Supremo tribunale della Segnatura apostolica

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Supremo tribunale della Segnatura apostolica
Supremum Tribunal Signaturae Apostolicae
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oltre ad esercitare la funzione di supremo tribunale, provvede alla retta amministrazione della giustizia nella Chiesa (Pastor Bonus, 121)
Eretto XV secolo
Prefetto cardinale Dominique Mamberti
Segretario vescovo Giuseppe Sciacca
Emeriti cardinale Gilberto Agustoni (prefetto emerito)
vescovo Francesco Saverio Salerno (segretario emerito)
arcivescovo Frans Daneels, O. Praem. (segretario emerito)
Sede Palazzo della Cancelleria, Piazza della Cancelleria 1, 00186 Roma
dati catholic-hierarchy.org
Santa Sede · Chiesa cattolica
I Dicasteri della Curia romana

Il Supremo tribunale della Segnatura apostolica (abbreviato in segnatura apostolica, in latino Supremum Tribunal Signaturae Apostolicae) è un dicastero della Curia romana ed è il supremo tribunale della Santa Sede.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sin dal XIII secolo i Papi ricorrevano a referendarii per compiere indagini e preparare la firma - da cui il nome segnatura - di ricorsi e altre cause presentate alla Santa Sede. Nel XV secolo il loro numero fu fissato in 75 da Papa Eugenio IV[1], che attribuì a questi funzionari l'autorità di accogliere determinati ricorsi. Sotto i papi Sisto IV, Alessandro VI e Giulio II emerse una distinzione di funzioni che portò alla nascita della «Segnatura di Grazia», competente in materia amministrativa, e della «Segnatura di Giustizia», competente in materia giudiziaria. La Segnatura di Giustizia divenne il tribunale supremo della Curia romana, con competenza su tutto lo Stato Pontificio, per cause sia ecclesiastiche sia civili[1].

Segnatura di Giustizia

Nel corso degli anni l'ambìta carica di referendario fu concessa con frequenza come mero titolo onorifico della Corte pontificia; di conseguenza i referendari superarono abbondantemente il centinaio. Papa Sisto V (1585-1590) pose un limite al loro numero facendoli scendere a cento; inoltre stabilì i requisiti necessari per accedere alla carica di referendario e fissò i privilegi connessi all'ufficio[1]. Papa Alessandro VII (1655-1667) dispose che un numero limitato di referendari votanti, appartenenti a un Collegio di nuova istituzione, fosse assistito da referendari semplici, che avevano solo una funzione consultiva. Il Collegio era presieduto dal referendario più anziano, che assumeva il titolo di Decano[1]. Negli anni successivi la Segnatura di grazia perse gradualmente le sue funzioni a vantaggio di altri organismi, tra cui il tribunale della Sacra Romana Rota nonché l'istituzione delle Congregazioni di cardinali. Alla fine del XVIII secolo, comunque, le sue prerogative erano ancora importanti: la Segnatura poteva avocare a sé le cause in qualunque istanza, risolvere le questioni circa la competenza e la giurisdizione degli altri dicasteri, annullare le sentenze di un altro magistrato e definire i casi di legittima suspicione (ovvero il dubbio sull'imparzialità dell'organo giudicante)[1]. La riforma di Gregorio XVI (1831-1846) fece sì che la Segnatura di giustizia diventasse principalmente una Corte suprema per i cittadini dello Stato pontificio. L'attività di questo tribunale cessò nel 1870 con la fine del potere temporale dei papi.

Segnatura di Grazia

Compito precipuo di questo tribunale era esaminare le domande di grazia, cioè quelle istanze che, se accolte, comportavano una deroga dall'applicazione della legge scritta (criteri ex bono et aequo). Con la riforma di Sisto V il Tribunale venne riorganizzato come una Congregazione, con il nome di Congregatio Segnaturae gratiae e posta direttamente alle dipendenze del Pontefice. La riforma di Benedetto XIV (1740-1758) assegnò alla Congregazione tre funzioni[1]:

  • il riesame di sentenze non soggette ad altro tribunale;
  • la risoluzione dei conflitti di giurisdizione fra tribunali non soggetti alla Segnatura di Giustizia;
  • l'esame delle cause che il Papa voleva riservare a se stesso.
Riunificazione

Il 29 giugno 1909 (costituzione apostolica Sapienti Consilio) Pio X ristabilì un'unica Segnatura Apostolica formata da sei cardinali, uno dei quali ne era prefetto. Il 28 giugno 1915 papa Benedetto XV ristabilì il collegio dei referendari votanti con i referendari semplici con funzioni consultive e il Codice di diritto canonico del 1917 abolì le limitazioni per il numero dei cardinali membri del tribunale.

Le presenti competenze della Segnatura Apostolica sono stabilite dalla costituzione apostolica Pastor Bonus del 28 giugno 1988.[2][3]

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

È composto da un numero non definito di vescovi, arcivescovi e cardinali nominati dal pontefice, di cui uno funge da prefetto che si avvale della collaborazione di un segretario; organi consultivi del Tribunale sono il Collegio dei votanti e quello dei referendari.

Esso si articola in due sezioni.

  • La prima sezione (giudiziaria) tratta le cause assegnatele secondo il Codice di diritto canonico; proroga la competenza dei tribunali costituiti anche per le cause matrimoniali; cura l'erezione dei tribunali regionali o interregionali e gode dei diritti conferiti dai concordati con alcuni stati (per esempio l'Italia, la Repubblica Dominicana, il Portogallo).
  • La seconda sezione (contenzioso-amministrativa) dirime le contese originate da atti della potestà ecclesiastica amministrativa, a essa dirette, e giudica: sui conflitti di competenza tra i dicasteri della Curia romana, sulle controversie amministrative inviatele dalle congregazioni, sulle controversie commessele dal pontefice.

Cronotassi dei prefetti[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei segretari[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei sottosegretari[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Giuseppe Campione, La Curia Romana (tesi di laurea), digilander.libero.it. URL consultato il 30 ottobre 2016.
  2. ^ Annuario Pontificio 2008, pp. 1896-1897
  3. ^ Catholic Encyclopedia: Roman Curia

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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