sul territorio comunale esiste un'unica parrocchia, appartenente alla diocesi di Jesi. La religione maggiormente praticata a Montecarotto è, come per l'Italia, quella cattolica; gli stranieri invece sono in prevalenza induisti, sikh e musulmani. Nel paese vi sono anche diverse famiglie italiane di religione evangelica luterana.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Verdicchio in Festa e Marche Jazz & Wine Festival
Musicanti con strumenti artigianali e inusuali accompagnano gli stornelli della Pasquella

Festa locale[14] per eccellenza dedicata alla degustazione del vino Verdicchio dei Castelli di Jesi. Nata nel 1972[15] con il nome di Sagra del pesce e del verdicchio con ricorrenza annuale (mese di giugno) e di durata variabile, per quasi vent'anni il tema della festa ha favorito la promozione del bianco locale, allora ancora poco conosciuto oltre regione, in cooperazione con il mondo ittico provinciale. Da allora l'evento è cresciuto in popolarità, in linea con il successo del verdicchio sempre più apprezzato in Italia e all'estero, anche grazie all'affermazione delle cantine sociali locali nei mercati enologici internazionali. Mutata per un breve periodo in Palio del Verdicchio (incontro ludico tra i paesi produttori del Verdicchio), la festa divenne nel 1994 Mostra dei vini marchigiani, vetrina cioè delle eccellenze enologiche regionali e luogo di confronto tra le aziende marchigiane, coinvolgendo per oltre dieci anni un numero elevato di produttori regionali, fino all'ultima formula adottata (2016), pronta a dare maggiore slancio alle iniziative delle varie associazioni e centralità al valore storico-artistico del paese. Per cinque giorni le vie del centro storico si animano di numerose proposte culturali. Spiccano ancora le scelte eno-gastronomiche, alle quali si aggiungono peraltro numerosi eventi fatti di mostre pittoriche e fotografiche, visite guidate nelle architetture storiche, spettacoli musicali e artisti di strada. L'evento si rinnova annualmente a cavallo tra giugno e luglio[16].

  • La Pasquella - Rievocazione di antichi canti rituale di questua.

Momento propiziatorio della tradizione contadina marchigiana, assimilabile alla Befanata della Toscana e alla Pasquarella del Lazio, contraddistinto dai canti rituali di questua che si ripetono nel giorno dell'Epifania per le vie del centro abitato. La tradizione vuole che il canto di Pasquella venga portato da squadre di cantori casa per casa come augurio di salute, di benessere e di abbondanza, in cambio di piccole offerte di denaro, cibo e vino.

Tale usanza, smarrita con la fine della mezzadria, è stata rivalutata a Montecarotto a partire dal 1985[17] e da allora riproposta annualmente grazie alla partecipazione di gruppi di cantori del territorio, a partire dal gruppo di canto popolare La Macina di Monsano[18]. Durante la festa, ai visitatori vengono offerte castagne arrosto e vin brulé.

Antica festa religiosa in onore del patrono San Placido la cui ricorrenza cade il 5 ottobre. La festività risale al 1686, da quando cioè vennero traslate le reliquie del martire dalla catacomba romana di Calepodio e trasferite a Montecarotto[19]. Dal 1982 la festa è anticipata da una fiera-mercato che si snoda lungo le vie principali del paese[20].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Comunale[21][22] è ubicata al piano terra della Scuola Media Statale Gallo Galli, in Piazza della Vittoria 3. Oltre alla dotazione cartacea, è possibile consultare diverso materiale analogico e digitale. Il catalogo dei titoli è disponibile su internet tramite il sito web istituzionale del Comune.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti sedi scolastiche per la formazione di base: Scuola dell'infanzia, scuole primarie e secondarie di primo grado. Le scuole fanno parte dell'Istituto Comprensivo di Arcevia[23] di cui fanno parte oltre a Montecarotto anche i comuni di Arcevia e di Serra de' Conti e sono:

  • Scuola dell'infanzia di Montecarotto.
  • Scuola primaria Statale intitolata a Giuseppe Magagnini.
  • Scuola Secondaria Statale di 1º grado intitolata a Gallo Galli.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Interno del museo civico e della Mail Art

Museo civico e della mail art[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo civico e della mail art, dopo anni di chiusura per carenza di spazi adeguati è stato riaperto e trasferito nel 2006 nei locali che ospitavano un tempo le cantine del Teatro comunale. Un prestigioso ed efficace intervento di restauro ha riportato i locali all'antico splendore: le volte a botte, le vecchie pietre della muratura e le arcate che sostengono il teatro soprastante donano alla nuova sede un apprezzabile fascino.

La raccolta inaugurata nel 1985, ed esposta precedentemente presso il Palazzo Baldoni e il foyer del teatro, è incentrata sull'arte destinata ad essere trasmessa per posta. Le prime forme di arte postale risalgono agli inizi del XX secolo, praticate dal movimento Futurista, dal Dada e da quello Surrealista. Nel secondo dopoguerra l'espressione artistica riprese a "viaggiare" grazie a Ray Johnson e alla sua Scuola per Corrispondenza sull'arte concettuale, fondata a New York nel 1962.

Archivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio Storico Comunale.
  • Archivio Storico della Parrocchia Santissima Annunziata.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • Il comune di Montecarotto distribuisce tramite posta, con cadenza bimestrale, un giornalino riguardante le novità, gli eventi e gli interventi più importanti effettuati dall'amministrazione pubblica.
  • La parrocchia della Santissima Annunziata di Montecarotto pubblica e distribuisce il Notiziario, un periodico quindicinale sulle attività e le iniziative della parrocchia e della diocesi di Jesi.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina marchigiana e Prodotti agroalimentari tradizionali marchigiani.
Viti di Verdicchio
Verdicchio dei castelli di Jesi nella tipica anfora

Specialità gastronomiche locali sono: tagliatelle casalinghe tirate con il lasagnolo (da lasagne), coniglio in porchetta, l'oca arrosto su forno a legna, maialino in porchetta e il lonzino di fico, con impasto cotto di fichi maturi non sbucciati e mandorle. In qualche famiglia, nei giorni festivi è ancora possibile assaggiare il caratteristico «tortone», dolce a base di farina di mais e farina di grano, uva passera, mele, olio di oliva e sapa, inoltre una particolare leccornia dolce, spumette a base di chiara d'uovo, mandorle e zucchero.

Nei forni artigiani del paese si possono trovare anche altre specialità gastronomiche, come il «Pan di Serra» con grano biologico a lievitazione naturale, la pizza al formaggio tipica del periodo pasquale, i maritozzi pennellati con chiara d'uovo e zucchero, le famose «polacche» ripiene di marmellata o di cioccolato, le paste all'ammoniaca e il caratteristico «parpagnacco» con la scorza di limone e il torrone al caffè, squisitezza natalizia imperdibile. Molto ricercata è la pizza ai grasselli, detta in dialetto «grascelli», parte del maiale affumicata e tagliata a cubetti.

Anche le macellerie sono rimaste fedeli alla tradizione marchigiana: producono salumi marchigiani come il ciauscolo che risente della tradizione culinaria norcina, le salsicce di fegato dette anche Mazzafegato e i soprattutto ciarimboli, parte del budello di maiale private di grasso.

Il vino è sempre stato uno dei prodotti tipici di Montecarotto, a partire dal famoso Verdicchio declinabile secondo le sue eccellenze: vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio riserva:

Inoltre si producono:

  • Esino bianco e Esino rosso: queste due DOC, sono riconosciute in tutta la provincia di Ancona e nei territori del Verdicchio di Matelica. L'esino bianco è composto da uve verdiccho almeno al 50% e il rosso da uve sangiovese e montepulciano almeno al 60%.
  • Vino di visciole: presso qualche privato con po' di fortuna si può trovare ancora una rarità: il vino visciolato (infuso, di visciole seccate al sole e macinate con il nocciolo o succo di visciole e zucchero, nel vino).

Persone legate a Montecarotto[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Lo crescita economia del luogo dal secondo dopoguerra dipese soprattutto dallo sviluppo delle attività manifatturiere e artigianali, pur in mancanza di uno sbocco a valle che ne avrebbe probabilmente agevolato una crescita maggiore. Di notevole importanza resta la produzione del Verdicchio, autentico marchio dell'economia locale e volano delle attività ricettive.

Montecarotto fa parte delle seguenti associazioni:

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Oggi Montecarotto è conosciuto principalmente per la produzione di vino Verdicchio. Fiore all'occhiello sono infatti le aziende e le cooperative vinicole per la produzione di vino DOC, alcune molto conosciute sia sul mercato italiano che estero[24]. Il Verdicchio qui trova un clima ed un terreno particolarmente adatto, che permette di produrre un vino in grado di competere per pregevolezza sui mercati e vincere i più prestigiosi premi internazionali. La vocazione all'agricoltura di qualità di Montecarotto è testimoniata anche dalla coltivazione dell'olivo e dall'esistenza di frantoi che producono olio d'oliva specialmente del cultivar raggia, si producono inoltre formaggi, ricotte di pecora e marmellate.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Anche l'attività manifatturiera ha avuto in questi ultimi anni uno sviluppo: sono state create aziende per la lavorazione della gomma, la produzione di macchine agricole e componenti meccanici. È presente inoltre un ricco tessuto di aziende artigiane che spazia dal settore del mobile, alla carpenteria metallica e all'impiantistica.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Vigneti in autunno al tramonto del sole

Non mancano nel territorio comunale e in quello circostante diverse strutture ricettive aperte tutto l'anno, in particolare Agriturismi, Country House e Bed and Breakfast[25].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso alla stazione ferroviaria Montecarotto-Castelbellino

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada Provinciale 11 dei Castelli
  • Strada Provinciale 36 da Monte Roberto a Montecarotto

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Castelbellino è sede della stazione ferroviaria Montecarotto-Castelbellino posta sulla linea: Ancona-Roma (collegamenti nazionali e regionali)

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

bandiera Regno d'Italia (1861-1946)[modifica | modifica wikitesto]

Lesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1890).svg
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1860 1861 Giuseppe Capretti Liberale Presidente
1861 1865 Sante Bartoloni Liberale Sindaco
1865 1883 Leone Baldoni Liberale Sindaco
1883 1885 Domenico Capretti Liberale Sindaco
1885 1890 Leone Baldoni Liberale Sindaco
1890 1897 Achille Baldoni Liberale Sindaco
1897 1898 Riccardo Baldoni Liberale Sindaco
1898 1898 Angelo Golini Commissario prefettizio
1898 1903 Tito Mei Liberale Sindaco
1903 1904 Floriano Fiorani Liberale Sindaco
1904 1906 Guglielmo Tentelli Liberale Sindaco
1906 1909 Arduino Baldoni Liberale Sindaco
1909 1909 Umberto Ricci Commissario prefettizio
1909 1913 Edoardo Bartoloni Liberale Sindaco
1913 1913 Roberto Marcellini Commissario prefettizio
1913 1914 Crescentino Gasparini Liberale Sindaco
1914 1920 Riccardo Bevilacqua Liberale Sindaco
1920 1920 N. Vissarri e Conte Arnaldo Woodly Lasak Commissario prefettizio
1920 1922 Vittorio Marri Socialista Sindaco
1922 1922 Gualtiero Dionisi Vici Commissario prefettizio
1922 1923 Carlo Baldoni e poi Gualtiero Dionisi Vici Commissario prefettizio
1923 1925 Tullio Bevilacqua PNF Sindaco
1925 1926 Rodolfo Fioretti PNF Commissario prefettizio
1926 1926 Ubaldo Urbani PNF Podestà
1926 1927 Mse. Pietro Mereghi PNF Commissario prefettizio
1927 1928 Col. Gustavo Moscarella PNF Podestà
1928 1928 Angelo Giabboni PNF Commissario prefettizio
1928 1933 Carlo Mariotti PNF Podestà
1933 1937 Ottorino Bartoloni PNF Podestà
1937 1939 Amalio Carissimi PNF Commissario Prefettizio
1939 1943 Amalio Carissimi PNF Podestà
1943 1944 Attilio Cappellini Commissario prefettizio
1944 1945 Romolo Chiacchiarini CLN Sindaco
1945 1946 Pietro Gasparini CLN Sindaco

Italia Repubblica Italiana (1946-oggi)[modifica | modifica wikitesto]

Emblem of Italy.svg
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1957 Felice Mingo PCI Sindaco
1957 1960 Umberto Venanzi PCI Sindaco
1960 1964 Mario Febo DC Sindaco
1964 1970 Alfio Perini PCI Sindaco
1970 1975 Artemio Procicchiani PCI Sindaco
1975 1980 Mariano Petrolati PCI Sindaco
1980 1982 Mariano Petrolati PCI Sindaco Dimessosi a seguito di un contrasto nella maggioranza
1982 1985 Alfiero Cappellini PCI Vice Sindaco
1985 1990 Alfiero Cappellini PCI Sindaco
1990 1995 Alfiero Cappellini Lista civica "Progressisti per Montecarotto" Sindaco
1995 1999 Paola Soverchia L’Ulivo Sindaco
1999 2004 Mirella Mazzarini L’Ulivo Sindaco
2004 2009 Mirella Mazzarini L’Ulivo Sindaco
2009 2014 Mirco Brega Partito Democratico Sindaco
2014 in carica Mirco Brega Lista civica "Democratici per Montecarotto" Sindaco
  • Il 16 giugno 2003 il Consiglio Comunale ha approvato il nuovo Statuto[26], secondo esigenze che hanno indotto le autorità a separare la sfera politica da quella gestionale nella macchina amministrativa.[27].

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Unione comunale[modifica | modifica wikitesto]

Montecarotto, insieme ai comuni di Castelbellino, Castelplanio, Maiolati Spontini, Monte Roberto, Poggio San Marcello, San Paolo di Jesi, aderisce all'Unione dei Comuni della Media Vallesina[28].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Calcio

Bianco e Rosso.svg U.S.D. MonSerra Calcio - Prima Categoria Marche (Girone B) (che rappresenta anche Serra de' Conti)[29]

  • Pallavolo

A.S. Monserra Volley

  • Pattinaggio

A.S.D. Monserra Pattinaggio

  • Tennis

C.T.M. Circolo Tennis Montecarotto[30]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

I principali impianti sportivi consentono la pratica delle più comuni discipline, quali tennis, calcio, pallavolo, basket, calcetto, pattinaggio e bocce. Tutti gli impianti sono dotati di illuminazione notturna.

  • Campo da tennis con fondo in terra battuta.[31] Il campo si trova in via Amendola ed è affidato attualmente al Circolo Tennis Montecarotto nato nel 2005, al quale spetta la manutenzione stagionale, l'organizzazione di corsi estivi per tutte le età e tornei amatoriali da giugno a ottobre.
  • Piattaforma polivalente in via Amendola. Nata per la pratica del pattinaggio nei primi anni settanta, la superficie ha di recente subito un profondo lavoro di ristrutturazione che ne ha aumentato la versatilità oltre la destinazione originaria. Lo spazio è dotato di un bar e di illuminazione.
  • Percorso salute situato in via Amendola.
  • Campo da gioco delle bocce con fondo in ghiaglietto in via Circonvallazione.
  • Palestra comunale in via XX Settembre.
  • Campo da calcio in via Risorgimento.[31]
  • Campo da calcio in via Colle.[31].

Eventi sportivi[modifica | modifica wikitesto]

L'11 maggio 2012 la 6ª tappa del Giro d'Italia ha corso lungo le strade di Montecarotto. Al traguardo la vittoria è andata al colombiano Miguel Angel Rubiano Chavez e la maglia rosa è passata per la prima volta ad Adriano Malori della squadra del filottranese Michele Scarponi, vincitore del giro 2011.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni cinquanta del Novecento il comune di Roma ha inaugurato "via Montecarotto" nel quartiere di San Basilio. La strada si trova più precisamente nella borgata di San Cleto, area popolare voluta da emigranti marchigiani e umbri che da allora la abitarono. Anche nel vicino comune di Jesi è presente una strada dedicata a Montecarotto.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Skyline Montecarotto estesa e vista mare.jpg
Ingrandisci
Skyline e vista mare Adriatico

Centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati statistici aggiornati al 01/01/2016
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dizionario d'ortografia e di pronunzia
  4. ^ [1]
  5. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, ENEA, 1º marzo 2011, pp. 151. URL consultato il 1º febbraio 2012.
  6. ^ Che tempo faceva a Montecarotto - Archivio Meteo Montecarotto | IL METEO.IT
  7. ^ http://www.meteo.it/Meteorologia-Neve/Il-freddo-in-Italia-le-nevicate-del-1956-e-1985/content/it/1-707-305332-57769
  8. ^ Gennaio 2005: la "GRANDE NEVE" nelle Marche! - MeteoGiornale.it
  9. ^ Elenco degli Stemmi dei comuni delle province e delle regioni d'Italia, in araldicacivica.it. URL consultato il 02 0tt 2010.
  10. ^ Scheda rel recupero del teatro comunale di Montecarotto, in progettinetwork.it. URL consultato l'08 0tt 2010.
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ ISTAT, cittadini stranieri al 1 gennaio 2016, tuttitalia.it.
  13. ^ Si definisce isoglossa la linea immaginaria con la quale, mediante un'ipotesi metodologica, si uniscono i punti estremi di un'area geografica caratterizzata dalla presenza di uno stesso fenomeno linguistico (Grassi, Sobrero & Telmon 1997: 7, nota 9; ➔ geografia linguistica). Questo fenomeno può essere di natura fonologica, e allora si parla di isòfona, morfologica (isomòrfa), sintattica, oppure lessicale (in quest'ultimo caso si parla di isolessi o, più di rado, di isòsema, ovvero isoglossa semantica); con riferimento all'accentazione si può impiegare isòtona (Beccaria 1994: 403)
  14. ^ http://eventi.turismo.marche.it/home/risultati?id=154138
  15. ^ Lucio Febo (a cura di), Nella terra del Verdicchio. I cinquant'anni della Moncaro, SGEdizioni, Falconara M.ma 2016, pag. 64
  16. ^ http://www.eventiesagre.it/Eventi_Mostra+Mercato/21077811_Verdicchio+In+Festa.html
  17. ^ www.viverejesi.it
  18. ^ https://www.youtube.com/watch?v=d1ZfGindSck
  19. ^ Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988, pp. 309-310.
  20. ^ http://www.eventiesagre.it/Eventi_Fiere/21148593_Fiera+Di+San+Placido.html
  21. ^ Elenco delle biblioteche della provincia di Ancona, in cultura.marche.it. URL consultato il 02 0tt 2010.
  22. ^ Biblioteca Comunale di Montecarotto, in comune.montecarotto.an.it. URL consultato il 02 ott 2010.
  23. ^ Elenco delle Scuole del Comune di Montecarotto dell'Istituto Comprensivo di Arcevia, in cadnet.marche.it. URL consultato il 04 0tt 2010.
  24. ^ Lucio Febo (a cura di), Nella terra del Verdicchio. I cinquant'anni della Moncaro, SGEdizioni, Falconara M.ma 2016, ISBN 9788899071059
  25. ^ Agriturismo a Montecarotto
  26. ^ [2]
  27. ^ Da Il Comune di Montecarotto. Periodico di informazione dell'ente locale, anno III, numero 1, Ottobre 2003, p. 1
  28. ^ Unione dei Comuni della Media Vallesina
  29. ^ :: Benvenuto nel sito ufficiale del MonSerra Calcio ::
  30. ^ Il Circolo Tennis Montecarotto è sorto il 31 marzo 2005
  31. ^ a b c Elenco degli impianti sportivi di Montecarotto dal sito web del Comitato provinciale CONI di Ancona, in ancona.coni.it. URL consultato il 04 0tt 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia specifica[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Grappa, Educare - Discorso pronunciato la sera del 5 giugno 1887 nel teatro di Montecarotto in occasione della premiazione agli alunni delle scuole elementari, Chiacchiarini, Serra de' Conti 1888.
  • Tobia Campagnoli, Progetto per la formazione di una società enologica, esposto e dedicato al Municipio di Montecarotto, Pierdicchi, Jesi 1892.
  • Annibale Boccanera, Topografia e Statistica medica comparata di Ferentillo e Montecarotto, Romagnoli, Castelplanio 1893.
  • Francesco Babacci, Un anno e mezzo di pratica chirurgica all'Ospedale di Montecarotto, Namias, Modena 1897.
  • Tito Mei, Al cav. Tito Mei: Ricordo del 20 ottobre 1907 (inaugurazione della Luce elettrica in Montecarotto), Romagnoli, Castelplanio 1907.
  • Giuliano Santelli, Il Comune di Montecarotto nel Seicento, Tipografia Sonciniana, Fano 1964.
  • Sergio Anselmi (a cura di), Nelle Marche centrali - Territorio, economia, società tra Medioevo e Novecento: l'area esino-misena, (2 tomi), Bramante, Urbania 1979.
  • Carlo Mezzetti (a cura di), L'architettura teatrale nelle Marche. Dieci teatri nel comprensorio Jesi-Senigallia, Sagraf, Castelferretti (AN) 1983.
  • Carlo Emanuele Bugatti (a cura di), La cultura teatrale dell'Ottocento nella provincia di Ancona: i teatri comunali di Senigallia, Corinaldo, Montecarotto e Arcevia, Tecnostampa, Ostra Vetere 1985.
  • Alberto Galeazzi, Montecarotto. I giorni della liberazione, Tipolito Artigiana, Ancona 1985.
  • Sergio Anselmi (a cura di), La provincia di Ancona. Storia di un territorio, Laterza, Bari 1987.
  • Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988.
  • Alvise Cherubini, Arte medievale nella Vallesina. Una nuova lettura, Effeci edizioni, Ancona 2001.
  • Costantino Urieli, Relationes ad limina. Relazioni triennali dei Vescovi di Jesi dal sec. XVI al XX, Arti Grafiche Jesine, Jesi 2003.
  • Roberto Salbitani, La buona terra: Mario Giacomelli e la Pasquella. Mostra fotografica dal 20 dicembre 2003 al 6 gennaio 2004 spazi espositivi teatro comunale di Montecarotto, La Macina, Urbania 2003.
  • Mariella Martelli, Catalogo del Fondo musicale della Insigne Chiesa Parrocchiale Collegiata SS.ma Annunziata di Montecarotto, P.M. Petrucci Library, Jesi 2004.
  • Paolo Peretti (a cura di), Organari di Montecarotto dal XVI al XIX secolo - Atti del Convegno Nazionale di Studi, Montecarotto 15-16 ottobre 2005, Unj, Jesi 2008.
  • Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli (nuova edizione), Abbatelli, Castelplanio 2010.
  • Lucio Febo, Il Capitano bello di Montecarotto. Vita di Lorenzo Bucci, nobile garibaldino eroe della Repubblica romana del 1849, L'orecchio di Van Gogh, Falconara Marittima 2010, ISBN 978-88-87487-90-9.
  • Lucio Febo (a cura di), Nella terra del Verdicchio. I cinquant'anni della Moncaro, SGEdizioni, Falconara M.ma 2016, ISBN 9788899071059.

Bibliografia generale[modifica | modifica wikitesto]

  • Sergio Anselmi (a cura di), Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità ad oggi. Le Marche, Einaudi, Torino 1987, ISBN 88-420-2819-3.
  • Elisabetta Arioti (a cura di), Le Società di Mutuo soccorso italiane e i loro archivi, «Atti del seminario di studio Spoleto 8-10 novembre 1995», Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Tipografia Mura, Roma 1999.
  • Doriano Pela, Terre e libertà. Lotte mezzadrili e mutamenti antropologici nel mondo rurale marchigiano (1945-1955), il lavoro editoriale, Ancona 2000, ISBN 88-7663-328-6.
  • Ruggero Giacomini, Ribelli e partigiani. La resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008, ISBN 88-7326-108-6.
  • Marco Severini (a cura di), Le Marche e l'Unità d'Italia, Codex, Milano 2010, ISBN 978-88-903875-7-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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