Corinaldo

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Corinaldo
comune
Corinaldo – Stemma Corinaldo – Bandiera
Corinaldo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Ancona-Stemma.png Ancona
Amministrazione
SindacoMatteo Principi (lista civica) dal 7-5-2012
Territorio
Coordinate43°38′56.04″N 13°02′52.44″E / 43.6489°N 13.0479°E43.6489; 13.0479 (Corinaldo)Coordinate: 43°38′56.04″N 13°02′52.44″E / 43.6489°N 13.0479°E43.6489; 13.0479 (Corinaldo)
Altitudine203 m s.l.m.
Superficie49,28 km²
Abitanti4 866[2] (31-12-2020)
Densità98,74 ab./km²
FrazioniMadonna del Piano, Nevola, San Bartolo, San Domenico, Sant'Apollonia, Santa Maria, Sant'Isidoro, San Vincenzo, Ville
Comuni confinantiCastelleone di Suasa, Mondavio (PU), Monte Porzio (PU), Ostra, Ostra Vetere, San Lorenzo in Campo (PU), Trecastelli
Altre informazioni
Cod. postale60013
Prefisso071
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT042015
Cod. catastaleD007
TargaAN
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[3]
Cl. climaticazona D, 1 903 GG[4]
Nome abitanticorinaldesi
Patronosant'Anna
Giorno festivo26 luglio
MottoCineribus orta combusta revixi
"Sorta dalle ceneri, bruciata, tornai a vivere"[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Corinaldo
Corinaldo
Corinaldo – Mappa
Posizione del comune di Corinaldo nella provincia di Ancona
Sito istituzionale

Corinaldo è un comune italiano di 4 866 abitanti[2] della provincia di Ancona nelle Marche.

È terra vinicola (noto il suo Verdicchio). Ha una ben mantenuta cinta muraria risalente al XIV secolo. Corinaldo, già da tempo inserito nel club "I borghi più belli d'Italia",[5] è stato ufficialmente denominato il Borgo più bello d'Italia nel 2007.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Corinaldo è situato nell'entroterra di Senigallia, dalla quale dista una ventina di km in direzione sud e sorge alla sommità di un colle sulla riva sinistra del fiume Nevola, a un'altitudine di 203 m s.l.m.

Dal capoluogo Ancona dista circa 50 km. Confina a nord-ovest con la provincia di Pesaro e Urbino.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Corinaldo deriva probabilmente da "Curia di Rinaldo", antico nome longobardo che il primo nucleo abitato doveva avere in epoca altomedievale. Quest'ipotesi è stata avanzata solo recentemente: precedentemente si credeva che il nome Corinaldo derivasse da "Corri in alto", ipotetica esclamazione che i cittadini romani superstiti dell'antica città romana di Suasa avrebbero pronunciato al momento di abbandonare la città romana distrutta, che si trova a fondovalle, per salire in una delle vicine colline, militarmente più difendibili, su cui poi avrebbero edificato il paese di Corinaldo. Altra ipotesi diffusa sull'origine del nome è che esso derivi da "Cor in alto". Queste due ipotesi, seppur suggestive, sono attualmente ritenute fantasiose e infondate.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

«Cineribus orta combusta revixi»

(IT)

«Sorta dalle ceneri, bruciata, tornai a vivere[1]»

(Motto di Corinaldo)

Origini[modifica | modifica wikitesto]

«Arsa e distrutta dall'empio Alarico, la bella e famosa città di Suasa, l'anno della nostra salute 409, come fu scritto, quelli che dagli incendi avanzarono per salvarsi, fuggirono verso il vento Cecias dentro i vicini colli, l'anno del parto della Vergine 411 diedero principio a fabbricare una città formata con regole e disegno di architettura la chiamarono Corinaldo, quasi curre in altum»[7]

Così scriveva a proposito delle origini di Corinaldo nei primi anni del secolo XVII Vincenzo Maria Cimarelli, frate domenicano, insigne storico, maestro di umane lettere, inquisitore del Santo Uffizio.

Storia e leggenda si alternano e si fondono nella "cronaca" del Cimarelli, desideroso di nobilitare la nascita della sua città dalle rovine della romana Suasa Senonum. Con tutta probabilità la città di Corinaldo è sorta agli inizi del secondo millennio, in seguito al diffuso fenomeno dell'incastellamento.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma della città contiene una corona turrita, le chiavi incrociate di San Pietro e i sei colli. Su di esso è posta la frase Cineribus orta combusta revixi.

Libertà e dominazioni[modifica | modifica wikitesto]

Arroccata tra i fiumi Cesano e Misa, tra Marca di Ancona e Stato di Urbino, si costituisce in Libero comune alla fine del XII secolo. Nel corso del Duecento vive alterne vicende nella lotta fra Guelfi e ghibellini. Per la sua posizione strategica, diviene presto un ambito avamposto conteso dai comuni limitrofi. Nel 1219 combatte contro Cagli, ma nel 1248 è costretta a sottomettersi alla potente vicina Città Regia di Jesi, entrando a far parte dei suoi Castelli.[8]

Nel 1291 le viene di nuovo riconosciuta l'autonomia comunale da papa Nicolò IV. Dunque Guelfa fino ai primi del '300, Corinaldo subisce il fascino e poi la tirannia di un suo nobile concittadino di parte ghibellina, Nicolò Boscareto, vicario imperiale per nomina di Ludovico il Bavaro. La riconquista papale fu pesante, l'esercito pontificio di Innocenzo VI, guidato da Galeotto I Malatesta, la rade al suolo il 18 agosto 1360.

Nuove mura, nuovi assedi[modifica | modifica wikitesto]

Corinaldo viene ricostruita letteralmente ex novo nel 1367, in seguito all'autorizzazione concessa da papa Urbano V, con l'attuale cinta muraria, nella quale figurano elementi fortificativi attribuiti al genio del celeberrimo architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini. Ai Malatesta succedono gli Sforza, e agli Sforza i Della Rovere, il cui spodestato duca di Urbino, Francesco Maria, tenta nel 1517 di annettere Corinaldo e le terre limitrofe al suo diretto dominio. Ma in quell'epoca è scritta una delle pagine storiche più belle ed esaltanti della comunità corinaldese. Dopo ventitré giorni di assedio i corinaldesi costringono il duca alla ritirata e il papa dell'epoca, Leone X, per la fedeltà mostrata, eleva Corinaldo al rango di città. Dignità confermata con breve del 20 giugno 1786 da papa Pio VI.

Tempi moderni[modifica | modifica wikitesto]

Ma è nel '600 che Corinaldo si ingentilisce nelle forme architettoniche e nel costume, arricchendosi dell'opera e dell'ingegno di pregevoli artisti. Le famiglie nobili erigono nuove ed eleganti dimore, segno di un accresciuto e diffuso benessere. Si sviluppano le arti e i mestieri, si stringono nuovi rapporti economici, politici e culturali. Ma non sono solamente i palazzi gentilizi a contrassegnare l'ordito architettonico della città, e in particolare del centro storico: vedono progressivamente la luce anche monumentali edifici civili e religiosi, ancora oggi visibili e perfettamente conservati, quali fra gli altri la chiesa del Suffragio dalla caratteristica pianta ottagonale, eretta sul vecchio mastio, la chiesa dell'Addolorata, quella di Sant'Anna (patrona di Corinaldo) e il santuario ora intestato a Santa Maria Goretti, che in questa città nacque il 16 ottobre 1890.

Palazzi e chiese, splendidi esempi di architettura civile e religiosa, costituiscono invitanti e preziosi contenitori di apprezzabili opere d'arte. Il Seicento e il Settecento, in particolare, sono secoli di intenso sviluppo artistico della città, grazie alla presenza e all'opera di ingegni quali fra gli altri il pittore Claudio Ridolfi, che a Corinaldo visse lungamente e vi morì, l'organista Gaetano Callido, che sempre a Corinaldo ha lasciato due strumenti di eccezionale fattura, uno dei quali funzionante e il secondo in restauro, dono del Callido alla figlia monaca di clausura proprio a Corinaldo, in quegli stessi ambienti che oggi accolgono la civica pinacoteca.

La tragedia della discoteca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tragedia di Corinaldo.

Nel 2018 Corinaldo balzò agli onori della cronaca per la tragica vicenda della discoteca Lanterna Azzurra: all'una di notte dell'8 dicembre una moltitudine di persone in fuga da un'infestazione di spray urticante, all'interno del locale, precipitò da una balaustra sulla rampa d’emergenza: vi furono 6 morti e 59 feriti.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La scalinata del "Pozzo della Polenta"

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa del Suffragio
Particolare dell'interno rococò della Chiesa dell'Addolorata.
Santa Maria del Suffragio.

Edificata sul sito di un antico torrione difensivo del Cassero, fortificazione appartenente alla cinta muraria della città di Corinaldo; il nucleo originario risale al 1640, costruito per volontà della confraternita di Santa Maria del Suffragio e del capitano Pier Agostino Orlandi che, allo scopo, donò parte del terreno sul quale sorgeva la propria abitazione. Dopo la ristrutturazione, attribuita a Francesco Maria Ciaraffoni, venne riaperta al culto nel 1779. La facciata, realizzata interamente in cotto, è ispirata alla romana chiesa dei Santi Luca e Martina: ne richiama decisamente il motivo d’ispirazione michelangiolesca delle colonne incassate e affiancate da solide paraste. L’ordine dorico descrive la parte inferiore del prospetto; al centro, chiuso entro due alte paraste si apre il portale, semplice e immediato, la cui cornice – secondo un tipico schema tardo settecentesco – è sostenuta da tre mensole lisce. L’ordine superiore è piuttosto scarno e privo di una definizione ben definita, distaccandosi nettamente dalla facciata di Pietro da Cortona: è composto unicamente da paraste, specchiature variamente sagomate e da una cornice architravata d’impostazione ionica che ne segue l’andamento. Elementi di nota sono le tre gocce poste in corrispondenza di ogni parasta ad ornamento della cornice architravata e un’ampia finestra, successivamente tamponata, che nell'assemblaggio – architrave liscio e targa sostenuta da gocce – rammenta, ma con un atteggiamento più elementare, le stesse del palazzo comunale, ricostruito dal medesimo architetto nello stesso periodo di ristrutturazione della chiesa. Il timpano a coronamento, di forma triangolare, è fratto in maniera non dissimile da quello di Santa Susanna a Roma di Carlo Maderno. A pianta ellissoidale, il sobrio interno della chiesa, ornato da lesene corinzie e nicchie custodite entro coppie di colonne con scanalature e capitelli indorati, si sviluppa in modo tale che l’asse maggiore appaia trasversale rispetto alla facciata. Sopra un breve tamburo, con pilastrini e mensole sostenute da teste di puttini alati, la volta della cupola è a cassettoni decorati da rosette e inframmezzata da quattro unghie in cui si aprono oculi contornati da ghirlande e cornici dalle estremità arricciate; assente la lanterna. La pavimentazione in cotto, dalla bicromia, ne ripropone il disegno.

Chiesa dell'Addolorata

A ridosso delle mura, venne eretta su edifici precedenti fra il 1740 e il 1755. La facciata fu rifatta nel 1925, conserva arredi rococò e la sottostante cripta dedicata alla nativa santa Maria Goretti;

Chiesa già di Sant'Agostino

Attualmente Santuario di Santa Maria Goretti è accompagnata da un ex convento. È un complesso del XVII-XVIII secolo dominante il nucleo cittadino; l'alto campanile ha la cuspide ispirata al campanile della chiesa del Santissimo Sacramento di Ancona, a loro volta mutuate dalla borrominiana lanterna di Sant'Ivo alla Sapienza di Roma;

  • Campanile della demolita chiesa di San Pietro (rimaneggiato nel XVIII secolo);
  • Chiesa parrocchiale di San Francesco (XVIII secolo), architetto Andrea Vici, fuori dal nucleo murato: facciata incompiuta, interno con cappelle laterali e cupola, due dipinti del veronese Claudio Ridolfi;
  • Chiesa di Madonna del Piano, nella località omonima: l'antico monastero di Santa Maria in Portuno
  • Casa natale di Santa Maria Goretti

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Torrione della Rotonda - Veduta delle mura di Corinaldo
Mura di Corinaldo

Lunghe 912 metri, sono la più imponente cinta muraria medievale intatta della regione Marche. Costituiscono il simbolo della città di Corinaldo.

Le mura orientali: Porta di Santa Maria del Mercato, Torre dello Scorticatore e il Camminamento,

Le mura occidentali: Porta Nova, I Landroni, Torre della Rotonda, Torre del Calcinaro,Torre del Mangano

Le mura settentrionali: Porta San Giovanni, Torre dello Sperone, Viale dietro le monache

La piaggia e il Pozzo della Polenta[modifica | modifica wikitesto]

Pozzo della Polenta di Corinaldo
Pozzo della Polenta di Corinaldo

Posto al centro di via La Piaggia, il Pozzo della Polenta fu fatto costruire dal tiranno di Corinaldo Antonello Accattabriga, nella seconda metà del ‘400 per approvvigionare le abitazioni limitrofe e successivamente interrato con la ristrutturazione della scalinata nei primi anni del ‘900.

Venne ricostruito nel 1980 a scenografia della Contesa del Pozzo della Polenta che ogni anno rievoca la caduta del sacco di farina nel pozzo. È un’antica diceria che i corinaldesi usassero fare la “polenta nel pozzo”, la verità è che in tempi oramai lontani un uomo saliva la bellissima, quanto lunga, scalinata del paese (Via Piaggia) con un sacco di farina di granoturco sulle spalle. Giunto nei pressi del pozzo, sfinito, appoggiò il sacco sul bordo per riprendere fiato.

Per colmo di sfortuna, il sacco cadde all’interno del pozzo. Il pover’uomo nel tentativo di recuperarlo si calò nel pozzo e ciò non passò inosservato alle pettegole di paese che, non vedendolo riaffiorare, incominciarono a dire che si stava mangiando la polenta nel pozzo. Alcune giuravano di aver visto buttare anche delle salsicce di maiale nel pozzo.

La diceria che voleva far passare i corinaldesi come “picchiatelli” e “polentari” superò in breve i confini dell’intera regione. Da “picchiatelli” a geniali il passo è breve. La storiella è presto diventata lo spunto per l’annuale rievocazione storica in costume del Cinquecento “La Contesa del Pozzo della Polenta” che, iniziata alla fine degli anni ’70, si svolge la terza domenica di luglio ed è la più antica rievocazione storica della provincia di Ancona.

Palazzo comunale[modifica | modifica wikitesto]

Sorge sul luogo dove originariamente ne era situato un altro dalle medesime funzioni di stile rinascimentale. Realizzato da Francesco Maria Ciaraffoni tra il 1784 e il 1791 in mattoni e pietra d’Istria, è un edificio a due piani dalla disarmante semplicità, indice del volgere dell’epoca Barocca verso le chiare forme del Neoclassicismo: contraddistinto da sottili e vertiginose lesene, queste inquadrano tredici arcate, ognuna della medesima ampiezza, a cui sono sovrapposte finestre poggiate su piedistalli. I finimenti in pietra delle porte e di varie aperture del pian terreno non sono mai stati realizzati. Come le imposte degli archi, sagomate solamente da massicce gole rovesce e fasce, anche la fascia marcapiano dal disegno d’un architrave a due fasce si propone con energica robustezza quasi minimalista. Intensi i blocchi bianchi delle finestre e dei relativi piedistalli; gli architravi delle finestre sono lisci e i sottili controarchitravi salgono senza interruzione verso le cornici a coronamento prive di frontoni. Elemento di spicco sono delle targhe modanate e con gocce, poste sopra gli architravi, che inclinandosi leggermente in avanti sembrano quasi rovesciarsi sulla strada; queste forme sono una personale citazione dell’architetto, che riprende così il motivo vanvitelliano che adorna il portale della cappella di Rocca Priora a Falconara Marittima. Il cantonale, composto di un quarto di lesena, e le scattanti lesene avanzate ai lati rientrano in questa poetica spigolosa. La partitura dell’esterno risulta ben ritmata e mostra, nonostante le offensive del Neoclassicismo, ormai imperante nel tardo Settecento, ancora potenti effetti chiaroscurali.

Rosone del Teatro Goldoni di Corinaldo

Teatro comunale "Carlo Goldoni"[modifica | modifica wikitesto]

Il Teatro Comunale Carlo Goldoni venne costruito tra il 1861 e il 1869 in sostituzione del vecchio e non più adeguato Teatro del Sole nascente, innalzato nei lontani anni 1736 -1752 su disegno del fabrianese Angelo Birza. L’attuale struttura fu ideata da Alessandro Pasqui di Firenze, ma sul suo progetto intervennero anche gli ingegneri Francesco Fellini e Achille Buffoni .

Al termine dei lavori il nuovo teatro risultò assai spazioso e funzionale. Secondo il disegno del Quagliani fu anche predisposto un ingegnoso dispositivo capace di rendere mobile la platea, che veniva abbassata in occasioni di rappresentazioni teatrali e innalzata sino a creare un unico palco col palcoscenico per feste da ballo e veglioni mascherati. Dopo il restauro del 2006 perde definitivamente tutti i suoi marchingegni, dall’elevazione della platea alle macchine di scena.

Vari i personaggi, le compagnie e le formazioni musicali che si sono succedute nel tempo sul palcoscenico del Goldoni. Oggi ospita nel corso dell’anno residenze, produzioni musicali, ricche stagioni teatrali, rassegne di teatro per ragazzi e compagnie amatoriali.

Palazzo Cesarini-Romualdo

Del secolo XVII, con cantonali e mostre delle finestre in arenaria, in stato di avanzato degrado.

Aree archeologiche[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Civica raccolta d'arte Claudio Ridolfi : La pinacoteca di Corinaldo, aperta al pubblico nel 1996, ha oggi sede in alcuni degli spazi dell’ex convento dei Padri eremitani dell’ordine di Sant’Agostino, con un allestimento rinnovato nel 2012. La raccolta artistica comunale è stata costituita in gran parte in seguito alla soppressione degli ordini religiosi e al successivo incameramento dei loro beni. La raccolta corinaldese, proprio per la sua origine, assume la connotazione di museo di Arte Sacra e comprende non solo numerosi dipinti di esclusivo soggetto religioso, ma anche preziose suppellettili di culto attinenti alle cosiddette “arti minori”. In particolare vanno ricordati diciotto splendidi reliquiari a busto in legno scolpito e dipinto, opera raffinatissima di intagliatori siciliani dei primi anni del Seicento. Assieme ad essi è una bella croce processionale in argento sbalzato, datata 1615, e proveniente dall’ex complesso agostiniano insieme a molti dei dipinti esposti. A questi si sono aggiunte pale d’altare recuperate da chiese demolite nel corso dell’Ottocento (Santa Maria di Piazza, San Rocco, San Pietro Apostolo) e, infine, tele in deposito da altre chiese corinaldesi (dall’Addolorata e dalla chiesa dedicata ai Santi Lorenzo e Ippolito presso la Villa Cesarini). Nella pinacoteca sono conservate opere di Ercole Ramazzani, di Gaspare Gasparini, di Claudio Ridolfi, di Domenico Peruzzini, di Giuseppe Marchesi e di altri artisti dei secoli XVII e XVIII. All’interno della pinacoteca, oltre alle opere di arte sacra, si trova anche la Collezione d’arte Nori de’ Nobili, visitabile con lo stesso biglietto d’ingresso. Per volontà testamentaria della sorella Bice infatti, i comuni di Corinaldo e Trecastelli sono diventati proprietari delle circa milleduecento opere dell’artista Nori de’ Nobili, dando vita a due differenti esposizioni permanenti (a Trecastelli nel 2012 è stato inaugurato un museo intitolato all’artista). Eleonora de’ Nobili, in arte Nori, nasce a Pesaro il 16 dicembre 1902 e trascorre la sua giovinezza tra la casa di Pesaro e la “Villa delle cento finestre” a Brugnetto di Ripe. La forte passione per l’arte figurativa la seguirà fino alla morte avvenuta in una clinica psichiatrica di Modena il 2 giugno 1968. Durante la sua vita, soprattutto nel periodo in cui risiede a Firenze, tra gli anni ’20 e ’30 del 1900, entra in contatto con tutte le correnti artistiche dell’epoca, assorbendone stimoli e suggestioni e dando origine ad una produzione artistica di altissimo livello.
  • Sala del costume e delle tradizioni popolari: vi sono custoditi i migliori e i più maestosi abiti che sono realizzati ogni anno dalle sartorie dell'associazione, appositamente ed annualmente per la rievocazione storica "Contesa del Pozzo della Polenta", che si tiene il terzo fine settimana di luglio, e rappresentano i Duchi di Urbino venuti in visita a Corinaldo nel 1517 per premiare questa cittadina per aver resistito ad un assedio durato 21 giorni - ne parla anche il Guicciardini - che ha visto sconfitto e costretto ad andarsene lo spodestato duca di Urbino Francesco Maria I Della Rovere.

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Contesa del Pozzo della Polenta[modifica | modifica wikitesto]

Pozzo della Polenta

Il noto pozzo che si trova a metà della scalinata di 109 gradini nel centro del borgo è detto "pozzo della Polenta" in ricordo di una leggenda che narra di un contadino che si sedette sul bordo del pozzo per riposarsi durante la dura salita e inavvertitamente cadde al suo interno. Il sacco di farina che trasportava si mescolò all'acqua e il contadino disperato gridò aiuto a gran voce facendo accorrere numerose persone che, dall'alto del pozzo, gli dissero di non disperare e di preparare una bella polenta che tutti successivamente mangiarono facendo gran festa.[1]

La contesa del pozzo della Polenta è la più antica rievocazione storica della Provincia di Ancona,[senza fonte] rievoca la vittoria riportata dai corinaldesi nel 1517 contro l'esercito dello spodestato duca di Urbino Francesco Maria I della Rovere che, per venti giorni, aveva assediato senza successo la fortificazione di Corinaldo (il Guicciardini nella sua famosa opera Storia d'Italia dice che "... solo Ascoli Piceno e Corinaldo resistettero all'esercito di Francesco Maria...").

Nel centro storico del paese, centinaia di figuranti in costumi d'epoca fanno da supporto alla rappresentazione che culmina nella consegna del palio assegnato al rione vincitore delle diverse gare quali: il gioco della campana, il palio degli arcieri, la giostra dei cavalieri e altre gare rionali.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
15 settembre 1860 31 dicembre 1861 Giovanbattista Orlandi Sindaco
1º gennaio 1862 23 luglio 1864 Trifone Pasqualini Sindaco
8 febbraio 1867 6 agosto 1870 Giovanbattista Orlandi Sindaco
1º novembre 1871 15 luglio 1879 cav. Mario Rossi Sindaco
23 settembre 1880 4 novembre 1889 Filippo Berardi Sindaco
1º febbraio 1890 22 agosto 1890 Giacomo Cesarini Sindaco
18 novembre 1890 29 marzo 1896 conte cav. Pompeo Perozzi Sindaco
29 agosto 1896 22 luglio 1902 cav. Italiano Angeloni Sindaco
26 marzo 1903 7 gennaio 1904 ing. Luca Cesarini Sindaco
7 luglio 1904 9 maggio 1906 Clemente Rossi Ricci Sindaco
15 novembre 1906 28 luglio 1908 Giacomo Amati Sindaco
28 luglio 1908 25 maggio 1914 cav. Italiano Angeloni Sindaco
4 agosto 1914 19 ottobre 1915 Cesare Cesarini Sindaco
4 novembre 1915 12 dicembre 1922 cav. Adriano Sandreani Sindaco
1º luglio 1923 19 giugno 1924 Leone Torelli Sindaco
22 giugno 1924 3 febbraio 1926 gen. Attilio Mattioli Sindaco
3 febbraio 1926 9 dicembre 1926 conte Alessandro Cesarini Duranti Sindaco
27 marzo 1928 15 febbraio 1930 Corrado Brunori Podestà
23 maggio 1930 15 ottobre 1931 cav. Adriano Sandreani Podestà
13 febbraio 1932 13 febbraio 1936 cav. geom. Antonio Loccarini Podestà
27 maggio 1936 26 febbraio 1938 dott. ing. Luigi Venturoli Podestà
26 febbraio 1938 25 febbraio 1942 ten. col. conte cav. Gino Augusti Podestà
1º gennaio 1943 10 agosto 1943 conte Alessandro Cesarini Duranti Podestà
14 agosto 1944 25 novembre 1944 avv. Arnaldo Ciani Sindaco
25 novembre 1944 14 novembre 1945 prof. arch. Antonio Dominici Sindaco
14 novembre 1945 18 marzo 1946 Domenico Battistini Sindaco
18 marzo 1946 7 giugno 1951 comm. rag. Domenico Cacciani Sindaco
7 giugno 1951 11 giugno 1956 cav. Dino Poeta Sindaco
11 giugno 1956 30 giugno 1958 prof. Sergio Mineo Sindaco
30 giugno 1958 23 novembre 1960 cav. Giovanni Sartini Sindaco
23 novembre 1960 7 agosto 1975 cav. Giuseppe Scattolini Sindaco
8 agosto 1975 16 febbraio 1981 dott. Fabio Ciceroni Sindaco
16 febbraio 1981 22 novembre 1982 dott. Ennio Lenci Sindaco
23 novembre 1982 22 luglio 1985 dott. Fabio Ciceroni Sindaco
23 luglio 1985 6 dicembre 1988 Erminio Giancamilli Sindaco
24 dicembre 1988 28 marzo 1989 Ilario Taus Sindaco
29 marzo 1989 18 luglio 1989 dott. Fabio Costantini Sindaco
19 luglio 1989 12 giugno 1994 Stefano Fabrizi Sindaco
13 giugno 1994 26 giugno 2002 dott. Luciano Antonietti Sindaco
27 giugno 2002 26 maggio 2012 rag. Livio Scattolini Sindaco
7 maggio 2012 in corso Matteo Principi Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Il Corinaldo disputa attualmente il campionato di Seconda Categoria. I colori sociali sono bianco e blu. La Virtus Corinaldo disputa il campionato di Terza Categoria.

Calcio a 5[modifica | modifica wikitesto]

A Corinaldo è presente una squadra di Calcio a 5 che gioca nella palestra della scuola elementare. L'Asd Corinaldo Calcio a 5 milita nel campionato di Calcio a 5 Nazionale B.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Mura, leggende e Santa Maria Goretti, su corriere.it, Corriere della Sera, 7 ottobre 2011. URL consultato l'8 dicembre 2018 (archiviato il 31 gennaio 2012).
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione al 31 dicembre 2020 (dato provvisorio).
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ il Borgo più bello d'Italia, su borghipiubelliditalia.it. URL consultato il 24 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 4 gennaio 2018).
  6. ^ Città di Corinaldo (AN) - Storia dello stemma e del comune, su araldicacivica.it, AA.VV. DIZIONARIO DEI NOMI GEOGRAFICI ITALIANI. TEA. Torino 1990. URL consultato il 9 dicembre 2018 (archiviato il 9 dicembre 2018).
    «la città di Corinaldo venne fondata nel V secolo dai fuggiaschi della distrutta città di Suasa. Nel medioevo è indicata come COLLINALTO e CORINALTO, forse dalla locuzione latina “Collis in alto”, dando origine a fantasiose etimologie».
  7. ^ Vincenzo-Maria Cimarelli, Istorie dello stato d'Urbino da'senoni detta Umbria Senonia e de lor gran fatti in Italia (etc.), Gli heredi di Bartolomeo Fontana, 1642. URL consultato il 25 novembre 2018 (archiviato il 25 novembre 2018).
  8. ^ Mauro Tedeschini: "Atlante Marchigiano", Ed. Il Resto del Carlino e Regione Marche, 1992
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Lepore (a cura di), Santa Maria in Portuno nella valle del Cesano, ed. Ante Quem, 2006, ISBN 88-7849-016-4
  • Paola Polverari, Testimoni di pietra. Le epigrafi di Corinaldo dall'evo antico al secolo XVII, 2005, edito dal Comune di Corinaldo
  • Fabio Ciceroni, Corinaldo storia di una terra marchigiana, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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