Conclave dell'ottobre 1978

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Conclave dell'ottobre 1978
Sede vacante.svg
Papa Giovanni Paolo II
Papa Giovanni Paolo II
Durata Dal 14 al 16 ottobre 1978
Luogo Cappella Sistina, Città del Vaticano
Partecipanti 111
Scrutini 8
Decano Carlo Confalonieri
Primo cardinale elettore Jean-Marie Villot
Vice Decano Paolo Marella
Camerlengo Jean-Marie Villot
Protodiacono Pericle Felici
Segretario del conclave Ernesto Civardi
Eletto Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła)
 

Il conclave dell'ottobre 1978 venne convocato a seguito della morte improvvisa, dopo soli 33 giorni di pontificato, di papa Giovanni Paolo I, avvenuta il 28 settembre dello stesso anno. Si svolse alla Cappella Sistina dal 14 al 16 ottobre, e, dopo otto scrutini, venne eletto papa il cardinale Karol Wojtyła, arcivescovo di Cracovia, che assunse il nome di Giovanni Paolo II. L'elezione venne annunciata dal cardinale protodiacono Pericle Felici.

Situazione generale[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º ottobre, in un'intervista rilasciata al quotidiano Il Lavoro, l'arcivescovo di Genova cardinale Giuseppe Siri fornì di sé un'immagine rassicurante: «Non sono né conservatore né progressista e ho spesso osservato che queste definizioni sono superficiali. [...] Se dovessi qualificarmi, vorrei essere considerato un indipendente, un uomo che marcia da solo e non fa parte di gruppi. Cerco di osservare, e di fare osservare, la legge di Cristo».[1] Siri, inoltre, aveva abbozzato un breve programma, indicando, come problemi maggiori per il nuovo papa, quelli di «difendere la purezza della dottrina di Cristo, difendere la legge cristiana della vita e la disciplina interna della Chiesa, che è molto mal combinata».[2]

Arrivato a Roma, nel novendiale del 5 ottobre, Siri elogiò il defunto papa Luciani, per il suo «richiamo non casuale, ma organico e coerente, alla dottrina di Dio e alla spiritualità».[1]

La settimana precedente l'inizio del conclave, la candidatura conservatrice dell'arcivescovo di Genova appariva talmente forte da allarmare seriamente i cardinali innovatori. A favore di Siri c'era tutto il blocco supportato dai cardinali di curia e da molti porporati europei, la cui forza sembrava imbattibile, che puntavano a una restaurazione dottrinale per far rientrare le derive più progressiste del Concilio Vaticano II. Fra di loro il conservatore cardinale Joseph Ratzinger, arcivescovo di Monaco di Baviera che, in un'intervista pubblicata sul Frankfurter Allgemeine Zeitung dell'8 ottobre 1978, affermava che il conclave si sarebbe trovato a dover fronteggiare «pressioni delle forze di sinistra», le quali avrebbero spinto verso l'elezione di un papa favorevole al cosiddetto compromesso storico.[3]

La presa di posizione del cardinale Ratzinger era collegabile all'ala che sosteneva la necessità di una restaurazione nella Chiesa. Come nel conclave precedente, anche questa volta i cardinali si auspicavano l'elezione di una guida forte dopo il pontificato di Paolo VI, spesso percepito come indeciso e insicuro, resa necessaria non solo dalle urgenze interne della Chiesa, ma anche dalle varie problematiche internazionali.[3]

Secondo il vaticanista Giancarlo Zizola, il 9 ottobre venne raggiunto un compromesso fra diversi cardinali della curia romana, italiani e stranieri per eleggere Siri. In suo favore si sarebbe schierato anche tutto l'autorevole gruppo dei porporati tedeschi, uno dei più influenti sui cardinali provenienti dal resto del mondo. Sempre secondo Zizola, in base a questo accordo l'arcivescovo di Genova sarebbe entrato in conclave con una base di circa 50 voti già sicuri.[4]

I giorni precedenti il conclave furono fitti di incontri informali fra i porporati: mentre a destra l'unico candidato era Giuseppe Siri, a sinistra non c'era un candidato che accontentasse tutti, essendo sfumata anche la candidatura di Sergio Pignedoli che, nel conclave di agosto, aveva riscosso il maggior numero di voti, dopo Luciani e Siri. La sera dell'11 ottobre, quindici grandi elettori dell'ala riformatrice, tra i quali i cardinali Salvatore Pappalardo e Aloísio Lorscheider, si dettero appuntamento al Seminario francese per contrappore una loro candidatura a quella pro-Siri e decisero di puntare su Giovanni Benelli, che rappresentava, più che altro, le esigenze del "grande centro".[5]

Il cardinale Hyacinthe Thiandoum ricordò: «Benelli è il candidato più quotato, sia nel terzo mondo, sia nell'est europeo, escluso Tomášek. Se lo fanno subito, è Benelli il papa. Altrimenti Poletti o Pappalardo. Ma se nessuno degli italiani riuscisse, allora si andrebbe al candidato straniero, per esempio Wojtyła. A Basil Hume osta il fatto che non sa l'italiano».[6]

Declino della candidatura Siri[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Giuseppe Siri.

L'Osservatore Romano, uscito il 13 ottobre, prese posizione a favore di un papa che si impegnasse a sviluppare la collegialità episcopale nel governo della Chiesa, la partecipazione dei laici e l'ecumenismo.[7]

L'arcivescovo di Genova , seguendo l'appello del camerlengo Jean-Marie Villot alla discrezione, nei giorni precedenti aveva evitato giornalisti e interviste.[8] Nel pomeriggio del 13 ottobre, tuttavia, incontrò casualmente il giornalista della Gazzetta del Popolo Gianni Licheri che, da oltre una settimana, chiedeva insistentemente di essere ricevuto. Nonostante l'appello di Villot, Licheri riuscì ugualmente a strappare a Siri alcune dichiarazioni informali.[9] L'arcivescovo di Genova, tuttavia, chiese al giornalista Licheri di pubblicare l'eventuale articolo con le sue parole solo dopo l'inizio del conclave.[10]

L'intervista, però, venne pubblicata già la mattina del giorno dopo, a poche ore dall'inizio del conclave. Nel presentare l'articolo, Gianni Licheri qualificò l'arcivescovo di Genova come «punto di riferimento di tutta quella corrente della Chiesa che, prendendo a spunto una certa esigenza di "rimettere ordine", tenta con questo conclave di tornare alla Chiesa preconciliare».[11] Nella trascrizione di Licheri, l'arcivescovo di Genova appariva molto lontano dal ritratto del futuro papa tratteggiato il giorno prima da L'Osservatore Romano, mostrandosi apertamente discorde alle riforme scaturite dal Concilio e affermando: «Non so neppure cosa voglia dire lo sviluppo della collegialità episcopale».[11] Nella stessa intervista, l'arcivescovo di Genova aggiunse: «Il Sinodo non potrà mai diventare istituto deliberativo nella Chiesa perché non è contemplato nella costituzione divina della Chiesa. Potrà al massimo divenire, se il diritto canonico lo ammetterà, un'istituzione ecclesiastica, ma non di diritto divino».[11]

I contenuti dell'articolo, pubblicato anticipatamente, crearono sconcerto fra i cardinali. L'arcivescovo di Vienna, Franz König, confermò che l'articolo di Licheri «circolò all'interno del conclave».[12] Le insistenze dei monsignori Mario Grone, segretario di Siri, e Giacomo Barabino, vescovo ausiliare per la diocesi di Bobbio, fecero in modo che la sala stampa della Santa Sede, verso mezzogiorno del 14 ottobre, diramasse ai giornali una smentita ufficiale: «L'intervista, da non ritenersi tale essendosi trattato di un casuale incontro, non corrisponde a verità. Il mio pensiero, di cui pienamente rispondo, l'ho espresso nell'omelia del 5 ottobre per i novendiali di Papa Giovanni Paolo I, al quale ancora oggi mi sento legato da sincera, grande e devota ammirazione».[13] La puntualizzazione, tuttavia, non poté essere letta dai cardinali, in quanto le porte della Cappella Sistina si erano chiuse nel pomeriggio dello stesso giorno.[13]

Siri stesso, solo successivamente definì l'intervista «estorta, deformata»,[14] ricordò: «Vede, sono caduto in un tranello. Stavo uscendo dall'abitazione del giornalista Emilio Rossi, genovese, allora direttore della Rete Uno, convalescente. Era stato ferito alle gambe dalle brigate rosse. L'ascensore era rotto, scesi a piedi e un giornalista mi pregò fino alla supplica di rispondere ad alcune domande. Rifiutai. Lui non si rassegnò: mi promise che l'articolo sarebbe uscito dopo l'entrata in conclave. Non mantenne la promessa».[9]

Alcuni vaticanisti, tuttavia, non credono che Siri possa aver compiuto un'imprudenza del genere, ritenendo più verosimile che l'arcivescovo di Genova avesse rilasciato quell'intervista per rimarcare le sue tesi critiche, in quanto già consapevole che, in ogni caso, non avrebbe avuto la maggioranza necessaria per ottenere l'elezione.[15] Altri, invece, avanzano anche l'ipotesi che Siri, con quelle affermazioni, avesse voluto in qualche modo autoescludersi dai papabili.[16]

Votazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Karol Wojtyła.

Secondo il giornalista Sebastiano Messina, al primo scrutinio i due schieramenti contrapposti si sarebbero fronteggiati sostanzialmente appaiati, con una trentina di voti a testa attribuiti sia a Siri che a Benelli.[5] Durante gli scrutini successivi, i due candidati avrebbero superato a turno la maggioranza dei voti, senza, però, raggiungere i due terzi necessari per l'elezione.[5] Zizola sostiene che, nonostante l'imprudenza delle dichiarazioni che precedettero il conclave, mancarono al cardinale Siri solo pochissimi voti - non più di quattro o cin­que - per essere eletto Papa.[17] Anche padre Damaso Testa, per anni confessore del cardinale Siri, il 16 febbraio 1981 confermò a Benny Lai che all'arcivescovo di Genova mancarono solo quattro o cinque voti per raggiungere il quorum di 75 preferenze, necessario a ottenere il papato.[18]

Al quarto scrutinio, comparvero nell'urna alcuni voti in favore del Presidente della CEI, Ugo Poletti e cinque in favore dell'arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyła; si capì allora che i due candidati principali avevano raggiunto il tetto dei loro consensi e non sarebbero andati oltre.[5]

La candidatura Wojtyła prese quota durante la "ricreazione" della domenica sera, ad opera, principalmente del cardinale austriaco Franz König che la propose prima al Primate di Polonia Stefan Wyszyński, poi ai cardinali tedeschi, francesi e spagnoli. A convincere i sudamericani provvide il cardinale cileno Lorscheider.[5] Secondo König, tale candidatura di un cardinale straniero venne proposta per uscire dalla situazione di stallo che si era creata fra i due blocchi dei candidati italiani:[19]

« Nei nostri paesi di questa parte del mondo ciò che si usa chiamare civiltà è ormai al tramonto. Stiamo andando giù e il futuro non è più da questa parte. Sono convinto che il rinnovamento dei valori, e la stessa religione cristiana, verrà dall'Europa, dalla stessa Russia, da quella parte del mondo attualmente a regime socialista, e nella quale l'ateismo di stato non è riuscito a far breccia e i giovani si risvegliano alla trascendenza. »

Al quinto scrutinio, l'arcivescovo di Cracovia ottenne sette voti; undici al sesto e, al settimo scrutinio, intorno alla metà dei suffragi complessivi.[5]

Karol Wojtyła fu eletto papa all'ottavo scrutinio del secondo giorno di conclave con 99 voti su 111, secondo quanto riportato dalla stampa italiana.[5] Accettò la sua elezione con le parole: «Con l'obbedienza della fede a Cristo, mio Signore, e con fiducia nella madre di Cristo e della Chiesa, nonostante le grandi difficoltà, accetto». In omaggio al suo predecessore assunse il nome di Giovanni Paolo II. È stato il primo papa non italiano dai tempi dell'olandese Adriano VI, che regnò dal 1522 al 1523, nonché il primo polacco.

Alle 18:18 del 16 ottobre, dopo l'ottavo scrutinio, dal comignolo della Sistina si levò la fumata bianca. Poco meno di mezz'ora dopo, alle 18:45, il cardinale protodiacono Pericle Felici, con la tradizionale locuzione Habemus Papam, annunciò l'elezione di Karol Wojtyła, che scelse il nome di Giovanni Paolo II. Quando Felici pronunciò il nuovo nome del papa, alcuni, fra la folla, pensarono si trattasse del cardinale Carlo Confalonieri (non partecipante al conclave perché oltre il limite di età). Altri, invece, pensarono a un papa africano.

Giovanni Paolo II apparve al balcone alle 19:15, e, rompendo la tradizione che voleva il papa in silenzio, fece un breve discorso prima della benedizione Urbi et Orbi:[20]

« Sia lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle, siamo ancora tutti addolorati dopo la morte dell'amatissimo papa Giovanni Paolo I. Ed ecco gli eminentissimi cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato di un paese lontano... Lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Io ho avuto paura di ricevere questa nomina, ma l'ho fatto nello spirito dell'obbedienza verso il nostro Signore e nella fiducia totale alla sua madre, Madonna Santissima. Anche non so se potrei bene spiegarmi nella vostra... la nostra lingua italiana. Se mi sbaglio mi corigerete! E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia alla Madre di Cristo e della Chiesa e anche a incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, di incominciare con l'aiuto di Dio e con l'aiuto degli uomini. »

Cardinali elettori alla morte di papa Giovanni Paolo I[modifica | modifica wikitesto]


Cardinali ultraottantenni[modifica | modifica wikitesto]

Questa è la lista dei cardinali ultraottantenni alla morte del papa Paolo VI, il 6 agosto 1978. Essi, secondo il motu proprio Ingravescentem aetatem del 21 novembre 1970 e la costituzione apostolica Romano Pontifici Eligendo del 1º ottobre 1975, non hanno potuto partecipare al conclave a causa del raggiunto limite di età.

Poiché Giovanni Paolo I morì dopo soli 33 giorni di pontificato senza aver creato alcun cardinale, e poiché nessuno dei cardinali compì ottant'anni durante il suo pontificato, gli elenchi dei cardinali ultraottantenni per i due conclavi del 1978 sono identici.

Creati da Pio XII[modifica | modifica wikitesto]

Creati da Giovanni XXIII[modifica | modifica wikitesto]

Creati da Paolo VI[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Zizola, p. 290.
  2. ^ Cesare Lanza, Parla Siri prima del Conclave, su Il Lavoro, Genova, 1º ottobre 1978.
  3. ^ a b Zizola, p. 291.
  4. ^ Zizola, p. 289.
  5. ^ a b c d e f g Sebastiano Messina, Così vinse l'outsider venuto dall'Est, da: La Repubblica, 11 aprile 2005
  6. ^ Zizola, p. 294.
  7. ^ Zizola, pp. 296-297.
  8. ^ Lai, p. 275.
  9. ^ a b Spiazzi, pp. 99-100.
  10. ^ Lai, p. 276.
  11. ^ a b c Gianni Licheri, Io Papa? Siri alla Gazzetta. Un'intervista esclusiva all'arcivescovo di Genova che entra oggi favorito nella Cappella Sistina, sulla Gazzetta del Popolo, Torino, 14 ottobre 1978.
  12. ^ Zizola, p. 298.
  13. ^ a b Lai, p. 277.
  14. ^ Spiazzi, p. 272.
  15. ^ Codici vaticani. Il mio conclave lo riscrivo così, chiesa.espresso.repubblica.it. URL consultato il 28 marzo 2013.
  16. ^ Lamberto Furno, Benelli, Colombo, ed anche altri nomi, ma non è escluso un Papa a sorpresa, su La Stampa, Torino, 15 ottobre 1978.
  17. ^ Zizola, p. 300.
  18. ^ Lai, p. 278.
  19. ^ Zizola, p. 295.
  20. ^ Discorso di Giovanni Paolo II, lunedì 16 ottobre 1978, vatican.va. URL consultato il 7 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Benny Lai, Il Papa non eletto: Giuseppe Siri, cardinale di Santa Romana Chiesa, Roma e Bari, Laterza, 1993, ISBN 88-420-4267-6.
  • Raimondo Spiazzi, Il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987. La vita, l'insegnamento, l'eredità spirituale, le memorie, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1990, ISBN 978-88-7094-018-3.
  • Giancarlo Zizola, Il conclave, storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 1997, ISBN 88-8183-425-1.
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