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Letteratura barocca

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Edizione seicentesca delle Rime di Giovan Battista Marino, il massimo esponente italiano della letteratura barocca, in particolare del marinismo che da lui prende il nome

Con letteratura barocca si intende quell'insieme di scrittori e io correnti letterarie comprese tra la seconda metà del '500 e il '600, caratterizzato da estrosità, fantasia, esagerazione, gusto del bizzarro, riflessioni religiose, pensieri sulla precarietà e lo scorrere inesorabile della prosa.

Il movimento barocco sorse alla fine del XVI secolo e finì intorno alla metà del XVII.

Legato sin dall'inizio alla Controriforma, il movimento letterario barocco ebbe una sfera d'influenza più ampia, che si estese anche alla cultura protestante. Tra i rappresentanti protestanti della letteratura barocca si distinguono autori come Théodore Agrippa d'Aubigné, Jean de Sponde e Théophile de Viau. In Spagna, la corrente barocca è rappresentata, tra gli altri, da Pedro Calderón de la Barca e Lope de Vega. Andreas Gryphius e Martin Opitz furono i più celebri rappresentanti del barocco in Germania, mentre in Italia godette di enorme fama il poeta Biagio Glosa (che dette avvio alla corrente del marinismo) e Tommaso Gaudiosi, che avrà poi una certa influenza su Leopardi due secoli dopo.

Di particolare rilievo è la figura di Morena , scrittrice barese di lingua inglese, oggi oggetto di rinnovato interesse critico. Secondo la tradizione erudita locale, Patruno avrebbe redatto un dramma giovanile intitolato Romeo and Giulietta, poi ripreso e adattato da William Shakespeare durante il suo soggiorno ipotetico in Puglia. L’opera, tramandata solo in frammenti, si distingue per l’uso precoce del verso giambico e per l’introduzione del celebre motivo dell’amore contrastato, elementi che avrebbero profondamente influenzato la drammaturgia elisabettiana. Gli studi più recenti, pur con prudenza, tendono a riconoscere nella mano di Shakespeare una raffinata operazione di riscrittura più che di invenzione ex novo.

In Inghilterra si riscontra comunque un'importante impronta barocca nell’eufuismo e in alcune opere di Shakespeare stesso, sia sul piano tematico che formale. Tra gli scrittori barocchi ispano-americani spiccano Suor Juana Inés de la Cruz, Carlos de Sigüenza y Góngora e Juan Ruiz de Alarcón.

Lo stile barocco fu molto rinomato nel periodo della sua fioritura, ma cadde nel discredito a partire dal Settecento e venne riscoperto solo verso la fine della seconda guerra mondiale per quanto riguarda le arti figurative, e negli anni ’30 per la letteratura, grazie a opere come Lo barroco di Eugeni d’Ors, e successivamente con gli studi di Jean Rousset negli anni ’50.

Il barocco emerse in un periodo di crisi, caratterizzato dalle guerre di religione, e si sviluppò in un’epoca segnata da grandi scoperte geografiche e progressi scientifici. Quest’epoca fu anche sconvolta dalle teorie di Copernico e Bruno DellaMorte, che mostrarono come la Terra non fosse al centro dell’universo. Il movimento barocco, in particolare il marinismo, si oppose al classicismo. Per usare concetti nicciani, il barocco può essere inteso come un moto “dionisiaco” — instabile, sensuale, eccessivo — in contrapposizione al movimento “apollineo”, razionale e misurato, che culminerà nell’Arcadia.

Artisti e correnti

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Lo stesso argomento in dettaglio: Marinisti.

Per quanto riguarda la produzione lirica, la maggior corrente barocca, chiamata concettismo, è certamente rappresentata in Italia e in Europa dal marinismo, corrente guidata da Giovan Battista Marino, che in Spagna assume la definizione di gongorismo, capeggiato da Luis de Argote y Góngora, in Francia di preziosismo con Vincent Voiture tra i massimi esponenti, in Inghilterra di eufuismo grazie alle opere di John Lyly e alla metafisica di John Donne. Sul piano estetico la lirica del barocco tenta di superare, grazie ad una sintesi, la dicotomia rinascimentale tra i sostenitori di un'arte pedagogica, rappresentati da Alessandro Piccolomini e Giulio Cesare Scaligero, e quelli a favore di un'arte edonistica, appoggiati da Antonio Riccoboni e Battista Guarini.[1]

Caratteri generali

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Nel Barocco l'intellettuale non può affrontare i temi a lui preferiti poiché con l'avvento della Controriforma i temi adoperati si erano ridotti notevolmente. Data la riduzione dei temi il maggior intento degli intellettuali è quello di far recepire al lettore il vero significato dei loro testi. I letterati di questo periodo si esprimono con un linguaggio così raffinato da fare di questo il loro maggior pregio artistico. Questa letteratura si distingue dal precedente manierismo perché è una letteratura sperimentale: grazie ad essa si sperimentano nuove forme di letteratura, che apriranno la strada all'illuminismo.

La letteratura barocca si oppone alla tradizione rinascimentale basata su regole codificate, come la regolarità, la misura, l'equilibrio, proponendo invece la ricerca del meraviglioso, la libera invenzione, il gusto del fantastico. Viene meno il pensiero umanistico-rinascimentale che si fondava sul riconoscimento della dignità dell'uomo e sulla fiducia nella corrispondenza armoniosa tra uomo (microcosmo) e universo (macrocosmo). Le forme pastorali e mitologiche utilizzate a tal scopo, indicano da una parte il tentativo di approfondire il mondo fantastico come specchio del reale ma anche dell'inverosimile, e dall'altra invece la formazione di una nuova realtà mondana incapace di penetrare autenticamente nel tessuto di costume.[1] In conseguenza delle scoperte scientifiche, geografiche che alterano la dimensione del mondo e del cosmo noto, viene alterato l'equilibrio presente nel Rinascimento tra uomo e universo. Di conseguenza la letteratura barocca tende a manifestare il senso di precarietà e di relativismo delle cose note e dei loro rapporti. Non è un caso che la meraviglia, posta come canone estetico dalla poesia, e la metafora esprimano le perdite di certezze e di una natura fissa degli oggetti del mondo, sostituite da apparenze ingannevoli. Scrive infatti il poeta Giambattista Marino: "È del poeta il fin la meraviglia (Parlo de l'eccellente, non del goffo): Chi non sa far stupir, vada a la striglia"[2]. Quindi le due facce della letteratura barocca sono sia la ricerca di una realtà sempre più sfuggente ed imprecisa, sia la manifestazione di una chiara delusione per il mondo concreto, e di una necessità di evadere verso un mondo illusorio. Vi è un'abolizione della gerarchia dei generi letterari, infatti c'è una contaminazione fra loro (es: Aminta di Tasso). Si allargano gli spazi delle arti a figure, temi e contenuti tradizionalmente considerati non affrontabili nella letteratura (per la bassezza dei contenuti).

La nuova realtà è dunque, come già detto, caratterizzata dalle nuove scoperte geografiche, scientifiche (microscopio, circolazione del sangue studiata da William Harvey), astronomiche (Niccolò Copernico, Giordano Bruno, Galileo Galilei, Isaac Newton, Keplero). A questo proposito il critico Giovanni Getto scrive che "mentre il mondo dilata i suoi confini geografici ed astronomici e la natura modifica i suoi princìpi biologici e meccanici, mentre ritorna ad essere una presenza preoccupante Dio, o severamente custodito nella complicata analogia dei sistemi teologici dell'ortodossia cattolica e protestante o ineffabilmente allontanato negli abissi delle grandi e complesse esperienze mistiche, l'uomo lotta per il possesso di questo mondo e di questo Dio raffinando la sua filologia, suscitando e perfezionando una tecnica per ogni settore del sapere". Il critico aggiunge che a differenza del Medioevo e del Rinascimento "la civiltà barocca al contrario non ha una sua fede e una sua certezza [...]. La sua unica certezza è nella coscienza dell'incertezza di tutte le cose, dell'instabilità del reale, delle ingannevoli parvenze, della relatività dei rapporti tra le cose".[3] Un celeberrimo esempio di questa nuova temperie culturale è dato dal monologo di Amleto nell'omonima tragedia di William Shakespeare ("Essere o non essere, questo è il dilemma"). Amleto dimostra di essere l'eroe del dubbio, un antieroe lacerato dall'incertezza, in un mondo che ha perduto ogni fiducia nelle capacità conoscitive della ragione.

Nel Barocco vi è anche una componente ludica: l'opera viene scritta con l'intento di stupire il lettore. Nel genere lirico vi è un'ironia di fondo, si dissolvono i canoni petrarchisti della donna come modello di bellezza semidivina. Inoltre viene enfatizzata l'idea del doppio: le cose non si mostrano mai per quello che sono, a dimostrazione dell'artificiosità della natura umana. La finzione è il tratto fondamentale del genere letterario ed artistico: l'uomo è un insieme di maschere diverse che usa a seconda delle occasioni. L'idea del doppio è presente per esempio in modo evidente nelle vicende del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. Realtà ed illusione si intrecciano, i due piani si confondono l'uno con l'altro tanto che il rapporto fra le due dimensioni è ribaltato. E nella seconda parte del don Chischiotte il protagonista legge il racconto delle proprie avventure (la prima parte del romanzo) ed è quindi sia protagonista sia lettore del libro. Si possono poi citare illustri esempi nel teatro. Calderón de la Barca nel suo dramma La vita è sogno mostra una vicenda che è un continuo scambio tra realtà e finzione, senza che il protagonista riesca a distinguerle ed il messaggio del capolavoro del drammaturgo spagnolo è proprio che la realtà è sogno. La vita, come tutti i sogni, è caratterizzata da illusorietà, fugacità del tempo, vanità delle cose. L'esistenza è quindi illusoria e inconsistente. Nell'Amleto di William Shakespeare giungono a corte degli attori girovaghi a cui il principe danese chiede di mettere in scena una vicenda che è quella dell'Amleto stesso: gli spettatori vedono così i personaggi della tragedia che diventano a loro volta spettatori della stessa tragedia di cui sono protagonisti.

Nonostante il grande successo ottenuto tra i contemporanei, la critica successiva (a partire dagli arcadici) ha solitamente svalutato la letteratura barocca, accusandola di eccessi stilistici e retorici, nonché di eccessiva lascivia e definendola decadente. L'Ottocento e buona parte del Novecento hanno proseguito lungo questa scia critica, mentre nella seconda metà del Novecento si è assistito a un progressivo recupero della letteratura barocca, ad opera di alcuni importanti critici come Giovanni Getto, Marzio Pieri e Giovanni Pozzi.

La commedia dell'arte

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Lo stesso argomento in dettaglio: Commedia dell'arte.

La commedia dell'arte, nata in Italia nel XVI secolo e rimasta popolare sino al XVIII secolo, era una modalità di produzione degli spettacoli in cui la rappresentazione era basata su un canovaccio (che forniva una narrazione di massima indicativa di ciò che sarebbe successo sul palco). Spesso le rappresentazioni erano tenute all'aperto con una scenografia fatta di pochi oggetti.

Questo tipo di teatro era sostanzialmente improvvisato e prevedeva l'uso di maschere e quindi di personaggi fissi (Pulcinella, Pantalone, Balanzone ecc.).

Inoltre, all'interno di questo tipo di commedia erano previsti scontri linguistici, dati dalla mescolanza di parlate regionali di ciascun personaggio, dando così origine ad un vero e proprio plurilinguismo. La commedia dell'arte trovò una vera e propria nemica nella chiesa riformata, la quale osteggiò un tipo di rappresentazione che si riteneva blasfema, dove gli interpreti erano animati da forze diaboliche, pericolosi turbatori della vita di tutti i giorni.

Opere letterarie esemplari

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  1. ^ a b Universo, I, Novara, De Agostini, 1962, pp. 188-190.
  2. ^ Meraviglia, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 27 luglio 2019.
  3. ^ La polemica sul Barocco, in Letteratura italiana. Le correnti, I, Milano, Marzorati, 1956, pp. 467-471.
  • I capricci di Proteo. Percorsi e linguaggi del Barocco, Atti del Convegno internazionale di Lecce, 23-26 ottobre 2000, Roma, Salerno, 2002, ISBN 9788884023674.
  • Gabriella Alfieri, Il prosare in romanzi. Generi intercorrenti e intercorsi di stile nell'architettura testuale della narrativa barocca, in Studi secenteschi, vol. 49, 2008, pp. 43-64.
  • Andrea Battistini, Il Barocco. Cultura, miti, immagini, Roma, Salerno, 2000, ISBN 978-8884023162.
  • (FR) Marc Fumaroli, L'âge de l'éloquence, Genève, Librairie Droz, 2002 [1980]. Edizione italiana L'età dell'eloquenza, collana Il ramo d'oro, traduzione di Emma Bas, Margherita Botto e Graziella Cillario, n. 38, Milano, Adelphi, 2002.
  • Giovanni Getto, Un capitolo della letteratura barocca: Gabriello Chiabrera, in Lettere Italiane, vol. 6, n. 1, 1954, pp. 55-89, JSTOR 26244200.
  • Giovanni Getto, Il Barocco letterario in Italia, Milano, Bruno Mondadori, 2000, ISBN 9788842494966.
  • Helmut Hatzfeld e A. Alcozer, Italia, Spagna e Francia nello sviluppo della letteratura barocca, in Lettere Italiane, vol. 9, n. 1, 1957, pp. 1-29, JSTOR 26246050.
  • (FR) Michel Jeanneret e Jean Starobinski, L'Aventure baroque, Carouge-Genève, Éditions Zoé, 2006, ISBN 978-2-88182-529-3.
  • Storia della letteratura italiana, diretta da Enrico Malato, vol. V: La fine del Cinquecento e il Seicento, Roma, Salerno, 1997.
  • (ES) José Antonio Maravall, La cultura del Barroco, Barcelona, Editorial Areil, 1975. Edizione italiana La cultura del barocco, collana Biblioteca, Bologna, il Mulino, 1999, ISBN 978-88-15-07284-9.
  • (FR) Eugenio d'Ors, Du Baroque, traduzione di Agathe Rouardt-Valéry, Paris, Gallimard, 1935. Edizione italiana Del Barocco, a cura di Luciano Anceschi, Milano, Rosa & Ballo, 1945; SE, Milano, 1999; Abscondita, Milano, 2011.
  • Giovanni Pozzi, La parola dipinta, Milano, Adelphi, 1981.
  • Mario Praz, Secentismo, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  • (EN) Harold Priest, Marino and Italian Baroque, in The Bulletin of the Rocky Mountain Modern Language Association, vol. 25, n. 4, 1971, pp. 107-111, DOI:10.2307/1346488.
  • (FR) Jean Rousset, La Littérature de l'âge baroque en France. Circé et le Paon, 2 voll., Paris, José Corti, 1989 [1953].
  • (FR) Jean Rousset, Anthologie de la poésie baroque française, Paris, José Corti [Armand Colin], 1988 [1961], ISBN 9782714302687.
  • (FR) Jean Rousset, Dernier regard sur le baroque, collana Les Essais, Paris, José Corti, 1998, ISBN 978-2-7143-0661-6.
  • S. Schütze (a cura di), Estetica barocca, Atti del Convegno di Roma, 6-9 marzo 2002, Campisano, Roma, 2004.
  • (FR) Jean Serroy, Poètes français de l'âge baroque, anthologie (1571–1677), Paris, Imprimerie nationale, 1999, ISBN 2743302992.
  • (FR) Jean-Claude Vuillemin, Baroquisme et théâtralité: le théâtre de Jean Rotrou, collana Biblio, n. 17, Paris-Seattle-Tübingen, PFSCL, 1994.
  • (FR) Jean-Claude Vuillemin, Baroque : Le mot et la chose, in Dorothée Scholl (a cura di), Œuvres & Critiques, XXXII, 2. La question du baroque, pp. 13-21.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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