Fabbrica di San Pietro

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La Fabbrica di San Pietro (in latino Reverenda Fabrica Sancti Petri), è un ente creato appositamente per la gestione dell'insieme delle opere necessarie per la realizzazione edile e artistica della Basilica di San Pietro in Vaticano. L'ente è tuttora operante per la gestione del complesso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia cinquecentenaria della Fabbrica di San Pietro (le origini di questa istituzione risalgono ai tempi di papa Giulio II che nel 1506 aveva dato inizio alla costruzione della nuova Basilica Vaticana) 'racconta la pluralità di interventi e la qualità dei manufatti di tutti coloro che hanno lasciato la propria orma nell’immenso Tempio vaticano'[1].

Nel 1523 papa Clemente VII nominò una commissione di sessanta periti alle dirette dipendenze della Santa Sede con il compito di curare la costruzione e l’amministrazione della Basilica[2].

Nel 1589 papa Sisto V affidò la commissione alla giurisdizione del Cardinale Arciprete della Basilica e pochi anni dopo, sotto il pontificato di Clemente VIII (1592-1605), questa venne sostituita con un apposito organo collegiale, denominato Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro, con le stesse attribuzioni fino allora proprie della soppressa commissione. Oltre al Prefetto nella persona del Cardinale Arciprete della Basilica, la Congregazione era formata da un certo numero di cardinali e prelati. Questo dicastero poteva nominare, nelle province dello Stato Pontificio, propri delegati, in qualità di commissari che rimanevano in carica per un anno. Essi esercitavano giurisdizione propria ed erano competenti a giudicare in primo grado cause di ogni valore, contro le cui sentenze si poteva ricorrere in appello davanti alla Congregazione.

Nel 1863, sotto il pontificato di Pio IX, vennero sottratti alla Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro tutti i poteri in materia contenziosa, che furono trasferiti alla Congregazione del Concilio.

Con la riforma del 1908 di Pio X la Congregazione fu ridotta esclusivamente all’amministrazione della Fabbrica e nel 1967, in seguito alla riforma generale della Curia Romana attuata da papa Paolo VI, la Congregazione terminò la sua esistenza e fu annoverata tra le Amministrazioni Palatine.

Compiti e funzioni della Fabrica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la costituzione apostolica Pastor Bonus di Giovanni Paolo II la Fabbrica di San Pietro si occupa di tutto quanto necessario per il restauro e il decoro dell'edificio, nonché della disciplina interna dei custodi e dei pellegrini e opera in accordo con il Capitolo della Basilica Vaticana.

Recentemente il Vaticano ha aperto gli archivi agli studiosi: fra i preziosi documenti catalogati vi sono migliaia di note, progetti, contratti, ricevute, corrispondenze (ad esempio fra Michelangelo e la Curia), che costituiscono una documentazione del tutto sui generis sulla quotidianità pratica degli artisti coinvolti.

È attualmente presieduta dal cardinale italiano Angelo Comastri, nominato da Giovanni Paolo II.

Cronotassi dei presidenti della Fabbrica di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

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Origine di modi di dire[modifica | modifica wikitesto]

L'immenso cantiere della basilica non passò inosservato alla cultura popolare romana e non solo. Per far passare i materiali per il cantiere alle dogane senza che essi pagassero il dazio s'incideva su ogni singolo collo l'acronimo, in lingua latina: A.U.F. (ovvero Ad Usum Fabrice - e cioè destinato - "ad essere utilizzato nella fabbrica", sottinteso di S. Pietro). Nella tradizione popolare romana nacque subito la forma verbale "auffo" o "auffa", tuttora utilizzata a Roma e in molte altre località italiane che facevano parte dello Stato Pontificio e non, per indicare qualcuno che vuole ottenere servigi o beni in modo gratuito. Allo stesso modo, ancora oggi, quando si parla di un lavoro perennemente in cantiere, si è soliti paragonarlo alla Fabbrica di San Pietro.

NOTE[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Morello, La Basilica di San Pietro: Fortuna e immagine, Gangemi Editore, 2012, pag. 511, ISBN 9788849274301
  2. ^ Alfredo Maria Pergolizzi, La pietra e il tempo, Silvana, 1999, Volume 1, pag. 22

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