Chiesa di San Filippo (L'Aquila)

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Chiesa di San Filippo Neri
L'Aquila - San Filippo Neri 02.jpg
La facciata restaurata in seguito al terremoto dell'Aquila del 2009.
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàL'Aquila
IndirizzoPiazza S. Filippo - 67100 L'Aquila AQ
Coordinate42°21′00″N 13°23′51.54″E / 42.350001°N 13.397649°E42.350001; 13.397649
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Filippo Neri
Stile architettonicomanierista, barocco
Inizio costruzione3 ottobre 1637
Completamento1661

La chiesa di San Filippo Neri è un edificio religioso sconsacrato dell'Aquila, situato nel quarto di San Pietro.

Deve la sua realizzazione all'ordine monastico di San Filippo Neri che la edificò tra il 1637 e il 1661.[1] Allo scioglimento dell'ordine, nel 1862, la chiesa è stata sconsacrata e destinata ad altri usi; nella seconda metà del XX secolo è stata adibita a teatro.[2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le vicende costruttive della chiesa sono legate a quelle dell'insediamento in città della confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri, avvenuta nel 1607 grazie alla personalità di Baldassarre de' Nardis, dell'omonima famiglia aquilana.[4] L'ordine si stabilì nello scomparso oratorio di San Girolamo — in corrispondenza dell'attuale chiesa di Santa Caterina Martire —, quindi, a partire dal 1615, decise di edificare un proprio convento tra la via degli Scardassieri e via degli Speziali (oggi via Cavour), in contrapposizione al complesso gesuitico che si andava a realizzare poco distante.[4]

Il 3 ottobre 1637, un anno dopo l'accantieramento della Chiesa dei Gesuiti, cominciarono i lavori per una chiesa dei filippini a sud delle strutture del convento.[1] L'edificio fu consacrata, con la facciata a grezzo e ancora incompleto nell'allestimento delle cappelle interne, nel 1661.[1] Nei decenni successivi, già terminata le cappelle degli Antonelli e dei Colantoni (1660), si completò quella dei Carli (1665), oltre che il transetto e l'altare maggiore (1675).[1]

Nel 1670 si realizzò inoltre un collegamento sopraelevato tra la chiesa e il vicino convento, mentre era già presente un analogo collegamento tra la chiesa e il retrostante oratorio, passante sulla via degli Scardassieri;[5] alla fine del XVII secolo veniva a delinearsi il complesso dei filippini, costituito quindi da tre strutture — l'oratorio, la chiesa e il convento — collegate ma indipendenti fra loro.[5] Il convento fu poi ampliato, tra il 1670 e il 1699, fino a porsi allineato al San Filippo.[6]

Nel terremoto dell'Aquila del 1703 la chiesa subì il crollo della cupola e il danneggiamento delle strutture portanti; fu restaurata a partire dal 1708 e nel 1715 poté nuovamente essere aperta ai fedeli.[1] Il sisma causò anche il crollo dell'antico oratorio di San Girolamo, il cui sito fu ceduto per permettere la realizzazione della chiesa di Santa Caterina Martire,[1] mentre il nuovo oratorio di San Filippo fu realizzato a monte della chiesa nel 1770.[6]

Nel 1862 l'ordine dei filippini fu soppresso e la chiesa passò dapprima nelle mani della congregazione del Santissimo Redentore, quindi diventò di proprietà comunale venendo sconsacrata.[1] Negli anni successivi fu adibita a deposito militare, dogana e spazio espositivo. Negli anni Settanta venne radicalmente restaurata per mano del soprintendente Moretti, diventando poi negli anni Ottanta sede di spettacoli ed ospitando la sede del Teatro Stabile d'Innovazione L'Uovo.[2][3] L'edificio è rimasto gravemente danneggiato dal terremoto dell'Aquila del 2009 e il suo restauro, costato 3,6 milioni di euro, dovrebbe essere completato entro il 2020.[7]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è situata in piazza San Filippo, nel locale di Amiterno, all'interno del quarto di San Pietro. È posta come quinta teatrale del piccolo slargo ad esedra, realizzato con riferimento alla Piazza Sant'Ignazio e completato nel XVIII secolo con l'edificazione del prospiciente Palazzo Cipolloni, già Ienca.[5][8]

Il portale della chiesa su piazza San Filippo.

San Filippo costituiva il centro del complesso aquilano dei filippini, costituito, oltre che dalla chiesa, dall'oratorio di San Girolamo — poi sostituito dal nuovo oratorio su via Cavour — e dal convento; i tre edifici, sebbene indipendenti l'uno dall'altro, erano collegati mediante percorsi ad arco passanti rispettivamente sulla via degli Scardassieri e sulla via, oggi chiusa, che collegava piazza San Biagio con via Cavour.[5]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata si presenta a grezzo, ossia priva di rivestimento e con il solo basamento in conci di pietra completata come da progetto;[5][8] tale caratteristica la collega alla contrapposta chiesa di Santa Margherita dei Gesuiti, anch'essa con la facciata incompleta. La terminazione è a capanna e il portale, squadrato e rivestito anch'esso da una massiccia cornice lapidea, è posto in asse alla finestra rettangolare.[5]

A sinistra dell'ingresso, una parete a diaframma chiude l'antica via che metteva in comunicazione piazza San Biagio e piazza San Filippo, separando le strutture della chiesa e dell'adiacente convento.[5]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto del San Filippo è a croce, in forma decisamente squadrata, e reso più articolato dalla presenza di quattro cappelli laterali afferenti all'aula rettangolare.[9] Un sistema di paraste corinzie e trabeazioni sorregge la volta a botte dell'aula e la cupola del transetto, ricostruita in seguito al sisma del 1703;[9] riguardo alla cupola seicentesca originaria non vi è documentazione ufficiale ma è plausibile che si attestasse su un alto tamburo per contrapporsi in alzato alla vicina chiesa dei Gesuiti e che questo sia crollato a causa del sisma.[9]

La stessa articolazione spaziale, con le due cappelle su ciascun lato, rimanda a quella gesuitica di Santa Margherita e, più in generale, a quella vignolesca del cinquecentesco Gesù romano e che andava ad influenzare l'architettura religiosa aquilana.[9] Non è noto il progettista architettonico ma viene ipotizzato che possa riferirsi alla cerchia degli architetti romani vicini alla congrega di San Filippo Neri.[10]

Alla struttura di matrice manierista d'isipirazione classica e realizzata nella prima metà del XVII secolo, si contrappone il pregevole apparato decorativo d'influenza prettamente barocca,[11] completato nei decenni successivi per mano di maestranze lombarde o ticinesi e che contribuisce a rendere il San Filippo il primo e il più significativo esempio di barocco aquilano.[10] Gli stucchi sono opera di Giovan Battista Amantino e Francesco Ferradini, mentre il coro ligneo è attribuito a Giacomo Farelli.[11] Le cappelle Antonelli e Colantono è impreziosite da quadri di Lazzaro Baldi del 1660 mentre la cappella Carli, la più importante, con volta affrescata del Farelli e stucchi ad opera dell'Amantino, ospita due tele di Giacinto Brandi riferibili al 1665.[1] Lo stesso Amantino e il Pedretti sono gli autori degli altari marmorei posti in corrispondenza delle ali del transetto e databili a circa il 1675.[1]

Convento[modifica | modifica wikitesto]

Il convento di San Filippo, afferente alla chiesa, fu istituito provvisoriamente nel 1615 ed edificato poi tra il 1670 e il 1699.[6] Si tratta di un vasto complesso di forma quadrangolare, su due livelli, con chiostro interno, situato all'angolo settentrionale di piazza del Duomo, tra via Cavour, via degli Scardassieri e via Sassa; il quarto lato è posto in aderenza alla chiesa stessa, chiudendo l'antica strada che collegava piazza San Biagio e piazza San Filippo.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Orlando Antonini, p. 33
  2. ^ a b AA.VV., p. 121
  3. ^ a b Roberto Ciuffini, L'Aquila: riaprono le porte del Teatro San Filippo. Le foto, in news-town.it, 18 novembre 2017.
  4. ^ a b Orlando Antonini, p. 31
  5. ^ a b c d e f g Orlando Antonini, p. 34
  6. ^ a b c d Orlando Antonini, p. 35
  7. ^ L'Aquila: riaprono nel 2020 Palazzo Ardinghelli, San Filippo e San Pietro, su news-town.it. URL consultato il 14 gennaio 2020.
  8. ^ a b Touring Club Italiano, p. 93
  9. ^ a b c d Orlando Antonini, p. 36
  10. ^ a b Orlando Antonini, p. 37
  11. ^ a b AA.VV., p. 122

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., L'Aquila. Una città d'arte da salvare - Saving an Art City, Pescara, Carsa, 2009.
  • Orlando Antonini, Architettura religiosa aquilana II, Todi, Tau Editrice, 2010.
  • Alessandro Clementi e Elio Piroddi, L'Aquila, Bari, Laterza, 1986.
  • Carlo Ignazio Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo, volume II, Milano-Roma, Bestetti e Tumminelli, 1928.
  • Touring Club Italiano, L'Italia - Abruzzo e Molise, Milano, Touring Editore, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]