Diocesi di Viterbo

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Diocesi di Viterbo
Dioecesis Viterbiensis
Chiesa latina
San Lorenzo Viterbo.jpg
Regione ecclesiastica Lazio
Mappa della diocesi
Vescovo Lino Fumagalli
Vicario generale Luigi Fabbri
Vescovi emeriti Lorenzo Chiarinelli
Sacerdoti 173 di cui 112 secolari e 61 regolari
1.008 battezzati per sacerdote
Religiosi 184 uomini, 371 donne
Diaconi 11 permanenti
Abitanti 181.116
Battezzati 174.400 (96,3% del totale)
Superficie 2.161 km² in Italia
Parrocchie 96 (6 vicariati)
Erezione 1192
Rito romano
Cattedrale San Lorenzo
Concattedrali Santa Margherita
San Giacomo
Santi Nicola e Donato
Santo Sepolcro
San Martino
Santi patroni Madonna della Quercia
compatroni:
Santa Rosa
Santa Lucia Filippini
San Bonaventura
Indirizzo Piazza S. Lorenzo 9/a, 01100 Viterbo, Italia
Sito web www.diocesiviterbo.it
Dati dall'Annuario pontificio 2015 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
La basilica di San Francesco alla Rocca; al suo interno si trovano i monumenti sepolcrali di papa Adriano V (1276), attribuito ad Arnolfo di Cambio, e di papa Clemente IV (1265-1268), realizzato da Pietro di Oderisio nel 1270.
Facciata della basilica e santuario di Santa Maria della Quercia, nella frazione La Quercia di Viterbo.
Il palazzo dei papi di Viterbo.

La diocesi di Viterbo (in latino: Dioecesis Viterbiensis) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede, appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2014 contava 174.400 battezzati su 181.116 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Lino Fumagalli.

Alla diocesi è unito il titolo abbaziale di San Martino al Cimino.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 35 comuni della provincia di Viterbo: Acquapendente, Arlena di Castro, Bagnoregio, Barbarano Romano, Blera, Bomarzo, Canepina, Canino, Capodimonte, Castiglione in Teverina, Celleno, Cellere, Civitella d'Agliano, Farnese, Graffignano, Grotte di Castro, Gradoli, Ischia di Castro, Latera, Lubriano, Marta, Montefiascone, Onano, Oriolo Romano, Piansano, Proceno, San Lorenzo Nuovo, Tessennano, Tuscania, Valentano, Vejano, Vetralla, Villa San Giovanni in Tuscia, Viterbo e Vitorchiano.[1]

Sede vescovile è la città di Viterbo, dove si trova la cattedrale di San Lorenzo. Nel territorio diocesano sorgono anche cinque concattedrali: Santa Margherita a Montefiascone, San Giacomo a Tuscania, Santi Nicola e Donato a Bagnoregio, Santo Sepolcro ad Acquapendente, e San Martino a San Martino al Cimino.

Sono riconosciute come basiliche minori, oltre alla cattedrale e alle concattedrali, le seguenti chiese: San Flaviano a Montefiascone, San Francesco alla Rocca a Viterbo, Santa Maria della Quercia nella frazione La Quercia di Viterbo, e Santa Maria del Suffragio a Grotte di Castro.[2] Queste ultime due chiese sono annoverate anche fra i santuari diocesani, assieme a quelli del Santissimo Crocifisso a Castro, della Madonna del Monte a Marta, della Madonna del Castellonchio a Graffignano e del santuario della Santa Corona a Canepina.[3]

Il territorio si estende su 2.161 km² ed è suddiviso in 96 parrocchie, raggruppate in sei zone pastorali: Acquapendente, Bagnoregio, Montefiascone, Tuscania/Valentano, Vetralla, Viterbo.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal XII secolo crebbe l'importanza economica e politica di Viterbo, da sempre parte della diocesi di Tuscania, ma già da tempo capoluogo di un distretto civile (il comitatus Viterbiensis)[5]; nel 1116 accolse per un breve periodo papa Pasquale II; nel 1118 l'imperatore Enrico V dichiarò Viterbo "città libera" e confermò tutte le istituzioni comunali; nel 1145 papa Eugenio III, in fuga da Roma, trovò rifugio a Viterbo, dove vi rimase per otto mesi; stessa scelta fu operata in più occasioni da papa Adriano IV (1154-1159); la città si trovò spesso al centro delle lotte tra papato e impero nel corso della seconda metà del XII secolo.[6] «La prevalenza della città nella regione era assoluta ed elevarla a sede vescovile non solo era divenuto opportuno, ma necessario».[7]

La diocesi di Viterbo è stata eretta da papa Celestino III fra il 3 agosto ed il 4 ottobre 1192[8]. La bolla di erezione è andata persa, ma il successore di Celestino, papa Innocenzo III, con la bolla Ex privilegio del 12 ottobre 1207[9] confermava le decisioni del predecessore, e cioè che «Viterbiense oppidum onorabile civitatis nomine insignivit et pontificalis cathedrae honore decoravit», ed inoltre che la nuova diocesi «specialiter unita» alla diocesi di Tuscania.

Primo vescovo delle sedi unite fu Giovanni, dal 1189 cardinale del titolo di San Clemente, che portò il doppio appellativo di episcopus Viterbiensis et Tuscanensis. Le due sedi rimasero unite fino al 1986, cioè per quasi ottocento anni. Tuttavia il clero e il capitolo di Tuscania sollevarono periodicamente difficoltà ad accettare l'unione con Viterbo. Nel 1294 papa Celestino V dovette confermare nuovamente le decisioni prese dai suoi predecessori.[10] In seguito fu deciso che per gli atti vescovili redatti a Tuscania, il titolo fosse episcopus Tuscanensis et Viterbiensis, mentre per gli atti redatti a Viterbo episcopus Viterbiensis et Tuscanensis. La querelle fu riaccesa nel XVII secolo; la Rota Romana nel 1614 «stabilì che cathedras Tuscanenses et Viterbienses esse aeque principaliter unitas»,[11] ossia che le cattedre di Tuscania e di Viterbo erano unite aeque principaliter.

Nella seconda metà del Duecento, fra il 1254 e il 1280, Viterbo fu sede dei papi e della Curia romana. Per questo motivo il palazzo vescovile fu trasformato in residenza pontificia, che ospitò, più o meno stabilmente, otto pontefici, da Alessandro IV a Niccolò III. In questo periodo a Viterbo si svolsero diversi conclavi, tra cui il più lungo della storia, quello durato ben 1006 giorni, tra il 1268 e il 1271, per l'elezione di papa Gregorio X.

Per consolidare ed affermare la propria effettiva giurisdizione sul territorio, i vescovi di Viterbo celebrarono fin dagli inizi dei sinodi diocesani; le più antiche costituzioni, probabilmente frutto di un sinodo, furono quelle pubblicate nel 1254 dal vescovo Alferio; del XIV secolo sono noti quattro sinodi, tre celebrati da Angelo Tignosi (1320, 1323 e 1339) e uno da Niccolò de' Vetuli, a Montalto nel 1356.[11]

Nel 1523 la diocesi di Nepi, che era unita alla diocesi di Sutri, fu conferita in amministrazione apostolica al vescovo di Viterbo, il cardinale Egidio da Viterbo; ma alla sua morte, nel 1532, fu ripristinata l'unione di Nepi con Sutri.

Nel periodo post-tridentino, i vescovi si impegnarono attivamente nell'attuazione dei decreti del concilio, attraverso una serie di sinodi diocesani, il primo dei quali indetto da Sebastiano Gualterio (1551-1566), e di visite pastorali, di cui la prima fu quella attuata nel 1573-1574. «Nel corso di questa visita le chiese collegiate, parrocchiali, di confraternite e di monasteri (compresi quelli maschili) sono 171 ma solo 19 erano qualificate collegiate e parrocchiali. Nel censimento del 1639, ordinato da Brancaccio, le parrocchie della città erano diciassette, con una popolazione di 11.671 anime; nel resto della diocesi vi erano probabilmente altre sedici chiese parrocchiali oltre a un centinaio di chiese di monasteri e luoghi pii.»[11]

A metà dell'Ottocento fu annesso alla diocesi viterbese il territorio di Canepina, che faceva parte della diocesi di Civita Castellana, Orte e Gallese.[12]

Il 2 maggio 1936 con la bolla Ad maius christiani di papa Pio XI le fu unita in perpetuo ed aeque principaliter l'abbazia territoriale di San Martino al Cimino.

L'8 giugno 1970 Luigi Boccadoro, già vescovo di Montefiascone e di Acquapendente, fu nominato anche vescovo di Viterbo e Tuscania e abate di San Martino al Cimino, unendo così in persona episcopi le cinque sedi. L'anno seguente lo stesso vescovo fu nominato amministratore apostolico della diocesi di Bagnoregio. Questo fu il primo passo di un lungo processo che portò all'unificazione di tutte le diocesi del viterbese. Con la bolla Qui non sine del 27 marzo 1986 papa Giovanni Paolo II soppresse le diocesi di Tuscania, di Montefiascone, di Bagnoregio, di Acquapendente e l'abbazia territoriale di san Martino al Cimino e stabilì che i relativi territori fossero aggregati alla diocesi di Viterbo.[13] Con la stessa bolla il pontefice diede alla diocesi come patrona Maria Santissima venerata con il titolo di "Madonna della Quercia".[14]

Nel 1998 è sorto a Viterbo l'«Istituto Filosofico-Teologico San Pietro», con le due facoltà di filosofia e di teologia, affiliate al Pontificio ateneo Sant'Anselmo di Roma.[15] L'Istituto riunisce in sé tre precedenti istituzioni: la scuola di teologia del seminario interdiocesano viterbese, l'istituto filosofico-teologico dei Cappuccini e l'analoga istituzione dei Giuseppini del Murialdo. L'Istituto ha sede nell'ex monastero annesso alla basilica di Santa Maria della Quercia.

Il 26 maggio 2004 è stato inaugurato il «Centro diocesano di documentazione per la storia e la cultura religiosa di Viterbo» (CE.DI.DO.), che raccoglie in un unico complesso gli archivi storici della diocesi, del capitolo, delle singole parrocchie e delle confraternite diocesane, nonché le biblioteche del capitolo e degli antichi seminari di Viterbo e di Tuscania.[16]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Viterbo e Tuscania[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Viterbo[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 181.116 persone contava 174.400 battezzati, corrispondenti al 96,3% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 73.406 73.480 99,9 112 66 46 655 115 395 39
1969 73.783 73.783 100,0 117 63 54 630 167 420 39
1980 83.951 85.000 98,8 96 50 46 874 126 330 44
1990 198.200 198.600 99,8 222 150 72 892 2 172 548 94
1999 162.400 163.400 99,4 189 115 74 859 4 123 461 96
2000 162.400 163.400 99,4 195 121 74 832 7 105 455 96
2001 162.400 163.400 99,4 184 116 68 882 7 111 455 96
2002 180.053 181.553 99,2 187 120 67 962 7 105 110 96
2003 180.053 181.553 99,2 186 124 62 968 7 72 138 96
2004 181.689 184.278 98,6 174 112 62 1.044 7 117 112 96
2010 162.837 168.001 96,9 182 115 67 894 11 174 126 96
2014 174.400 181.116 96,3 173 112 61 1.008 11 184 371 96

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito della Caritas diocesana.
  2. ^ Dal sito Gcatholic.
  3. ^ Dal sito web della diocesi.
  4. ^ Dal sito www.caritasviterbo.it.
  5. ^ Signorelli, Viterbo nella Storia della Chiesa, vol. I, p. 107 e nota 2.
  6. ^ Signorelli, Viterbo nella Storia della Chiesa, vol. I, p. 118, pp. 125 e seguenti, pp. 130 e seguenti.
  7. ^ Signorelli, Viterbo nella Storia della Chiesa, vol. I, p. 141.
  8. ^ Signorelli, Viterbo nella Storia della Chiesa, vol. I, p. 145, nota 1. Giontella, La diocesi di Viterbo ha soltanto ottocento anni?, p. 12. Sulla data di erezione della diocesi e sul significato della sua unione con Tuscania è ancora acceso il dibattito; l'Annuario Pontificio, per esempio, data l'inizio della diocesi al VI secolo, con chiaro riferimento alla sede di Tuscania.
  9. ^ La bolla in: Cappelletti, Le chiese d'Italia…, vol. VI, pp. 101-102. Anche: Bullarum diplomatum et privilegiorum (Taurinensis editio), III, p. 204.
  10. ^ Signorelli, Viterbo nella Storia della Chiesa, vol. I, pp. 301-302.
  11. ^ a b c Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  12. ^ Luciano Osbat, La formazione degli archivi parrocchiali: il caso dell'antica diocesi di Viterbo, in AA.VV., Gli archivi delle chiese parrocchiali della diocesi di Viterbo, Viterbo 2015, p. 16.
  13. ^ Nota della Conferenza episcopale italiana circa l'unione delle sedi.
  14. ^ Per disposizione di Giovanni Paolo II, negli Annuari Pontifici è fatta menzione dell'unione delle sedi soppresse con la diocesi di Viterbo (Ceterarum vero suppressarum circumscriptonum nomina in Annuarium Pontificium referentur, mentione fatta de eorumdem unione cum dioecesi Viterbiensi).
  15. ^ Dal sito web dell'Istituto.
  16. ^ Luciano Osbat, Il centro diocesano di documentazione per la storia e la cultura religiosa a Viterbo, Viterbo 2006.
  17. ^ Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, p. 148, nota 12.
  18. ^ Eubel e Gams parlano di un Martino, eletto nel 1221, decisamente escluso da Signorelli (Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, p. 171, nota 1). Questi ritiene che alla morte di Filippo, avvenuta dopo giugno 1226 (Eubel, vol. II, p. XXXXIV), la sede di Viterbo rimase a lungo vacante ed affidata in amministrazione al cardinale Raniero Capocci, attestato in queste funzioni nel 1231 (Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, p. 172 e note).
  19. ^ a b Norbert Kamp, Capocci Raniero, Dizionario biografico degli italiani, vol. XVIII, 1975.
  20. ^ Secondo Signorelli (Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, p. 186), il vescovo nominato il 6 ottobre 1233 fu trasferito non dalla diocesi di Civita Castellana, ma da quella di Città di Castello; perciò non Nicola, ma Matteo fu il vescovo nominato nel 1233, vescovo documentato anche negli anni successivi.
  21. ^ Secondo quanto riporta Signorelli (Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, p. 212, nota 1), la diocesi di Viterbo sarebbe stata vacante almeno dal 15 giugno 1239 fino al 1243.
  22. ^ Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, p. 226 e nota 4.
  23. ^ Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, p. 232, nota 28. Vescovo ignoto a Eubel e a Gams.
  24. ^ Alla morte di Filippo, il capitolo della cattedrale elesse Giacomo Pisani, documentato come "vescovo eletto" il 19 febbraio 1286, che diede ben presto le dimissioni. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, vol. I, pp. 298-299.
  25. ^ Rafael Lazcano, Episcopologio agustiniano, Agustiniana, Guadarrama (Madrid) 2014, vol. I, p. 492-493.
  26. ^ Così Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, vol. II, p. 186. Secondo Eubel (Hierarchia catholica, II, p. 269), Francesco Maria Scelloni sarebbe ritornato alla sede di Terni.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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