Basilica di San Bernardino

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Basilica di San Bernardino
Basilica di San Bernardino (facciata).jpg
La facciata della basilica, opera di Cola dell'Amatrice (1525-1542).
Stato Italia Italia
Regione Abruzzo Abruzzo
Località L'Aquila
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Bernardino da Siena
Diocesi Arcidiocesi dell'Aquila
Stile architettonico rinascimentale, barocco
Inizio costruzione 1454
Completamento 1472
Sito web basilicasanbernardino.it

Coordinate: 42°21′01.14″N 13°24′08.21″E / 42.350316°N 13.40228°E42.350316; 13.40228

La basilica di San Bernardino è un edificio religioso dell'Aquila, situato nel quarto di Santa Maria.

Venne costruita, con l'adiacente convento, fra il 1454 ed il 1472 in onore di san Bernardino da Siena, le cui spoglie sono custodite all'interno del mausoleo del Santo realizzato ad opera di Silvestro dell'Aquila.[1] La facciata, eretta nel secolo successivo da Cola dell'Amatrice con influenze michelangiolesche, è considerata la massima espressione dell'architettura rinascimentale in Abruzzo.[2]

L'interno, in stile barocco, è dovuto alla ricostruzione dell'edificio in seguito al terremoto del 1703 ad opera di più progettisti — tra i quali sicuramente Filippo Barigioni, Sebastiano Cipriani e Giovan Battista Contini[3] — e serba importanti opere d'arte di Andrea della Robbia, Francesco Bedeschini, Pompeo Cesura, Rinaldo Fiammingo e Donato Teodoro, oltre al già citato Silvestro dell'Aquila, autore anche del mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi. Il soffitto in legno intagliato ed ornato di oro zecchino è opera di Ferdinando Mosca.[4]

È stata dichiarata monumento nazionale nel 1902[5] ed elevata al rango di basilica minore — titolo che condivide con le concittadine San Giuseppe Artigiano e Santa Maria di Collemaggio — da papa Pio XII nel 1946.[6] Dal 2014 il sito è gestito dal polo museale dell'Abruzzo.

In seguito al terremoto del 2009 che ne ha gravemente danneggiato l'abside ed il campanile,[7] la basilica è stata sottoposta a lavori di riparazione e consolidamento ed è stata riaperta parzialmente nel 2015. Sono attualmente in corso i lavori sulle navate laterali e sugli ambienti del convento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo di Bernardino all'Aquila e la sua morte[modifica | modifica wikitesto]

Bernardino degli Albizzeschi nacque a Massa Marittima nel 1380 ma, già in giovane età, si trasferì a Siena dove rimase per buona parte della sua vita e cominciò la sua attività di predicatore. Nel 1437, al culmine della sua fama e dopo aver ripetutamente rinunciato alla carica di vescovo in alcune delle diocesi più influenti dell'epoca, divenne vicario generale dell'ordine dei francescani in Italia. Pochi anni dopo venne invitato dal vescovo Amico Agnifili in Abruzzo, per tentare di riappacificare le due fazioni cittadine; seppur malato, nei primi mesi del 1444, si recò quindi all'Aquila dove morì dopo poco tempo, il 20 maggio.

Inizialmente le sue spoglie vennero poste nella chiesa di San Francesco in piazza del Palazzo.[8]

Immediatamente la cittadinanza, riappacificatasi, si prodigò per celebrare degnamente la figura del predicatore mediante la realizzazione di un tempio in suo onore; tra i principali fautori fu Giovanni da Capestrano che ricevette l'appoggio di papa Niccolò V.[9] Il pontefice canonizzò Bernardino da Siena nel 1450 e l'anno seguente assegnò l'incarico di soprastante della fabbrica a Giacomo della Marca.[9]

L'edificazione della basilica[modifica | modifica wikitesto]

I lavori ebbero inizio nel 1454, a soli dieci anni dalla morte del santo.[8] Per il luogo venne scelto lo spazio tra il vecchio ospedale San Salvatore e la scomparsa chiesa di Sant'Alò, nel locale di Sinizzo del quarto di Santa Maria; l'area venne preferita a quella, poco distante, di Santa Maria del Carmine individuata inizialmente.[8] La cappella del santo, adiacente la preesistenza di Sant'Alò, venne iniziata nel 1458 e l'anno seguente si dette inizio alla costruzione del convento, posta ugualmente sul lato destro della chiesa. Al principio la tomba di San Bernardino era invece prevista al centro della basilica, in corrispondenza della grande cupola, così da determinare un impianto architettonico a pianta centrale.[10]

Il mausoleo di San Bernardino in un'incisione ottocentesca.

Il terremoto del 1461, che provocò alcuni danni alla costruzione, costrinse all'interruzione dei lavori che ripresero nel 1464 e si protrassero sino alla presunta conclusione del 1472:[11] in quell'anno infatti il corpo di San Bernardino fece il suo ingresso nella nuova basilica per essere posto nella cappella dedicata.[11] In questa sua prima fase la chiesa presentava una facciata di grande originalità, in laterizio e dotata di portico, ed eretta tra il 1465 e il 1468 su progetto di Giacomo della Marca[12] cui si sovrappose un progetto di ampliamento ad opera di Silvestro dell'Aquila, che tuttavia — nonostante l'interesse di papa Giulio II — rimase incompleta.[11][12] Dell'originaria facciata non rimane alcun disegno ufficiale ma si ritiene faccia da sfondo ad un San Bernardino da Siena di un ignoto pittore napoletano, conservato nella Domus Vitellia a Roma.[13]

Tra il 1488 ed il 1489, su impulso di frate Francesco e frate Ambrogio,[11] la basilica venne «sormontata da una cupola che fu la più grande costruzione di questo genere in Abruzzo»,[14] le cui dimensioni vennero poi ridotte nella ricostruzione successiva al terremoto del 1703.[9] Si ritiene che la cupola fosse caratterizzata da una fine pilastratura nervata in stile gotico.[15]

Nello stesso periodo, si lavorò alacremente sull'apparato decorativo interno: sempre al 1488 è infatti datato il mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi ad opera del già citato Silvestro dall'Aquila, che poi — tra la fine del secolo ed il 1505 — realizzò il monumentale mausoleo di San Bernardino.[1] Nel Cinquecento cominciò anche l'edificazione delle cappelle laterali, ad opera delle più influenti famiglie aquilane dell'epoca, che affiancarono quella di San Bernardino e di Sant'Alò: nella basilica trovarono così spazio gli Agnifili, i già citati Camponeschi, i Fibbioni ed i Notar Nanni.[16] Qualche anni dopo, per volere della famiglia Vetusti Oliva, l'edificio venne impreziosito dalla Resurrezione di Andrea della Robbia, mentre nel secolo successivo comparirono dipinti ad opera di Francesco da Montereale, Pompeo Cesura e Francesco Bedeschini.[1] I lavori sulle cappelle gentilizie si protrassero comunque sino almeno alla metà del Seicento.[17]

Nella prima metà del Cinquecento si decise, inoltre, di rimettere mano alla facciata[11] e per realizzarla venne chiamato l'architetto Nicola Filotesio, meglio noto come Cola dell'Amatrice. In essa sono evidenti i richiami ad un progetto di Michelangelo Buonarroti per la basilica di San Lorenzo a Firenze,[18] mai realizzato, i cui rimane un modello in legno conservato presso la casa-museo Buonarroti del capoluogo toscano;[19] secondo alcuni storici, il Filotesio avrebbe ricevuto il progetto dallo stesso Michelangelo, secondo altri ebbe semplicemente modo di osservarlo durante un viaggio a Roma nel 1525.[18] I lavori iniziarono proprio nel 1525 e furono completati a scaglioni: nel 1527 venne completato il primo ordine, nel 1540 il secondo ed infine nel 1542 la facciata poteva dirsi finita con l'elezione del terzo ed ultimo ordine.[11]

Il terremoto del 1703 e la ricostruzione barocca[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1703, la basilica venne devastata dal Grande Terremoto che colpì la città. San Bernardino fu tra gli edifici a subire i maggiori danni, con la sola facciata e le mura laterali che rimasero in piedi. La ricostruzione della basilica cominciò qualche anno dopo la catastrofe e cambiò radicalmente volto alla chiesa, non solo per l'apparato decorativo — virato, come nel caso della basilica di Santa Maria di Collemaggio ed altre chiese minori, verso lo stile barocco dell'epoca — ma anche per quanto riguarda l'organizzazione spaziale dell'aula.[20]

L'esterno della basilica in un'incisione ottocentesca.

Nell'aprile del 1707, le famiglie Narducci e Visconti (quest'ultima di origine milanese e trasferitasi in Abruzzo in seguito al sisma) si impegnarono economicamente, dinanzi al notaio Perseo Capulli, nella riedificazione dell'edificio i cui lavori dovettero cominciare durante quell'anno.[20] Rimane sconosciuto il primo progettista, probabilmente locale, cui si deve l'«invenzione architettonica» dell'impianto[3] mentre già dal 1708 è documentato lo scambio epistolare tra i frati e Giovan Battista Contini, noto architetto allievo del Bernini e operante nel Regno Pontificio.[20]

Secondo quanto ipotizzato dal Vicari, e ripreso dall'Antonini, l'architetto romano venne chiamato a supervisionare i lavori ed a fornire la propria consulenza nella parte più impegnativa dell'opera, ossia la ricostruzione della cupola:[3][21] per quest'ultima, il Contini propose inizialmente un'ardita struttura a prisma ottagonale alzata a tutta l'altezza del tamburo,[22] secondo uno schema che poi venne realizzato nella chiesa di Sant'Agostino (1720) ma che fu invece rifiutato a San Bernardino.[23]

Nel 1730, ad una prima mano dello sconosciuto aquilano ed a quella del Contini, si aggiunse un terzo intervento ad opera di Filippo Barigioni[3] — altro noto architetto romano della scuola di Carlo Fontana — che probabilmente si occupò della stabilità della cupola e, soprattutto, del rivestimenti delle navate.[24] Infine, va menzionato l'intervento di Sebastiano Cipriani — conterraneo del santo ma operante stabilmente a Roma — cui viene attribuita l'edificazione del portale laterale su Via Verdi;[17] secondo il Vicari, al Cipriani sono riferibili anche la sistemazione dell'attico della navata centrale e quella del palco che sorregge l'organo a canne.[25]

Gli interventi recenti[modifica | modifica wikitesto]

L'arredamento basilicale, iniziato nel Cinquecento, è proseguito fino ai giorni nostri con la realizzazione di quindici simulacri per la processione del Venerdì Santo, in stile d'avanguardia, ad opera di Remo Brindisi e altri artisti.[26] La tradizionale sfilata, d'origine trecentesca, era stata vietata nel 1768 da un editto reale[27] e fu ripristinata solamente nel 1954 su iniziativa dei frati minori del convento di San Bernardino, con inizio proprio dalla basilica.[28]

Tra il 1958 e il 1961 si operò un radicale restauro della facciata, con smontaggio e rimontaggio dei singoli elementi e che consentì una minuziosa operazione di analisi e rilievo della stessa.[29][30] Nello stesso periodo venne realizzata la fodera in calcestruzzo armato del campanile ed il basamento, sempre in calcestruzzo e pietre, che occupò l'intera struttura sino al piano sottostante la cella campanaria, causando anche la perdita dell'originaria scala in pietra.[31]

I lavori di restauro al soffitto della basilica dopo il sisma del 2009.

Il terremoto del 2009 produsse nuovi danni alla basilica; a farne le spese fu soprattutto la parte absidale dove si registrarono il crollo parziale della torre campanaria e lesioni di grave entità sul tamburo della cupola.[7] Si riscontrarono inoltre evidenti fessurazioni dell'apparato lapideo della facciata.[7][32]

Ad una prima fase di messa in sicurezza della struttura, sono seguite le operazioni di restauro che si sono inizialmente concentrati sulla navata centrale — ed in particolare la ricostruzione della cupola, il restauro del soffitto ligneo e il consolidamento delle pareti longitudinali[33] —, riaperta al pubblico il 2 maggio 2015.[34] Per quanto riguarda il campanile, è stato operato un censimento ed una raccolta del materiale lapideo originario, ricollocato poi minuziosamente in loco con la tecnica dell'anastilosi;[35] all'interno della torre campanaria è stata inoltre inserita una cella in acciaio per consentire un miglioramento statico della struttura.[31] Nel 2017 è stato quindi completato il restauro della cappella e del mausoleo di San Bernardino, tornato ad ospitare le spoglie del Santo nell'anniversario della sua morte.[36]

Sono ancora in corso i lavori di riparazione sulle navate laterali con i dipinti e le altre opere d'arte collocate temporaneamente altrove.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Insieme alla basilica di Santa Maria di Collemaggio, eretta nel XIII secolo per volere di papa Celestino V, San Bernardino fu il primo monumento cittadino a suscitare interesse al di fuori del circondario abruzzese, per arrivare ad una sfera nazionale e transnazionale.[1] Detto fenomeno è dovuto certamente alla notorietà del santo toscano, ma anche al coinvolgimento, nelle fasi costruttive, di personalità influenti della vita religiosa — tra cui due pontefici, Niccolò V e Giulio II — e, soprattutto, artistica dell'epoca.[1] Per le sue dimensioni e la sua monumentalità — secondo lo storico Orlando Antonini, superiori anche a quelle di Santa Maria di Collemaggio — San Bernardino è ancora oggi considerato il più importante edificio religioso della città.[10]

La chiesa ha una lunghezza complessiva di 100,50 m, superiore a quella di tutti gli altri edifici religiosi aquilani compresa la basilica di Santa Maria di Collemaggio (circa 94,00 m).[10]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno della basilica manifesta un definitivo allontanamento — rilevatosi una prima volta nella realizzazione della facciata della chiesa della Beata Antonia — dai canoni stilistici della scuola aquilana che aveva caratterizzato l'architettura religiosa cittadina medievale.[3] Il rivestimento esterno quattrocentesco, che sopravvive nella parte basamentale della cupola e nella struttura della torre campanaria, appare decisamente semplicistico nonostante la larga disponibilità economica del committente; è tuttavia possibile che questi apparecchi facciano riferimento non al rivestimento originario della basilica ma già del primo rifacimento successivo al terremoto del 1461.[3]

Ad una sobrietà dei rivestimenti, si oppone un monumentalismo delle complesse volumetrie dell'edificio e del suo impatto architettonico-urbanistico.[23] Le forme esterne riprendono l'articolazione degli spazi interni con il predominio di una salda direttrice longitudinale (l'involucro della basilica) da cui si propagano forze centrifughe derivanti dalla presenza delle cappelle laterali, dal campanile e soprattutto dalla cupola; l'insieme architettonico è prettamente rinascimentale, nonostante la presenza di alcuni elementi tardo gotici.[37]

Visuale notturna della facciata dalla scalinata monumentale.

I crolli ed i numerosi rifacimenti hanno modificato le dimensioni originarie della struttura senza alterarne sensibilmente le proporzioni tipicamente rinascimentali, minuziosamente descritte — un fatto senza uguali per ciò che riguarda le chiese aquilane — sia da Girolamo Pico Fonticulano che da Salvatore Massonio.[23] In particolare, la Decrittio di sette città illustre d'Italia del Fonticulano riporta per San Bernardino una lunghezza complessiva di 50 canne, una larghezza di 15 ed un'altezza (del campanile, tolta la cuspide) di 24;[38] dall'attuale differisce pertanto in maniera marcata solamente la torre campanaria che nel Quattrocento era caratterizzata da due piani di bifore e di cui oggi sopravvive il primo.[39]

Scalinata monumentale[modifica | modifica wikitesto]

La basilica s'innalza al culmine di una monumentale scalinata che costituisce l'unione urbana tra la medievale Via Fortebraccio (in basso) e l'asse rinascimentale di Via San Bernardino (in alto), superando un dislivello di circa 20 metri.[40] La gradinata è fiancheggiata da sei edicole, ciascuna omaggio di una delle sei famiglie che contribuirono alla realizzazione dell'edificio, vale a dire i Bonanni, i Cappa, i D'Andrea, i Dragonetti, i Manieri ed i Rivera.[40]

La scalinata è lunga 68 metri e larga 30; è suddivisa in quattro rampe da 10 gradoni ciascuna intervallate da 3 gradoni maggiori, in corrispondenza delle edicole. Alle estremità vi sono quattro torrette quadrangolari. In basso si apre una piazza triangolare nota con il nome di Piazza Bariscianello da cui si ha una vista scenografica sulla facciata di Cola dell'Amatrice.[40]

Il fronte basilicale è anticipato da una seconda scalinata minore, di 15 gradini — in mattoni disposti a spina di pesce e cordoni lapidei rivestiti di patina dorata[41] — che eleva l'edificio rispetto alla Via San Bernardino e ne costituisce il sagrato;[42] da qui, grazie alla sottostante gradinata, si ha una vista panoramica su Via Fortebraccio e sull'intero quarto di Santa Giusta, oltre che sul gruppo montuoso di Monte Ocre-Monte Cagno e sull'intera catena del Sirente-Velino.[2][42]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata viene considerata la massima espressione dell'architettura rinascimentale in Abruzzo e tra le più ragguardevoli in Italia.[2][43] Costituisce l'opera maggiore di Cola dell'Amatrice, che qui sintetizza influenze fiorentine, urbinate e romane, e rappresenta uno dei primi esempi d'impiego dei triglifi dorici.[44] Si ritiene che l'architetto si sia ispirato ad un progetto mai realizzato di Michelangelo per la basilica di San Lorenzo a Firenze,[18] di cui oggi rimane solo un modellino in legno custodito nella casa-museo Buonarroti;[19] i lavori si svolsero in varie fasi, dal 1525 al 1542.[11]

Particolare del portale principale [n. 1].

Si presenta quasi quadrata a coronamento orizzontale, con dimensioni di 30 metri in larghezza e 28 in altezza.[41] Come nello schema delle chiese aquilane,[2] si suddivide in tre ordini, ciascuno dotato di una massiccia trabeazione e sorretto da quattro coppie di colonne, dall'alto verso il basso in stile dorico, ionico e corinzio.[42] Il primo ordine, più alto dei successivi, venne completato nel 1527[11] ed è a sua volta suddiviso in tre parti con portoni, dei quali il più importante è il portale principale [n. 1] al centro; questo si presenta incassato tra due ulteriori coppie di colonnine scanalate a spirale con volta lunettata recante l'altorilievo Madonna col bambino tra i Santi Francesco e Bernardino che presenta il devoto Girolamo da Norcia, probabilmente della scuola di Silvestro dell'Aquila,[42] sotto mezzo giro di cherubini e tra vari e raffinati motivi floreali. Il portale si rifa al modello quattrocentesco elaborato da Leon Battista Alberti reinterpretando lo schema dell'arco trionfale.[45] L'architrave che divide il primo e il secondo ordine è anch'essa particolarmente ricca, con triglifi e motope recanti simboli cristiani.[42]

I successivi due ordini, completati rispettivamente nel 1540 e nel 1542,[11] presentano alternati tre finti rosoni, due medaglioni con l'emblema bernardiniano e una trifora serliana[42], quest'ultima probabilmente successiva alla ricostruzione settecentesca.[41] Nell'architrave che divide il secondo ed il terzo ordine è incisa la dedica al tempio:[46]

DIVO BERNARDINO SERVATORI URBS. AQUILA D.N. SANCTITATE Q. E PRO TEMPORE F.

Sotto la cornice dello spigolo sinistro è invece la firma dell'architetto e la data di conclusione della prima fase di lavori.[44]

Fronti laterali[modifica | modifica wikitesto]

Dei fronti laterali rimane scoperto il solo prospetto di sinistra — che si sviluppa lungo la via dedicata a Giacomo della Marca, ideatore della basilica — e l'area retrostante l'abside, collocata tra Piazza del Teatro e Via Vittorio Veneto, entrambi in muratura e ricostruiti in epoca settecentesca.

La visuale di cupola e campanile dal chiostro del convento.

Sul fianco sinistro, in corrispondenza del terminale di Via Verdi, è presente un portale laterale in pietra realizzato in seguito al terremoto del 1703 ad opera di Sebastiano Cipriani;[25] si tratta di una bucatura di forma rettangolare caratterizzata da un ricco impalcato di colonne e lesene e contornata da un fastigio a cornice spezzata.[17] Su Via Vittorio Veneto è invece l'antico portale d'accesso al convento.

Torre campanaria[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile si colloca sul fronte destro della basilica, a nord della cupola e ad est della cappella maggiore. Venne realizzato nel XV secolo, contemporaneamente all'edificazione della basilica, e nella sua conformazione originaria prevedeva un doppio ordine di bifore su quattro fronti, coperto da un tetto a guglia la cui altezza — secondo il Fonticulano, pari a 24 canne ovvero circa 51 metri[38] — superava quella della cupola;[31] la torre venne poi ribassata di un ordine in seguito al terremoto del 1703, probabilmente a causa di un crollo. Dopo il sisma del 2009 si è reso necessario un nuovo intervento ricostruzione.[31]

All'interno della torre campanaria sono collocate cinque campane, fuse in momenti diversi tra il XVII ed il XX secolo, ancorate ad una struttura di sostegno (il castello delle campane) che ne consente l'oscillazione;[47] questo è collegato ad un computer che lo attiva secondo programma.[47]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Planimetria della basilica con indicazione dei principali monumenti.[N 1]

La basilica presenta un impianto unico nell'ambito dell'architettura religiosa aquilana, dovuto alla sovrapposizione di un corpo a pianta centrale ed uno a pianta longitudinale.[10] Tradizionalmente, detta singolarità, viene collegata alla posizione della tomba di San Bernardino, la cui collocazione originaria era probabilmente prevista esattamente al centro dell'edificio, sotto la cupola.[10] Secondo il Chierici, invece, una pianta così inusuale sarebbe dovuta ad un'ottimizzazione dell'attività oratoria con le grandi navate che avrebbero costituito di fatto una «piazza coperta» destinata ad ospitare i visitatori mentre la cupola avrebbe avuto la funzione di cassa di risonanza.[48]

Il riferimento principale di un organismo architettonico così particolare sembra essere Santa Maria del Fiore a Firenze,[40] già individuato dal Gavini anche nella funzione simbolica di omaggio dell'origine toscana del santo;[49] le similitudini tra i due impianti sono notevoli così come intensi erano, nel XV secolo, i rapporti tra le due città, collocate lungo la Via degli Abruzzi che all'epoca costituiva una tra le più importanti arterie commerciali d'Europa.[50] Di discreta importanza parrebbe essere anche l'influenza di alcuni organismi gotici come il Duomo di Siena e, in ambito regionale, la chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano.[50]

È da rimarcare tuttavia che — a differenza della cattedrale fiorentina — in San Bernardino è maggiormente evidente una gerarchizzazione dei due corpi, con quello a pianta centrale che manifesta una maggiore importanza e monumentalità rispetto alle navate prospicienti, a loro volta spazialmente autonome come un secondo sagrato.[51] Il Gavini fa notare che questo dualismo, già presente nell'impianto quattrocentesco, è stato poi ulteriormente esaltato nella ricostruzione settecentesca, soprattutto mediante un sapiente uso del complesso apparato decorativo,[52] bilanciato in modo da accentuare l'identità centrica della basilica.[53]

Ad un'analisi più accurata è possibile suddividere la chiesa in quattro diversi spazi:[24] l'asse longitudinale formata dalle tre navate, l'asse trasversale in corrispondenza del mausoleo di San Bernardino, il grande vano cupolato e la chiesa absidale con l'altare maggiore;[54] è in particolare questa chiesa trasversale, che crea una vistosa interruzione nella continuità delle arcate della navata, ad impersonare ancora oggi la parte più caratteristica ed originale della struttura, resa ancor più monumentale dalla presenza del sepolcro del santo.[54]

L'asse longitudinale è caratterizzato da una varietà — in termini di forme e monumentalità — di cappelle laterali, realizzate per lo più nel Cinquecento.[16] Secondo il Del Bufalo, è possibile che il progetto originario prevedesse esclusivamente cappelle semiottagonali — come le due collocate nella navata sinistra e dedicate alle famiglie Camponeschi e Fibbioni[16] — sul modello della basilica di Santa Maria del Popolo a Roma.[55] Con le distruzioni operate dal terremoto del 1703, le cappelle vennero ricostruite in maniera difforme dall'originale perdendo così la dinamica spazialità rinascimentale.[17]

Navata centrale[modifica | modifica wikitesto]

Vista della navata centrale con il soffitto dorato di Ferdinando Mosca.

All'ingresso nella basilica dal portone principale [n. 1], si accede direttamente allo spazio della navata centrale. Questa mantiene l'aspetto assunto definitivamente nel 1730, al termine dei lavori di ricostruzione della basilica successivi al terremoto dell'Aquila del 1703 che ne aveva provocato il crollo quasi completo.[4] Nella pavimentazione originaria rinascimentale sono incassate, ai lati dell'ingresso, due pietre tombali risalenti al XV secolo:[4] quella di sinistra è dedicata a Francesco Luculli, fatto torturare ed uccidere da Alfonso V d'Aragona in quanto consigliere di Pietro Lalle Camponeschi.[46]

Lo spazio della navata centrale è il più importante in termini dimensionali dell'intera basilica ed è caratterizzato da un fastoso soffitto a cassettoni in legno intagliato ed ornato di oro zecchino, realizzato ad opera di Ferdinando Mosca tra il 1723 ed il 1727.[4] In esso, sono incastonati tre dipinti di Girolamo Cenatiempo (L'Assunta con i Santi Bernardino e Giovanni da Capestrano e due episodi della vita del santo)[4] oltre ad un grande emblema del Cristo e alla smagliante raggiera con il trigramma bernardiniano, decorato a rilievo con i ceci di Navelli.[56][57]

I massicci pilastri della navata principale derivano la loro conformazione dal ringrosso settecentesco operato sui piedritti originali d'epoca rinascimentale che ancora costituiscono il cuore dell'elemento strutturale;[58] nel restauro successivo al terremoto del 2009 è stata operata una cerchiatura con fasce d'acciaio per garantire un collegamento tra la parte più antica del pilastro e quella più moderna.[58] Il primo pilastro a destra sorregge un'acquasantiera del XIV secolo.[4]

Organo di controfacciata[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Organo della basilica di San Bernardino.

Due pilastrini aggiuntivi, posti direttamente all'ingresso nella basilica, sorreggono il maestoso organo a canne [n. 2] che occupa quasi interamente la controfacciata dell'edificio. È anche chiamato organo di controfacciata per distinguerlo da un secondo organo — di dimensioni e rilevanza più modesta — posto dietro l'altare maggiore.[59]

L'organo è stato realizzato nel 1725 da Feliciano Fedeli, artista organaro di Rocchetta di Camerino;[60] è collocato in una cantoria di muratura con fronte curvilineo in stile barocco, a sua volta inserita in una cassa di risonanza in legno finemente intagliato e decorato, ad opera di Ferdinando Mosca.[4][60] La facciata della cassa presenta un profilo tripartito, suddiviso da lesene tortili sormontate da capitelli corinzi con decorazioni floreali. Le canne complessive sono 31, di cui 17 nel settore centrale e 7 in ognuno dei due settori laterali, disposte a cuspide.[60] Le trombe alla base sono en chamade cioè poste orizzontalmente, caratteristica rarissima nel panorama degli organi a canne italiani.[60]

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Sul fianco destro sono collocate cinque cappelle. La prima di esse è la Cappella Vetusti Oliva[61] [n. 3] che occupa in realtà il secondo quadrante poiché il primo conduce a degli ambienti di servizio. Vi è collocata la pala in terracotta invetriata, bianca su sfondo azzurro, contenente la Resurrezione (1495-1500) ad opera dello scultore fiorentino Andrea della Robbia[4][62] su commissione della famiglia Vetusti Oliva;[61] in essa si riconoscono ben 28 figure.[61] Nella predella sono l'Annunciazione, l'Adorazione del Bambino, l'Epifania e la Presentazione di Gesù dello stesso artista.[4]

Successivamente si ha la Cappella di Notar Nanni [n. 4].[63] All'interno della nicchia è collocata la Madonna con bambino in trono (1490-1495), scultura lignea realizzata da Silvestro dell'Aquila.[4] L'impianto dell'opera ricalca quello della precedente ed omonima Madonna collocata nella chiesa di Santa Maria in Platea a Campli (TE); particolare della Madonna bernardiniana è lo spillone con testa a forma di cherubino collocato nella veste della donna e poi riproposto in altre sculture mariane dell'artista.[63]

La Cappella Ciampella occupa il quarto quadrante [n. 5].[64] Dietro l'altare è collocata la pala con l'Adorazione dei pastori (1566) di Pompeo Cesura con evidenti influenze raffaellesche[4] e considerata il capolavoro dell'artista aquilano.[64]

Mausoleo di San Bernardino[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Mausoleo di San Bernardino.

« Tuttavia la cosa più notevole è il monumento eretto al santo patrono, struttura che per la sua grandezza, per il carattere d'esecuzione e l'eccellente stato di conservazione può gareggiare con ogni opera del genere prodotta in Italia. »

(Keppel Richard Craven, Viaggio attraverso l'Abruzzo e le province settentrionali del Regno Napoletano, 1837[65])

La Cappella del Santo è la quarta del fianco destro [n. 6] ed in essa è collocato il mausoleo di San Bernardino, in posizione rialzata rispetto alla quota delle navate.

I lavori sulla cappella cominciarono nel 1458 quando ancora la tomba del Santo era prevista al centro della basilica.[10] Successivamente il sepolcro — trasferito nell'edificio nel 1472 dalla chiesa di San Francesco — venne collocato nella cripta che divenne ben presto inadeguata ad accogliere la mole di pellegrini che vi giungevano in visita.[66] Si decise quindi di realizzare un apposito mausoleo, anche grazie al noto mercante Jacopo di Notar Nanni che ne commissionò a sue spese l'opera a Silvestro dell'Aquila già autore, nella stessa basilica, del mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi.[67]

Il mausoleo vide la luce tra il 1489 e la fine del secolo; venne poi terminato nel 1505, un anno dopo la morte di Silvestro dell'Aquila, da Salvato di Girolamo Romano e Angelo d'Arischia, suoi allievi.[68] L'opera è una grande arca su base quadrata, in pietra rivestita di marmo, ed è caratterizzata da quattro massicci pilastri angolari che sorreggono una trabeazione, a sua volta coronata da un arco lunettato.[68] Il fronte principale si presenta suddiviso in due ordini:[4] in quello inferiore, un'apertura rettangolare bipartita con un'esile colonnina permette la vista sul sepolcro mentre in quello superiore è una Madonna con bambino tra San Bernardino e Jacopo di Notar Nanni e, nella lunetta, è il Padre Eterno circondato da mezzo giro di cherubini.[4] Nei pilastri sono inserite le statue dei Santi Pietro e Paolo, di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista mentre nel basamento sono due epigrafi sulla storia del monumento.[69]

Analogamente, nel fronte posteriore si ha un ordine inferiore similare a quello principale, un ordine superiore con la Vita di San Bernardino e la storia della basilica e una lunetta con il Cristo uscente dal sepolcro; nelle nicchie laterali sono le statue di San Francesco, Sant'Antonio da Padova, San Sebastiano e Santa Caterina d'Alessandria.[69]

Il corpo di Bernardino da Siena è collocato in un'urna lignea argentata e dorata realizzata nel 1799 da Giuseppe Mantini di Mantova.[69] La volta della cappella è decorata con la Predica di san Bernardino con i santi Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca di Girolamo Cenatiempo.[69]

Cupola[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della navata destra, prima dell'ingresso alla cupola, un vano trapezoidale introduce a destra alla sagrestia [n. 7]. La volta si presenta interamente affrescata con la Santissima Trinità e i Santi, opera del 1738 del pittore teatino Donato Teodoro.[69] Dalla sagrestia si può accedere direttamente al convento adiacente la basilica.

Si accede quindi al vano della cupola, realizzata con calotta a spicchi su pianta ottagonale.[69] Venne completamente ricostruita in seguito ai crolli del terremoto del 1703, ad opera probabilmente di Giovan Battista Contini[3][21] — che fornì la sua consulenza tecnica ed elaborò un primo progetto, rifiutato —, di Filippo Barigioni e d'un terzo personaggio locale, rimasto sconosciuto.[3] La cupola attuale, seppur presentando un'altezza diminuita a quella dell'originale quattrocentesca, mantiene le stesse ragguardevoli dimensioni che la classificano come la più grande costruzione del genere in Abruzzo.[9] In basso, frontalmente alle navate minori, si aprono quattro cappelle; nella seconda di destra sono presenti resti di affreschi del XV secolo relativi alla prima edificazione della basilica.[69]

La Cappella maggiore con al centro l'altare [n. 8], dietro il quale si intravede la vetrata istoriata [n. 12].

Cappella maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Dalla cupola si entra infine nella Cappella maggiore che costituisce l'abside della basilica. Al centro, in posizione elevata, è il grande altare maggiore [n. 8] in marmo e realizzato da Donato Rocco Chicchi di Pescocostanzo;[56] in basso, ai lati le statue di San Bernardino e San Francesco ad opera di un allievo di Silvestro dell'Aquila[69] e nel mezzo la settecentesca statua dell'Immacolata.[69]

Dietro l'altare si accede al coro ligneo barocco [n. 9] che circonda totalmente le pareti dell'abside, opera di Giovan Caterino Rainaldi del 1751.[69] Sulla parete destra retrostante si colloca la Crocifissione [n. 10], grande tela attribuita a Rinaldo Fiammingo.[69] Al centro, è un secondo organo a canne [n. 11] — chiamato organo della cappella maggiore — con disegno a cuspide.

La cappella si conclude con un finestrone finale posto sopra l'organo ed impreziosito da una grande vetrata istoriata [n. 12], realizzata nel 1950 per il cinquecentenario della canonizzazione di Bernardino da Siena;[70] consta di 21 pannelli in vetro colorato e dipinto, per lo più a gran fuoco, e rilegati a piombo. In seguito ai danni dal sisma del 2009, la vetrata è stata sottoposta a un meticoloso restauro con particolare cura per ciò che ha riguardato il trattamento protettivo superficiale e che ha migliorato la resistenza a torsione dei pannelli.[70] La vetrata è visibile dall'esterno della basilica da via Vittorio Veneto, a lato dell'originario ingresso al convento di San Bernardino.

Mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi.

Sulla sinistra dell'altare è il mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi [n. 13] — anche detto mausoleo di Maria Pereyra e Beatrice[71] — opera di Silvestro dell'Aquila del 1488 e precedente dunque al mausoleo del Santo dello stesso artista.[69] Maria Pereyra, nobile d'Aragona e parente di re Ferdinando II e papa Paolo IV,[56] fu la moglie di Pietro Lalle Camponeschi, tra le più importanti figure politiche della città ed erede dell'omonimo casato che controllò lungamente L'Aquila nel XV secolo.[72]

Come nel precedente mausoleo di Amico Agnifili al Duomo, l'opera prende spunto dai monumenti sepolcrali romani modellandone il disegno compositivo con la raffinatezza dei lavori scultorei urbinati più prettamente rinascimentali.[63] Su un fondale piatto e dipinto di rosso, Silvestro realizza un sarcofago in rilievo con le figure gisant e dormienti di Maria Pereyra (in alto) e la figlia Beatrice (in basso), quest'ultima morta prematuramente a quindici mesi.[63] Il feretro è incassato in una raffinata arcata con i pilastri suddivisi in quattro settori, decorati con le statue di San Giovanni Battista, Santa Lucia, San Francesco e Santa Caterina da Siena.[69] Due putti d'influenza toscana e sorreggenti lo stemma dei Camponeschi completano la composizione.

L'opera è considerata tra le più originali ed eclettiche dell'arte rinascimentale[63] e da alcuni storici accreditata come la più bella e commovente delle opere dell'artista aquilano.[69]

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

La navata sinistra, meno monumentale della destra, è caratterizzata da un primo androne d'ingresso collegato al portale laterale [n. 14] della basilica. In esso, un altare laterale sormontato da un dipinto raffigurante San Giacomo della Marca, ideatore della basilica.[73]

In sequenza poi, dirigendosi verso l'ingresso, si hanno sei cappelle; nella quinta — prospiciente il mausoleo di San Bernardino e dedicata alla famiglia Camponeschi[16] — il Miracolo di Sant'Antonio, pregevole dipinto di Pompeo Cesura [n. 15],[69] nella quarta, dedicata alla famiglia Fibbioni,[16] un seicentesco San Giovanni col bambino ed altri santi di ignoto autore [n. 16],[73] nella terza l'Hecce Homo di Francesco Bedeschini [n. 17] e nella seconda la statua lignea di San Giovanni Battista di autore ignoto del XVI secolo [n. 18].[69] Il primo vano reca infine un dipinto del XVIII secolo raffigurante Santa Rosa da Viterbo.[73]

Convento[modifica | modifica wikitesto]

Adiacente alla basilica è il convento, realizzato tra il 1459 e il 1471 su una vasta area alla destra della chiesa.[45] Il convento ha un impianto labirintico ed enigmatico strutturato intorno a quattro grandi chiostri, dei quali due utilizzabili dai frati bernardiniani dopo il passaggio dell'intero complesso allo Stato nel 1866.[45]

Il chiostro maggiore è posto in corrispondenza della cupola; vi si accede direttamente dalla basilica, passando attraverso la sagrestia, oppure dall'ingresso principale al convento posto su Via Vittorio Veneto, sul fronte opposto rispetto alla facciata principale.[74] È costituito da un grazioso porticato con arcate ogivali su pilastrini a pianta ottagonale e presenta una bella vista su cupola e campanile.[74] Dal chiostro maggiore, si entra a sinistra nel refettorio, costruito tra il 1468 e il 1470[45] ed interamente affrescato da Giovan Paolo Cardone con al centro l'Annunciazione e sui lunettoni le Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento.[75]

La basilica di San Bernardino nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Sono numerosi i viaggiatori che citano la visita alla basilica nei loro viaggi; tra questi si ricordano Augustus Hare e Keppel Richard Craven.[65] L'edificio è menzionato anche in un saggio dello scrittore Carlo Emilio Gadda dedicato alla basilica di Santa Maria di Collemaggio[76] e ricompreso nella raccolta Verso la Certosa (1961). Infine, alla basilica di San Bernardino è ambientato l'incipit del romanzo Un delitto a regola d'arte (2011) della celebre collana La signora in giallo di Donald Bain.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I monumenti individuati in pianta sono i seguenti:
    1. Portale principale
    2. Organo di controfacciata
    3. Resurrezione, Andrea della Robbia
    4. Madonna con bambino in trono, Silvestro dell'Aquila
    5. Adorazione dei pastori, Pompeo Cesura
    6. Mausoleo di San Bernardino, Silvestro dell'Aquila
    7. Sagrestia; Santissima Trinità e i Santi, Donato Teodoro
    8. Altare maggiore, Donato Rocco Chicchi
    9. Coro ligneo, Giovan Caterino Rainaldi
    10. Crocifissione, Rinaldo Fiammingo
    11. Organo dell'altare maggiore
    12. Vetrata istoriata
    13. Mausoleo di Maria Pereyra Camponeschi, Silvestro dell'Aquila
    14. Portale laterale
    15. Miracolo di Sant'Antonio, Pompeo Cesura
    16. San Giovanni col bambino ed altri santi, autore ignoto
    17. Hecce Homo, Francesco Bedeschini
    18. Statua di San Giovanni Battista, autore ignoto

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Orlando Antonini, p. 314
  2. ^ a b c d AA.VV., p. 99
  3. ^ a b c d e f g h Orlando Antonini, p. 322
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Touring Club Italiano, p. 96
  5. ^ Elenco degli edifizi Monumentali in Italia, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1902. URL consultato il 27 maggio 2016.
  6. ^ (EN) Basilicas in Italy, gcatholic.org. URL consultato il 29 luglio 2016.
  7. ^ a b c Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Complesso monumentale e chiesa di San Bernardino (PDF), 151.12.58.154. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  8. ^ a b c Orlando Antonini, p. 312
  9. ^ a b c d Orlando Antonini, p. 311
  10. ^ a b c d e f Orlando Antonini, p. 315
  11. ^ a b c d e f g h i Orlando Antonini, p. 313
  12. ^ a b AA.VV., p. 169
  13. ^ Angelo Tartuferi e Francesco D'Arelli (a cura di), L'arte di Francesco, Firenze, Giunti, 2015, p. 262.
  14. ^ Umberto Chierici, p. 9
  15. ^ AA.VV., p. 167
  16. ^ a b c d e Orlando Antonini, p. 326
  17. ^ a b c d Orlando Antonini, p. 327
  18. ^ a b c AA.VV., p. 172
  19. ^ a b Casa Buonarroti, Modello per la facciata di San Lorenzo, casabuonarroti.it. URL consultato il 27 ottobre 2016.
  20. ^ a b c Orlando Antonini, p. 321
  21. ^ a b Luigi Vicari, Due architetti romani operanti ad Aquila nei primi anni del sec. XVIII: Sebastiano Cipriani e Giovan Battista Contini, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, LVII-LIX, L'Aquila, 1967-1968, p. 207.
  22. ^ Alessandro Del Bufalo, p. 548
  23. ^ a b c Orlando Antonini, p. 323
  24. ^ a b Alessandro Del Bufalo, p. 551
  25. ^ a b Luigi Vicari, Due architetti romani operanti ad Aquila nei primi anni del sec. XVIII: Sebastiano Cipriani e Giovan Battista Contini, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, LVII-LIX, L'Aquila, 1967-1968, pp. 206, 210.
  26. ^ AA.VV., p. 177
  27. ^ Eleonora Marchini, L'Aquila, il fondatore del Venerdì Santo: «Così segai i piedi del Cristo di Brindisi», in abruzzoweb.it, 15 marzo 2016.
  28. ^ Regione Abruzzo, La processione del Cristo Morto - L'Aquila (PDF), regione.abruzzo.it. URL consultato il 22 ottobre 2017.
  29. ^ Chiesa di San Bernardino (PDF), impresacingoli.it. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  30. ^ AA.VV., p. 55
  31. ^ a b c d AA.VV., p. 31
  32. ^ AA.VV., p. 57
  33. ^ AA.VV., p. 9
  34. ^ L'Aquila good news: il 2 maggio riapre la Basilica di San Bernardino [foto], in news-town.it, 20 aprile 2015.
  35. ^ AA.VV., p. 33
  36. ^ Nel giorno della ricorrenza, San Bernardino torna a 'casa' nel mausoleo restaurato, in news-town.it, 17 maggio 2017.
  37. ^ Orlando Antonini, p. 324
  38. ^ a b Girolamo Pico Fonticulano, Breve descrizione di sette città illustri d'Italia, 1582, pp. 77-78.
  39. ^ Salvatore Massonio, Vita, morte e miracoli del gloriosissimo S. Bernardino da Siena, protettore della fidelissima Città dell'Aquila, 1614, pp. 88-89.
  40. ^ a b c d AA.VV., p. 36
  41. ^ a b c AA.VV., p. 53
  42. ^ a b c d e f Touring Club Italiano, p. 95
  43. ^ Luigi Marra, Maria Pia Renzetti, p. 42
  44. ^ a b AA.VV., p. 39
  45. ^ a b c d AA.VV., p. 41
  46. ^ a b Luigi Marra, Maria Pia Renzetti, p. 43
  47. ^ a b AA.VV., p. 45
  48. ^ Umberto Chierici, p. 23
  49. ^ Umberto Chierici, p. 22
  50. ^ a b Orlando Antonini, p. 316
  51. ^ Orlando Antonini, p. 318
  52. ^ Umberto Chierici, p. 45
  53. ^ Orlando Antonini, p. 319
  54. ^ a b Orlando Antonini, p. 320
  55. ^ Alessandro Del Bufalo, p. 547
  56. ^ a b c AA.VV., p. 43
  57. ^ Michela Corridore, L'Aquila, restaurato il soffitto di San Bernardino, in Il Centro, 28 giugno 2012.
  58. ^ a b AA.VV., p. 21
  59. ^ Luciano Bologna, Gli organi storici della città dell'Aquila: arte organaria dal 15° al 20° secolo, L'Aquila, Colacchi, 1992, pp. 96-98.
  60. ^ a b c d Regione Abruzzo, Organo della basilica di San Bernardino, regione.abruzzo.it. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  61. ^ a b c Enciclopedia Treccani, Andrea della Robbia, treccani.it. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  62. ^ Cultura Italia, Resurrezione, Incoronazione di Maria e quattro santi, culturaitalia.it. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  63. ^ a b c d e Regione Abruzzo, Silvestro dell'Aquila (PDF), regione.abruzzo.it. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  64. ^ a b Enciclopedia Treccani, Pompeo Cesura, treccani.it. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  65. ^ a b Keppel Richard Craven, Viaggio attraverso l'Abruzzo e le province settentrionali del Regno Napoletano, traduzione di Ilio Di Iorio, vol. 2, Sulmona, Di Cioccio, 1979 [1837], OCLC 784555724.
  66. ^ Nunzio Federigo Faraglia, p. 67
  67. ^ Francesco Milizia, Memorie degli architetti antichi e moderni, 3ª ed., Parma, Stamperia Reale, 1781, p. 50.
  68. ^ a b Orlando Antonini, p. 330
  69. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Touring Club Italiano, p. 97
  70. ^ a b AA.VV., p. 83
  71. ^ Francesco Abbate, Storia dell'arte nell'Italia meridionale: Il Sud angioino e aragonese, Roma, Donzelli, 1997, p. 215.
  72. ^ Enciclopedia Treccani, Pietro Camponeschi, treccani.it. URL consultato il 1 ottobre 2017.
  73. ^ a b c Luigi Marra, Maria Pia Renzetti, p. 45
  74. ^ a b Touring Club Italiano, p. 98
  75. ^ Simone Lagi, Gregorio Grassi, Stefano Pandolfi e Domenico Rainaldi, Il refettorio del Convento di San Bernardino a L'Aquila, in Rossana Torlontano (a cura di), Abruzzo. Il barocco negato, Roma, De Luca, 2010.
  76. ^ Carlo Emilio Gadda, Le tre rose di Collemaggio, in Verso la Certosa, Milano-Napoli, Ricciardi, 1961.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia generale[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., L'Aquila. Città del novantanove nella storia e nell'arte, L'Aquila, Tazzi, 1974;
  • AA.VV., L'Aquila. Una città d'arte da salvare - Saving an Art City, Pescara, Carsa, 2009;
  • AA.VV., Città d'arte - L'Aquila Bari Lecce, Roma, L'Espresso, 2011;
  • Orlando Antonini, Architettura religiosa aquilana, volume I, Todi (PG), Tau Editrice, 2010;
  • Carlo Ignazio Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo, volume II, Milano-Roma, Bestetti e Tumminelli, 1928;
  • Luigi Marra, Maria Pia Renzetti, L'Aquila, Teramo, CETI, 1965;
  • Luigi Serra, Aquila, Roma, Istituto Italiano D'Arti Grafiche, 1929;
  • Gianfranco Spagnesi e Pierluigi Properzi, L'Aquila: problemi di forma e storia della città, Bari, Dedalo, 1972;
  • Touring Club Italiano, L'Italia - Abruzzo e Molise, Milano, Touring Editore, 2005;

Bibliografia specifica[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., La rinascita della basilica di San Bernardino. Il restauro dopo il terremoto, Roma, Palumbi, 2015;
  • Umberto Chierici, La basilica di San Bernardino a L'Aquila, L'Aquila, Cassa di Risparmio della provincia dell'Aquila, 1969;
  • Nunzio Federigo Faraglia, La chiesa primitiva e il monastero di S. Bernardino nell'Aquila. Memorie francescane, Trani, Vecchi, 1912;
  • Antonella Lopardi e Graziella Mucciante, La basilica di San Bernardino, L'Aquila, BAAAS, 1987;

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Del Bufalo, La basilica di San Bernardino all'Aquila e l'intervento di G.B. Contini, in L'architettura in Abruzzo e nel Molise dall'antichità fino al secolo VIII, II, L'Aquila, Marcello Ferri, 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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