Carlo Maderno

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Carlo Maderno

Carlo Maderno (Capolago, 1556Roma, 30 gennaio 1629) è stato un architetto svizzero-italiano[1][2].

Formatosi a Roma al fianco dello zio Domenico Fontana, il nome di Maderno è oggi indissolubilmente legato alla facciata della chiesa di Santa Susanna alle Terme di Diocleziano e, soprattutto, alla realizzazione della facciata e della navata longitudinale della basilica di San Pietro.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Domenico Fontana, zio di Carlo Maderno

Gli esordi romani[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Maderno nacque intorno al 1556 da Paolo e di Caterina Fontana, sorella di Domenico Fontana; era il maggiore dei quattro fratelli Pompeo, Alessandro, Girolamo, Santino e della sorella Marta. Non esistono documenti né sull'anno (i critici tuttavia concordano nel collocarlo nel 1556 circa, data indicata anche da Pascoli e Baglione) né sul luogo di nascita, che si presuppone essere Capolago (nei pressi di Bissone, nel canton Ticino) essendo il luogo che lo stesso Maderno, nei diversi atti notarili, dichiarava essere la propria città natale.[2]

Le scarse possibilità di carriera offerte da Capolago spinsero i genitori ad affidare Carlo, ancora fanciullo, alle cure dello zio materno Domenico Fontana, considerato in quel periodo il più prestigioso architetto del mondo occidentale. Non sappiamo con esattezza quando si trasferì a Roma, dove viveva il Fontana: alcuni documenti ne attestano la presenza sin dagli anni del pontificato di papa Gregorio XIII (1572-1585), come assistente del cantiere di San Luigi dei Francesi, diretto per l'appunto dallo zio Domenico. Stando costantemente al fianco del Fontana nei diversi cantieri, il Maderno apprese rapidamente i rudimenti dell'architettura: egli, infatti, aveva sostanzialmente seguito l'iter proprio delle maestranze ticinesi - i Fontana, i Garvo, i Novi, i Castello, i Longhi, i Mola - che, giunti nell'Urbe, investivano i propri capitali per organizzare il proprio lavoro istituendo compagnie o società, favorendo in questo modo la scalata da umili «garzoni» al prestigioso ruolo di «capomaestri».[2]

I primi lavori romani[modifica | modifica wikitesto]

Facciata di Santa Susanna, a Roma

Anche Maderno seguì questo meccanismo produttivo-economico, associandosi con Filippo Breccioli in una compagnia impegnata nel trasporto e nel commercio di materiali da costruzione; lavorò tuttavia anche al fianco di Giovanni Fontana, del fratello Pompeo, di Marsilio Fontana, dello zio Domenico e di Girolamo Garvo, imponendosi prepotentemente nella scena imprenditoriale romana.[2]

Dopo l'ascesa al soglio pontificio di Sisto V, Maderno aveva ormai raggiunto una fama così solida da ottenere la cittadinanza romana, insieme ai fratelli che nel frattempo lo avevano raggiunto nell'Urbe. Nell'ambito dei cantieri seguiti dall'impresa Fontana, inoltre, al Maderno vennero affidati interventi di natura prettamente tecnica, quali il trasferimento delle statue dei Dioscuri sulla piazza del Quirinale e l'innalzamento degli obelischi sistini a Santa Maria Maggiore (1588), al Laterano (1587-88), in piazza del Popolo (1587-89) e al Vaticano. Si occupò in questi anni anche di opere di ingegneria idraulica, sia in veste esecutiva (realizzò insieme a Giovanni Fontana l'acquedotto di Loreto) che di consulto, fornendo consigli e pareri circa la regolamentazione del fiume Velino e la prevenzione delle piene del Tevere.[2]

In seguito al definitivo trasferimento a Napoli di Fontana, caduto in disgrazia dopo la morte di Sisto V, Maderno rilevò l'impresa di famiglia, consolidando ulteriormente la propria fama.[3] Al 1603 risale la sua prima opera d'architettura, la facciata della chiesa di Santa Susanna, da molti considerata come il primo esempio pienamente compiuto di architettura barocca. Questa facciata, il cui asse centrale è sottolineato mediante l'uso graduale di pilastri, semicolonne e colonne verso la parte mediana del prospetto, destò l'attenzione di Asdrubale Mattei, marchese di Giove e marchese di rocca Sinibalda, che gli commissionò la realizzazione del proprio palazzo (l'unica opera interamente compiuta dal Maderno) in un lotto all'angolo tra le attuali vie dei Funari e Caetani. Nel 1602 subentrò agli incarichi di Giacomo Della Porta, morto proprio in quell'anno, ed entrò al servizio di Clemente VIII; per la famiglia degli Aldrobrandini, alla quale apparteneva il pontefice, portò a compimento la villa Belvedere a Frascati, ampliò il palazzo poi Doria-Pamphili su via del Corso e progettò sempre a Roma la cappella di famiglia in Santa Maria sopra Minerva.[2]

Progetto di Michelangelo per la basilica di San Pietro

La maturità artistica[modifica | modifica wikitesto]

La fabbrica di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Maderno e Giovanni Fontana subentrarono agli incarichi di Giacomo della Porta anche assumendo nel luglio 1603 la soprintendenza della fabbrica di San Pietro. La basilica petriana, infatti, versava in uno stato assai eterogeneo: se gran parte dei progetti di Michelangelo vennero attesi, con la costruzione della cupola e di un corpo a pianta centrale, una parte considerevole della navata originale continuava a rimanere in piedi, tra l'altro in precarie condizioni di conservazione. Pertanto, la fabbrica antica venne smantellata, e si decise di mutare il prestigioso complesso michelangiolesco. Venne quindi bandito un concorso al quale vennero invitati architetti di fama: Flaminio Ponzio, Giovanni Fontana, il Maderno, Girolamo Rainaldi, Niccolò Branconio, Ottavio Turriani, Domenico Fontana, Giovanni Antonio Dosio e Lodovico Maderno. Il vincitore fu proprio il Maderno, che si ritrovò responsabile di «uno dei compiti più importanti, ma anche più ingrati, dell'edilizia romana del Seicento» in quanto «tutti si sentivano autorizzati a mettere a confronto il suo lavoro col progetto di Michelangelo; e se i critici benevoli gli riconoscevano il merito di essere riuscito, nelle circostanze date, a salvare quanto più possibile del progetto del "divino", quelli mal disposti gli rimproveravano il fatto stesso di essersi impegnato in una gara così impari».[2]

Facciata della basilica di San Pietro

Maderno, nel suo progetto di San Pietro, fu costretto a rispondere principalmente a esigenze funzionali, pastorali e teologiche. L'architetto, infatti, dovette costruire un portico, una sacrestia e una loggia per le benedizioni (non previsti dall'iniziale progetto di Michelangelo), ed evitare di lasciare inutilizzato lo spazio precedentemente coperto dall'antico tempio paleocristiano, non dimenticando tra l'altro di fornire sufficiente spazio per le attività liturgiche. Maderno, inoltre, decise di completare la basilica vaticana prolungando il braccio est dell'impianto michelangiolesco, con un corpo longitudinale «a tunnel processionale», e di realizzare, a partire dal 1608, l'imponente facciata. Questo intervento rappresenta una delle opere più discusse e criticate della storia dell'architettura: infatti, l'estensione della basilica, riconducibile ad una croce latina, impedisce la visione ravvicinata della grande cupola, mentre la facciata, priva dei campanili previsti nel progetto di Maderno e non realizzati per problemi strutturali, colpisce per l'eccessiva larghezza.[4]

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

In seguito agli interventi a San Pietro, ai quali il nome del Maderno è indissolubilmente legato, l'architetto completò il coro e la cupola di San Giovanni dei Fiorentini (terminando un lavoro già iniziato da Della Porta) e iniziò la chiesa di Santa Maria della Vittoria. Fu particolarmente attivo nel cantiere di Sant'Andrea della Valle, dove lavorò per i venti anni successivi, sino alla morte; qui completò la navata e costruì il transetto e coro, aiutato dalla fattiva collaborazione del nipote Francesco Borromini, che prestava servizio come intagliatore di pietre.[2]

Maderno fu impegnato al fianco del giovane Borromini anche in diversi altri cantieri, fra i quali si segnalano il restauro di Santa Maria della Rotonda, la progettazione della chiesa di Sant'Ignazio e l'edificazione di palazzo Barberini, alla quale partecipò anche Gian Lorenzo Bernini. La direzione di quest'ultima fabbrica fu affidata al Maderno proprio in ragione della sua esperienza: qui l'ormai anziano architetto eseguì la facciata est, i primi due livelli della loggia, l'assetto e le decorazioni dell'ala settentrionale e, complessivamente, le linee generali del progetto.[2]

Carlo Maderno, infine, morì a Roma il il 31 gennaio 1629, alla veneranda età di 73 anni; la sua salma venne tumulata nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lara Calderari, Maderni [Maderno], Carlo, in Dizionario storico della Svizzera, 28 agosto 2008. URL consultato il 25 marzo 2015.
  2. ^ a b c d e f g h i j Maria Cristina Loi, MADERNO, Carlo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 67, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006. URL consultato il 25 marzo 2015.
  3. ^ N. Marconi, Carlo Maderno in S. Pietro, cit., pp. 81-82.
  4. ^ C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, cit., p. 66.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicoletta Marconi, Carlo Maderno in S. Pietro. Organizzazione e tecniche del cantiere per il completamento della Basilica Vaticana, in Ibidem 2007, 88-107.
  • C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, Martellago (Venezia) 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN74649304 · LCCN: (ENno2001077059 · SBN: IT\ICCU\RAVV\038293 · ISNI: (EN0000 0000 8077 8410 · GND: (DE118781197 · BNF: (FRcb144976447 (data) · ULAN: (EN500007668 · CERL: cnp00588586