Chiesa di Santa Chiara (Chieti)

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Chiesa di Santa Chiara
Santa Chiara (Chieti) - Interior.jpg
Interno
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàChieti
Religionecattolica
TitolareChiara d'Assisi
Arcidiocesi Chieti-Vasto
Consacrazione11 giugno 1720
Stile architettonicoBarocco
Inizio costruzione18 aprile 1644
Sito webScheda della chiesa sul sito della Regione Abruzzo

Coordinate: 42°21′08.42″N 14°10′10.78″E / 42.35234°N 14.16966°E42.35234; 14.16966

La chiesa di Santa Chiara è una chiesa di Chieti, situata a metà di via Arniense. Si tratta di una rettoria, cioè una chiesa non sede di parrocchia ma comunque significativa. Costruita a partire dalla metà del Seicento ma effettivamente decorata e arricchita nel Settecento e nell'Ottocento, presenta una notevole quantità di pregiati stucchi barocchi, un organo di Adriano Fedri e alcune tele di discreto valore. Il suo rettore è don Luigi Gentile.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ordine delle Clarisse a Chieti è documentato dal XIII secolo; la prima sede monastica era nell'attuale ex convento dei Cappuccini di San Giovanni Battista, in via Addolotata. Successivamente, essendo la struttura periferica, verso Porta Sant'Anna, avendo rischiato il saccheggio turco del 1566, le monache decisero di trasferirsi più dentro le mura, comperando con l'aiuto della famiglia dei Valignani il monastero di Santo Spirito dei Celestini, che fu riadattato.

La chiesa viene edificata a partire dal 1644 quando, il 18 aprile di quell'anno, l'arcivescovo Stefano Sauli pone la prima pietra, grazie alle elemosine dei fedeli e di alcune nobili badesse teatine, soprattutto suor Maria Giacinta Valignani[1]. La chiesa sorge a fianco del nuovo convento delle clarisse, oggi trasformato in caserma dei carabinieri, costruito in località Santo Spirito dopo che, nel 1557, le suore furono costrette a cedere il vecchio monastero ai frati Cappuccini. Nel giugno 1720 gran parte della costruzione era compiuta e la chiesa viene consacrata, come testimonia l'iscrizione all'ingresso, dall'Arcivescovo Vincenzo Capece alla presenza della badessa Maria Giacinta Valignani.

I lavori di decorazione con stucchi si svolgono invece tra il 1680 e il 1790, ad esempio per mano dei fratelli Antonio e Giuseppe Piazza dal 1765 in poi. Quasi tutti gli autori degli stucchi, comunque, sono artisti di impronta lombarda, tra i quali vanno segnalati Carlo Piazzola e Alessandro Terzani. Il 16 luglio 1754 viene consacrato il monumentale altare maggiore, arricchito di privilegi da Papa Benedetto XIV e completato con la pala di Giovan Battista Spinelli. Nel 1781 viene eseguita la tela di Santa Teresa d'Avila, firmata da Giovanni Vavini da Chieti. Nel 1793 vengono decorate le prime due cappelle con tele firmate da Severino Galanti, mentre la volta è affrescata nella prima metà dell'Ottocento dal teatino Raffaele Del Ponte.

Negli ultimi anni del Novecento la chiesa subisce un notevole restauro conservativo: il primo intervento della Fondazione Carichieti risale al 1997 con il recupero dell'organo che Adriano Fedri aveva completato nel 1778. Altri lavori hanno interessato il Cristo morto, scultura lignea policroma realizzata nell'Ottocento e il settecentesco pulpito ligneo, installato nel 1724 a spese di monache di casa Valignani. Nel 2004 la chiesa viene riaperta alla devozione dei fedeli dopo tre anni di lavori strutturali, con consolidamento e rifacimento del tetto, e di restauro dei pregiati stucchi barocchi, delle decorazioni pittoriche e delle statue che impreziosiscono sia la navata centrale, sia le cappelle laterali, così come del portone ligneo e del portale in pietra, sormontato da un medaglione recante l'effigie della santa.

Struttura e opere[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa presenta la struttura conventuale abruzzese tipica del periodo tra Seicento e Settecento. L'impianto è rettangolare, sulla sinistra sorge l'ex convento adibito nel XIX secolo a Caserma dei Carabinieri, da via Clarisse è possibile vedere l'impianto quadrato del chiostro porticato, che disponeva di un orto, poi smantellato.
La facciata è molto semplice, sembrerebbe incompiuta, è divisa da cornice marcapiano, il lato di base ha un portale centrale con il timpano spezzato e lo stemma dell'Ordine delle Clarisse, esso è affiancato da due nicchie cieche, che dovevano ospitare statue.

L'interno è a navata unica, con una volta a botte di copertura e due cappelle per lato, con transetto e una piccola cupola ovale sul presbiterio. I vari stucchi seguono una matrice prevalentemente barocca, seppur con elementi di gusto tardo settecentesco: si possono notare due impronte decorative corrispondenti alle due diverse fasi: quella plastico-scultoreo trova espressione negli altari laterali, mentre quella tardo-barocca si esprime in festoni di ghirlande, decorazioni a trama ed è presente nella cupola sopra l'altare, nelle volte e nel presbiterio. Nella chiesa, come già accennato, sono conservati un Cristo morto, scultura lignea ottocentesca, e un pulpito settecentesco.

Opere:

  • Apparto in stucchi dorati e bianchi di Carlo e Antonio Piazzola, e Alessandro Terzani. La volta a botte lunettata è divisa da archi in campate, con un fastoso apparato decorativo in nervature geometriche che compongono al centro un cerchio con decorazioni a ricami di ventaglio in circonferenza, affiancati da altri ricami geometrici di contorno. La calotta sferica della pseudo cupola presenta al centro una rosa di decorazioni dorate che circondano la colomba dello Spirito Santo, quattro oculi a pennacchi ospitano gli Evangelisti. La decorazione monumentale interessa anche le cappelle laterali a tempietto, con dei tabernacoli in stucco ornati da cornice ad arco a tutto sesto, inquadrato da due coppie di colonne cilindriche, sorrette da angeli che siedono sopra la trabeazione. La ricca decorazione si sposta anche nei piccoli bracci del transetto, l'ordine segue la nervatura della cornice dell'arco riccamente ornata da fogliame, statue di Santi e Profeti raffigurati nelle forme di guerrieri in stile classico, con al centro in chiave di volta la stella a 8 punte, mentre in cornici rettangolari con gli angoli curvi, sempre ornate da festoni e putti che la sorreggono, ci sono dei dipinti.
  • Assunzione della Madonna e Pentecoste: dipinto presso la volta a botte, la Vergine è su una nuvola sorretta da angeli, sopra la tavola dell'Ultima Cena con gli Apostoli.
  • Altare maggiore
  • Altare di Santa Chiara (terzo a sinistra) pala di Giovanni Maria Pozza
  • Altare di Sant'Ignazio e San Francesco Saverio (primo da destra), tela di Severino Galanti del 1793
  • Pulpito ligneo dipinto e dorato del 1724 con lo stemma dei Valignani
  • Organo e cantoria della controfacciata di Adriano Fedri (1778)

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Angelini, La chiesa di Santa Chiara: Un gioiello di arte barocco, 1969, classificazione: 726.509457131
  • Pasquale Tunzi (con contributi di Raffaele Giannantonio, Mariapaola Lupo, Maria Cristina Paoluzzi ed Ernestina Stinziani), La chiesa barocca di Santa Chiara in Chieti, ESA Edizioni Scientifiche Abruzzesi

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Bigi, "I Valignani a Chieti. Mille anni di storia", Complexity, 2019