Curia romana

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La Curia romana è il complesso di organi ed autorità che costituiscono l'apparato amministrativo della Santa Sede, che coordina e fornisce l'organizzazione necessaria per il corretto funzionamento della Chiesa cattolica e il raggiungimento dei suoi obiettivi. Viene generalmente considerata "il governo della Chiesa". Curia nel latino medioevale e dell'epoca successiva, significava "corte", nel senso di "corte reale" piuttosto che in quello di "corte legislativa" (anche se i due significati sono storicamente correlati).

Ogni diocesi cattolica ha una curia nella sua amministrazione. Per la Diocesi di Roma, queste funzioni non sono gestite dalla Curia romana, ma dal "Vicariato generale di sua santità per la città di Roma", come previsto dalla costituzione apostolica Ecclesia in Urbe. Il vicario generale, tradizionalmente un cardinale, e il vicegerente, che detiene il titolo personale di arcivescovo, supervisionano il governo della diocesi facendo occasionale riferimento al papa stesso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima sede della Curia romana fu il Palazzo del Laterano, edificio donato nel IV secolo dall'imperatore Costantino a papa Milziade: fu sia la residenza papale che la sede centrale dell'amministrazione della Chiesa. Organo collegiale, era formato dai religiosi e laici che coadiuvavano il pontefice nella gestione della Chiesa di Roma e nell'amministrazione dei numerosi beni che ad essa pervenivano in donazione.

La Curia romana cominciò ad assumere un peso sempre maggiore durante il periodo bizantino (VI-VIII secolo), quando apparvero gli Iudices palatini. I sette giudici palatini, o grandi ufficiali, della Sede apostolica erano nell'ordine[1]: il primicerius notariorum, il Secundicerio (il vicedecano dei notai) e il Protoscrinario (il primo dei copisti); l'Arcario (antesignano del Tesoriere), il Sacellario (preposto ai pagamenti e agli stipendi) il primus defensor e il nomenculator (il "nomenclatore", cioè colui che aveva il compito di chiamare, o di nominare, le personalità invitate alla mensa del pontefice)[2]. Essi, tutti chierici (almeno nei primi tempi), svolgevano anche funzioni di sovrintendenza sulle cariche laiche di Superista, Vestararius, Magister Militum, Consul et dux, Apocrisario ed altre. Gli uffici principali del Laterano dell'epoca possono quindi essere raggruppati in: cancelleria (notarii e scriniarii), legale (defensores), gestione finanziaria (arcario e sacellario), corte papale (vestariarius e nomenculator)[3]. Queste cariche rimasero in funzione fino al XII secolo, quando furono riformate e mutate in nuovi uffici, alcuni dei quali sopravvissero fino al XX secolo[4].

L'importanza della Curia romana accrebbe ulteriormente quando il Pontefice iniziò ad esercitare di fatto, dal secolo VIII, funzioni di sovrano sulle località di Orte, Sutri, Nepi, Bomarzo e di altri castra che formavano il Patrimonium Sancti Petri, per l'esercizio e difesa delle quali divenne necessaria anche l'organizzazione di forze militari. In questo senso la Curia romana crebbe parallelamente all'evoluzione dello Stato Pontificio il quale, esteso inizialmente su una sola regione (il Lazio) si ingrandì durante il Basso Medioevo fino a diventare il secondo Stato per estensione della penisola italiana e un soggetto con peso internazionale, con relazioni diplomatiche stabili con tutti gli stati cristiani.

Fino all'anno Mille gli affari temporali della Santa Sede riguardarono prevalentemente il territorio laziale. A partire dal XIII secolo si assistette a un loro incremento costante. Fino ad allora l'organismo principale della Curia fu la Cancelleria Apostolica, responsabile della redazione e spedizione di tutta la corrispondenza ufficiale della Chiesa. Nel XIV secolo si sviluppò una nuova figura istituzionale, quella del Secretarius. Durante il periodo avignonese emerse infatti l'esigenza di affidare a un singolo prelato la redazione della corrispondenza di carattere più delicato e riservata[5].

Dopo il ritorno della Santa Sede a Roma con Martino V (1417-1431), nuove esigenze di governo determinarono la creazione di nuovi organi e il ridimensionamento delle antiche magistrature. Martino V istituì la Camera secreta per curare i rapporti diplomatici. Il successore Eugenio IV creò la carica di Governatore di Roma per l'amministrazione politica e giudiziaria dell'Urbe. Gli organismi già esistenti furono potenziati. All'interno della Camera apostolica emersero le seguenti figure: a) Tesoriere generale (detiene il controllo finanziario sull'intero reddito prodotto dai possedimenti temporali della Chiesa); b) Auditor Camerae (giudice supremo in materia di amministrazione finanziaria della Curia); c) Collegio dei chierici (ha in capo la gestione delle proprietà e dei redditi della Santa Sede).

Nel 1487 papa Innocenzo VIII creò la Secreteria Apostolica, una commissione di 24 prelati con funzioni di segretari apostolici presieduta da un Secretarius domesticus con un ruolo di coordinamento[6]. Sotto i papi Sisto IV, Alessandro VI e Giulio II l'amministrazione della giustizia fu articolata in più rami. Furono create: la Sacra Rota, tribunale superiore in materia di diritto canonico, la «Segnatura di Grazia», per le cause in materia amministrativa, e la «Segnatura di Giustizia», competente in materia giudiziaria. La Segnatura di Giustizia divenne il tribunale supremo della Curia romana, con competenza su tutto lo Stato Pontificio, per cause sia ecclesiastiche sia civili[7]. Con l'affermarsi del nepotismo, le funzioni della Segreteria Apostolica passarono al Cardinal nipote, un congiunto del pontefice, assistito dal Secretarius intimus, che era anche incaricato di curarne la formazione. Il suo ruolo crebbe costantemente, fino a quando nel 1566 Pio V assegnò al cardinal nipote la carica di «Sovrintendente generale dello Stato ecclesiastico»[8].

Alla fine del XVI secolo gli affari della Chiesa facevano capo a un ristretto numero di magistrature, e precisamente[5]:

Organi monocratici
  • Cardinale camerlengo - supremo responsabile degli affari politici ed economici concernenti il governo temporale della Chiesa;
  • Cardinal nipote - responsabile della conduzione degli affari politici e della gestione dei rapporti con gli Stati (a lui era riservata la carica di Sovrintendente generale dello Stato ecclesiastico);
  • "Cardinal cancelliere" o vicecancelliere - coadiutore del precedente. Prelato di vasta esperienza negli affari di stato, consigliava il cardinal nipote sull'implementazione delle sue decisioni (a lui era riservata la carica di Segretario).
Organi collegiali
  • Cancelleria Apostolica – Sede istituzionale dedicata alla redazione della corrispondenza ufficiale della Santa Sede;
  • Camera Apostolica – Struttura preposta all'amministrazione economica. È guidata dal cardinal Camerlengo;
  • Segreteria Apostolica – Segreteria particolare del Pontefice, enucleata dalla Cancelleria. È guidata dal Secretarius domesticus.

La Curia romana raggiunse la strutturazione odierna con l'istituzione delle congregazioni. Nate come commissioni consultive[8], venivano create dal pontefice allo scopo di ricevere consigli su problemi specifici. Papa Paolo III creò la prima congregazione permanente, fondando nel 1542 la Congregazione per la dottrina della fede. Le congregazioni furono istituzionalizzate da papa Sisto V, che nel 1588 riorganizzò la Curia romana fissando in 15 il numero delle Congregazioni cardinalizie permanenti, di cui nove deputate al governo della Chiesa e le sei restanti all'amministrazione dello Stato pontificio. Il tramite tra il pontefice e le congregazioni era il cardinal nipote, che sovrintendeva a tutte le deliberazioni di tali organismi e curava l'esecuzione delle delibere dei sei dicasteri preposti al governo temporale[5].

Alla fine del XVII secolo la riforma di papa Innocenzo XII (1691-1700) abolì la carica di cardinal nipote e trasferì tutte le sue competenze al Segretario, elevandolo a carica cardinalizia.

La Curia romana sopravvisse alla fine del potere temporale del papato, cessato de facto nel 1870 con l'Presa di Roma.

La Costituzione apostolica Pastor Bonus del 1988, promulgata dal papa Giovanni Paolo II, ha regolamentato l'ultima riforma della Curia romana e delle sue congregazioni.

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

« Nell'esercizio della sua suprema, piena ed immediata potestà sopra tutta la Chiesa, il romano Pontefice si avvale dei dicasteri della Curia romana, che perciò compiono il loro lavoro nel suo nome e nella sua autorità, a vantaggio delle Chiese e al servizio dei sacri pastori. »
(Christus Dominus, 9)

I seguenti organi o cariche, secondo il servizio d'informazione del Vaticano,[9] compongono la Curia:

Altre istituzioni collegate con la Santa Sede:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giudici palatini, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 5 dicembre 2016.
  2. ^ Pierluigi Galletti, Del Primicero della Santa Sede Apostolica e di altri uffiziali maggiori del Sacro Palagio Lateranese, Salomoni, 1776, p. 162.
  3. ^ Giuseppe Staffa, Le guerre dei papi, Newton Compton Editori.
  4. ^ Cfr. P. Galletti, op. cit.
  5. ^ a b c Luigi Londei, L'ordinamento della Segreteria di Stato tra Antico Regime ed età della Restaurazione, in: «Mélanges de l'Ecole française de Rome. Italie et Méditerranée», tomo 110, n°2. 1998, pp. 461-473.
  6. ^ Adriano Caprioli, Antonio Rimoldi, Luciano Vaccaro, Chiesa e società: appunti per una storia delle diocesi lombarde, Editrice La Scuola, 1986, p. 385.
  7. ^ Negli anni successivi la Segnatura di grazia perse gradualmente le sue funzioni a vantaggio della Sacra Rota nonché delle Congregazioni di cardinali.
  8. ^ a b Giampiero Brunelli, Le istituzioni temporali dello Stato della Chiesa, Università La Sapienza, a.a. 2007/2008. Pagp. 38-39.
  9. ^ vedi sito web ufficiale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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