Cantelmo

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Stemma della famiglia Cantelmo
Stemma Cantelmo.jpg
Blasonatura
D'oro al leone di rosso attraversato in capo da un lambello a tre pendenti di rosso.

La famiglia Cantelmo (o Cantelmi) è una delle storiche casate nobiliari d'Italia. Acquistarono i primi privilegi feudali in Italia nel 1269, quando Giacomo Cantelmo, a seguito di Carlo I d'Angiò nella conquista del Regno di Napoli (1266) ottenne territori in Abruzzo e in Terra di Lavoro. In seguito Carlo II, nel 1284, nominò costui giustiziere dell'Abruzzo Citeriore.

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Viene riportata di seguito la genealogia della famiglia Cantelmo dalla venuta in Italia di Giacomo I alla nascita del ducato di Sora, secondo una ricostruzione di Domenico Santoro[1].

Giacomo I CantelmoRestaino I († 1310) «capitano di Napoli»[2]
  ├──>Cantelma
  ├──>Giovanna, moglie di Adenolfo III d'Aquino, signore d'Alvito
  ├──>Rostaino († 1327
  │     ├──>Giacomo Signore di Atina
  │     ├──>Agoto
  │     └──>Restaino
  └──>Giacomo II, giustiziere d'Abruzzo[3] († 1333)  
         ├──>Giovanni Signore di Arpino  
         ├──>Berlinghiero  
         └──>Rostaino 
               ├─>Rostaino, restaura il castello di Alvito († 1383) 
               └─>Giacomo III († 1381)
                    ├─>Rita moglie di Giovanni Antonio Caldora m. 1382, lo sposa nel 1367
                    ├─>Caterina
                    ├─>Antonella
                    ├─>Maria 
                    ├─>Berlinghiero Signore di Arce e Atina
                    │    └─>Giacomo († 1419)
                    ├─>Giacomo IV Signore d'Alvito († 1393)
                    └─>Rostainuccio Signore di Popoli († 1396)  
                         └─>Giacomo V I Conte di Alvito[4] († 1406)
                            ├─>Nicolò
                            ├─>Francesco II Conte di Popoli († 1423)
                            └─>Antonio Conte di Alvito († 1439)
                                 ├─>Onofrio
                                 └─>Nicolò Duca di Sora e Alvito († 1454)
                                      ├─>Piegiampaolo Duca di Sora e Alvito († 1497)
                                      │    ├─>Sigismondo
                                      │    ├─>Cesare
                                      │    ├─>Ferrando
                                      │    ├─>Vittoria
                                      │    ├─>Cornelia
                                      │    └─>Diana
                                      └─>Pier Giovanni VI Conte di Popoli († 1478)
                                           ├─>Laura
                                           ├─>Dianora
                                           ├─>Diana
                                           ├─>Lavinia
                                           ├─>Porzia
                                           └─>Restaino Cantelmo VII Conte di Popoli († 1514)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Una ricostruzione genealogica del XVII secolo vuole che la famiglia si originò da Everardo, il quale fu l'ultimo figlio del re scozzese di Duncano, dal quale discendono i membri della famiglia degli Stuart. Un ramo della famiglia degli Stuart si sarebbe stabilito in Italia prendendo il nome dal loro primo feudo francese, riconosciuto in un atto del re Carlo II d'Inghilterra nel 1683 e, per la seconda volta, in un secondo atto di Carlo II, re di Spagna, del 1688. Dalla famiglia Stuart stanziatasi in Scozia la famiglia Cantelmo-Stuart avrebbe quindi ereditato poi parte dello stemma (il leone rampante, nello stemma dei Cantelmo il leone e posto sotto una E rovesciata con le tre zampette in basso). Le parentele regali della famiglia sono comunque messe in discussione dalla maggior parte degli storici e si ritiene generalmente che tale genealogia sia un falso.[5] In realtà i Cantelmo erano una famiglia francese, anzi provenzale, il cui cognome originale era Gantelmi[6].

La «Taverna Ducale» dei Cantelmo a Popoli

Giacomo e Rostaino[modifica | modifica wikitesto]

La terra di provenienza è comunque la Francia, stando alle fonti italiane. Giacomo, il capostipite della casata, un condottiero di origine provenzale che si avventurò a seguito di Carlo I d'Angiò nella guerra contro gli svevi nel Mezzogiorno, ottenne dal re di Napoli dei feudi in Abruzzo e in Valle di Comino (Popoli e Alvito), territori che da secoli erano oggetto di rivendicazioni da parte di abbazie feudali come Montecassino e Casauria, ai confini della giurisdizione civile dell'Abruzzo. Giacomo è descritto generalmente come una persona di poca importanza, tirchio e senza grandi ambizioni politiche. Da lui però venne una stirpe che riuscì a portare a termine i piani del primo sovrano angoino napoletano, perché i suoi eredi riuscirono sia a contrastare efficacemente l'espansione territoriale dei cassinesi e dei casaurensi, sia a raggiungere notevoli cariche politiche all'interno del regno e delle province.

Giacomo morì nel 1310, lo stesso anno in cui morì suo figlio Rostaino. Costui però ebbe maggiore successo del padre, perché dal 1292 era stato nominato dal re «capitano di Napoli», titolo che gli garantiva la reggenza dei supremi tribunali del regno. A lui si deve la costruzione del primo palazzo napoletano della famiglia.

Gli eredi di Rostaino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1310, quando Rostaino morì, lasciò quattro figli, due maschi e due femmine: Rostaino II, Giacomo II, Cantelma e Giovanna. Essendo proprietario per lo più di territori che un tempo furono dei d'Aquino, quasi ovunque circondati da proprietà monastiche, diocesane o prossimi allo Stato Pontificio, a Rostaino, per imporre il suo dominio, non restò che portare avanti una politica matrimoniale volta a rafforzare il prestigio e la ricchezza della propria famiglia e ad assicurarsi il sostegno politico degli antichi feudatari filo-svevi, specialmente nella potente famiglia degli Aquinati. Gli intenti dei francesi dovvettero esser corrisposti dai nobili campani, visto il favore che i Cantelmo godevano presso la corte napoletana e le notevoli cariche burocratiche che rivestivano, così già dal XIV secolo si hanno importanti matrimoni fra le due famiglie, come quello tra Rostaino II e Margherita di Corban, vedova di Adenolfo d'Aquino, e fra Adenolfo III e Giovanna Cantelmo, detta Giovannella. Questi matrimoni furono di grande vantaggio per i nobili francesi, che così riuscirono gradatamente ad espandere il loro feudo anche in Terra di Lavoro. Una tale Cantelma, altrove nota come Caterina, fu data in moglie a Bertrando d'Arthois (Artus) ma si rese celebre per essere diventata l'amante di Roberto d'Angiò, la quale ebbe pure da questa relazione un figlio, Carlo, poi conte di Sant'Agata de' Goti. Fu una generazione felice, della quale emerse uno dei figli di Rostaino II, anch'egli così chiamato, è ricordato per aver riedificato il Castello di Alvito, distrutto da un terremoto e che lascerà poi in eredità ad altri Cantelmo, non senza essersi meritato l'acquisto:

(LA)

« egli, incurante della sua stessa salute, di danni e di spese personali, serbò a viso aperto la sua onesta promessa. »

(IT)

« iste fuit promissi cultor honesti, nec sibi, nec damnis parcens, nec sumptibus ullis. »

(Antica iscrizione presso il Castello di Alvito)

recita un testo scritto in sua memoria, dove è elogiato per aver difeso nel castello alvitano il Regno di Napoli dall'aggressione ungherese condotta da Luigi I d'Ungheria.

Rostaino e Giacomo III[modifica | modifica wikitesto]

Naturalmente l'allargamento delle due famiglie portò anche i primi dissapori da entrambe le parti. Rostaino, uno dei figli di Giacomo II, si diede presto da fare, ereditati i titoli nobiliari dal padre, per imporsi quale erede non solo delle proprietà familiari, ma anche della spregiudicatezza e della coatta voglia di conquista dei suoi avi. Alla fine del XIV secolo condusse una guerra contro i d'Aquino in Valcomino, che possedevano ricchi e produttivi fondi agrari, attaccando i castelli di Campoli, San Donato e Settefrati, allora feudi di Francesco e Berardo d'Aquino; l'esito della guerra fu favorevole per il francese, che appropriatosi delle città cominesi, per anni ne ricavò le rendite, da cui risulta nel 1382 vi avesse già guadagnato oltre mille once d'oro. L'usurpazione non dovette essere un'abile mossa politica, infatti fu motivo di scompiglio in tutta la Terra di Lavoro, dove prevaleva ancora l'autorità degli Aquinati, tanto che la questione fu portata dalla famiglia campana alle udienze di re Carlo III, che mobilitò ad occuparsene la suprema corte di giustizia napoletana. Tale Rostaino che fu costretto a restituire le terre cominesi conquistate, subì anche diverse confische per mano diretta del re, pare che si fosse macchiato anche del reato di ribellione, e il 9 dicembre 1382 dovette cedere degli immobili a Napoli, in località Capo di Trio, a Bartolomeo Tomacelli-Cybo. In realtà non si sa bene se questi fosse un figlio o un nipote di Giacomo II, perché diversi altri Cantelmo si chiamarono Rostaino, ma se le interpretazioni storiografiche finora fornite hanno fatto correttamente luce sulla questione genealogica dei Cantelmo, si può ipotizzare concretamente che questi sia fratello di Giacomo III, celebre da parte sua per esser stato signore d'Alvito e costruttore del palazzo ducale di Atina, nonché Cameriere di Carlo III, e quindi figli entrambi di un tale Rostaino e nipoti di Giacomo II. Costui pose fine definitivamente ai suoi impeti tra il 1383 e il 1384, senza figli, anni in cui si fa comprendere la data della sua morte[7].

Gli eredi di Giacomo III[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Cantelmo[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia si estinse con Giuseppe Cantelmo, il quale ebbe solo 2 figlie femmine:

  • la 1ª andò in moglie alla famiglia Tocco, così la famiglia Tocco cambiò il proprio nome in Tomasello-Cybo[senza fonte] Tocco-Cantelmo Stuart,
  • la 2ª andò in moglie ai Carafa, la cui discendenza (i secondogeniti) cambiò il proprio nome in Carafa-Cantelmo Stuart,

Feudi[modifica | modifica wikitesto]

I feudi della famiglia Cantelmo furono per lo più collocati tra l'Abruzzo, il Molise e la parte di Terra di Lavoro che oggi ricade nel Lazio meridionale; si impadronirono dei possedimenti dei feudatari filo-svevi dell'Abruzzo, di quei baroni che erano sempre stati in ottimo rapporto con gli imperatori germanici[5]: Acciano, Acquaviva delle Croci, Alfedena, Bomba, Cagnano Amiterno, Campo di Giove, Casalbordino, Forcapalena, Montorio, Navelli, Pacentro, Pentima, Popoli, Prezza, Rivisondoli, Rocchetta, Vittorito. Successivamente al loro insediamento, grazie a dei matrimoni combinati con i D'Aquino, che fino ad allora erano stati fra i signori più ricchi del regno di Sicilia, riuscirono ad acquisire diritti feudali su Arpino, Alvito, Atina, durante il XIV secolo, e quindi su Sora[8]. Erano di origine francese, e oltralpe avevano posseduto i feudi di Trilly, Luc e Lunel.

Membri principali della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Cantelmo, giustiziere dell'Abruzzo Citeriore dal 1284
  • Restaino Cantelmo, gran capitano del Regno delle 2 Sicile dal 1301
  • Simone Cantelmo, giustiziere della Terra del Lavoro e del Molise dal 1320
  • Antonio Cantelmo, il quale affiancò Braccio Fortebraccio da Montone nella battaglia dell'Aquila
  • Giuseppe Cantelmo, 1º duca di Popoli, dalla parte di Carlo V, cacciò i francesi dal meridione, ultimo membro della famiglia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Santoro D., Pagine sparse di storia alvitana, vol. I, Jecco, Chieti 1908, pp. 51 (I tav.), 58 (II tav.), 72 (III tav.), 103 (IV tav.)
  2. ^ Reggente dei tribunali del regno. Mancini A., Famiglia Cantelmo, in «La storia di Atina. Raccolta di scritti vari», Arnaldo Forni ed., 1994, p. 691
  3. ^ Mancini A., ibidem.
  4. ^ Ambasciatore di re Ladislao. Mancini A., ibidem.
  5. ^ a b Santoro D., Pagine sparse di storia alvitana, vol. I, Jecco, Chieti 1908, p. 48.
  6. ^ Alfonso Colarossi-Mancini, Memorie storiche di Popoli fino all'abolizione dei feudi - Seconda edizione, pp. 66 e 67, Popoli 2007
  7. ^ Santoro 61 nota
  8. ^ Santoro D., Pagine sparse di storia alvitana, vol. I, Jecco, Chieti 1908, p. 49.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]