Diocesi di Caserta

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Diocesi di Caserta
Dioecesis Casertana
Chiesa latina
Duomo di Caserta.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
Mappa della diocesi
Vescovo Giovanni D'Alise
Vicario generale Giovanni Vella
Vescovi emeriti Raffaele Nogaro
Sacerdoti 119 di cui 75 secolari e 44 regolari
1.703 battezzati per sacerdote
Religiosi 47 uomini, 153 donne
Diaconi 44 permanenti
Abitanti 214.000
Battezzati 202.700 (94,7% del totale)
Superficie 185 km² in Italia
Parrocchie 66 (5 vicariati)
Erezione XII secolo
Rito romano
Cattedrale San Michele Arcangelo
Santi patroni San Michele Arcangelo
Indirizzo Piazza Duomo, 11 - 81100 - Caserta, Italia
Sito web www.diocesicaserta.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch? · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
La chiesa di San Michele a Casertavecchia,
cattedrale fino al 1842

La diocesi di Caserta (in latino: Dioecesis Casertana) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2013 contava 202.700 battezzati su 214.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Giovanni D'Alise.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende il comune di Limatola, in provincia di Benevento, e il territorio di alcuni altri comuni della provincia di Caserta: Caserta (a eccezione della frazione di Ercole, appartenente all'arcidiocesi di Capua), Capodrise, parte di quello di Casagiove (la restante parte appartiene all'arcidiocesi di Capua), Castel Morrone (in parte, la restante parte appartiene all'arcidiocesi di Capua), parte di quello di Cervino, per il resto sotto la diocesi di Acerra, Maddaloni, parte di quello di Marcianise (il restante territorio è nell'arcidiocesi di Capua), Recale, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada.

Confina con le diocesi di Alife-Caiazzo (a nord), Cerreto Sannita (a nord est), Acerra a sud est, Aversa (a sud ovest) e l'arcidiocesi di Capua (a ovest).

Sede vescovile è Caserta, dove si trova la cattedrale di San Michele Arcangelo; a Maddaloni si trova la basilica minore del Corpus Domini.

Il territorio diocesano è diviso in 66 parrocchie, raggruppate in 5 foranie: Caserta centro, Caserta nordest, Casertavecchia, Maddaloni e Marcianise.

Istituti religiosi maschili[modifica | modifica wikitesto]

Istituti religiosi femminili[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie certe sulla diocesi risalgono al XII secolo: in una bolla dell'arcivescovo di Capua Senne, datata 1113,[1] venne confermata la giurisdizione perpetua del suo suffraganeo - il vescovo Rainulfo - e dei suoi successori sulle 133 chiese della diocesi di Caserta, di cui si circoscrivevano i confini. Nello stesso documento si fa riferimento a dei predecessori di Rainulfo, indizio che farebbe pensare a un'origine più antica della diocesi.

Effettivamente, a Caserta si erano trasferiti i vescovi della diocesi di Calatia per sfuggire ai saccheggi dei Saraceni che avevano portato alla distruzione della città nell'880. Molto probabilmente, la bolla di Senne mutava appunto la denominazione della diocesi.

Il titolo di vescovi di Calatia, tuttavia, venne rammentato spesso nella denominazione dei vescovi di Caserta. Infatti in un diploma del 1158 conservato nell'abbazia di Cava il vescovo Giovanni di Caserta donava all'abbazia di Cava le chiese di Santa Maria e di San Marciano a Cervino e imponeva l'obbligo all'abate di riconoscere di aver ricevute le due chiese "a Casertana seu a Calatina Ecclesia"[2]. Il suo predecessore, Nicola I, invece, venne anche denominato "Episcopus Kalatus" nel memoriale di Notar De Zibullis[3].

A Caserta, la costruzione dell'antica cattedrale romanica di San Michele Arcangelo venne iniziata sotto l'episcopato di Rainulfo nel 1113.

Il seminario, tra i più antichi d'Italia, venne eretto subito dopo il Concilio di Trento, tra il 1567 e il 1573, per volere del vescovo Agapito Bellomo, che fu tra i padri conciliari.

All'inizio del XVII secolo, durante l'episcopato di Diodato Gentile, la residenza vescovile fu trasferita nell'attuale frazione di Falciano, vicino all'attuale nucleo di Caserta, nel piano, in quello che era il vecchio Palazzo della Cavallerizza, mentre il capitolo e la cattedrale rimasero a Caserta. Fu questo un secolo opaco per la diocesi, segnato da frequenti incomprensioni tra i vescovi e il capitolo e dal degrado economico.

Un riscatto si ebbe nel secolo successivo, quando Carlo di Borbone iniziò a costruire la sua Reggia il 20 gennaio 1752 e la città si risollevò economicamente. Nuovi edifici sacri sorgevano rapidamente; il 15 luglio 1841, in forza della bolla Inter apostolicae di papa Gregorio XVI, la cattedra vescovile sarà traslata da Casertavecchia alla città nuova, in un edificio fatto edificare dai Borboni sul sito della vecchia chiesa gotica dell'Annunciata. Nello stesso periodo la tenuta vescovile di Falciano fu ceduta a Ferdinando II.

Intanto, a seguito del concordato di Terracina tra papa Pio VII e Ferdinando I di Borbone, con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818, il Pontefice aveva soppresso la diocesi di Caiazzo e ne aveva accorpato il territorio a quella di Caserta: nel 1850 papa Pio IX ristabilì la sede vescovile caiatina e il suo distretto venne nuovamente separato dalla diocesi di Caserta.

Lo sviluppo urbano di Caserta si arrestò con l'Unità d'Italia: della progettata cittadella religiosa, che avrebbe dovuto includere la cattedrale, il seminario e il palazzo vescovile, solo il palazzo vescovile era stato completato. Nel XX secolo il progetto fu definitivamente abbandonato e il sontuoso palazzo fu abbandonato dal vescovo Bartolomeo Mangino e ceduto dal vescovo Vito Roberti.

Il 30 aprile 1979, insieme con l'arcidiocesi di Capua, Caserta divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Vescovi della diocesi di Caserta.

Il primo vescovo della diocesi è Rainulfo, menzionato nella bolla di Senne del 1113 indirizzata "al clero e al capitolo casertano", ma evidentemente eletto in precedenza.[4].

La cronotassi dei vescovi della diocesi di Caserta si suddivide in tre periodi: Periodo di Casertavecchia, Periodo di Falciano, Periodo di Caserta nuova. Nell'ultimo periodo, la cattedrale venne trasferita a Caserta nuova, nell'odierno centro cittadino, il 1º febbraio 1842; mentre la sede del vescovo è definitivamente trasferita nell'attuale sede.

Santi, Beati, Venerabili, Servi di Dio della diocesi.[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Augusto di Caserta [1]

Beato Bonaventura da Potenza [2]

Beata Maria Serafina del Sacro Cuore [3]

Beato Modestino di Gesù e Maria [4]

Beata Teresa Grillo Michel [5]

Venerabile Carlo Carafa [6]

Venerabile Giacomo Giaglione [7]

Servo di Dio Luigi Raineri [8]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 214.000 persone contava 202.700 battezzati, corrispondenti al 94,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 108.643 108.700 99,9 148 108 40 734 26 162 52
1956 101.185 101.236 99,9 130 92 38 778 38 168 53
1969 130.700 131.000 99,8 125 82 43 1.045 51 156 47
1980 144.000 146.000 98,6 119 75 44 1.210 1 51 160 60
1990 193.000 196.000 98,5 99 65 34 1.949 2 36 132 62
1999 206.000 208.000 99,0 96 66 30 2.145 10 31 173 62
2000 206.000 208.000 99,0 98 66 32 2.102 10 33 163 62
2001 217.000 220.000 98,6 102 68 34 2.127 17 35 151 63
2002 219.000 222.000 98,6 98 67 31 2.234 24 32 151 64
2003 215.000 220.000 97,7 99 67 32 2.171 29 37 163 64
2004 215.000 220.000 97,7 100 68 32 2.150 29 42 163 64
2006 190.000 200.000 95,0 112 68 44 1.696 33 47 163 66
2013 202.700 214.000 94,7 119 75 44 1.703 44 47 153 66

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il testo della bolla in: Ferdinando Ughelli, Italia Sacra, Tomo VI, Roma 1659, coll. 611-614.
  2. ^ T. Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, in Bollettino Ufficiale della Diocesi, ottobre 1925, pp.12-13
  3. ^ Il memoriale viene riportato in appendice da De' Sivo che riferisce essere stato in possesso dell'archivio dell'Annunziata di Maddaloni. È andato perduto come afferma lo stesso De' Sivo che ne consultò solo una copia manoscritta dall'originale. Giacinto De' Sivo, Storia di Galazia Campana e di Maddaloni, Napoli 1860-1865, pp. 337-338.
  4. ^ T. Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, Caserta, Bollettino Ufficiale della Diocesi, agosto 1925, p. 5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Per la cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

  • Diocesi di Caserta, Cronologia dei vescovi casertani, Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, 1984
  • Tommaso Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, ristampa a cura della Biblioteca del Seminario Vescovile di Caserta, Caserta 1996
  • (LA) Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, pp. 870–871
  • (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 1, p. 169; vol. 2, p. 119; vol. 3, pp. 155–156; vol. 4, p. 138; vol. 5, p. 146; vol. 6, p. 152

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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