Sede suburbicaria di Frascati

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Sede suburbicaria di Frascati
Tusculana
Chiesa latina
Frascati04.jpg
Suffraganea della Diocesi di Roma
Regione ecclesiastica Lazio
Mappa della diocesi
Vescovo Raffaello Martinelli
Vescovi emeriti Giuseppe Matarrese
Sacerdoti 50 di cui 28 secolari e 22 regolari
2.353 battezzati per sacerdote
Religiosi 71 uomini, 393 donne
Diaconi 3 permanenti
Abitanti 140.000
Battezzati 117.685 (84,1% del totale)
Superficie 220 km² in Italia
Parrocchie 24 (5 vicariati)
Erezione III secolo
Rito Romano
Cattedrale Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo
Indirizzo Piazza Paolo III, 10, 00044 Frascati, Roma, Italia
Sito web www.diocesifrascati.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Frascati
Sede suburbicaria
Stemma di Tarcisio Bertone
Titolare Tarcisio Bertone
Istituzione III secolo
Dati dall'annuario pontificio
Scorcio sul palazzo vescovile dei vescovi di Frascati.

La sede suburbicaria di Frascati (in latino: Tusculana) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea della diocesi di Roma appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2016 contava 117.685 battezzati su 140.000 abitanti. È retta dal vescovo Raffaello Martinelli, mentre il titolo è del cardinale Tarcisio Bertone.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende i comuni di Frascati, Monte Porzio Catone, Colonna, Monte Compatri, Rocca Priora, Rocca di Papa e Grottaferrata, e parte della periferia sud-orientale di Roma, tra cui Morena, Vermicino e parti di Torrenova e Tor Vergata.

Sede vescovile è la città di Frascati, dove si trova la cattedrale di San Pietro apostolo, decorata del titolo di basilica minore il 1º marzo 1975 con il breve Venerabilis frater di papa Paolo VI.[1]

Parrocchie[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio si estende su 220 km² ed è suddiviso in 24 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna diocesi di Frascati, che nelle fonti ecclesiastiche è sempre chiamata con il titolo Tusculanesis, trae origine dall'antica diocesi di Labico, che fu la primitiva sede dei vescovi tuscolani. Questa è la conclusione degli studi di Louis Duchesne alla fine dell'Ottocento, condivisa da altri autori tra cui Francesco Lanzoni e Paul Kehr.[2] Secondo Duchesne, la sede di Labico fu trasferita verso il X o XI secolo a Tusculum, città fortificata dai conti tuscolani; quando questa venne distrutta dai Romani nel 1191, la sede vescovile fu traslata a Frascati.[3]

La tradizione e gli studi eruditi del passato hanno ipotizzato l'esistenza di due sedi distinte, Labico e Tuscolo, ognuna con una propria serie di vescovi[4]; in realtà, secondo Duchesne, Tuscolo non ebbe mai vescovi distinti da quelli di Labico; i vescovi attribuiti a Tuscolo nel corso del primo millennio o non hanno fondamenti storici, o erano vescovi della stessa Labico, oppure erano vescovi di sedi episcopali che, per una certa omonimia o per un'errata trasmissione testuale, sono stati identificati come vescovi tuscolani.[5]

Data la sua vicinanza a Roma, l'agro tuscolano, di cui faceva parte anche Labicum, attraversato dalle vie Labicana e Latina, dovette ricevere la fede cristiana molto presto, forse già in epoca apostolica. «I due grandi cimiteri catacombali di san Zotico al X miglio della Labicana e quello di santa Faustina al X miglio della Latina sono le prime documentazioni di quanto già nel IV secolo la nuova religione avesse trovato adepti. Da queste catacombe siamo a conoscenza dell'organizzazione della Chiesa tuscolana, imporporata sotto il governo dell'imperatore Diocleziano (284-305) dai santi martiri Zotico, Giacinto, Castulo, Ireneo, Amanzio e Faustina, con i suoi preti, diaconi esorcisti e lettori.»[6]

Quando i vescovi di Labico si trasferirono a Tusculum, continuarono per un certo periodo a mantenere il nome di "vescovi di Labico", fino alla fine dell'XI secolo, quando si trovano entrambi i titoli. Giovanni III di Labico è indicato come vescovo Tusculanensis in occasione della consacrazione della chiesa di Montecassino (1071), ma in alcune bolle pontificie come vescovo labicano; Bovo, che secondo il racconto del Liber pontificalis, fu tra i consacratori di papa Pasquale II nel mese di agosto del 1099, è qualificato dalla stessa fonte come "vescovo labicano"; infine Giovanni Marsicanus, che è sempre documentato dalle fonti come vescovo di Tuscolo, viene indicato ancora come vescovo labicano nel Liber pontificalis.[7] Secondo Duchesne, questa è anche l'ultima volta che appare il titolo di "vescovi labicani", da questo momento definitivamente sostituito da quello di "vescovi tuscolani".[8]

Quando la città di Tusculum fu distrutta dai Romani (1191), la sede tuscolana rimase per alcuni anni priva del suo vescovo fino alla nomina di Nicola de Romanis, verso il dicembre del 1204. Nel 1219 papa Onorio III concesse al vescovo Nicola Chiaromonte la chiesa di Santa Maria in Monasterio come residenza romana dei vescovi tuscolani[9] Non è chiaro quando Frascati divenne effettivamente la sede della diocesi. Il toponimo Frascata è menzionato per la prima volta nel Liber pontificalis nella biografia di papa Leone IV (847-855), dove si fa menzione della basilica di San Sebastiano, che corrisponde all'odierna chiesa di San Rocco.[10] L'atto ufficiale di trasferimento della sede vescovile risale solamente al XVI secolo, con papa Paolo III, che era stato vescovo tuscolano (1519-1523), e che nel 1537 designò Frascati come residenza vescovile e scelse come cattedrale l'antica chiesa di Santa Maria in Vivario; questa decisione fu confermata da papa Sisto V il 15 maggio 1586 con la bolla Dudum felicis.[11] Nel 1598 venne posta la prima pietra per la costruzione di una nuova cattedrale dedicata a san Pietro, aperta al culto nel 1610, ma consacrata solamente al tempo del cardinale Alderano Cybo-Malaspina (1680-1683).[12]

Oltre 130 furono i cardinali "vescovi tuscolani"; di questi, 3 divennero papi mentre occupavano la sede di Frascati: Giovanni XXI nel 1276, Clemente XII nel 1730, e Pio VIII nel 1826. Fra i vescovi di Tusculum si possono ricordare: il dotto Jacques de Vitry (1228-1240), che predicò contro gli albigesi; Pietro di Lisbona (1273-1276), primo medico di papa Gregorio IX, e poi eletto papa con il nome di Giovanni XXI; Berengario di Frédol (1309-1323), che collaborò al "Liber Sextus Decretalium" di papa Bonifacio VIII; Baldassare Cossa (1419), già antipapa Giovanni XXIII, dopo la sua sottomissione a papa Martino V; Giuliano Cesarini (1444); Basilio Bessarione (1449-1468), che scelse come patroni della diocesi i santi Filippo e Giacomo apostoli; Alessandro Farnese seniore (1519-1523) e Giovanni Pietro Carafa (1550-1553), che dopo essere stati trasferiti alle sedi suburbicarie di Palestrina e di Porto e Santa Rufina, furono eletti papi; Giovanni Antonio Serbelloni (1583-1587); Tolomeo Gallio (1591-1600), a cui si deve la celebrazione del primo sinodo diocesano in ottemperanza alle decisioni del concilio di Trento; Giulio Cesare Sacchetti (1652-1655), che istituì il seminario diocesano;[13] Enrico Benedetto Stuart (1761-1803), duca di York, figlio di Giacomo III, che lasciò la sua ricca raccolta di libri alla biblioteca del seminario, e che oggi costituisce la «Biblioteca diocesana Eboracense»; Bartolomeo Pacca (1818-1821); Ludovico Micara (1837-1844), originario di Frascati, che diede nuova vita al seminario vescovile; Jean-Baptiste-François Pitra (1879-1884); Francesco Satolli (1903-1910), per molti anni primo delegato apostolico a Washington; Francesco Marchetti Selvaggiani (1936-1951), che fu per molti anni cardinale vicario di Roma.

Con la riforma delle sedi suburbicarie voluta da papa Giovanni XXIII l'11 aprile 1962 in forza del motu proprio Suburbicariis sedibus, ai cardinali di Frascati rimase solo il titolo della sede suburbicaria, mentre il governo pastorale della diocesi venne affidato ad un vescovo residenziale pleno iure. Questa disposizione entrò in vigore con la nomina, il 23 maggio 1962, di Luigi Liverzani, il primo vescovo, non cardinale, di Frascati.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Labico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Labico.

Vescovi e cardinali vescovi tuscolani[modifica | modifica wikitesto]

Cardinali vescovi del titolo suburbicario di Frascati[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Frascati[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2016 su una popolazione di 140.000 persone contava 117.685 battezzati, corrispondenti all'84,1% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 41.800 42.230 99,0 32 29 3 1.306 138 410 15
1970 74.660 75.000 99,5 185 50 135 403 209 854 16
1980 89.504 90.843 98,5 200 40 160 447 272 1.012 19
1990 97.200 97.850 99,3 160 45 115 607 3 236 614 20
1999 115.400 119.000 97,0 216 64 152 534 5 306 598 22
2000 116.000 120.000 96,7 218 68 150 532 4 316 592 23
2001 116.800 121.000 96,5 186 53 133 627 9 208 547 23
2002 116.000 121.000 95,9 191 59 132 607 10 207 541 23
2003 116.000 121.000 95,9 191 59 132 607 4 148 541 23
2004 116.000 121.000 95,9 174 42 132 666 4 186 541 23
2006 116.200 121.500 95,6 162 30 132 717 3 188 547 23
2007 118.000 122.000 96,7 162 30 132 728 1 188 542 23
2013 117.700 124.500 94,5 47 27 20 2.504 2 62 438 24
2016 117.685 140.000 84,1 50 28 22 2.353 3 71 393 24

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AAS 67 (1975), p. 178.
  2. ^ Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, pp. 480 e 497-498. Kehr, Italia pontificia, I, p. 37. Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 126.
  3. ^ Liber pontificalis, ed. Louis Duchesne, vol. II, Roma 1892, p. 136, nota 26; p. 307, nota 20.
  4. ^ Ne sono testimoni, a titolo di esempio, gli studi di Ughelli e di Cappelletti, che assegnano alla sede tuscolana 9 vescovi dal III all'XI secolo: Marzio (269) non è documentato da nessuna fonte coeva ed è ritenuto un vescovo spurio (Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 128); Vitaliano (680) è assegnato dalla critica alla diocesi di Tuscania nella Tuscia e non a quella di Tuscolo (Rudolf Riedinger, Concilium universale Constantinopolitanum Tertium. Pars prima - Concilii actiones I-XI, in Eduard Schwartz (ed.), Acta conciliorum oecumenicorum. Series Secunda. Volumen II/1, Berlino 1990, p. 153, riga 21); Pietro I, assegnato dal Baronio all'803, dal Lucenti all'847 e da Orioli al 757, è forse da identificare con l'omonimo vescovo labicano, documentato nel 761 (sito web della diocesi); Egidio, documentato nel 964 da fonti tardive (Cromerus, Historia Poloniae, e Sandinus, Vita Joannis XIII), che sarebbe stato legato apostolico in Polonia, è probabilmente da identificare con l'omonimo vescovo del XII secolo (Gilles de Paris), che fu effettivamente inviato in Polonia; Pietro II (1050) è da identificare con l'omonimo vescovo di Labico; Gilberto (1059) fu vescovo di Tuscania e non di Tuscolo; Giovanni I (1072) e Giovanni II (1095) sono anch'essi da identificare con gli omonimi vescovi labicani. A questi, Gams aggiunge altri 3 presunti vescovi di Tuscolo: Giovanni nel 969 (sic) e Pietro nel 1062 sono vescovi di Labico, mentre Bonizzone nel 1050 è un vescovo di Tuscania.
  5. ^ È il caso per esempio dei vescovi Vitaliano (680), Bonizzone (1050) e Gilberto (o Gisilberto, 1059), che non furono vescovi Tusculanensis, ma Tuscanensis, ossia di Tuscania nella Tuscia.
  6. ^ Diocesi di Frascati su Beweb - Beni ecclesiastici in web
  7. ^ Liber pontificalis, ed. Louis Duchesne, vol. II, Parigi 1892, p. 299.
  8. ^ Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, pp. 498-499.
  9. ^ Presutti, Regesta Honorii III, vol II, Appendice nº 2192.
  10. ^ Duchesne, Liber pontificalis, vol. II, p. 114 (basilica sancti Sebastiani martyris, qui in Frascata consistit) e p. 136, nota 26.
  11. ^ Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, pp. 638-639.
  12. ^ Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, p. 644.
  13. ^ Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, p. 642.
  14. ^ Stephan Freund, v. Giovanni di Tuscolo nel Dizionario biografico degli italiani, volume 56 (2001). Alcune cronotassi inseriscono tra il 1112 e il 1115 un vescovo di nome Manfredo.
  15. ^ Noto anche come Divitius, Denys, Dionysius, Divizo o Denigo.
  16. ^ a b c d Werner Maleczek, v. Egidio nel Dizionario biografico degli italiani, volume 42 (1993).
  17. ^ Pietro Silanos, v. Nicola di Tuscolo nel Dizionario biografico degli italiani, volume 78 (2013).
  18. ^ Pietro Silanos, v. Niccolò Chiaromonte nel Dizionario biografico degli italiani, volume 78 (2013).
  19. ^ Vescovo assente in Eubel.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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