Storia di Chieti

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Chieti.

« Vidi Tietta, dove già fu 'l seggio
della madre d'Achilles, e di questo
per testimon quei del paese chieggio. »

(Fazio degli Uberti)
Foto storica di Chieti, vista dalla villa comunale

La pagina descrive la storia di Chieti, una delle città più antiche d'Abruzzo, che percorre l'epoca italica, quando era capitale dei Marrucini, la successiva conquista romana e trasformazione in municipium, la distruzione di Pipino il Breve e la conseguente riedificazione sotto i Normanni, l'ascesa al potere come capitale dell'Abruzzo Citeriore sotto la famiglia Valignani nel XIII secolo, lo sviluppo economico nell'epoca settecentesca, e culturale nell'800, fino alla seconda guerra mondiale, quando venne dichiarata "città aperta", e al nuovo sviluppo economico e culturale dagli anni 1960.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Chieti è fra le più antiche città d'Italia, nonché la più antica d'Abruzzo.[1] Le origini sono mescolate alla mitologia, poiché la leggenda racconta che fu fondata nel 1181 a.C. dall'eroe Achille, che la chiamo Teate in onore della madre Teti. Infatti il nome greco della dea è molto simile a quello teatino: Θετις - Thètis. L'eroe omerico è rappresentato anche sullo stemma della città, sopra un cavallo rampante, che regge lancia e scudo su cui è raffigurata una croce bianca su campo rosso con quattro chiavi: sono le quattro antiche porte cittadine di Sant'Anna, Santa Maria, Napoli e Pescara. La croce è anche un simbolo cristiano, poiché lo scudo ha legami con lo stemma della famiglia Valignani, che prese subito parte alle crociate in Terra Santa[2].

Gli storici hanno osservato che il nome Teate proviene dal greco Θηγεατη (Thegèate), poiché forse fondata dai Pelasgi. Nella lingua greca veniva chiamata così anche dallo storico Strabone, che attribuì la fondazione ai popoli dell'Arcadia.
Durante l'epoca italica e la conquista romana la città cambiò nome in Teate Marrucinorum, e successivamente, dopo il sacco di Pipino il Breve nell'801, iniziò a modificare il nome, che ne volgare si trasformò pian piano in Chieti. Tuttavia nel latino, fino al XIX secolo, la città fu sempre chiamata con l'antico nome romano Teate, così come gli abitanti accolgono l'opzione di essere definiti "teatini", a differenza dell'attuale "chietini" per la nomenclatura odierna.

Primi insediamenti e periodo italico[modifica | modifica wikitesto]

Frontone del tempio della triade capitolina, nel Museo archeologico La Civitella

Già nel III millennio a.C. si contano insediamenti nel colle dell'attuale Chieti. Numerosi rinvenimenti di ceramiche, ossa e strumenti di lavorazione agricola sono stati recuperati nei vari scavi archeologici e conservati nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Villa Frigerj. Si ipotizza che Chieti fu una delle tante città fondate dai discendenti degli Osco-Umbri, chiamati Sanniti, nella tribù dei Marrucini. Successivamente, intorno all'VIII secolo a.C., la popolazione locale iniziò ad essere conosciuta ufficialmente come tribù dei Marrucini, tanto che Teate ne divenne la capitale. I ritrovamenti conservati nel Museo Archeologico dimostrano che i Marrucini erano in stretto contatto con i Sabini, poiché tre steli funerarie monumentali, con iscrizione celebrativa simile all'epitaffio del Guerriero di Capestrano, riportano ringraziamenti e onori al popolo sabino.

Con lo sviluppo urbanistico della città, nel periodo italico, intorno al IV secolo a.C., si può affermare che l'area sacra era il colle della Civitella, dove si trovavano tre templi su un alto podio (II secolo a.C.). Su alcuni frontoni recuperati sono raffigurati al centro la famosa "triade capitolina" di Giove-Giunone-Minerva. Nel secondo frontone sono raffigurati Giove fanciullo, i Dioscuri ed Elena. Nel terzo Apollo, le Muse ed Ercole.
Monete del V secolo a.C. dimostrano che Teate era in commercio con Napoli e le varie poleis della Magna Grecia.

L'epoca romana: Teate Marrucinorum[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teate.
I templi romani giulio-claudi del I secolo

Teate, come le altre città italiche del Sannio, si trovò a combattere nel IV secolo a.C. le cosiddette Guerre sannitiche; i Marrucini si distinsero molto nei combattimenti, fino allo scontro finale contro Roma nel 304 a.C., che si concluse con un trattato di pace. I Marrucini furono in buoni rapporti con l'Urbe, e parteciparono a numerose campagne militari contro Pirro, i Galli, Perseo di Macedonia, Annibale e Asdrubale. Lentamente, come già detto, l'organizzazione sociale iniziò a romanizzarsi, con la simbolica erezione dei templi della triade capitolina presso la Civitella.

Un secolo più tardi, nel 91 a.C. scoppierà la guerra sociale contro Roma, voluta dagli Italici della Lega Italica, e anche Teate partecipò alla grande alleanza del Sannio contro l'Urbe. Il condottiero teatino Asinio Herio, della nobile gens Asinia[3] guidò le truppe marrucine nei vari scontri contro Roma, e fu sconfitto a Teate da Gaio Mario e ucciso. La sua stirpe successivamente verrà trapiantata a Roma. Teate tuttavia non verrà distrutta, e verrà convertita in municipium romano, col nome di Teate Marrucinorum, arrivando a contare 60 000 abitanti. Del dominio romano a Teate resta un notevole numero di testimonianze, come i tempietti romani, l'anfiteatro romano della Civitella, il teatro romano, il tempio di Diana che fu convertito in chiesa di Santa Maria del Tricalle, la cisterna romana sopra il pozzo sacro, e le terme romane.

La città fu arricchita di un foro, il teatro romano che contava 5 000 posti, con 80 metri di diametro, l'anfiteatro di dimensione 60x40 metri con 4 000 posti, l'acquedotto, situato oggi sotto il corso Marrucino, che conduceva alla parte bassa delle terme romane, e infine i vari templi, conservati perché trasformati nell VII secolo in chiese cristiane. La conservazione del teatro, dell'anfiteatro e dei templi permette la ricostruzione della storia dell'arte teatino-romana del I secolo, al tempo degli imperatori Tiberio e Claudio: la copertura dell'esterno delle strutture è in tasselli (cubilia) simmetrici che formano motivi geometrici. Nella piazza dei Templi sono state rinvenute delle iscrizioni di importanti famiglie teatine sotto il governo di Nerone, come i Vezii: le iscrizioni riguardano infatti i coniugi Marco Vezio Marcello e Priscilla Elvidia[4]. La piana del Pescara, con sbocco al porto pescarese, verrà arricchita della strada romana della via Tiburtina Valeria, i cui viandanti e pastori transumanti erano obbligati a pagare il pedaggio alla città, ben collegata all'Urbe. Durante il principato di Augusto, a Roma si distinse il politico e oratore Asinio Pollione della gens Asinia, alleato di Giulio Cesare e amico di Cicerone e Virgilio. Fu proconsole nella provincia di Macedonia e fu celebrato per valor e virtù nelle Bucoliche da Virgilio. Nel 39 a.C. creò la prima biblioteca pubblica romana, ossia l'Atrium Libertatis[5]. Per i suoi meriti fu rappresentato il trionfo di Asinio sul sipario del palcoscenico nel Teatro Marrucino, che era stato completato a Chieti nel 1818.

Secondo l'Historia Augusta, una raccolta anonima di biografie di imperatori romani scritta intorno al IV-V secolo d.C., Teate sarebbe stata colpita da un terremoto nel 68 d.C., ma il testo non fornisce ulteriori informazioni[6].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Dalla caduta di Roma al sacco di Pipino il Breve[modifica | modifica wikitesto]

Affresco duecentesco di San Giustino nella cripta della Cattedrale

Dopo la caduta dell'Impero Romano nel 476, Teate subì varie invasioni barbariche: i Visigoti e gli Eruli; successivamente entrò nel dominio del Ducato di Benevento, quando l'Italia fu conquistata dai Longobardi, facendo parte della cosiddetta Longobardia Minor. Teate divenne dunque un gastaldato di dominio regio, e per la sua potenza sul territorio divenne sede della prefettura del circondario abruzzese. Nel VI secolo iniziò la peregrinazione a Teate di un santo di Siponto: San Giustino di Chieti, che diventerà il patrono della città. Morto nel 540, a lui è attribuita la fondazione della Diocesi Teatina, con la primitiva costruzione di un edificio paleocristiano su un'altura della città, successivamente consacrata come Cattedrale di San Giustino (nel 1069). La cristianizzazione della città avverrà sotto i Longobardi, dacché gli antichi templi romani verranno riconvertiti in luoghi di culto cattolico, come il tempio maggiore della Piazza dei Tempietti, che diverrà nell'VIII secolo la chiesa di San Paolo, e il tempio di Diana nel rione Tricalle si trasformerà nella chiesa di Santa Maria del Tricaglio.

La città tuttavia si ribellò al dominio dei Longobardi, nonostante i tentativi del diplomatico Conte Roselmo di pacificazione, e nell'801 fu invasa da Pipino il Breve e data alle fiamme.[7] Molti edifici storici furono irrimediabilmente danneggiati, compresa la primitiva Cattedrale.

Dai Normanni al potere dei Valignani[modifica | modifica wikitesto]

Dei secoli IX e X non si hanno molte notizie sulla città, tranne che con il gastaldato iniziò a cambiare l'antico nome Teate nell'attuale Chieti. Fu conquistata nell'XI secolo dai Normanni, come il resto dell'Italia, e tornò ricoprire un ruolo d'importanza specialmente per il controllo della Diocesi Teatina, che lentamente aveva iniziato ad accumulare potere con la costruzione delle principali abbazie nel territorio dell'Abruzzo Citeriore. Nel 1069 veniva riconsacrata dal vescovo Attone la Cattedrale di San Giustino. Nel XIII secolo Chieti passò al dominio della dinastia sveva, il cui rappresentante Federico II aveva interessi mirati sulle coste abruzzesi e sui focolai di ribellione nella Marsica dei Conti dei Marsi. Nel 1094 Chieti fu proclamata da Roberto il Guiscardo capitale degli Abruzzi, e successivamente passò di potere al nipote Drogone d'Altavilla. Nell'ottobre del 1097 papa Urbano II fu ospite di Teate e vi predicò la crociata, spronando i crociati alla conquista di Gerusalemme e alla liberazione del Santo Sepolcro dal dominio musulmano.[2]

Abruzzo Citeriore e Terra di lavoro, in una tavola di Gerardus Mercator del 1589
Incisione ottocentesca della Cattedrale com'era, prima del restauro novecentesco

Quando Federico II ebbe in potere l'Abruzzo, racchiuse tutto il territorio, facente ancora parte del Ducato di Spoleto e dell'ex-Ducato di Benevento in una sola unità, creando il Giustizierato d'Abruzzo nel 1233, con capitale Sulmona. Nel 1227 sempre Federico II confermò al vescovo teatino Bartolomeo il privilegio di possesso perpetuo dei vari feudi concessi nel 1195 da Enrico VI del Sacro Romano Impero. Tali possedimenti riguardavano i feudi del territorio bosco dell'Alento, della valle di Madonna delle Piane, e di Sambuceto, presso Forcabobolina. Chieti aveva inoltre potere d'imporre la decima sul ponte e il porto del fiume Aterno, presso la città di Ostia Aterni, ossia Pescara; aveva il potere sul castello di Montesilvano Colle e le ville di Spoltore. La città rimase fedele anche al successore federiciano Manfredi di Svevia, che vi dimorò nel Natale del 1255, e in buoni rapporti con Corradino di Svevia, amico del condottiero Simone da Chieti, pure se alla morte di Federico II papa Innocenzo IV la colmò di benefici per cercare di trarla a sé.[2] Con il casato angioino e più avanti il periodo aragonese, Chieti conobbe grande prestigio, presto spodestando per potere Sulmona, quando Roberto d'Angiò nel 1273 dividerà l'Abruzzo nell'Abruzzo Citeriore e Abruzzo Ulteriore: Chieti divenne immediatamente la capitale del Citeriore. Ebbe il privilegio di battere moneta propria. La titulatio di città regia e capoluogo degli Abruzzi, il Citeriore, fu rinnovata nel 1443 da Alfonso V d'Aragona. Lo stemma cittadino infatti recita "Theate Regia Metropolis utriusque Aprutinae Provinciae Princeps" (Chieti città regia e capoluogo di entrambe le province degli Abruzzi).

La città nel XIII secolo conoscerà l'ordine francescano, agostiniano e domenicano, che si installeranno con la costruzione di conventi e monasteri. Nel 1269 fu completato il convento della [chiesa di San Francesco al Corso]], la seconda maggiore della città dopo la Cattedrale. Il domenicano si trasferirono presso la chiesa di San Domenico, e gli agostiniani presso il complesso di Sant'Agostino nel rione Santa Maria. La città conobbe anche uno sviluppo urbano in stile gotico, di cui oggi rimane solo la testimonianza del restauro della chiesa di Sant'Agata nel rione omonimo, già esistente dal IX secolo. Le vecchie strutture romane dell'anfiteatro e del teatro invece, già da qualche secolo, erano state riutilizzate come cave di costruzione di edifici civili e monumentali: in particolare il teatro romano fu quasi inglobato per intero in costruzioni civili medievali, perdendo completamente la pianta originaria. Presso l'anfiteatro romano invece fu costruita la chiesa di Santa Maria in Civitellis, presso le mura di Porta Sant'Andrea, che inglobarono un semicerchio del complesso romano. Di gotico resta anche la testimonianza di Porta Pescara, unico arco di accesso delle antiche mura sopravvissuto.

La famiglia Valignani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Valignani.
Stemma di Chieti: rappresentazione di Achille a cavallo, con lo scudo crociato, in riferimento alla famiglia Valignani

Durante il XII secolo in Abruzzo emigrò la famiglia Valignani, di origine normanna, che aveva grande prestigio a Napoli. Uno dei primi esponenti: Eleuterio Valignano, ispirerà lo stemma familiare perché premiato con un cimiero da Manfredi nella giostra di Barletta. Nel 1445 verrà nominato vescovo di Chieti Colantonio Valignani, uno dei presbiteri più influenti nella diocesi teatina. A partire dal XVI secolo i Valignani nelle personalità di Alfonso e Fabrizio, in alleanza con i viceré spagnoli, riceveranno incarichi e prestigio, e acquisteranno vari feudi nella piana dell'Alento e del Pescara: i castelli di Cepagatti, Roccamorice, Turrivalignani, Miglianico, Pennadomo e San Valentino in Abruzzo Citeriore, accrescendo il proprio potere. I Valignani dunque ebbero un ruolo centrale nell'attività politica e sociale teatina, a partire dagli anni quaranta del XVI secolo fino alla fine del XVII secolo, anche grazie a un'accorta politica di alleanze con altri ambiziosi gruppi famigliari insediati a Chieti, come i Tauldino, i Salaia, gli Enrici, i Petrucci e i Ramignani[8].

Nel 1539 nacque a Chieti Padre Alessandro Valignano, il gesuita visitatore e coordinatore di tutte le missioni cristiane in Cina e India, ma soprattutto in Giappone. Fu maestro di Matteo Ricci e fondatore della prima università in estremo oriente, il Collegio di San Paolo di Macao. Nel XVIII secolo invece avrà ruolo importante il culturista Federico Valignani, che fonderà il ramo della Tegea a Napoli, del movimento poetico dell'Arcadia.

Il periodo barocco e il Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Padre Alessandro Valignano

Nel 1515 l'Arcidiocesi Teatina di Chieti perse il dominio di Lanciano e Ortona, perché fu ricostituita l'Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, detta anche Frentana. Chieti nel XVII secolo subì una nuova ricostruzione, quasi ex novo, dal punto di vista urbanistico; favorita dal potere ecclesiastico della Controriforma, si prodigò nella costruzione di imponenti edifici, tra cui il palazzo del Seminario diocesano, che si aggiunsero ad altre importanti opere erette principalmente il secolo prima (Torre arcivescovile, ammodernamento della Cattedrale di San Giustino[9][10]). Specialmete le chiese e la Cattedrale furono ricostruite quasi da zero, con un'impostazione prettamente barocca, e furono chiamati importanti artisti dal nord e dal sud Italia: maggiormente rappresentati da Ludovico de Majo e Giovan Battista Gianni. A Chieti nell'epoca barocca nacque anche il pittore Giovan Battista Spinelli, molto attivo nell'arte sacra sia teatina che del territorio circostante, operando fino a Ortona. Furono fondati nuovi monasteri, come la chiesa conventuale di Santa Chiara, il monastero di San Giovanni Battista dei Cappuccini e la chiesa di San Domenico, nonché la chiesa della Trinità. Inoltre le vecchie mura medievali vennero abbattute, o inglobate nei nuovi edifici, facendo sparire per sempre la città medievale teatina, lasciando solo Porta Pescara intatta.

Nel 1646, a causa di debiti di Filippo IV di Spagna nei confronti di Ladislao IV di Polonia, Chieti, legata indissolubilmente al casato di Spagna per i vincoli con i Valignani, fu venduta a Ferdinando Caracciolo, duca di Castel di Sangro; l'oligarchia patrizia teatina si oppose e nel 1647 la città fu riacquistata e reintegrata nel demanio regio dell'Abruzzo Citeriore[8]. Nel 1656, a causa di una grave epidemia di peste che colpì anche Lanciano, la città vide ridotta la propria popolazione, nonché i membri del Parlamento Teatino. Nei primi anni del '700 Chieti fu colpita dal forte terremoto dell'Aquila del 1703 che troncò la cuspide del campanile monumentale della Cattedrale. Il nuovo terremoto della Maiella del 1706 danneggerà ulteriormente la struttura e gli altri palazzi cittadini. Successivamente tuttavia, grazie a Federico Valignani, a Chieti tornerà a svilupparsi un nuovo dinamismo culturale nel movimento poetico dell'Arcadia. Nel 1711 Carlo VI concederà ai Valignani il titolo di "Duchi di Alanno" in merito al nuovo feudo acquistato, e la famiglia teatina inizierà a perdere potere, per debiti e mancanza di eredi maschi: Olimpia Valignani infatti si mariterà con Michele Bassi, barone di Carpineto Sinello, nel vastese.

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Durante i primi anni del secolo, nonostante il popolo teatino avesse espresso posizioni antifrancesi, durante l'occupazione di Gioacchino Murat e successivamente di Giuseppe Bonaparte, i francesi costituirono la città in piazzaforte, arricchendola di nuove strutture amministrative. Nel 1806 fu abolito il feudalesimo, e una parte dell'economia della città entrò in crisi; inoltre Chieti perse il dominio di capitale d'Abruzzo Citra, e divenne capoluogo del distretto omonimo, che vedeva ripartiti i suoi domini al livello territoriale.
Nel 1818 fu costruito, in onore di Ferdinando I delle Due Sicilie il Teatro San Ferdinando, successivamente Teatro Marrucino, e inaugurato il Corso Marrucino, con nuovi palazzi gentilizi, che divenne il principale salotto della città. Nel 1830 fu costruita, presso la villa comunale, il palazzo di Villa Frigerj, onde ospitare una prima raccolta di importanti reperti archeologici rinvenuti nella zona di Chieti, Guardiagrele e nei comuni del distretto teatino. La collezione infatti riguardava proprio il materiale inerente alle popolazioni italiche dei Sanniti nell'Abruzzo e nel Molise.

Durante il Risorgimento, dal punti di vista politico Raffaele Mezzanotte appoggiò la causa sabauda, divenendo una figura di spicco nella battaglia per l'indipendenza italiana. Anche Federico Salomone ebbe il suo ruolo, e si arruolò nel 1860 tra le Camicie rosse garibaldine. Tuttavia molti teatini si unirono al fronte di opposizione all'invasione sabauda. Nel 1861 il re Vittorio Emanuele II entrò in visita in città, proclamando l'annessione al Regno; poiché doveva svolgere lo stesso compito a Pescara, presso il fortino militare. Nel 1861 Chieti fu ricompensata con l'inaugurazione del primo liceo classico abruzzese presso il monastero di San Domenico: il Real Liceo "Giambattista Vico". Presso piazza Garibaldi fu costruita una nuova caserma per l'artiglieria dei carabinieri, la caserma Vittorio Emanuele, successivamente intitolata a Francesco Spinucci.

Lavori di ricostruzione dell'esterno della Cattedrale

Dal punto di vista amministrativo, Chieti perse ulteriormente molti centri del distretto, come Forcabobolina, ribattezzata in San Giovanni Teatino, Casalincontrada, Ripa Teatina, Torrevecchia Teatina e Villamagna. Il distretto francese fu abolito nel 1861, e Chieti fece capo di un circondario, perché non ancora capoluogo di provincia. Gli altri circondari erano Bucchianico, Francavilla al Mare, Pescara Portanuova (separata dal comune di Castellammare Adriatico dal 1807, legato al distretto di Teramo), Caramanico Terme, Guardiagrele, Manoppello e Miglianico.

Il Novecento e il fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Fermata del tram in Piazza Vittorio Emanuele
Chieti nel 1921: veduta di Porta Pescara

Chieti dalla fine dell XIX secolo agli inizi del XX visse un nuovo periodo culturale, poiché nel 1879 vi fu stampata la prima raccolta poetica Primo vere di Gabriele d'Annunzio, successivamente riedita a Lanciano dall'editore Carabba; e di seguito si affermarono personalità come Edoardo Scarfoglio e Costantino Barbella. Anche D'Annunzio, con gli amici artisti Francesco Paolo Michetti e Francesco Paolo Tosti visiterà a più riprese la città, e Michetti realizzerà nel primo decennio del '900 dei quadri per l'attuale palazzo provinciale, allora sede del Governo. Nel 1901 ci furono i primi progetti della realizzazione di un rete ferroviaria, approvata dal Regio Decreto. L'8 giugno 1905 fu inaugurata la ferrovia[11], con scalo principale a Chieti Scalo, in perfetto collegamento sul tracciato della vecchia via Tiburtina-Valeria da Pescara verso Roma, passando per Sulmona. Venne inaugurata anche una compagnia per il tram, in grado di trasportare i cittadini dalla città superiore fino al fondo della collina, avente stazione di fermata presso la piazza Vittorio Emanuele (oggi San Giustino). Durante il governo di Giovanni Giolitti, a Chieti si verificarono delle proteste, soppresse senza gravi scontri. Con l'avvento del fascismo, Chieti vide effettuarsi tra il 16 e il 24 marzo 1926 il processo Matteotti per il delitto fascista del deputato socialista, avvenuto il 10 giugno 1924. Il processo avvenne nel Palazzo di Giustizia in Piazza San Giustino. La città fu scelta per le pressioni del governo fascista sul territorio da optare, al fine di minimizzare la condanna ed evitare di risalire ai mandanti.[12]A partire dal 1927, con la perdita di Chieti del territorio di Pescara, che divenne capoluogo della provincia omonima, nella città avvenne un processo di fascistizzazione della vita quotidiana, con la costruzione di palazzi e opere d'educazione. Tra le architetture civili oggi conservate ci sono il palazzo della camera di commercio sul corso Marrucino, e il palazzo dell'OND (Opera Nazionale Dopolavoro) con i caratteristici fasci littori sulla facciata. Sempre in questi anni, dal 1920 al 1936, ci fu il restauro totale dell'esterno della cattedrale di San Giustino ad opera di Guido Cirilli, che si ispirò alla costruzione ipotetica dell'età gotica duecentesca, disfacendo tutto il tessuto barocco dell'esterno. Il campanile gotico, unico elemento superstite della struttura medievale originale, fu restaurato e completato della cuspide, distrutta dal terremoto del 1703, ispirata a quelle delle chiese di Teramo e Atri, di stampo lombardo.

Chieti città aperta (24 marzo 1944)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940, dal 13 giugno al 10 novembre, l'edificio dell'asilo infantile Principessa di Piemonte venne trasfornato in campo di concentramento per gli ebrei. Il campo ospitò 29 internati (prevalentemente francesi, inglesi oppositori al regime ed ebrei vari). Dopo la chiusura, i prigionieri furono trasferiti in campi maggiori presso Montechiarugolo, Casoli e Manfredonia.

Nella [seconda guerra mondiale]] Chieti, come le città di Parigi, Roma, Firenze e Belgrado fu considerata "città aperta", grazie alle richieste dell'arcivescovo monsignor Giuseppe Venturi al pontefice Papa Pio XII, vista l'importanza strategico-militare della città, con la parte più calda del fronte spostata sull'asse tirrenico. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Pietro Badoglio fuggirono con lo stato maggiore da Roma a Crecchio, dove il re soggiornò con la famiglia presso il castello ducale[13], intendendo poi salpare dal porto di Ortona per Brindisi, essendo stata Pescara già bombardata in agosto dell'anno. Lo stato maggiore con Badoglio, la notte tra il 9 e il 10 settembre, si rifugiò a Chieti al Palazzo Mezzanotte, di fronte la Cattedrale. Salvo il maresciallo Badoglio, partito poi per Brindisi con la famiglia reale.
Chieti si trovò lontana dalla cosiddetta "Linea Gustav", che divideva da Ortona a Montecassino in due l'Italia, e dovette accogliere, nell'inverno del 1943 fino alla primavera del 1944 gli sfollati pescaresi e dei vari comuni limitrofi. Proprio per essere stata città aperta non subì gravi bombardamenti, come gli altri paesi.

Rivalità tra Chieti e Pescara[modifica | modifica wikitesto]

Foto aerea del centro storico di Chieti risalente agli anni sessanta-settanta con la Cattedrale di San Giustino in vista

Discussa è stata, perché legata da un punto di vista storico, la rivalità feroce tra Chieti e Pescara. Benché alcune considerazioni dicano che la rivalità sia nata da quando Pescara, piccolo paese di mare, favorita da D'Annunzio e da Mussolini iniziò a svilupparsi e a crescere nel 1927, accorpando parte dello storico territorio teatino presso il fiume Alento, da Francavilla a Spoltore. Tuttavia dal punto di vista storico la rivalità accesa sarebbe nata durante la seconda guerra mondiale, quando Chieti fu dichiarata città aperta, e iniziò ad accogliere gli sfollati dall'inverno 1943. A causa dell'eccessiva presenza degli sfollati di altri comuni, la borghesia chietina iniziò ad infastidirsi e a cacciare dalle proprie case gli sfollati, specialmente quando nel nuovo anni giunsero le truppe alleate. Gli episodi di insofferenza dei chietini verso gli sfollati, in gran parte della bombardata Pescara, si moltiplicarono e si trasformarono in espressioni di razzismo e disprezzo, con sputi, offese e denunce di cospirazione con i tedeschi verso gli americani, come scrisse Corrado Alvaro[14].

Negli anni 1950, durante il derby calcistici di Abruzzi e Molise, Chieti e Pescara ebbero varie occasioni per fronteggiarsi, ostentando sempre la propria rivalità. In particolare nella stagione 1954-55 il capitano della squadra pescarese Mario Tontodonati fu sequestrato da studenti universitari chietini il giorno prima della partita, e ugualmente i pescaresi rubarono dalla villa comunale una gabbia con un'aquila reale. Dopo discussioni e accordi presi durante la notte tra le bande, il giorno successivo, per la partita, ci fu lo scambio degli ostaggi[15]. La rivalità tra Chieti e Pescara continua ancora oggi, anche se si tratta solo di mero campanilismo. Risentimenti sono legati soprattutto al sempre più crescente sviluppo economico pescarese, che ha acquisito un ruolo di importanza capillare nella regione, soppiantando, con la crisi economica del 2008, alcune istituzioni di pregio di Chieti come l'ospedale del reparto di chirurgia, della Caserma Berardi e di molti uffici amministrativi. Ciò suscita ancora oggi segni di insofferenza e rivalità dei teatini verso i pescaresi.

Dal secondo dopoguerra a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'epoca moderna a Chieti si è registrata un'importante evoluzione urbana, che si è avuta nella parte bassa, in cui crebbe il settore industriale[16]. Chieti Scalo, piccolo scalo ferroviario, si trasformò nella frazione più fiorente dal punto di vista urbanistico ed imprenditoriale della città. Il fenomeno tuttavia comportò anche la speculazione edilizia nella città alta, con la costruzione di enormi palazzi attorno al centro storico, e in alcuni casi anche nel pieno centro, lungo l'asse del corso Marrucino e nella piazza dei tempietti romani, dove già nel fascismo era stata costruita la biblioteca Angelo Camillo De Meis con la torre littoria. Nel corso degli anni ottanta Chieti si è trovata in crisi economica, non riuscendo più a rinnovarsi dal punto di vista economico e culturale, lasciando terreno libero alla crescente Pescara, la cui zona industriale è molto vicina (una decina di chilometri) al territorio dello Scalo, dove molte industrie iniziarono a fallire. Nemmeno la crisi del 2008, e il terremoto dell'Aquila del 2009 hanno fornito spazio alla cittadinanza per risollevarsi economicamente, anche se dal 2015 sono iniziati a manifestarsi dei piccoli segnali di ripresa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Girolamo Nicolino, Historia della Città di Chieti, 1657
  2. ^ a b c Raffaele Bigi, Chieti, Passato, presente...futuro, 2012
  3. ^ Nicola Corcia, Storia delle due Sicilie dall'antichità più remota al 1789, Volume 1, Napoli: Tipografia Virgilio, 1843, p. 150 (Google libri)
  4. ^ Teate, duepassinelmistero.com.
  5. ^ Plinio, Naturalis Historia 35, 2: « primus bibliothecam dicando ingenia hominum rem publicam fecit ».
  6. ^ The Catalogue of Strong Italian Earthquakes, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. URL consultato il 25 aprile 2017.
  7. ^ Cristiano Vignali, "Chieti nella Tarda Antichità", 2015
  8. ^ a b Sara Di Paolantonio, Nobiltà, patriziato e fazione. I Valignani a Chieti tra Cinquecento e Seicento, su academia.edu. URL consultato il 10 aprile 2017.
  9. ^ infochieti.it - Cattedrale di San Giustino e Cripta a Chieti
  10. ^ CHIETI ON LINE - Benvenuti a Chieti!
  11. ^ Prospetto cronologico dei tratti di ferrovia aperti all'esercizio dal 1839 al 31 dicembre 1926
  12. ^ Processo Matteotti, m.ilcentro.gelocal.it.
  13. ^ L'ultima cena del Re a Crecchio, ricerca.gelocal.it.
  14. ^ Perché Chieti e Pescara non si amano, pescarawebtv.it.
  15. ^ Storia del campanilismo tra la cittadina di Chieti e Pescara, forzapescara.com.
  16. ^ L'Enciclopedia dei comuni, radiocorriere.tv. URL consultato il 16 maggio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anton Ludovico Antinori, ''Annali degli Abruzzi. Vol. II. Dal principio dell'era volgare all'anno 54, Forni Editore, Bologna 1971
  • Giacomo Devoto, Gli antichi italici, Vallecchi Firenze 1951
  • A. Chinnici-C. Gasbarri, Fede, storia ed arte della Cattedrale di San Giustino, Tabula Chieti, 2007

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]