Papa Gregorio XVI

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Gregorio XVI)
Jump to navigation Jump to search
Papa Gregorio XVI
Gregory XVI.jpg
Hippolyte Delaroche, Ritratto di papa Gregorio XVI (1844); olio su tela, 113x92 cm, Reggia di Versailles
254º papa della Chiesa cattolica
C o a Gregorius XVI.svg
Elezione2 febbraio 1831
Incoronazione6 febbraio 1831
Fine pontificato1º giugno 1846
(15 anni e 119 giorni)
Cardinali creativedi Concistori di papa Gregorio XVI
Predecessorepapa Pio VIII
Successorepapa Pio IX
 
NomeBartolomeo Alberto Cappellari
NascitaBelluno, 18 settembre 1765
Ordinazione sacerdotale1787[1]
Consacrazione a vescovo6 febbraio 1831 dal cardinale Bartolomeo Pacca
Creazione a cardinale21 marzo 1825 da papa Leone XII
Pubblicazione a cardinale13 marzo 1826 da papa Leone XII
MorteRoma, 1º giugno 1846 (80 anni)
SepolturaBasilica di San Pietro in Vaticano
Firma
Gregorius XVI signature.svg

Papa Gregorio XVI, in latino: Gregorius PP. XVI, al secolo Bartolomeo Alberto (in religione Mauro) Cappellari (Belluno, 18 settembre 1765Roma, 1º giugno 1846), è stato il 254º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 2 febbraio 1831 alla morte; apparteneva alla Congregazione camaldolese dell'Ordine di San Benedetto.

Gregorio XVI ritratto da Francesco Podesti.
Il dagherrotipo

Gregorio XVI è il primo papa a essere stato immortalato in un dagherrotipo. Il pontefice, mentre si trovava in visita a Tivoli il 2 ottobre 1845, volle «assistere agli esperimenti fisici della luce elettrica, del telegrafo elettrico, e della macchina elettro-meccanica»[2] condotti dall'abate e scienziato Vittorio Della Rovere, e «presentatigli vari lavori in dagherrotipo eseguiti in questi ultimi giorni, due ne prescelse singolarmente, l'uno che rappresentava i cunicoli del Monte Catillo, e l'altro ove era ritratto il bellissimo arco di ferro dei signori Garlandi e Graziosi eretto a Sua Santità. Ma pose il colmo alla degnazione quando acconsentì di lasciarsi ritrarre egli stesso, e solo, e con appresso il Vescovo Diocesano, il R.do Padre Generale della Compagnia di Gesù, e vari Principi e Prelati che gli facevan corteggio».[3] I due dagherrotipi raffiguranti il pontefice, successivamente, vennero citati numerose volte in testi specifici sulla fotografia,[4] ma il sistema archivistico-museale della Santa Sede non possiede tali opere, delle quali attualmente non si conosce l'ubicazione e non è neanche sicuro che esistano ancora.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bartolomeo Alberto Cappellari nacque il 18 settembre 1765 a Mussoi, oggi sobborgo di Belluno, nella casa di campagna di famiglia. Il giorno successivo venne battezzato nella vicina parrocchia di Bolzano Bellunese dallo zio, don Antonio Cappellari. Era l'ultimo dei cinque figli di Giovanni Battista Cappellari e di sua moglie Giulia Cesa, entrambi figli di notai e membri della piccola nobiltà bellunese, trasferitisi a Belluno da Pesariis.[5][6][7]

Iniziò gli studi con Giovanni Carrera, un canonico di Belluno, e pare che la sua vocazione fosse nata intorno ai quindici anni, quando vide la sorella Caterina entrare in un convento di monache cistercensi. Il 23 agosto 1783 Bartolomeo entrò a far parte della congregazione dei camaldolesi del monastero di San Michele in Isola, presso Murano. Assunto il nome religioso di Mauro si distinse rapidamente per i suoi conseguimenti teologici e linguistici.[6] A partire dal 1790 insegnò filosofia e scienze presso lo stesso monastero.

Il suo primo contatto con i fedeli avvenne nel 1799 quando pubblicò un lavoro contro i giansenisti italiani, intitolato Il trionfo della Santa Sede e della Chiesa: contro gli assalti dei novatori combattuti e respinti colle stesse loro armi, il quale, oltre a essere pubblicato in diverse edizioni in Italia, venne tradotto in diverse lingue europee. Nel 1800 divenne membro dell'Accademia della Religione Cattolica, fondata dal papa Pio VII, alla quale contribuì con diverse memorie su questioni teologiche e filosofiche, mentre, nel 1805, venne nominato abate di San Gregorio al Celio.

Quando, a seguito dell'occupazione napoleonica, Pio VII venne portato via da Roma, nel 1809, Cappellari si ritirò a Murano, vicino a Venezia, e, nel 1814, con alcuni membri del suo ordine si mosse verso Padova. Caduto Napoleone, poco dopo la restaurazione del Papa venne richiamato a Roma, dove ricevette le nomine a vicario generale dei camaldolesi, consigliere dell'Inquisizione, prefetto della congregazione Propaganda Fide ed esaminatore dei vescovi.

Il 21 marzo 1825 fu creato cardinale da papa Leone XII, e, poco dopo, gli venne affidata l'importante missione di regolare un concordato riguardante gli interessi dei cattolici del Belgio e dei protestanti dei Paesi Bassi, dove lavorò alacremente e con successo.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 febbraio 1831, dopo cinquantun giorni di conclave (e sessantaquattro di sede vacante dalla morte di Pio VIII), il cardinale Cappellari fu inaspettatamente eletto papa. Quell'anno anche lo Stato Pontificio fu attraversato dai moti che si erano diffusi in tutta la penisola. A Bologna fu proclamata la nascita delle Province Unite Italiane. Gli insorti dichiararono la secessione delle Legazioni di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna. Per sedare le rivolte e riportare l'ordine sociale la Santa Sede dovette chiedere l'intervento dell'esercito austriaco.

Negli anni seguenti il governo rimandò continuamente le promesse di riforma; la sostituzione di Tommaso Bernetti con Luigi Lambruschini come segretario di Stato nel 1836 non migliorò le cose. Il 15 novembre 1836 ordinò la realizzazione del Museo Gregoriano Etrusco, per raccogliere le opere che all'inizio dell'Ottocento venivano scoperte con scavi archeologici nelle città dell'Etruria che erano parte dello Stato Pontificio.

Anche sul piano economico cercò di stimolare miglioramenti, ad esempio autorizzando la nascita della Cassa dei Risparmi di Forlì (con il rescritto del 3 giugno 1839), nel pieno di quel territorio romagnolo che si era dimostrato molto turbolento pochi anni prima.

A Gregorio XVI viene erroneamente attribuita la frase Chemin de fer, chemin d'enfer ("La ferrovia è la strada per l'inferno").[8] Tuttavia, papa Cappellari non era contrario alle ferrovie ma, semplicemente, non ne autorizzò la costruzione.[9] Una commissione per studiare l'eventuale realizzazione della ferrovia nello Stato Pontificio venne infatti istituita proprio da Gregorio XVI nel 1840,[10] ma i progetti presentati risultarono svantaggiosi. Lo Stato, infatti, non aveva né il ferro né il carbone, risorse che si sarebbero dovute reperire all'estero, né disponeva della tecnologia necessaria.[11] La commissione concluse che i costi sarebbero stati altissimi, specialmente per le magre finanze romane.[12] Gregorio XVI, tuttavia, disse che sicuramente il suo successore avrebbe dovuto mettere mano alla faccenda. Pio IX, anni dopo, realizzò all'interno dello Stato Pontificio una delle prime reti ferroviarie italiane. Le pessime condizioni finanziarie in cui Gregorio XVI lasciò gli Stati della Chiesa furono in parte dovute a ingenti spese in opere architettoniche e di ingegneria e al suo munifico patrocinio della cultura nelle persone di Angelo Mai, Giuseppe Mezzofanti, Gaetano Moroni e altri.

Gli anni del suo pontificato furono segnati dal rapido svilupparsi e diffondersi di quelle idee ultramontane che vennero infine formulate, sotto la presidenza del suo successore, Pio IX, dal Concilio Vaticano I. Circa le beatificazioni e le canonizzazioni, si ricorda che, il 7 aprile 1843, Gregorio XVI approvò il culto di Camilla Battista da Varano.

Sotto il suo pontificato fu affrontato con convinzione il tema della schiavitù, ancora fortemente presente soprattutto nelle Americhe. Il 3 dicembre 1839, con l'enciclica In Supremo Apostolatus, Gregorio XVI condannò la schiavitù come "delitto", ribadendo il magistero dei suoi predecessori. Inoltre, attraverso il breve apostolico Quas Vestro, trattò il tema del matrimonio tra persone cattoliche e acattoliche, con particolare riferimento alla situazione ungherese.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 maggio 1846 sentì che la sua salute stava peggiorando. Qualche giorno dopo si ammalò con macchie dovute all'erisipela che gli coprivano il viso. Anche se non si pensò che il primo attacco fosse una malattia grave, il 31 maggio le forze gli vennero meno e la sua fine apparve vicina. Morì il 1º giugno 1846 dopo diversi attacchi di erisipela. Due attendenti erano accanto al suo letto al momento della morte. Dopo il funerale venne sepolto nella Basilica di San Pietro.

Diocesi erette da Gregorio XVI[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Diocesi erette da Gregorio XVI

Durante il suo pontificato Gregorio XVI eresse oltre 60 diocesi. Alcune tra le più rappresentative furono:

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Gregorio XVI.

Papa Gregorio XVI durante il suo pontificato creò 75 cardinali nel corso di 24 distinti concistori.

Beatificazioni e canonizzazioni del pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Beatificazioni per pontificato § Pontificato di Gregorio XVI (1831-1846) e Canonizzazioni per pontificato § Pontificato di Gregorio XVI.

Encicliche del pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elenco delle encicliche § Gregorio XVI (1831-1846).

Papa Gregorio XVI scrisse 11 encicliche tra il 1831 e il 1846. In ordine cronologico:

Genealogia episcopale e successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

La genealogia episcopale è:

La successione apostolica è:

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il papa è sovrano degli ordini pontifici della Santa Sede mentre il Gran magistero delle singole onorificenze può essere mantenuto direttamente dal pontefice o concesso a una persona di fiducia, solitamente un cardinale.

Sovrano dell'Ordine supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Sovrano dell'Ordine supremo del Cristo
— 1831-1846
Sovrano dell'Ordine di San Silvestro e della Milizia Aurata - nastrino per uniforme ordinaria Sovrano dell'Ordine di San Silvestro e della Milizia Aurata
— 1841-1846 (l'Ordine dello Speron d'oro fu unito nell'Ordine di San Silvestro)
Sovrano dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Sovrano dell'Ordine di San Gregorio Magno
— 1831-1846 (Fondatore)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Data incerta
  2. ^ Relazione della gita di Sua Santità Gregorio XVI, felicemente regnante, in Tivoli nel dì 2 ottobre 1845, su books.google.it. URL consultato il 12 gennaio 2022.
  3. ^ Diario di Roma, n. 83, anno 1845., su google.it. URL consultato il 15 gennaio 2022.
  4. ^ Maria Francesca Bonetti, Monica Maffioli, L'Italia d'argento: 1839-1859: storia del dagherrotipo in Italia, pag. 240.
  5. ^ Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, p. 74 e Biographisch-Bibliographischen Kirchenlexikon (BBKL)
  6. ^ a b Giacomo Martina, GREGORIO XVI, papa, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 59, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002.
  7. ^ IL PAPA VENUTO DAL PAESE DEGLI OROLOGI, su messaggeroveneto.gelocal.it.
  8. ^ John Pollard, L'obolo di Pietro, Corbaccio, 2006
  9. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, vol. XCVII, p. 14, voce "Via ferrata", consultabile qui
  10. ^ Romana di Preteso Peculato
  11. ^ Sulle Strade Ferrate nello Stato Pontificio si veda Benedetto Blasi, Considerazioni sulle strade ferrate nello Stato pontificio, Roma, 1847. Benedetto Blasi era uno dei promotori della Strada Ferrata da Roma a Civitavecchia.
  12. ^ Benedetto Blasi, Del danno che avverrebbe allo Stato Pontificio da qualunque Strada Ferrata di comunicazione fra la Toscana e l'Adriatico. Lettera al chiarissimo signor cavaliere Angelo Galli, computista generale della R.C.A., Roma, 1846, consultabile qui

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altre pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Gregorio XVI. Miscellanea commemorativa, Parte prima, Parte seconda, Roma 1948
  • Dissertatio de administratione rerum publicarum [1]
  • Hispellum [2]
  • Ecclesiae alumni [3]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Pio VIII 2 febbraio 1831 - 1º giugno 1846 Papa Pio IX
Predecessore Cardinale presbitero di San Callisto Successore CardinalCoA PioM.svg
Domenico Spinucci 3 luglio 1826 - 2 febbraio 1831 Luigi Lambruschini, B.
Predecessore Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide Successore Emblem Holy See.svg
Giulio Maria della Somaglia
(pro-prefetto)
1º ottobre 1826 - 2 febbraio 1831 Carlo Maria Pedicini
Controllo di autoritàVIAF (EN79049872 · ISNI (EN0000 0001 2096 4745 · SBN TO0V150654 · BAV 495/26977 · CERL cnp01322494 · ULAN (EN500283606 · LCCN (ENnr92022200 · GND (DE118541897 · BNE (ESXX1290490 (data) · BNF (FRcb12041437z (data) · J9U (ENHE987007303842905171 · NSK (HR000246503 · CONOR.SI (SL197608547 · WorldCat Identities (ENlccn-nr92022200