Muggiò

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Muggiò
comune
Muggiò – Stemma Muggiò – Bandiera
Vista di Muggiò dalla zona nord
Vista di Muggiò dalla zona nord
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Monza e della Brianza-Stemma.png Monza e Brianza
Amministrazione
Sindaco Maria Fiorito (PD) dal 09/06/2014
Territorio
Coordinate 45°36′N 9°14′E / 45.6°N 9.233333°E45.6; 9.233333 (Muggiò)Coordinate: 45°36′N 9°14′E / 45.6°N 9.233333°E45.6; 9.233333 (Muggiò)
Altitudine 186 m s.l.m.
Superficie 5,48 km²
Abitanti 23 379[1] (30-09-2014)
Densità 4 266,24 ab./km²
Frazioni Taccona
Comuni confinanti Cinisello Balsamo (MI), Desio, Lissone, Monza, Nova Milanese
Altre informazioni
Cod. postale 20835
Prefisso 039
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 108034
Cod. catastale F797
Targa MB
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 404 GG[2]
Nome abitanti muggioresi
Patrono S.S. Pietro e Paolo - B. V. Addolorata del Castagno
Giorno festivo 29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Muggiò
Muggiò
Posizione del comune di Muggiò nella provincia di Monza e della Brianza
Posizione del comune di Muggiò nella provincia di Monza e della Brianza
Sito istituzionale

Muggiò (Mugiô in dialetto locale) è un comune italiano di 23.527 abitanti della provincia di Monza e Brianza in Lombardia.

Adagiata lungo una terrazza pianeggiante (altopiano asciutto milanese) ad una quota massima di 186 metri sul livello del mare, ad una media di 170 metri s.l.m. e ad una minima di 164 metri s.l.m. (fraz. Taccona), con un'estensione territoriale di circa 5,6 km².

Stemma e gonfalone comunale[modifica | modifica wikitesto]

Muggiò viene rappresentata araldicamente con pochi simboli e colori. La ruota d'oro dentata – al centro del Gonfalone – vuole significare lo sviluppo industriale del Comune nel corso del Novecento. I colori dello scudo sul quale è posta la “ruota” – il rosso e il bianco – sono quelli della città e provincia di Milano, alla quale, sino al 2009, Muggiò apparteneva. La corona a cinque torri sinonimo di Città, il ramo d'ulivo e di quercia sono i simboli del Comune. I colori caratteristici della città, il giallo e l'azzurro, racchiudono il tutto.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Soglia meridionale dell'area Briantea, confinante con Monza (8 km al centro), la città dista dal capoluogo lombardo 16 km ed è collocata di poco al suo nord-est. Il suo centro è situato a 45°35'34 dì latitudine nord e a 3°13'24" di longitudine ovest dal meridiano di Monte Mario (Roma), vertice geodetico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si ritiene che il nome originario della città possa derivare dall'aggettivo latino metulatus, da metula, a sua volta diminutivo della voce latina meta, con significato di altura, mucchio,[3] ad indicare la conformazione ondulata. La variegata etimologia che la città ha assunto attraverso i secoli si conosce dalla lettura di antichi scritti. Il primo centro abitato a sorgere ove si trova oggi Muggiò è Ameglao; questo nome appare per la prima volta in una disposizione testamentaria di Ansperto, Arcivescovo di Milano, datata Anno Domini 879, tra i testimoni di questo documento troviamo un certo “Rachinfredus de Ameglao”. Da tale nome la città arrivò al nome attuale attraverso diverse modifiche. Nel 912 il centro aveva già assunto il nome di Meglao; nel Codice Diplomatico Monzese si riferisce di Guidobaldo e Gotifredi de Vico Meglao. Nel 1196 il nome era diventato Migloe, agli onori della scrittura un nostro concittadino: Montino de Migloe. Tale nome viene confermato anche nei documenti relativi ad un censimento del 1398. Durante i secoli successivi, diversi documenti religiosi parlano del centro definendolo Migioe, Mugloe e nell'accezione latina di Muglovium. È della seconda metà del XIII secolo la prima comparsa del nome di Muggiò, per quanto questo toponimo riapparirà solo in documenti del 1790 (e si parla di Mugiò, con una sola g). Solo dall'inizio del XIX secolo il nome di Muggiò sarà definitivo. La presenza di nomi prettamente germanici nei primi documenti storici rinvenuti, fanno pensare che la sua costituzione sia avvenuta all'epoca delle invasioni barbariche ed in particolare di quella del popolo Longobardo. In epoca feudale Muggiò seguì le sorti di Desio (sede della Pieve) passando, dapprima sotto la dominazione dei Visconti - sino alla metà del Quattrocento - poi fu, da Luigi XII Re di Francia e Duca di Milano, concessa al dottore, fisico, Gabriele Pirovano ed ai suoi eredi. Nel 1518, fu ceduto ad Ottaviano Rho che lo perdette nel 1521, perché seguace dei francesi; passò quindi sotto Francesco II Sforza, successivamente a Galeazzo Ferreri, al Cavalier Vespasiano Roadino, a Giacomo Gallarati (10 settembre 1530) e, all'estinzione della linea, fu acquistato da Giorgio Manriquez (7 maggio 1550) sotto il ducato di Filippo II di Spagna. In epoche diverse, in assenza di sovrano, i marchesi Manriguez cedettero vari centri della Pieve a diverse famiglie, ma tennero Desio, Muggiò ed altri sette villaggi. Alla morte del Marchese Lodovico (24 gennaio 1791) il consigliere Conte Pietro Secco Commeno ereditò questo feudo, per concessione fatta antecedentemente (20 novembre 1779) dall'Imperatrice d'Austria Maria Teresa d'Asburgo, avendo egli sposato Laura Manriquez, figlia di Don Lodovico. La presa di possesso avvenne il 28 novembre del 1795; con la venuta di Napoleone Bonaparte nel 1796 cadde ogni diritto feudale sul territorio. In quest'arco di tempo s'inseriscono nella storia di Muggiò personaggi di nobili famiglie locali e milanesi, quali gli Scorpioni Dè Rasini, i Casati, i Porro, gli Isimbardi, i Bolagnos, i D'Adda, i Taccona, gli Antona Traversi, i Greppi, i Nobili e i Santambrogio, che lasciarono varie testimonianze.

Analisi urbana[modifica | modifica wikitesto]

L'agglomerato urbano di Muggiò rimane, sino alla fine dell'Ottocento, pressoché inalterato nella disposizione "medievale" dei fabbricati delle sue tre contrade principali: "Barus", "Bourghett" e "San Roch" (ancora individuabili nel centro storico odierno), tuttavia si assiste ad un importante rinnovamento di edifici ed infrastrutture, come la costruzione del Canale Villoresi, il canale artificiale più lungo d'Italia, che fu ideato dall'ingegner Eugenio Villoresi (1810-1879); esso preleva acqua dal fiume Ticino riversandola nel fiume Adda, interessando, con il suo tracciato, un territorio di circa 85.000 m2. Il periodo compreso tra le due guerre vede la realizzazione d'opere che ebbero grande rilievo sotto l'aspetto igienico-sanitario, come la costruzione di un primo pozzo idrico nel 1927 (uno dei primi della Provincia di Milano, che sostituisce quello antico di Piazza Garibaldi, ancor oggi visibile sotto una lastra di cristallo), la rete idrica odierna preleva acqua potabile da otto pozzi. Nel 1932 avviene la costruzione del canale di bonifica Alto Lambro che da Monza si estende fino a Carate Brianza (inaugurato a Muggiò nell'aprile del 1935 dal Capo del Governo, Benito Mussolini), oggi coperto, sul suo tracciato corre parte della nuova Strada Provinciale n°131 Desio-Muggiò-Nova Milanese. Nel 1950 il comune viene attraversato da una strada d'importante comunicazione, la Strada Provinciale 10, poi Statale n°527 Bustese. Gli anni seguenti assistono ad un importante fenomeno che ebbe gran rilevanza nello sviluppo urbano, infatti calamità naturali come l'alluvione del Polesine o i terremoti portarono un alto tasso immigratorio d'origine veneta e meridionale nel territorio milanese - qui particolarmente numerosi sono gli originari di Spinoso (PZ) - provocando il boom economico edificatorio. Il territorio muggiorese, tipicamente agricolo sino alla prima metà del secolo (frumento e granoturco), gelsi e viti; con lo sviluppo di industrie e piccole/medie imprese, alcune molto importanti - in campo meccanico la multinazionale svedese ALFA LAVAL (1969) con la produzione di impianti per lo scambio termico, la separazione e la movimentazione dei fluidi; in campo alimentare PANEM (1969), il più grande panificio d'Italia[senza fonte] e la Star, fondata qui nel 1948; in ambito chimico RAVIZZA Farmaceutica impiantatasi, per volere del conte Ugo Ravizza, alla fine degli anni cinquanta, ceduta poi alla BASF "anni ottanta" (queste ultime trasferitesi alcuni decenni fa) - ha subito radicali trasformazioni. Nel corso degli ultimi anni, con una popolazione che supera i 23.000 abitanti ed una riqualificazione del tessuto urbano attraverso una seria politica urbanistica (Piano Particolareggiato Centro Storico, Piano Insediamenti Produttivi, Parco del Grugnotorto), la Città, ufficialmente riconosciuta con un Decreto del presidente della Repubblica nel 1992, ritrova una sua identità, riscoprendo quei caratteri sociali ed il valore dei suoi Beni storico-architettonici mediante interventi di restauro particolarmente importanti e significativi.

Muggiò, Città delle Cooperative[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre definita la città “rossa” della Brianza, Muggiò è una città solidale che ancor oggi vive la secolare tradizione legata al mondo della cooperazione sociale dai vari colori "politici". Qui nel 1898 viene costituita una Società di Mutuo Soccorso per l'assistenza alla comunità agricola dell'epoca. Nel 1912 viene istituita una “Società Cooperativa Popolare con trattoria” dapprima collocata in piazza Garibaldi, poi trasferitasi all'ombra del campanile nel 1921 e reintitolata "Cooperativa di Consumo Silvio Pellico" dal nome della via (già via per Cinisello) ove è tuttora ubicata, affiliata CRAI. A queste, ispirandosi ai valori fondanti della cooperazione italiana per risolvere il problema casa, si aggiunge nel 1919 la "Cooperativa Edificatrice di Muggiò" (oggi questa realtà conta quasi cinquemila soci iscritti e mille case realizzate, delle quali trecento in affitto, oltre a negozi, magazzini e numerosi box). Nel 1926 si costituisce la Mutua Volontaria di Assistenza e Previdenza alla popolazione muggiorese. Un'altra “Cooperativa di Consumo con Forno” nasce nel 1926, resiste al fascismo e alla guerra, e apre nel 1958 un primo negozio a libero servizio e nel 1969, in via Baruso, uno dei primi supermercati della città e circondario; nel 1970 Primo Casati (1915-1978), il suo Presidente, propone ai soci un progetto di fusione con altre cooperative del nord Milano, gettando così le basi per la creazione di Unicoop Lombardia prima e, nel 1983, di Coop Lombardia (sul finire del secolo scorso s'inaugura il Centro Commerciale COOP di viale Repubblica a sostituzione del market "storico"). Nel 1927 nasce la Società Cooperativa Acqua Potabile, infine, nel 1959 viene fondata grazie all'opera del Dott. Ferruccio Ottolina (1925-1980), un'altra Società Cooperativa Edificatrice Popolare la “Villoresi”.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Stadio Superga 1949[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio cittadino, dedicato ai Caduti della sciagura aerea (la squadra del Grande Torino) avvenuta il 4 maggio 1949, nota come Tragedia di Superga; è realizzato su progetto dell'architetto Roberto Biscardini (1947) negli anni 1982-84. Collocato, inclinato (secondo il corretto asse eliotermico), a sud del Canale Villoresi e ben inserito all'interno del Parco Locale d'Interesse Sovracomunale Grugnotorto-Villoresi, il verde campo di gioco è utilizzato dalle due società calcistiche cittadine: il Football Club Muggiò San Carlo dai colori sociali giallo-blu (nato nel 2004 sulle ceneri della prima associazione di calcio risalente agli anni quaranta poi rifondata nel 1964) e la Società Calcio Taccona - i giallo-rossi - (fondata nel 1968). Nel corso degli anni ottanta questo prestigioso impianto sportivo ha ospitato, per alcuni allenamenti, il Milan di Ruud Gullit e il Napoli di Diego Armando Maradona nelle sue trasferte milanesi. Un altro rettangolo di gioco ad esso adiacente è stato invece dedicato a Gaetano Scirea (1953-1989), già Capitano della Juventus F.C., della Nazionale di calcio e Campione del Mondo nel 1982.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Muggiò è lambita ad est dalla SS 36 del Lago di Como e dello Spluga; ad ovest dalla Strada Provinciale n° 131 Sesto San Giovanni-Nova-Muggiò-Desio; a sud dalla Tangenziale Nord A52 che attraversa una piccola porzione di territorio comunale con svincolo in entrata/uscita in prossimità del confine con Cinisello Balsamo; ed è infine suddivisa trasversalmente dalla ex Strada statale n° 527 Bustese che la collega a Saronno e al Varesotto orientale. Due le ex Strade Provinciali: la n° 151 Cinisello Balsamo-Muggiò-Desio (declassata) e la n° 220 Lissone-Muggiò (declassata), quest'ultima di gran lunga la più antica di tutte, essendo già a carico dei contribuenti muggioresi nella ripartizione fiscale operata dalle autorità provinciali di Milano nel 1346.[4]

La rete stradale urbana è di 52 km lineari, la rete ciclabile è di oltre 17 km lineari.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

La città non dista molto dai seguenti scali lombardi:

Autobus[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Muggiò è lambita dalla tratta ferroviaria internazionale Chiasso-Milano che le consente di raggiungere brevemente le suddette città e altri centri minori. Questa importante linea ferroviaria nasce nel 1861 dal prolungamento - sino a Como - della prima strada ferrata dell'Italia settentrionale: la Milano-Monza (1840). Nel 1879 una richiesta congiunta delle Amministrazioni di Lissone e Muggiò (con relative delibere dei Consigli Comunali), destinata al Governo centrale di Roma, propone la costruzione di una nuova stazione con scalo merci in Lissone sul cavalcavia soprastante la strada per Muggiò (posizione equidistante dai due centri abitati), a una distanza favorevole tra le due stazioni già esistenti di Monza e Desio. La suddetta richiesta/proposta viene accolta e la Stazione di Lissone-Muggiò è realizzata tra il 1881 e il 1882.[senza fonte] Attualmente la fermata viene utilizzata dalle linee S9 (SeregnoAlbairate) e S11 (ChiassoMilano Porta Garibaldi), entrambe facenti parte del servizio ferroviario suburbano di Milano.

Istruzione e cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Civica di Muggiò fa parte del Sistema Bibliotecario BrianzaBiblioteche.

Monumenti - Edifici Storici Civili e Religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Cappella di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella di San Rocco si trova nel centro storico, sulla strada che porta a Monza (Via G. Mazzini). Nonostante oggi si trovi in pieno centro, l'edificio era una cappella campestre, dei Sancti Rochi Campestris. La costruzione fu iniziata nel 1524 ed intitolata al protettore degli appestati.
L'architettura è semplice, la cappella è preceduta da un pronao con colonne in granito. All'interno, sopra l'altare di marmo, si trova una statua del Cristo, che porta sulla testa dei capelli naturali.
Nel 2004 la chiesa è stata restaurata, per riportarla allo splendore di un tempo.
Per la festività di San Rocco, il 16 agosto, dalla cappella parte una processione che si dirige verso la Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo Apostoli.

Croci stanziali della Peste[modifica | modifica wikitesto]

Due colonne in pietra, sormontate da una croce in ferro, situate una all'incrocio tra le vie Guglielmo Marconi e Santa Croce alla Taccona di Muggiò, l'altra a nord del territorio comunale, sul confine con Desio a fianco di via Libertà, ricordano il luogo ove sono stati sepolti i morti di quella triste e famosa peste cosiddetta di San Carlo (1576), che decimò la popolazione di quel secolo.

Mausoleo Casati Stampa di Soncino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mausoleo Casati Stampa di Soncino.

Il Mausoleo, collocato all'interno del cimitero urbano, ospita i sepolcri di molti componenti della nobile famiglia Casati, tra cui quelli di Teresa Casati (1787-1830), Federico Confalonieri (1785-1846), Gabrio Casati (1798-1873), Angelo Casati (1802-1846), Camillo Casati (1805-1869), Luigi Agostino Casati (1827-1881), Rinaldo Casati (1844-1898), Camillo Casati Stampa di Soncino (1877-1946), Alessandro Casati (1881-1955), Alfonso Casati (1918-1944), Camillo Casati Stampa di Soncino (1927-1970) e Anna Fallarino, Casati Stampa di Soncino (1929-1970), questi ultimi noti alla cronaca per il Delitto di via Puccini.

Dal 1º novembre 2008 il Comune di Muggiò ha formalmente acquisito - dopo oltre dodici anni di trattative e d'iter burocratico - lo storico Mausoleo funebre attraverso l'atto amministrativo della decadenza (previsto nel regolamento dei Servizi Cimiteriali) concordato tra il Sindaco Dott. Fossati e il Conte Donà dalle Rose consorte dell'ultima discendente; poi ratificato nel Consiglio Comunale del 13 novembre dello stesso anno.

Oratorio dei Santi Re Magi[modifica | modifica wikitesto]

Collocato nell'ala orientale di Palazzo Taccona, degno di nota è il piccolo Oratorio dedicato a Santi Re Magi (6,20 x 6,20 m più 1,80 m per l'altare), Monumento Nazionale. Questa graziosa chiesina, fulcro storico-religioso della frazione di Muggiò, sostituisce la cappella campestre dedicata a Santa Margherita, eretta sempre per devozione da Don Baldassare Taccona e andata perduta alla fine del XVI secolo. Al suo interno sono custoditi due bassorilievi ovali raffiguranti i nobili proprietari del Palazzo e, una pregevole pala d'altare "l'Adorazione dei Magi"; nell'impianto iconografico della tela settecentesca compaiono alcune figure estranee allo storico evento, in primo piano una bimba, forse la figlioletta dei Conti, che offre dei doni alla Sacra Famiglia; in un angolo fa capolino il ritratto della contessa. Durante alcuni restauri, sotto il suo piano di calpestio, è stato rinvenuto un sepolcro coi resti di una dodicenne; corrispondenti probabilmente all'unigenita erede, prematuramente scomparsa, la cui morte ha decretato la fine del casato dei Taccona.

Palazzo Besozzi, Scorpioni Dè Rasini[modifica | modifica wikitesto]

Un tempo collocato alle spalle della barocca Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (scomparsa), l'edificio a due piani sorge in via Baruso e si affaccia su un vasto giardino prospettico romboidale. Il corpo principale, al primo livello, è dotato di un'ampia terrazza con scalinata centrale esterna d'accesso. Già proprietà settecentesca del conte Paolo Besozzi, passa successivamente al nobile Don Paolo Scorpioni Dè Rasini, e, sul finire dell'Ottocento ad una famiglia locale che ne è ancora proprietaria. L'immobile appare oggi molto rimaneggiato.

Palazzo Bolagnos, Andreani, Santambrogio[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione d'impostazione barocca, presenta all'interno un portico colonnato ed un vasto scalone d'onore con meraviglioso parapetto in arenaria; perduto purtroppo il giardino originale a disegno geometrico, rimasto tale per tutto il corso dell'Ottocento. Il lotto edificato, posto nel cuore dell'abitato, si affaccia sulla piazza dell'antica Parrocchiale (oggi scomparsa) intitolata ad Antonio Gramsci, già appartenuto ai conti Bolagnos, è successivamente passato agli Andreani, ai nobili Santambrogio e ancor oggi è di proprietà privata.

Palazzo Brusa, Mariani[modifica | modifica wikitesto]

Attiguo a villa Isimbardi, Monumento Nazionale, il palazzo Brusa di Muggiò si realizza sul finire del XVIII secolo, inglobando una preesistente costruzione risalente probabilmente al 1400. Caratteristiche del complesso sono la vasta corte interna a pianta quadrata, un vano, al piano terra, con otto colonne isolate e volte a crociera ed altri spazi chiusi un tempo destinati a scuderie per i nobili Isimbardi.

Palazzo Porro, Carcano (poi Collegio Barnabitico)[modifica | modifica wikitesto]

Antica residenza dei conti Porro, massimi proprietari terrieri di Muggiò nel Settecento, venduta nel 1756 all'Opera Bartolomeo Zucchi poi Congregazione della Compagnia di Gesù, per renderla un luogo di villeggiatura estiva ed autunnale riservata ad insegnanti e allievi dei monzesi Istituti Zucchi, Longoni e Santa Maria degli Angeli, nonché dei Superiori dell'Ordine Barnabita di Monza e Milano sino al 1886. Tra i suoi ospiti troviamo Carlo Porta (1775-1821) insigne poeta milanese. Sul finire dell'Ottocento la costruzione viene trasformata in opificio prima di essere ceduta alla Chiesa e Diocesi di Milano. Sullo storico giardino, negli anni 1895-1897, si erige la monumentale Chiesa Parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Il corpo principale del fabbricato rivolto a sud verso il vasto giardino, composto da due ordini sovrapposti di loggiati a sette fornici viene così demolito per lasciar spazio a Piazza della Chiesa. Del complesso architettonico scompare anche la torretta quadrangolare utilizzata dai Padri Barnabiti come osservatorio astronomico. Superstiti e ancora visibili le ali laterali che conferivano all'edificio una tipologia a ferro di cavallo, quella ad est, da anni sede della Mutua Volontaria – Centro Benessere (già utilizzata ad Asilo Infantile “Ing. Antonio Santambrogio”); quella ad ovest, adibita a “Canonica” o residenza del Clero (rimaneggiata negli anni sessanta del secolo scorso). Tracce di elementi architettonici originari del primitivo palazzo seicentesco (quattro colonne in pietra) sono state rinvenute nel corpo del fabbricato durante i lavori di ristrutturazione effettuati sul finire Novecento e lasciate a vista.

Palazzo Taccona, Palazzi, Bertoglio, D'Adda[modifica | modifica wikitesto]

Posto in posizione strategica, tra la vie che collegano la frazione di Muggiò a Cinisello-Milano e a Monza (Torneamento), si tratta di una imponente residenza nobiliare della seconda metà del XVIII secolo. Come documentato dal Catasto Teresiano, sull'area attualmente occupata dall'attuale edificio era presente una villa di proprietà dei conti Taccona. Inizialmente la costruzione si presentava a tre piani, mentre l'ultimo piano sembrerebbe essere il risultato di un sopralzo effettuato verso la fine dell'Ottocento. L'edificio presenta una forma ad "U" e si ispira alle cosiddette ville di delizia tipiche della Lombardia del Settecento. La presenza di due pilastri in pietra lungo l'attuale asse viario prospiciente l'edificio, delimitanti la cancellata d'ingresso, sono significativi dello schema progettuale basato su un asse centrale prospettico che mette in comunicazione la strada con il giardino e i restanti spazi interni. Purtroppo, il successivo sviluppo caotico dell'attuale abitato non permette un'immediata lettura della struttura dell'edificio rispetto all'ambiente circostante. Nella struttura, in posizione centrale, un profondo portico, rivolto verso il cortile, dà accesso allo scalone d'onore che conduce al piano nobile. L'edificio conserva anche la cappella gentilizia dedicata ai Santi Magi.[5] Coi lavori di ristrutturazione d'inizio secolo è andato purtroppo perduto il secolare giardino alberato a pianta quadrangolare posto sul retro del palazzo. Il palazzo è stato sottoposto alla procedura di vincolo nel 2002.

Parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Monumento Nazionale (Legge 1/6/1939 n° 1089); essa sorge in forme lombardo-gotiche, sull'area centrale - il vasto giardino - di un ex Collegio Barnabitico (già residenza dei conti Porro), su progetto di due rinomati architetti, il pavese Angelo Savoldi (1845-1916) e il milanese Giovambattista Borsani (1850-1906), che s'ispirarono alla Basilica di Sant'Andrea in Vercelli (1219-1227). La posa della prima pietra risale al 23 giugno 1895, l'apertura al culto nel 1897. La torre campanaria con cuspide conica s'innalza tra il 1920 e il 1922. La facciata principale viene ultimata nel rispetto dell'antico progetto solo nel 1968, per opera dell'arch. Arialdo Latocca; tripartita, questa è stata tutta rivestita in cotto con elementi in trachite - travertino e arricchita con icone legate alla vita dei due Apostoli: sul bronzeo portale centrale viene raffigurata la loro vocazione, nei vetri istoriati del rosone centrale vi è il loro martirio, ed in alto sul timpano, il gruppo scultoreo rappresenta la gloria acquisita attraverso la croce di Cristo. L'interno, imponente ed elegante, conferma lo slancio preannunciato in facciata: sulla pianta a croce latina si sviluppano le campate con volte a crociera, tre navate che conducono al transetto, agli estremi del quale sono poste due cappelle minori. Le semplici colonne in pietra si alternano a possenti pilastri sagomati sui quali poggiano gli archi a tutto sesto, in tali colonne polistili, ai rossi mattoni si alternano le fasce di granito. All'incrocio fra la navata centrale e il transetto si eleva la cupola, la cui volta a raggiera poggia sul tamburo ottagonale con finestre trifore. Due lesene d'altare attribuite ad Antonio Canova (1757-1822) fino agli anni sessanta incorniciavano il prestigioso dipinto "Cristo in croce con la Maddalena" di Francesco Hayez (1791-1882) commissionato nel 1827 dalla Famiglia Isimbardi (oggi conservato presso il Museo Diocesano di Milano) ora sostituito da una riproduzione fotografica.

Parrocchiale di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Alla frazione Taccona, verso la fine degli anni cinquanta del secolo scorso, s'innalza su disegno di mons. Enrico Villa, architetto della Curia milanese, la Parrocchiale dedicata a San Giuseppe. Il moderno tempio, consacrato il 31 maggio 1959 dall'allora Arcivescovo di Milano cardinal Giovanni Battista Montini (eletto poi Sommo Pontefice con il nome di Paolo VI); è ultimato solo nel 1978 e benedetto l'anno seguente dal cardinale Giovanni Colombo. L'abside della chiesa è impreziosita da una decorazione musiva, opera d'arte, concepita da don Giuseppe Perugia (primo parroco di Taccona), progettata dall'artista Trento Longaretti (1916) ed eseguita dai fratelli mosaicisti bollatesi Edoardo ed Eugenio Toniutti. Il grandioso mosaico, che s'impone per bellezza e maestosità, rappresenta una grande sintesi biblica che va dalla Creazione, al peccato originale, alla promessa e attesa del Salvatore, fino all'Annunciazione, per confluire nel Cristo immolato, figurato nell'agnello dell'Apocalisse; da Lui il racconto passa alla Chiesa fondata sugli Apostoli per concludersi con il Cristo del Giudizio Universale circondato dai cori angelici.

Parrocchiale di San Carlo Borromeo[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione religiosa è realizzata negli anni 1975/76 nel quartiere nord di Muggiò, ai confini con Desio, su progetto di mons. Enrico Villa, architetto dell'Ufficio tecnico della Curia, capiente e moderna con grandioso tetto a capanna sostituisce la precedente chiesa datata 1964 ancora visibile al suo fianco. La chiesa è dedicata al Santo Arcivescovo milanese, che nel corso del sedicesimo secolo più volte si recò in Visita Pastorale a Muggiò, e alla Beata Vergine di Fatima.

Parrocchiale di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata a San Francesco d'Assisi e a Nostra Signora di Lourdes, posta ai confini con Monza, la raccolta e semplice costruzione si edifica su progetto dell'architetto milanese Arialdo Latocca alla fine degli anni '80 del secolo scorso.

Santuario della Beata Vergine Addolorata del Castagno[modifica | modifica wikitesto]

Uno storico viale pedonale alberato, detto un tempo "delle Rimembranze" ora "del Castano", conduce dalla centralissima via Italia al sacro edificio dedicato alla Beata Vergine Addolorata. Lungo il percorso sono stati recentemente collocati, ai piedi dei Castani, 61 cippi in pietra con targhe nominali a ricordo dei sessantuno muggioresi caduti durante la Grande Guerra (1915-1918). La chiesa in stile barocco, dono del conte Giuseppe Bolagnos alla popolazione di Muggiò, si edifica agli inizi Settecento sul luogo della primitiva cappella votiva, sorta nel XVI secolo in seguito ad un evento straordinario. Questo importante Santuario mariano di plurisecolare devozione viene ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa di Roma e consacrato il 29 giugno 1937 dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster e papa Pio XI (al secolo Achille Ratti da Desio) concede nuove indulgenze. Nell'ottobre 1945, qui vi si celebra una Santa Messa solenne alla quale partecipano clero, autorità locali, reduci di guerra e tutta l'intera popolazione, la chiesa è infatti tra quelle "poche elette" dall'arcidiocesi di Milano a svolgere speciali funzioni di ringraziamento alla cessazione del Secondo conflitto mondiale.

Santuario della Madonna delle Grazie, già di Santa Giuliana Vergine Martire[modifica | modifica wikitesto]

Sorge presso la cascina di Santa Giuliana e risale al XIII secolo. Nel 1965 a lavori di restauro ultimati, l'antica ed umile costruzione presenta un nuovo assetto: un piccolo vano diametralmente opposto alla sacrestia già esistente, completa la pianta a croce latina, un pronao in mattonato composto da quattro snelle colonne adorna la facciata. Un documento del 1754, attesta l'esistenza di un minuscolo camposanto antistante la chiesetta. L'interno conserva l'antico soffitto a cassettoni e tre dipinti settecenteschi raffiguranti San Carlo, San Giuseppe e Santa Giuliana Vergine Martire. I restauri inoltre, portano alla luce reperti archeologici (fittili) anteriori all'XI secolo (asportati), ciò fa pensare che il monumento più antico della città abbia un'origine ancor più remota.

Villa Casati, Stampa di Soncino[modifica | modifica wikitesto]

La prestigiosa villa ha origine intorno alla fine del XV secolo quale residenza estiva dei Casati, una ricca e nobile famiglia guelfa milanese. Nel nucleo storico di Muggiò, associata alle tenute sorge la palazzina con elegante portico e giardino di contorno. Questa dimora avita vede il passaggio di diverse generazioni Casati e ospita personaggi illustri come i cugini cardinali Carlo e Federico dei principi Borromeo durante le loro visite pastorali al borgo (1579 / 1604-1611). Nel 1798 Agostino Casati (1739-1820), II Conte Casati, ex Ciambellano imperiale, per il rinnovo di questa sua dimora estiva affida l'incarico all'architetto austriaco Leopold Pollack già autore di Villa Barbiano di Belgiojoso d'Este, poi Reale e del Teatro Filodrammatici a Milano. La concezione progettuale di villa Casati, mirabile capolavoro di architettura Neoclassica, s'imposta su un prisma rettangolare, da cui sporge, al centro di uno dei lati maggiori, un cilindroide a base ellittica coronato da una cupola colonnata. La sua tipologia deriva dall'arte barocca tradizionale e richiama modelli francesi e viennesi. La costruzione, nel corso dell'Ottocento, è pervenuta per eredità ai nipoti di Agostino: Teresa, Gabrio, Angelo e Camillo Casati, figli orfani del fratello Gaspare (1756-1808) e successivamente ai loro discendenti; infine, nel 1975, l'Amministrazione Comunale l'ha simbolicamente acquistata dalla nobildonna Anna Maria dei marchesi Casati Stampa di Soncino in Donà dalle Rose (Roma, 1951), ultima discendente in vita della storica dinastia. Oggi Villa Casati Stampa di Soncino, Monumento nazionale (Legge 1º giugno 1939 n. 1089) e splendida sede municipale, rivive i fasti del passato grazie al restauro architettonico conclusosi nel 1982.

Villa Isimbardi, D'Adda[modifica | modifica wikitesto]

L'immobile, Monumento nazionale (Legge 1º giugno 1939 n. 1089), ha particolare interesse architettonico perché villa del XVIII secolo (su una trave del sottotetto vi è incisa l'annata della probabile edificazione: 1783), a due piani con portico centrale a tre fornici (volte a crociera) e due colonne in pietra; i corpi di fabbrica laterali conferiscono all'edificio una tipologia ad "U". Sul piano di campagna, oltre il triportico è collocato il Salone di Ricevimento con magnifico soffitto affrescato d'ispirazione neoclassica (figure ed anfore), altre sale ed anditi adiacenti presentano affreschi "a grisaille" giunti ai giorni nostri in un ottimo stato di conservazione. Sul piano nobile, di notevole interesse, si trova in posizione centrale il vasto Salone delle Feste l'odierna Sala di rappresentanza della Città. In una delle stanze dell'edificio, durante le festività natalizie del 1849, si spegne improvvisamente Maria dei marchesi Isimbardi (nata nel 1827), figlia di Don Pietro Isimbardi (1799-1878) e di Luigia dei marchesi Litta Modignani; giovane sposa di Giovanni D'Adda (1808-1859), Marchese di Pandino e madre di Emanuele D'Adda, ultimo discendente delle due nobili casate. Le spoglie della nobildonna, sono poi tumulate nella Cappella Vela di Villa Borromeo d'Adda in Arcore, appositamente edificata per custodirle.

Villa Larocchi[modifica | modifica wikitesto]

Tipico Villino primi Novecento dalle forme classicheggianti: scalea, colonne binate, loggia, cornicioni sagomati; circondato da un ampio giardino, ha l'ingresso al numero civico 7 di via Giuseppe Mazzini. Questa costruzione (ancora oggi di proprietà privata), fu la residenza del Cavalier Piero Larocchi, Podestà di Muggiò nel decennio 1923-33 e facoltoso imprenditore locale.

Parchi[modifica | modifica wikitesto]

Casati Stampa di Soncino[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato su disegno dell'architetto Leopold Pollack, complementare alla mole di Villa Casati, l'ampio parco all'inglese - 23.000 m². – presenta una ricca vegetazione d'alto fusto; divenuto pubblico nel 1964, appare oggi molto alterato nell'impianto.

Grugnotorto Villoresi[modifica | modifica wikitesto]

L'ambito territoriale di Muggiò è stato in parte progettato alla fine degli anni settanta dall'architetto milanese Maurice Munir Cerasi; è l'ultimo serbatoio di grandi spazi inedificati (7.000.000. di m2. circa) tra Muggiò, Nova Milanese, Varedo, Paderno Dugnano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo.

Bosco in Città[modifica | modifica wikitesto]

Si realizza seguendo le indicazioni planimetrico progettuali dell'architetto Gloria Crovi nei recenti anni 2006-2007, è un vasto spazio verde collocato a nord-ovest della città alle spalle della Residenza Sanitaria per Anziani "Corte Briantea".

Persone legate a Muggiò[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2013, la popolazione straniera residente era di 1605 persone, pari al 6,8% della popolazione residente. Questo l'elenco delle nazionalità maggiormente rappresentate:[8]

Pos. Cittadinanza Popolazione
1 Romania 416
2 Egitto 157
3 Albania 147
4 Ucraina 130
5 Ecuador 106
6 Marocco 88
7 Pakistan 65
8 Cina 59
9 Perù 52
10 Moldavia 41
11 Sri Lanka 27
12 Tunisia 23
13 Brasile 21
14 Serbia 19
14 Senegal 19
14 Russia 19
17 Bulgaria 18
18 Repubblica Dominicana 17
19 Spagna 15
20 Polonia 13
20 El Salvador 13

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1860 1869 Camillo Casati Sindaco
1869 1898 Giovanni Zberg Sindaco
1898 1901 Luigi Scotti Sindaco
1902 1910 Luigi Mauri Sindaco
1910 1918 Angelo Galbiati Sindaco
1919 1922 Alfredo Figini PS Sindaco
1922 1923 Angelo Natale Commissario Prefettizio
1923 1933 Piero Larocchi PNF Podestà
1933 1936 Ettore Monfrini Commissario Prefettizio
1936 1938 Angelo Alfredo Galli PNF Podestà
1938 1943 Ezio Gritti PNF Podestà
1943 1944 Rodolfo Santambrogio Commissario Prefettizio
1944 1945 Pellegro Cella Commissario Prefettizio
1945 1946 Alfredo Figini PCI Sindaco
1946 1960 Enrico Merati PCI Sindaco
1960 1969 Ferruccio Ottolina DC Sindaco
1970 1975 Edoardo Silva DC Sindaco
1975 1985 Alfredo Viganò PCI - PSI Sindaco
1985 1987 Mario Cherubini PCI - PSI Sindaco
1988 1990 Elio Cambiaghi PCI - PSI Sindaco
1990 1992 Mario Cherubini PSI - PDS - PSDI Sindaco
1992 1999 Stefano Rijoff PDS - DC/PPI - PRC Sindaco
1999 2004 Pietro Stefano Zanantoni FI - AN - UDC Sindaco
2004 2009 Carlo Giuseppe Fossati La Margherita - DS/PD - PRC - PdCI - SDI - Lista Civica ViviMuggiò - IDV Sindaco
2009 2014 Pietro Stefano Zanantoni PDL - Lista Civica "Brianza 2009-Per il bene di Muggiò" - Lega Nord Sindaco
2014 in carica Maria Arcangela Fiorito PD - Lista Civica "Insieme per Muggiò" Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 30 settembre 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici e di tutti i comuni, Novara, I.G.D.A., 2004.
  4. ^ Comune di Muggiò, sec. XIII - 1757 – Istituzioni storiche – Lombardia Beni Culturali
  5. ^ Lombardia Beni Culturali
  6. ^ Umberto Diegoli, digilander.libero.it.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Dati sui cittadini stranieri residenti al 31 dicembre 2010, comuni-italiani.it.

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