Tommaso Stigliani

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Ottavio Leoni, Eques Thomas Stilianus Appulus, 1625.

Tommaso Stigliani (Matera, 28 giugno 1573Roma, ante 1659) è stato un poeta e scrittore italiano.

Vita e principali opere[modifica | modifica wikitesto]

Forse di nobili origini, da giovane si recò a Napoli dove conobbe Giambattista Marino; dopo un breve soggiorno alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia a Torino, nel 1603 divenne segretario di Ranuccio I Farnese, duca di Parma. La sua prima creazione fu un breve poema a sfondo pastorale, Il Polifemo (1600). Seguì il Canzoniere, pubblicato nel 1605 e messo all’Indice dei libri proibiti a causa di alcuni indovinelli di contenuto osceno:

«Femina, e maschio un sopra l'altro stava, questo moveasi, e quella era fermata. Il maschio, in seno a lei, credo, appuntava un cotal duro con cima arrossata. Ed essa gemea sì, che ben mostrava d'esserne fortemente martellata. In somma il gioco si condusse a tale, che fu lavato il capo a quel cotale.» (dal Canzoniere del 1605; la soluzione dell'indovinello osceno è "l'incudine e il martello")

Stigliani ritenne colpevole Arrigo Caterino Davila e lo sfidò a duello. Rimasto ferito si rifugiò a Napoli. Poté ritornare a Parma, grazie all'intercessione del cardinale Cinzio Aldobrandini, già protettore di Torquato Tasso.

Nominato Principe dell'Accademia degli Innominati, pubblicò nel 1617 i primi venti canti del poema Il mondo nuovo, sull'epopea di Cristoforo Colombo. Le allusioni a Giambattista Marino contenute nell'opera suscitarono aspre polemiche. Costretto a lasciare Parma nel 1621 si stabilì a Roma dove curò l'edizione de Il Saggiatore di Galileo Galilei (Roma, Mascardi, 1623). Sempre a Roma pubblicò una nuova edizione del suo Canzoniere (Roma, Zannetti, 1623) emendata delle poesie oscene. Nel 1627 pubblicò Dell'Occhiale (Venezia, Carampello, 1627), stroncatura dell'Adone di Giambattista Marino, cui seguì l'anno successivo un'edizione definitiva in 34 canti de Il Mondo nuovo (Roma, Mascardi, 1628) e nel 1629 l'irriverente Merdeide[1]. Nel 1651 uscì l'edizione delle Lettere (Roma, Manelfi, 1651). Postumo fu pubblicato il rimario Arte del verso italiano (Roma, Del Verme, 1658).

L'antimarinismo[modifica | modifica wikitesto]

Tommaso Stigliani è considerato il poeta antimarinista per eccellenza: sin dalla prima edizione del Mondo Nuovo e più ancora in Dell'Occhiale accusò Marino di mancanza di coerenza e fedeltà ai canoni classici della misura e della proprietà linguistica; altre accuse mosse in particolare all’Adone furono bassezza di stile, barbarismi e ladroneccio, cioè di furto di parole e concetti di altri scrittori. Sui limiti dello «stile metaforuto» di Marino e dei marinisti Stigliani ritornerà «in un'importante lettera del 1636, individuandone le cause nella "svogliatezza" del secolo e in una sorta di "matto appetito", simile a quello delle donne gravide.»[1] Queste posizioni causarono molti nemici allo Stigliani, ed alcuni suoi testi furono pubblicamente incendiati. Girolamo Aleandro, Scipione Errico, Paganino Gaudenzi e soprattutto Angelico Aprosio, si scagliarono con furore contro di lui, dando inizio a una polemica che si trascinò per tutto il secolo ed ebbe eco anche oltralpe.

Non è peraltro mancato, tra gli studiosi, chi ha fatto notare come l'antimarinismo dello Stigliani sia in fondo intriso e commisto di marinismo.[2]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quinto Marini, La critica nell'età barocca, in Enrico Malato (a cura di), Storia della letteratura italiana, vol. 11, Salerno, 2003, p. 458, ISBN 978-88-8402-409-1.
  2. ^ Si veda, per esempio, Claudio Varese in Storia della letteratura italiana. Il Seicento, Milano, 1967, pp. 789.790.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Menghini, Tommaso Stigliani, Genova 1892;
  • Felice Corcos, Appunti sulle polemiche suscitate dall'Adone, Cagliari, tipografia G. Dessì, 1893. URL consultato il 30 novembre 2019.
  • Benedetto Croce, in La Critica, 10 gennaio 1927;
  • Ciro Micellone, P. Angelico Aprosio e le polemiche intorno all'Adone, in Annuario del R. Liceo-ginnasio G. D. Cassini, Savona 1927.
  • Gian Piero Maragoni, Stigliani «ne varietur». Appunti sulla riscrittura del «Polifemo», in Lettere Italiane, vol. 41, n. 1, 1989, pp. 90-98, JSTOR 26264542.
  • Marzio Pieri, «Les Indes Farnesiennes». Sul poema colombiano di Tommaso Stigliani, in Annali d'Italianistica, vol. 10, 1992, pp. 180-189, JSTOR 24004484.
  • Assunta Tirri, "Canzone sulla Ragion di Stato" di Tommaso Stigliani a Raffaello della Torre, in Girolamo de Miranda (a cura di), Aprosiana. Rivista annuale di studi barocchi, vol. 9, 2001, pp. 127-145, ISSN 1590-993X (WC · ACNP).
  • Marco Corradini, Questioni di famiglia. Tasso, Marino, Stigliani, in Studi secenteschi, vol. 46, 2005, pp. 45-69, OCLC 879808171.
  • Marco Arnaudo, Un inferno barocco: Dante, Stigliani, Marino e l'intertestualità, in Studi secenteschi, vol. 47, 2006, pp. 89-104.
  • Andrea Lazzarini, Una testimonianza di Tommaso Stigliani. Palazzi e libri di disegno in una dichiarazione di poetica mariniana, in Italianistica, vol. 40, n. 1, 2011, pp. 73-85, JSTOR 23938351.
  • (EN) Mary A. Watt, "Cosmopoiesis": Dante, Columbus and Spiritual Imperialism in Stigliani's "Mondo nuovo", in MLN, vol. 127, n. 1, 2011, pp. S245-S256, JSTOR 41415866.
  • Carla Aloè, Gomitoli letterari nel Mondo nuovo di Tommaso Stigliani, in Italique: Poésie italienne de la Renaissance, XIX, 2016, pp. 265-297, DOI:10.4000/italique.440.
  • Pelosi Marco, Aggiornamenti biografici su Tommaso Stigliani, in: «Mathera. Rivista trimestrale di storia e cultura del territorio», anno V (2021), n. 17, pp. 77-81.

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