Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia

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Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia
Dioecesis Centumcellarum-Tarquiniensis
Chiesa latina
Cattedrale civitavecchia-1.jpg
Regione ecclesiastica Lazio
Mappa della diocesi
Vescovo Luigi Marrucci
Sacerdoti 72 di cui 47 secolari e 25 regolari
1.442 battezzati per sacerdote
Religiosi 27 uomini, 112 donne
Diaconi 15 permanenti
Abitanti 106.870
Battezzati 103.870 (97,2% del totale)
Superficie 876 km² in Italia
Parrocchie 27 (2 vicariati)
Erezione IV secolo (Civitavecchia)
V secolo (Tarquinia)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale San Francesco d'Assisi
Concattedrali Santi Margherita e Martino
Indirizzo Piazza Calamatta 1, 00053 Civitavecchia [Roma], Italia; Via Roma 11, 01016 Tarquinia [Viterbo], Italia
Sito web www.civitavecchia.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Civitavecchia-Tarquinia (in latino: Dioecesis Centumcellarum-Tarquiniensis) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede, appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2013 contava 103.870 battezzati su 106.870 abitanti. È retta dal vescovo Luigi Marrucci.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende sei comuni del Lazio a cavallo di due province: in provincia di Viterbo i comuni di Tarquinia, Monte Romano e Montalto di Castro; in provincia di Roma i comuni di Civitavecchia, Allumiere e Tolfa (eccetto la frazione di Santa Severa Nord che appartiene alla sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina).[1]

Sede vescovile è la città di Civitavecchia, dove si trova la cattedrale di San Francesco d'Assisi. A Tarquinia sorge la concattedrale dei Santi Margherita e Martino.

Il territorio si estende su 876 km² ed è suddiviso in 27 parrocchie, raggruppate in due zone pastorali, Civitavecchia e Tarquinia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna diocesi è frutto dell'unione, stabilita nel 1986, di due antiche sedi episcopali: Civitavecchia (Centumcellae), attestata nel IV secolo e restaurata nel 1825; e Tarquinia, nota a partire dal V secolo e restaurata, con il nome di Corneto, nel 1435.

Diocesi di Tarquinia[modifica | modifica wikitesto]

Tarquinia fu un'antica sede episcopale risalente almeno al V secolo. Di essa si conoscono tre vescovi: Apuleio, che partecipò al sinodo romano del 465; Proiettizio, presente al concilio lateranense indetto da papa Felice III nel 487; e Luciano, che presenziò al sinodo romano indetto da papa Simmaco nel 499 e forse anche a quello celebrato da papa Gelasio I nel 495. In seguito la città cadde in rovina e con essa scomparve anche la diocesi.

Nel IX secolo Tarquinia era una semplice parrocchia di campagna, la plebs Sanctae Mariae in Tarquinio nel territorium Corgnetanense, dipendente dal vescovo di Toscanella, come documentato da un diploma di papa Leone IV al vescovo tuscanese Virbono II (852).[2] Il toponimo "Corneto" (Corgnetum o Cornietum), attestato a partire dall'VIII secolo, fa riferimento al nuovo abitato sorto nei pressi dell'antica Tarquinia. Nel suo territorio si trovava una cella Sanctae Mariae de Minione, documentata nell'857, mentre nel centro abitato sorgeva una ecclesia Sancti Fortunati de Corneto menzionata in un rescritto di papa Celestino III del 1196; l'unica chiesa con fonte battesimale era quella di Santa Maria de Castello, citata in una bolla di papa Onorio III del 1221.[3]

Dal 1192 il territorio di Corneto fu sottomesso ai vescovi di Viterbo dopo che la diocesi di Tuscania fu unita a quella di Viterbo da papa Celestino III.

La diocesi di Corneto fu eretta il 5 dicembre 1435 con la bolla In supremae dignitatis di papa Eugenio IV, ricavandone il territorio dalla diocesi di Viterbo e Tuscania. La diocesi, comprensiva della sola città di Corneto, fu unita alla diocesi di Montefiascone, benché i territori delle due diocesi non fossero contigui.

Primo vescovo delle sedi unite fu Pietro Dell'Orto (1435-1438), trasferito dalla sede di Nepi. Il suo successore, Bartolomeo Vitelleschi, era nipote del potente cardinale Giovanni Maria Vitelleschi «artefice della elevazione di Corneto al rango di civitas e diocesi»[4]; Bartolomeo portò a compimento la costruzione della cattedrale dei Santi Margherita e Martino, dove fece inumare le spoglie dello zio, e nel 1463 fece pubblicare le Constitutiones diocesanae, dalle quali «emergeva il magistero del Vescovo e la centralità della cattedrale, veniva definita con rigore la liturgia e anticipava, non soltanto nello spirito, la normalizzazione che un secolo più tardi darebbe uscita dal concilio di Trento».[5]

Con la peste del 1504 incominciò per Corneto un lungo periodo di declino e nei due secoli successivi la città ebbe un notevole calo demografico. Nel 1710 furono scoperte a Corneto le reliquie di Santa Ferma, protettrice di Civitavecchia; il 25 marzo 1713 vennero solennemente esposte alla pubblica venerazione e poi tumulate nella cattedrale cornetana. Nel Settecento Corneto vide la presenza di santa Lucia Filippini e di san Paolo della Croce, che vi fondo l'eremo ed il convento delle Passioniste (1759 e 1771).

Diocesi di Civitavecchia[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di una comunità cristiana a Centumcellae risalirebbe almeno al III secolo. La città era il luogo d'esilio dei cristiani di alto rango; secondo la tradizione a Centocelle finì i suoi giorni in esilio papa Cornelio nel 253; ancora a Centocelle subirono il martirio i santi romani Secondiano, Veriano e Marcelliano ricordati nel martirologio geronimiano.[6]

La diocesi è attestata per la prima volta agli inizi del IV secolo con il vescovo Epitetto I, che prese parte al concilio di Arles del 314. Nella seconda metà del secolo, la sede di Centocelle fu occupata da un vescovo ariano, Epitetto II, "eretico e servo dell'imperatore Costanzo II", secondo le parole di Lucifero di Cagliari, definito istrione da sant'Atanasio; fu tra i consacranti dell'antipapa Felice II e partecipò al concilio di Rimini del 359.[7]

Sono noti vescovi di Centocelle fino all'XI secolo, con il vescovo Azzo, presente ai concili romani indetti da papa Benedetto IX nel 1036 e da papa Leone IX nel 1050. In seguito la diocesi, assieme a quella di Blera, fu unita alla diocesi di Tuscania; nella chiesa di san Pietro di Tuscania si fa menzione di Richardus, praesul Tuscanus, Centumcellicus atque Bledanus, chiaro segno che a quell'epoca (1093) le tre diocesi erano unite. È l'ultima menzione della diocesi di Centocelle. Quando nel 1192 la diocesi di Tuscania fu a sua volta unita a quella di Viterbo, il territorio di Centocelle, chiamato oramai Civitas vetula, entrò a far parte dei possedimenti dei vescovi viterbesi e tale rimase per i successivi sei secoli e mezzo.

La scoperta dell'allume, fondamentale nel campo della tintoria, nei monti della Tolfa a metà del XV secolo, diede una svolta nello sviluppo di Civitavecchia, con un considerevole aumento demografico; il suo porto, da cui partivano le navi cariche di allume per tutta l'Europa, divenne il porto privilegiato della marina da guerra pontificia e poi porto principale per merci, pellegrini e viaggiatori diretti a Roma; inoltre la città divenne sede di un governatore pontificio, mettendola dunque sullo stesso piano di Viterbo.[4] Dal punto di vista religioso, la città comprendeva una sola parrocchia, la chiesa di Santa Maria, officiata dai Domenicani, a cui si aggiunse, all'inizio dell'Ottocento, la parrocchia di San Francesco, retta dai Conventuali.

Il 10 dicembre 1825, con la bolla De Dominici gregis, papa Leone XII istituì la diocesi di Civitavecchia, ricavandone il territorio dalla diocesi di Viterbo e Tuscania, e contestualmente la unì alla diocesi di Porto e Santa Rufina. A ricordo dell'antica sede di Centocelle, alla nuova diocesi fu assegnato il titolo ecclesiastico di dioecesis Centumcellarum.

Fu eretta a cattedrale la chiesa di San Francesco. Primo vescovo della diocesi di Civitavecchia fu il cardinale Bartolomeo Pacca, già titolare della chiesa di Porto e Santa Rufina.

Il 5 settembre 1850, in forza del decreto concistoriale Omnium Ecclesiarum sollicitudo, gli abitati di Tolfa e di Allumiere furono separati dalla diocesi di Sutri ed annessi a quella di Civitavecchia.[8]

Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 giugno 1854, con la bolla Romani Pontificis[8], papa Pio IX soppresse le precedenti unioni con Montefiascone e con Porto e Santa Rufina, ed unì tra loro aeque principaliter le diocesi di Corneto e di Civitavecchia. In ossequio all'antica successione dei vescovi di Corneto, a questa era concesso il privilegio del primo posto nella nuova denominazione di diocesi di Corneto e Civitavecchia e la precedenza nella cerimonia della presa di possesso.

Nel 1872 la città di Corneto assunse l'antico nome di Tarquinia e la diocesi di Corneto cambiò la denominazione in diocesi di Tarquinia.

Il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, è stata stabilita la piena unione delle sedi di Tarquinia e di Civitavecchia, che ha portato alla nascita dell'odierna diocesi di Civitavecchia-Tarquinia.

La chiesa di Sant'Agostino, alla periferia di Civitavecchia, è meta di continui pellegrinaggi da quando ospita la Madonnina di Civitavecchia, statua che dal 2 febbraio al 15 marzo 1995, avrebbe per quattordici volte stillato lacrime di sangue; su questo presunto miracolo finora gli organi competenti della Santa Sede non si sono ancora pronunciati.

Nel 2001 è stato inaugurato a Tarquinia il "Museo diocesano Carlo Chenis", dedicato al vescovo Carlo Chenis e ospitato nei locali dell'ex palazzo vescovile tarquiniese, fatto edificare da Pompeo Aldrovandi tra il 1734 e il 1752.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Civitavecchia[modifica | modifica wikitesto]

  • Epitetto I † (menzionato nel 314)[9]
  • Pascasio † (menzionato nel 487)[9]
  • Molensio † (prima del 495 ? - dopo il 499)[9]
  • Caroso † (menzionato nel 531)[9]
  • Lorenzo † (menzionato nel 559)[9]
  • Domenico I † (prima del 590 - dopo il 595)[9]
  • Martino † (menzionato nel 649)
  • Pietro I † (menzionato nell'826)
  • Domenico II † (prima dell'854 - dopo l'861)
  • Valentino † (menzionato nel 940 circa)
  • Pietro II † (menzionato nel 1015)[10]
  • Azzo † (prima del 1036 - dopo il 1050)[10]
  • Riccardo † (menzionato nel 1093)[10]

Vescovi di Tarquinia[modifica | modifica wikitesto]

  • Apuleio † (menzionato nel 465)[9]
  • Proiettizio † (menzionato nel 487)[9]
  • Luciano † (prima del 495 ? - dopo il 499)[9]
    • Sede soppressa
    • Sede restaurata con il nome di Corneto ed unita a Montefiascone (1435-1854)

Vescovi di Montefiascone e Corneto[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Corneto (Tarquinia) e Civitavecchia[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Civitavecchia-Tarquinia[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchie[modifica | modifica wikitesto]

Zona pastorale di Civitavecchia
  • San Francesco d'Assisi (cattedrale) - Civitavecchia
  • Santa Maria Assunta - Civitavecchia
  • Santi Martiri Giapponesi - Civitavecchia
  • Sacra Famiglia - Civitavecchia
  • San Felice da Cantalice - Civitavecchia
  • Gesù Divino Lavoratore - Civitavecchia
  • Sacro Cuore - Civitavecchia
  • San Pio X - Civitavecchia
  • San Francesco di Paola - Civitavecchia
  • San Pietro - Aurelia - Civitavecchia
  • San Giuseppe - Civitavecchia
  • Sant'Agostino - Pantano - Civitavecchia
  • San Gordiano Martire - Civitavecchia
  • Santi Liborio e Vincenzo Maria Strambi – Civitavecchia
  • Santissima Trinità - Civitavecchia
  • Sant'Egidio Abate - Tolfa
  • Santa Maria Assunta - Allumiere
  • Nostra Signora di Lourdes - La Bianca - Allumiere
Zona pastorale di Tarquinia

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 106.870 persone contava 103.870 battezzati, corrispondenti al 97,2% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 66.949 66.949 100,0 23 22 1 2.910 30 206 12
1969 76.098 77.008 98,8 76 41 35 1.001 39 280 23
1980 78.000 78.700 99,1 77 36 41 1.012 46 235 28
1990 85.000 88.000 96,6 62 35 27 1.370 4 28 187 25
1999 136.000 151.100 90,0 78 49 29 1.743 5 35 190 25
2000 136.000 151.100 90,0 76 46 30 1.789 6 35 170 25
2001 130.000 140.000 92,9 66 44 22 1.969 7 26 167 25
2002 82.000 85.000 96,5 70 44 26 1.171 7 31 170 26
2003 82.000 85.000 96,5 77 49 28 1.064 10 40 158 26
2004 82.000 85.000 96,5 68 48 20 1.205 10 22 163 26
2006 82.752 85.746 96,5 68 47 21 1.216 9 23 157 26
2013 103.870 106.870 97,2 72 47 25 1.442 15 27 112 27

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito parrocchiemap.it.
  2. ^ Louis Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, in Archivio della romana società di storia patria, Volume XV, Roma 1892, p. 486.
  3. ^ Kehr, Italia pontificia, II, p. 203.
  4. ^ a b Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  5. ^ Insolera, Appunti di storia (e di preistoria) della diocesi, p. 7.
  6. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, pp. 519-520.
  7. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 521. Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, volume I, Roma 1999, pp. 634-636.
  8. ^ a b Filippo Maria Mignanti, Santuari della regione di Tolfa, Roma 1936, p. 14.
  9. ^ a b c d e f g h i j Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), 2 volumi, École française de Rome, Roma 1999-2000.
  10. ^ a b c Gerhard Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliensunter den sächsischen und salischen kaisern : mit den listen der bischöfe, 951-1122, Lipsia-Berlino 1913, pp. 257-258.
  11. ^ Trasferito dalla diocesi di Orte a quella di Montefiascone e Corneto, rinunciò al trasferimento e rimase a Orte.
  12. ^ Pietro Volpini (Storia dei vescovi della diocesi di Montefiascone, p. 8), distingue due vescovi: Gisberto Tolomei (1467-1470) e Alberto Tolomei (1470-1479).
  13. ^ Eubel riporta l'anno 1478.
  14. ^ Eubel riporta l'anno 1501.
  15. ^ Nominato vescovo titolare di Doliche.
  16. ^ Gli è assegnata contestualmente la sede titolare di Laodicea di Frigia. AAS 2 (1910), p. 146.
  17. ^ Secondo le nomine riportate dagli Acta Apostolicae Sedis, Emilio Cottafavi è il primo nominato come episcopus Tarquiniensis; per i vescovi precedenti, gli AAS riportano sempre la dizione episcopus Cornetanus.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Civitavecchia[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Corneto/Tarquinia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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