Solennità

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Nella liturgia del rito romano della Chiesa cattolica, si usa il termine solennità per indicare quelle celebrazioni dei misteri della vita di Cristo e dei santi che hanno maggiore importanza liturgica.

Il termine solennità è stato introdotto nel Messale con la riforma liturgica. Nel Messale precedente le ricorrenze più importanti dell'anno liturgico sono le feste di prima classe.

Date nel calendario liturgico[modifica | modifica wikitesto]

Hanno il grado di solennità:

Si celebrano come solennità anche il santo patrono e l'anniversario della dedicazione della chiesa. Inoltre le Conferenze episcopali hanno facoltà di chiedere l'istituzione di altre solennità proprie della regione.

Regole di precedenza[modifica | modifica wikitesto]

Le solennità hanno la precedenza su qualsiasi altra ricorrenza e domenica, ad eccezione delle domeniche dei tempi di Avvento, Quaresima e Pasqua, Mercoledì delle Ceneri, Settimana Santa e Ottava di Pasqua. Poiché tuttavia le solennità non possono mai essere ignorate, in caso di occorrenza (coincidenza di due ricorrenze), le solennità vengono celebrate il primo giorno disponibile seguente a quello occupato dalla celebrazione di grado superiore: accade spesso per la solennità dell'Annunciazione che, se il 25 marzo cade in una domenica di Quaresima, si celebra lunedì 26 marzo; oppure se il 25 marzo cade nella Settimana Santa o nell'Ottava di Pasqua, si celebra il lunedì dopo la II domenica di Pasqua (alle volte, quindi, anche nel mese di aprile).

Anche la solennità di San Giuseppe (19 marzo), può interferire con il periodo quaresimale: nel caso fosse impedito da una domenica di Quaresima, segue la regola generale di celebrazione al giorno successivo (lunedì 20 marzo). Tuttavia, se invece risultasse impedito dalla Settimana Santa, la celebrazione non viene posticipata bensì anticipata al sabato precedente la Domenica delle Palme.

Caso particolare è costituito dalla solennità dell'Immacolata Concezione, la cui data può coincidere con una domenica di Avvento. Per questa solennità (che a rigor di norma in simili condizioni dovrebbe essere celebrata il 9 dicembre), a motivo della devozione popolare, è sempre stata concessa una deroga per l'Italia da parte della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, concedendo quindi la celebrazione nel giorno proprio a patto di sostituire ad alcune parti della liturgia propria della solennità altrettante della liturgia propria della domenica di Avvento (p.e. la seconda lettura).

In caso di occorrenza di solennità di pari grado, ha la precedenza la celebrazione maggiore per significato: ad esempio la solennità mobile del Sacro Cuore di Gesù (Solennità del Signore), se cadesse il 24 giugno o il 29 giugno, prenderebbe il posto rispettivamente della Natività di San Giovanni Battista e dei Santi Pietro e Paolo (Solennità di Santi), la cui celebrazione per quell'anno si posticiperebbe al giorno successivo (25 giugno o 30 giugno).

La celebrazione eucaristica nelle solennità[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni in cui cada una solennità, nella celebrazione eucaristica si usano le orazioni liturgiche proprie della celebrazione. Si recita o canta il Gloria, e si recita il Credo.

La liturgia della parola è quella della solennità: comprende una prima lettura con il suo salmo, la seconda lettura e il Vangelo.

La liturgia delle ore nelle solennità[modifica | modifica wikitesto]

La liturgia delle ore si prende integralmente dal proprio del tempo o proprio dei santi. In assenza di parti proprie, dal relativo comune. Prima dell'orazione finale dell'Ufficio delle letture si recita o canta il Te Deum.

Solennità e feste di precetto[modifica | modifica wikitesto]

Non necessariamente il grado di solennità comporta che quella ricorrenza sia anche festa di precetto. Così, infatti, si esprime il Codice di diritto canonico:

«Il giorno di domenica, in cui si celebra il mistero pasquale, per la tradizione apostolica dev'essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto. Ugualmente devono essere osservati i giorni del Natale del Signore Nostro Gesù Cristo, dell'Epifania, dell'Ascensione e del santissimo Corpo e Sangue di Cristo, della Santa Madre di Dio Maria, della sua Immacolata Concezione e Assunzione, di san Giuseppe, dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e infine di tutti i Santi.

§2. Tuttavia la Conferenza Episcopale può, previa approvazione della Sede Apostolica, abolire o trasferire alla domenica alcuni giorni festivi di precetto.»

(Codice di diritto canonico, can. 1246)

Così, ad esempio, la Conferenza Episcopale Italiana ha stabilito che le solennità di san Giuseppe e dei santi Pietro e Paolo non siano di precetto, e che la celebrazione dell'Ascensione e del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo venga trasferita alla domenica successiva.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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