Massimo d'Aveia

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San Massimo d'Aveia
Giulio cesare bedeschini, san massimo, ante 1613, dall'arcivescovado dell'aquila.jpg
San Massimo in veste di diacono, con la palma del martirio, opera di Giulio Cesare Bedeschini (1613), Museo Nazionale d'Abruzzo (L'Aquila)
 

Martire

 
NascitaIII secolo
Mortetra il 249 e il 251
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza10 giugno
Patrono diL'Aquila, Penne

Massimo (Aveia, 228 circa – 250 circa) è stato un giovane cristiano, che subì il martirio ed è considerato santo dalla Chiesa cattolica[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque intorno all'anno 228 ad Aveia, antica cittadina della conca aquilana, da una famiglia cristiana che lo fece studiare e lo avvicinò al Cristianesimo.

Fu imprigionato durante le persecuzioni di Decio tra l'ottobre 249 e il novembre 251. Condotto dinanzi al prefetto di Aveia, Massimo non rinnegò mai Gesù Cristo e la sua fede in lui, neanche sotto tortura. La tradizione vuole che il prefetto gli aveva persino promesso la figlia, ma non abiurò e alla fine fu gettato dalla rupe più alta della città, detta Circolo e Torre del Tempio, dove si trova il castello di Fossa.

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono due versioni della leggenda di San Massimo, in merito alla doppia venerazione in Abruzzo a L'Aquila e Penne.

La prima aquilana vuole che intorno al 306 d.C. san Massimo, dopo essere stato imprigionato e torturato per la sua fede, avendo anche rifiutato di sposarsi con la figlia del console di Aveia, in cambio del perdono, fosse fatto precipitare dal torrione di Aveia, l'attuale castello. Poi il corpo fu venerato in un sacello di Aveia. fino al VI secolo.

Dopo la distruzione di Aveia da parte dei Longobardi nel VI secolo, le reliquie di san Massimo furono portate a Forcona (L'Aquila), dove venne eretta una cattedrale in suo nome, ancora oggi esistente, accanto la chiesa di San Raniero (via Marsicana), che fu sede della diocesi di Amiterno sino al 1257, quando la diocesi fu spostata nella neonata città de L'Aquila, fondata nel 1254. Il 10 giugno 956 l'imperatore tedesco Ottone I e il papa Giovanni XII si recarono a venerarle. Pertanto il 10 giugno è il giorno in cui si celebra la sua festa a L'Aquila.

Nel 1256 le reliquie furono spostate a L'Aquila, appena fondata da Federico II, e tumulate nella cattedrale dedicata a lui e a San Giorgio.

Altre leggende, riportate da Giovanni De Caesaris nei suoi studi, avendole prese dalle Memorie storiche di Giovanni Nicola Salconio di Penne, vogliono che San Massimo, dopo le torture in prigione, fu ucciso affogato nel fiume Aterno con un masso legato al collo. Fu trovato presso l'isolotto della Pescara, cioè il sito dove fu eretta l'abbazia di San Clemente a Casauria e fu traslato nella cappella di San Comizio, nei pressi del fiume, nel territorio di Castiglione a Casauria. Successivamente per evitare che le reliquie fossero profanate, il corpo fu collocato nella Cattedrale di Penne (PE), allora dedicata alla Madonna Regina degli Angeli, e poi a San Massimo. Già ai tempi di Salconio si cita in documento del 1504, sulle feste patronali, anche se già nel Codice Catena di Penne del XV secolo si menziona la festa.

Da allora è compatrono della città, che lo volle effigiato nel suo stendardo ufficiale insieme a sant'Equizio, Celestino e Bernardino da Siena.

Uno scavo nel 2019 presso la cripra della Cattedrale dell'Aquila, in occasione dei restauri per il terremoto, ha riportato alla luce un sarcofago con resti di tre vescovi. Un corpo risale all'epoca del tardo impero romano, e si è ipotizzato che possa essere quello di San Massimo. Il secondo corpo è stato attribuito al vescovo Anton Ludovico Antinori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo uno studio della CEI del 2006 è tra i trecento santi italiani più conosciuti e venerati.

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