Quinta (teatro)

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Le quinte, ai lati della scena, permettono l'ingresso degli attori e di fasci luminosi detti "tagli"

La quinta o teletta (nel teatro occidentale contemporaneo) è l'elemento scenico che, insieme con il cielo e il fondale, serve a rappresentare lo spazio scenico con ambienti architettonici di natura, di fantasia o neutri. Delimita gli spazi laterali del palcoscenico, mentre il cielo lo delimita in altezza.

Le quinte sono così chiamate perché in origine dividevano e intervallavano la profondità del palcoscenico in cinque parti.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La quinta è un elemento scenico decorato, dipinto o neutro, che, posto lateralmente ai due lati del palcoscenico, descrive un ambiente, lasciando uno spazio fra ogni elemento per l'ingresso in scena di attori o attrezzi. Fra una quinta e un'altra possono entrare anche fasci luminosi detti "tagli". Le quinte possono essere parallele al boccascena o inclinate a spina di pesce per avere una "fuga prospettica" verso il centro.

Quasi sempre le quinte sono poste a sinistra e a destra del boccascena e si possono ripetere in più file: vengono posizionate simmetricamente in uno o più ordini a seconda della grandezza del palcoscenico e delle esigenze sceniche; quasi sempre a ogni coppia di quinte corrisponde un "cielo" o "aria" o soffitto.

Dietro le quinte, che mostrano al pubblico l'ambiente scenografico, con boschi, piazze, strade, ambienti interni e così via, ci sono i muri e il retroscena o altre strutture di servizio ("sfori").

Le quinte nascondono le numerose attività necessarie allo svolgimento dello spettacolo: macchinisti che preparano cambi di scena successivi; attori che si preparano al loro ingresso in scena; fonico e relative apparecchiature; eventuale suggeritore; sarta e costumi per un cambio rapido; personale addetto alla sicurezza. Da qui l'espressione "dietro le quinte" a indicare una serie di attività e persone fondamentali, ma invisibili.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

Le quinte possono essere:

  • In tela o altro tessuto pesante, come lana o velluto, con una zàgana (oppure una sacca) in testa e al piede dove sono infilati gli stangoni. Due corde in graticcia la tengono dritta e ben tesa; a terra è fermata con grappe di ferro.
  • A panneggio, quando la tela viene lasciata libera e di una misura superiore a tre volte la larghezza; è corredata di nastri in testa per essere legata allo stangone e unita alla graticcia per mezzo di corde e nella parte bassa con una sacca su cui spesso sono inseriti dei piombi.
  • Armata, quando la tela è montata (imbullettata) su telaio; è tenuta in piedi con tironi di legno o di ferro oppure da squadre dette anche "scrosce". Quando l'armatura è alta e superiore ai quattro metri, per evitare oscillamento alto e mantenere squadratura si inseriscono due saette a forma di V aperta verso l'alto detta "cappuccine".

L'armatura può essere di diverso materiale (legno, metallo, ecc.), mentre la stoffa può essere colorata (dipinta, semi-trasparente, ecc.), se è parte integrante della scenografia. In produzioni scarne, anche per mancanza di risorse o scelta di asciuttezza, si usano quinte neutre, per lo più nere, soprattutto in tela, chiamate "telette" o "telettoni", ovvero senza armatura, sospese attraverso tiri dalla graticcia su stangoni. Quando è neutra, la quinta ha solo una valenza di servizio a copertura e traguardo spazio scenico. Viene chiamata "parure".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno Mello, Manuale di scenotecnica, Novara, Görlich - Istituto Geografico De Agostini, 1979.
  • Nicola Sabbattini, Pratica di Fabricar Scene e Machine ne' Teatri - Ravenna, 1638.

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