Bussi sul Tirino

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Bussi sul Tirino
comune
Bussi sul Tirino – Stemma
Bussi sul Tirino – Veduta
Vista del paese in cima ad un colle
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia di Pescara-Stemma.png Pescara
Amministrazione
SindacoSalvatore Lagatta[1] (Lista Civica Lavori@mo per Bussi) dal 10 giugno 2018 (2º mandato)
Territorio
Coordinate42°13′N 13°49′E / 42.216667°N 13.816667°E42.216667; 13.816667 (Bussi sul Tirino)Coordinate: 42°13′N 13°49′E / 42.216667°N 13.816667°E42.216667; 13.816667 (Bussi sul Tirino)
Altitudine344 m s.l.m.
Superficie25,91 km²
Abitanti2 408[2] (30-4-2019)
Densità92,94 ab./km²
FrazioniBussi Officine
Comuni confinantiCapestrano (AQ), Castiglione a Casauria, Collepietro (AQ), Corvara, Navelli (AQ), Pescosansonesco, Popoli, Tocco da Casauria
Altre informazioni
Cod. postale65022
Prefisso085
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT068005
Cod. catastaleB294
TargaPE
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantibussesi
Patronosan Biagio
Giorno festivo3 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bussi sul Tirino
Bussi sul Tirino
Bussi sul Tirino – Mappa
Posizione del comune di Bussi sul Tirino all'interno della provincia di Pescara
Sito istituzionale

Bussi sul Tirino (B'Bùsce in abruzzese[3]) è un comune italiano di 2 408 abitanti[2] della provincia di Pescara in Abruzzo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale fa parte della Comunità montana Vestina ed è compreso nell'area del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Il paese è attraversato dal fiume Tirino che nasce dal sistema acquifero di Campo Imperatore e dopo un percorso carsico di 25 km viene alla luce attraverso tre sorgenti, tutte nel territorio di Capestrano: sorgente di Capodacqua, sorgente di Presciano e sorgente del Lago. Lungo il suo percorso viene alimentato anche da altre piccole risorgive. Il suo nome proviene infatti dal greco "tritano" che significa triplice sorgente. Il fiume Tirino è noto come uno dei fiumi più limpidi e puliti d'Italia. Attualmente la portata è di circa 6000 litri/secondo e la temperatura delle acque di 11 °C.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Bussi Officine.

Accessibilità[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fondazione ai Normanni[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Bussi

Bussi sul Tirino è un piccolo centro sito nell'entroterra abruzzese che dista circa 50 km sia da Pescara che da L'Aquila. La denominazione Bussi deriva probabilmente dal nome della pianta del bosso (Buxum in latino), dell'epoca italica e poi romana si ha notizia della torre di Sutrium, usata poi dai Longobardi nel VII secolo, ancora oggi visibile in località San Rocco. La prima menzione storica del castello di Buxio o Bussio risale al 1111, quando è indicato come confine esterno del territorio dell'Abbazia di San Clemente a Casauria[4]. Nella Galleria delle Mappe Geografiche dei Musei Vaticani, volute dal pontefice Gregorio XIII e realizzate dal 1580 al 1585, si trova indicato l'attuale fiume Tirino con il nome di Buscio.

La prima citazione risale al 774 quando il re longobardo Desiderio donò all'abbazia di San Vincenzo al Volturno la chiesa e il monastero di San Pietro ad Oratorium, oggi nel territorio di Capestrano e la valle "Trita" sita nel territorio diocesano di Valva (Sulmona). Con il termine "Trita" si intendeva la valle del Tirino, fiume che lambisce Bussi, e comprendeva i vici di Ofena, borgo sorto sopra le rovine della vestina Aufinum e Carapelle Calvisio, dotata di baronia. Il possesso della Valle Trita viene riconfermato a San Vincenzo al Volturno da Carlo Magno il 10 aprile 775 e poi nel 779 dal giudice Dagari per volere del duca di Spoleto. Degli uomini di Carapelle avevano occupato i territori spettanti al monastero, e non volevano esserne resi tributari come stipulati dalle convenzioni.

Questi obblighi dei contadini verso le terre di San Vincenzo al Volturno presso San Pietro ad Oratorium vennero riconfermati da Ludovico II Germanico, nell'854 da Frasindo per contro di Guido duca di Spoleto, anche se sorsero contenziosi per i confini territoriali con il monastero di San Giovanni al Volturno. Dal Chronicon Casauriense di Giovanni di Berardo, si ha la citazione di Buxium nel 111, dove si descrive un borgo dotato di castello, che appartenne nel IX secolo all'abbazia di San Clemente a Casauria.

Chiesa di Santa Maria di Cartignano

Fuori Bussi si trova ancora la torre longobarda, detta di "Sutrium", ossia un avamposto fortificato a pianta triangolare molto simile alla torre di Montegualtieri (Teramo), usata per gli avvistamenti e il controllo sulla valle. Presso la torre sorse la cappella di San Rocco di cui restano ancora i ruderi, e la stessa località è detta di San Rocco. Nel 1092 alcuni stabili del castello erano posseduti dall'abbazia di San Benedetto in Perillis, nel 1021 si ha la prima notizia sulla chiesa di Santa Maria di Cartignano, appena fuori il paese, uno dei monumenti simbolici di Bussi, usata come grancia benedettina dell'abbazia di San Liberatore alla Majella

Dagli Angioini all'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Durante Carlo I d'Angiò al potere, Bussi fu infeudata a Berardo di Raiano, sino a quando nel Trecento passò alla famiglia dei Conti Cantelmo di Popoli, acquistata da Giacomo Cantelmo. Nel 1377 divenne ufficialmente conte di Bussi Restaino Cantelmo, che comprò il castello con Niccolò Alunno d'Alife; i Cantelmo rimasero a Bussi sino al 1579.

Il feudo poi passò nel XVII secolo, con l'indebolimento della famiglia di Popoli, ai Pietropaoli di Castelvecchio Calvisio nel 1579, già signore di Navelli, e successivamente a Cosimo I de' Medici, granduca di Toscana nel 1611, signore di Calascio e Barone di Carapelle, e Principe di Capestrano, poi andò a don Ferrante de Medici, che restaurò il castello, che assunse il toponimo "mediceo". Alla fine del XVIII secolo Bussi divenne terra regia e il feudo andò ai Borboni, sino al 1861.
All'interno del castello sorse la chiesa di San Biagio ornata da un portale di pietra e impreziosita da un campanile a torre in blocchi di pietra squadrati. L'architrave del portone d'ingresso reca un'iscrizione in latino che indica la data 1791, ai margini del paese vi è invece la chiesa di San Lorenzo di origine medievale, con portale in pietra. L'interno è a navata unica con abside semicircolare, presso l'altare c'è una scultura che raffigura l'Agnus Dei, ristrutturata nel 1926.

Piazzale del castello con fontana

Nel 1743 con la restaurazione di Carlo III di Borbone, entrò nel Regno delle Due Sicilie, Maria Luisa de Medici, figlia di Gian Gastone, non potendo succede al padre sul trono dell'Etruria, fu costretta a cedere Bussi alla corona borbonica. Nel 1806 caduto Ferdinando IV di Borbone figlio di Carlo III, eletto re di Napoli Giuseppe Bonaparte, Bussi fu liberata dal giogo feudale e divenne un municipio. Nel 1860 ci fu l'annessione plebiscitaria all'Italia sotto il sindaco Francesco Di Giamberardino.

Nel 1889 al nome semplice di Bussi, per evitare casi di omonimia con altri centri italiani, si aggiunse "sul Tirino", specificando il fiume che lambisce il paese. Tuttavia in molti segnali stradali, nonché tra le genti abruzzesi, il paese è ancora chiamato semplicemente "Bussi".

L'impianto Montedison di Bussi, dalle origini alla seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'impianto idroelettrico di Bussi fu progettato nei primi anni del '900 insieme alla Società Elettrica Italiana "Vola", poi riconvertita dalla Montecatini nel 1904, di Piano d'Orta (Bolognano). Nel 1887-888 venne realizzato anche il tronco ferroviario che passava per Bussi, da L'Aquila verso il tracciato Sulmona-Popoli-Scafa-Chieti Scalo-Pescara. L'impianto di Bussi Officine in cui si produceva energia elettrica attraverso il clorito sodico e l'acido cloridico, fu inaugurato nel 1901. Durante il fascismo a partire dal periodo coloniale in Libia, il sito venne utilizzato per la produzione del gas mostarda, un acido estremamente dannoso, capace di corrodere la pelle e distruggere le cellule.

Nell'epoca della seconda guerra mondiale, la disponibilità di iprite del servizio chimico italiano nel 1939-40 era aumentata di 400 tonnellate: Mussolini contava di vincere la guerra avvalendosi dell'uso di gas, in barba alle regole della Convenzione di Ginevra del 1925, e fu Bussi con la società Dinamite Nobel per la produzione di aggressivi chimici: le officine sono raccolte in 10 ettari del SIN "Sito di Interesse Nazionale per la Bonifica"; durante la guerra era la prima a produrre Iprite e Disfogene durante la guerra in Abissinia, era tra le maggiori fabbriche specializzate in aggressivi dopo le fabbriche di Rumiaca a Pieve Vergonte (Verbano); in val Pescara si producevano al giorno tonnellate di Yprite tecnica e ancora una tonnellata al giorno di Fosgene e un'altra di Difosgene. Tali informazioni sono nei documenti del libro I gasi di Mussolini di Angelo Del Boca, Editori Riuniti.

Delle 20 tonnellate di Yprite quotidianamente prodotte in Italia, per armare le bombe e le granate dei soldati fascisti impegnati contro i gli Etiopi, 10 tonnellate erano garantite dallo stabilimento S.A. Dinatime Nobel di Bussi. Nessuno riferimento ai rifornimenti bellici prodotti in un'altra fabbrica che sempre in Val Pescara e a breve distanza dal sito industriale, sembra avesse finalità militari simili a quelle dello stabilimento della Dinamite Nobel. Un terza società, dopo la Montecatini di Piano d'Orta, era attiva dal 1927 in Pratola Peligna presso le falde acquifere di San Cosimo, che produceva polveri da sparo ed esplosivi. Nel 1943-44 gli alleati bombardarono ripetutamente queste fabbriche.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Si ricorda la vicenda di Sircio Riccione. Nel 1943 a Creta il sottotenente Siro Riccioni di Bussi, a seguito dell'armistizio di Badoglio, si rifiutò di consegnare le armi e le munizioni, rifugiandosi in montagna, sicché per i tedeschi fu condannato a morte, con una taglia sulla sua testa. Riccioni riuscì a sfuggire all'arresto e si mise a capo di un gruppo di partigiani greci con il nome di battaglia Georgos Sfendilakis[5], riuscì a liberare 272 commilitoni dalla fucilazione, e a mettere in salvo 2000 militari italiani dai rastrellamenti tedeschi, meriti per cui fu insignito alla Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Fatti del Novecento sino ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dapprima appartenente alla provincia dell'Aquila, nel 1927, con la nascita della provincia di Pescara, Bussi passa a quest'ultima, definendo il confine più settentrionale della provincia pescarese con L'Aquila, insieme a Popoli, prima di arrivare nel cuore della Valle del Tirino, presso Capestrano.

Stazione ferroviaria presso Bussi Officine

Nel 1901 fu costruita la Centrale chimica Edison per la produzione di materiale aggressivo ottenuto dal cloro per le cause belliche dell'Italia prima in Africa, e poi nella seconda guerra mondiale. Negli anni '20 fu realizzata anche la cava Bauxite presso la montagna. Dopo la seconda guerra mondiale, in cui il sito di Bussi Officine fu bombardato, l'attività della Montedison continuò, sino alla chiusura recente per inquinamento delle falde acquifere del Tirino, dato che si trova allo sbocco verso il fiume Aterno, che a Popoli si trasforma nel fiume Pescara, che raggiunge il delta presso il porto di Pescara stessa. Per anni Bussi era divenuto un centro industriale, e successivamente ha tentato di risollevarsi con la valorizzazione turistica e naturale del territorio, venendo però colpita seriamente dal terremoto dell'Aquila del 2009.

Il terremoto ha lesionato varie case del centro storico, la chiesa di San Biagio, il castello, rendendoli inagibili. Mentre la chiesa è stata riaperta nel 2017, in quest'anno sono partiti i lavori di recupero del castello, ancora in fase di ultimazione. Anche la chiesa di Santa Maria di Cartignano è stata oggetto di un importante piano di recupero archeologico, in fase ci completamento.

Nel 2003 Bussi compare come location, insieme a Pescara, del film Liberi con Elio Germano e Nicole Grimaudo.

Storia della Montedison di Bussi[modifica | modifica wikitesto]

Il fascismo e la cava di Bauxite[modifica | modifica wikitesto]

Fotografie storiche pre-belliche mostrano l'esistenza di un accesso alle vecchie miniere di Bauxite, ristrutturate ai tempi del Ventennio prima degli anni '40. Sulle muratura dell'arco di ingresso alle miniere, nelle fotografie, compaiono un fascio littorio in alto e una croce uncinata: il tracciato del binario che conduce nella galleria è integro e le forme ad arco poggiate alla parete di mattoni fanno ipotizzare che gli operai si siano messi in posa per la conclusione di un'opera importante. Con la costruzione della centrale termoelettrica, la turbogas realizzata negli anni '90, sono state cancellate le tracce di un altro corridoio sotterraneo; l'intervento non ha eliminato il ricordo degli ex operai delle Officine, si tratta di un passaggio nel sottosuolo di cui resta impressa l'esistenza, ma incerta la funzione.

Agglomerato industriale di Bussi Officine

Ancora oggi una copertura "soletta" viene considerata la soluzione per inabissare l'ex Medavox area del sito inquinata sino a 10 metri di profondità nella quale si produceva acqua ossigenata e Percarbonato, le attività sono state dismesse dall'azienda nel 2015. Alcuni escludono l'esistenza di tunnel tombati, soprattutto per quanto dichiarato dalla Edison e Solvay, quando il 10 settembre 2015 l'Agenzia per la tutela ambientale regionale a conoscenza dei singolari ingressi murati, grazie all'inchiesta di Report ha chiesto informazioni. La società belga Solvay è proprietaria del sito, la seconda dell'Edison ne è proprietaria in piccola parte, sino al 2001 gestiva il polo chimico come Montedison, erede di imprese della chimica quali Ausimont, la società proprietaria sino al 1981, e la precedente Montecatini fallita nel 1965.

Lo scopo di realizzazione di alcuni particolari fori sotterranei, documentati, resta ancora un mistero e le ipotesi sono avanzate riguardo il molteplice impiego, gli ingressi permetterebbero di accedere ai cunicoli che entrano nel ventre di Colle Tre Monti, a quanto pare inaccessibili. I cunicoli forse sono stati scavati molti prima della seconda guerra mondiale, esistevano delle miniere agli inizi del Novecento, ancor prima della campagna d'Africa. Bussi garantiva circa 10 tonnellate di gas tossici al giorno per Benito Mussolini, per conquistare l'Etiopia. La gente locale racconta che dopo la fine della guerra l'Iprite custodita nei tunnel sarebbe stata trasportata a San Cosimo presso Pratola, nella polveriera del colle che affiancava i viadotti dell'autostrada Roma-Pescara (A24-25) di proprietà della Dinamite Nobel sino al 1954, quando il deposito militare della provincia dell'Aquila venne ceduto all'Esercito e al Ministero della Difesa.

Non tutte le gallerie del sito sono chiuse, 2 ingressi sono sigillati, uno è stato individuato a poche decine di metri dal deposito di Iprite prodotta da Bussi già dagli anni '30, e prima documentata dalla produzione del gas irritante del dinamificio di Colle San Cosimo a Pratola, sicché in questo deposito non si producevano soltanto esplosivi bellici. L'entrata al cunicolo dietro l'impianto Pap è irrobustita da una muratura di mattoni in cotto pieno, realizzata con materiale da costruzione antico. Con la prima pubblicazione nell'agosto 2015 del report sui tunnel tombati, l'Azienda regionale per la tutela dell'ambiente (Arta Abruzzo) ha chiesto chiarimenti alle imprese del sito, così l'ingresso al tunnel è stato sgomberato. Escludendo le strutture a servizio della centrale idroelettrica, Solvay non sarebbe a conoscenza dell'esistenza di altri passaggi sotterranei, alcuni segnalati anche da Edison, ma altri ancora risalirebbero ai primi decenni del '900.

Ingresso a Bussi Officine, stabilimenti Solvay

Il comune di Popoli il 1 marzo 2016 su firma dell'assessore all'ambiente Giovanni Diamante ha inviato una richiesta all'onorevole Bratti per una ispezione dei tunnel tombati.

Bussi sul Tirino è stata sede per diversi decenni del Novecento di industrie chimiche. Da tale attività provengono i rifiuti pericolosi e non, che si sono accumulati nei decenni andando a formare una delle discariche più grandi D’Europa. La discarica è stata definita un disastro ambientale tutt'ora impunito[6].

In particolare, il colosso della chimica Montedison di Bussi sul Tirino è ritenuto responsabile di aver sotterrato sostanze nocive e per lo più cancerogene, tra cui cloroformio, esacloroetano, tetracloruro di carbonio, tetracloroetano, tricloroetilene, idrocarburi policiclici aromatici, frammiste a terreni inquinati (secondo quanto riportato da analisi di laboratorio effettuate dall’ARTA Abruzzo). Nonostante l'inquinamento dal polo chimico di Bussi sul Tirino sia stato evidenziato già dalle prime analisi sulle acque all'inizio degli anni Settanta, è stato tuttavia ignorato per i successivi trent'anni. Solo nel 2007 la Forestale ha scoperto e messo i sigilli a quella che poi è stata definita la discarica dei veleni più grande d'Europa.

Il 1962 è l'anno d'esordio della Montecatini di Piano d'Orta, che diede avvio a un programma di rinnovamento di espansione con l'installazione di nuovi impianti per la produzione di cloro, clorometani, clorulo ammonico, piombo tetraetile, nel luglio 1966 fu costruita la SIAC(Società Italiana Additivi per Carburanti), che assunse la gestione del settore produttivo piombo-alchili di Bussi; di poco successivi sono gli impianti per la produzione di acqua ossigenata perborato di sodio del silicato e metasilicato di sodio.

L’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che per decenni almeno 700.000 abitanti di tutta la Val Pescara (compresi due dei 4 capoluoghi di provincia della regione, Pescara appunto e Chieti) hanno bevuto acqua contaminata: infatti i rifiuti interrati sono confluiti nel vicino fiume Tirino, importante affluente del Pescara, e nei vicini pozzi dell’acqua potabile che rifornivano d’acqua tutta la Valpescara. Solo nel 2007 i pozzi da cui veniva prelevata l’acqua fornita ai cittadini sono stati chiusi dopo le denunce e la mobilitazione ambientalista. Nonostante ciò, ancora nel 2012 i monitoraggi relativi alla contaminazione della falda superficiale mostravano un superamento delle concentrazioni soglia pari a 61 volte per il piombo e 2100 volte per il mercurio.

Dalla relazione dell'Istituto superiore di sanità emerge infatti come "lo scarico di rifiuti industriali, senza alcun tipo di sistema di abbattimento del piombo", negli anni 1971, 1972 e 1973, avveniva "direttamente nel fiume Tirino". Dopo la chiusura nel 2015 della discarica, il 29 ottobre 2009 è iniziata la fase preliminare del procedimenti contro Montedison, conclusasi il 18 aprile 2013 con 19 rinvii a giudizio per avvelenamento delle acque. Il processo a loro carico davanti alla Corte d'Assise di Chieti si conclude con una sentenza in assoluzione, le nuove sentenze del 2017 e 18 condannano la Montedison a bonificare il sito inquinato, ma continui rimpalli di responsabilità ritardano ancora la messa in pratica della sentenza.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Biagio
Chiesa parrocchiale di San Biagio e San Nicola di Bari

Costruita nel Trecento, ha un aspetto barocco. La pianta è a croce latina con una navata interna, e il campanile è una torre quadrangolare. La chiesa si trova sul corso principale di Bussi, la facciata barocca ha un aspetto rustico, un semplice portale in pietra architravato rifatto nel 1791 come recita l'iscrizione, il campanile turrito è in blocchi squadrati di pietra e termina a cuspide. Il portale coronato è ricurvo, nel tipico stile barocco, con uno stemma gentilizio presso il frontone. L'interno è a navata unica, con cappelle laterali introdotte da archi a tutto sesto su pilastri con trabeazione e capitelli corinzi. La chiesa è stata danneggiata dal terremoto del 2009, e restaurata nel 2017-18

Prospetto della chiesa di Santa Maria di Cartignano
Il campanile
Interno
Chiesa di Santa Maria di Cartignano
si trova sulla strada che costeggia Bussi. Nel 1021 è citata per la prima volta, dipendente dall'abbazia di Montecassino, con un atto di donazione a San Pietro in Oratorium, citata come chiesa di San Benedetto. Nel 1065 divenne monastero, e fu ampliata nell'impianto ancora oggi perfettamente visibile. Nel 1569 fu abbandonata dai monaci di Montecassino e divenne grancia dell'abbazia di San Liberatore a Majella, passando poi ai Celestini della Badia Morronese di Sulmona. Dagli atti notarili del 1770 la chiesa era ancora in piedi, presentava nella descrizione tre navate, due altari laterali, una pora grande a nord, e un'altra piccola a oriente, e rendita di 200 ducati. Nel 1780 venne rivendicata dai Borbone finché nel 1899 il Piccirilli la descrive in abbandono, seppellita dalla fanghiglia degli straripamenti del Tirino; la chiesa rimase in questo deplorevole stato sino al dopoguerra, quando venne ripristinata dove possibile, lasciando il vuoto del tetto andato distrutto, ma conservando le navate, la torre campanaria con l'ingresso e l'abside.
La chiesa presenta un impianto rettangolare con suddivisione in tre navate tramite archi a tutto sesto su pilastri quadrati. Alcuni capitelli presentano motivi vegetali e animali, come dei pesci, dentellature geometriche, ed epigrafi. Sopra il portale di ingresso si apre un finestrone a rosoncino con modanatura a otto colonnine collegate da arcate trilobe; il campanile superiore è a vela, in asse con l'ingresso, in origine aveva due arcate, ridotte poi a una sola per la campana. La navata centrale termina ad abside semicircolare, come si vede anche dall'esterno, nel cui muro si apre una finestra oblunga, nel catino absidale ci sono affreschi della Deesis, composta da Cristo in maestà sul trono tra la Madonna e San Giovanni Battista; ai lati del Cristo i simboli del sole e della luna, e la parola EGO SUM LUX MUNDI; lo sfondo è quello di un cielo stellato paradisiaco, lungo la parte inferiore dell'affresco corre un'iscrizione con il nome del maestri, del committente e della data di esecuzione. Si presume che il programma iconografico fosse simile a quello della chiesa di San Pietro ad Oratorium di Capestrano, opera di Armanino da Modena nel XIII secolo. Altri affreschi lungo le pareti mostrano San Nicola, San Paolo, Sant'Agata, San Benedetto, Sant'Amico, San Mauro, San Pietro. Un bassorilievo, oggi conservato nella parrocchia di Bussi, raffigura il Sacrificio di Cristo in chiave simbolica: l'Agnus Dei e la croce, Cristo disteso per rappresentare la morte e la Sua Resurrezione con una figura sospesa a destra, verso la base ci sono due leoni, simbolo della vittoria di Gesù sulla Morte
Castello Mediceo

Si trova nella parte più alta del paese. Il castello fu costruito dalla famiglia Angiò nel XII secolo e poi appartenne alla famiglia dei conti Pietropaoli di Navelli e successivamente alla famiglia De Medici (XV secolo). Nei secoli successivi diventò un palazzo gentilizio, senza però perdere l'aspetto di struttura fortificata. Dalla seconda metà del '700 è di proprietà della famiglia de Sanctis.

Parrocchia dell'Assunta
Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
in Piazza Giovanni XXIII, è stata realizzata negli anni '70 del Novecento per interesse del parroco don Remigio Massignani: la chiesa ha una superficie di 514 mq, mentre i vani accessori, battistero, presbiterio, hanno una superficie di 78 mq. La struttura portante della parte centrale in cemento armato, a pianta circolare, è costituita da pilastri che hanno alla base dimensioni di 1x0, 30 mt e che alla quota di 8,15 metri dal piano di calpestio, si diramano in due tronchi, uno in prosecuzione verticale, e l'altro convergente verso l'interno, a formare un telaio con il pilastro opposto. I due tronchi sono collegati superiormente a triangolo, e i pilastri collegati tra loro da un reticolo di travi parete, la struttura portante della parete perimetrale bassa è realizza da una serie di pilastrini, sempre in cemento, collegati con pilastrata della struttura principale. L'esterno è annesso a una seconda struttura in mattoni in conci irregolari misti a cemento, che caratterizzano la torre campanaria a vela.
Torre longobarda
del X secolo, si trova in località San Rocco, è detta di "Sutrium", un pagus romano che esisteva nell'epoca italica. La pianta triangolare di questa torre è inusulare per l'Abruzzo, e trova un unico esemplare combaciante nella torre di Montegualtieri della provincia di Teramo; presenta il corpo snello ed era sicuramente poco elevata, la sua funzione era quella di controllo della valle. Della suddivisione interna a causa dell'abbandono, non rimane nulla, sul prospetto sud-est si apre un varco che doveva essere l'accesso principale, materiali impiegati per la realizzazione sono condi di pietrame di fiume. Accanto sorge un edificio allo stato di rudere, con impianto rettangolare, era la chiesa di San Rocco, da cui il nome della località.
Centro visite del Fiume Tirino
posto in via A. Gramsci, è una moderna struttura educativa informativa, posta presso il fiume. Il centro è dotato di laboratorio didattico dedicato alla sostenibilità ambientale, con strumenti e materiali adatti ad avvicinare e sensibilizzare i ragazzi delle scuole che sovente lo visitano, alla ricchezza del fiume Tirino e della vallata. Il centro promuove anche escursioni e visite guidate nei dintorni.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Il boom demografico registrato nel trentennio 1930-1960 è evidentemente legato al benessere portato dal notevole sviluppo del polo industriale bussese dove gran parte della popolazione maschile del paese trovò lavoro.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

In occasione dei festeggiamenti del santo patrono, San Biagio, si usa seguire la Santa Messa nella chiesa di San Biagio nel centro storico e ricevere l'olio benedetto per l'unzione della gola. A San Biagio è infatti riconosciuto il patronato contro tutte le malattie della gola. Altra caratteristica legata al santo patrono sono le "Ciambelle d' San Biag'" dolce prettamente bussese.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Ceramica[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1700 la presenza di maestri ceramisti provenienti da Castelli (Teramo) diede vita ad una stagione artistica incentrata sulla creazione di oggetti in ceramica. La presenza di argilla lungo il corso del fiume Tirino permise la nascita di numerose botteghe che svolsero la loro attività fino alla meta del 1800 circa. I manufatti più rappresentative sono conservati presso il Museo delle Tradizioni Popolari di Roma.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Polo industriale Bussi Officine[modifica | modifica wikitesto]

Bussi è stato da sempre considerato un sito interessante grazie all'acqua, così nel 1901 la società Franco-Svizzera di Elettricità, divenuta poi Società Italiana di Elettrochimica, ottenne la concessione di installare impianti per la produzione di cloro, sfruttando il fiume sia per il fabbisogno di acqua dell'industria stessa che per la produzione di energia elettrica. Nel 1907 Bussi rappresenta la prima produzione in Italia dell'alluminio con il metodo elettrochimico. Dopo la Prima guerra mondiale il polo industriale si concentra sulla produzione di ferro-silicio (corazze per le navi), clorati (per esplosivi), fosgene (da tetracloruro di carbonio per gas asfissianti), ioduro e cloruro di benzile (gas irritanti e lacrimogeni), acido benzoico (irritanti). Nel dopoguerra, dopo un periodo in discesa, torna protagonista nel panorama della chimica nazionale con idrogeno e azoto. Nel 1921 la svolta definitiva con la “Società Elettrochimica Novarese”, che porta alla completa industrializzazione dell'Alta Val Pescara.

Secondo alcune testimonianze, intorno al 1930 si sarebbe prodotta anche l'iprite (il gas vescicante che provocava ustioni e distruzione delle cellule) che Mussolini impiegò in Etiopia. Il gas era stato messo al bando dalla Convenzione di Ginevra fin dal 1925. Sempre nello stesso periodo gli impianti passarono sotto la gestione della Montecatini che dal 1960 concentrò lo sfruttamento per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina. Nel luglio del 1966 venne costituita la SIAC (Società Italiana Additivi per Carburanti) che assunse, nel gennaio del 1967, la gestione del settore produttivo piombo-alchili. Tra il 1989 e il 1994 furono potenziati gli impianti per l'acqua ossigenata e per il clorometano. Nel 1995 fu installato un nuovo impianto per la produzione di detergenti domestici con la caratteristica di esercitare a freddo l'effetto sbiancante a cui si uniscono le proprietà battericide.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Bussi sul tirino ha una stazione ferroviaria ubicata lungo la Ferrovia Roma-Sulmona-Pescara, a servizio del comune. Il fabbricato viaggiatori ha una piccola sala d'attesa. Nella stazione fermano circa 20 treni al giorno tra Sulmona, Pescara e Roma.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei sindaci di Bussi sul Tirino dal 1988.[8]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
10 giugno 1988 7 giugno 1993 Nino Orazio Di Tillio Partito Comunista Italiano (PCI), Partito Democratico della Sinistra (PDS) Sindaco [8]
7 giugno 1993 28 aprile 1997 Camillo Scipione Partito Democratico della Sinistra (PDS) Sindaco [9]
28 aprile 1997 14 maggio 2001 Angelo Di Francescantonio Lista civica di Centro-sinistra Sindaco [10]
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Angelo Di Francescantonio Lista civica Sindaco [11]
30 maggio 2006 28 novembre 2007 Marcellino Maria Chella Lista civica Sindaco [12]
28 novembre 2007 29 dicembre 2007 Giuliano Lalli Commissario prefettizio
29 dicembre 2007 15 aprile 2008 Giuliano Lalli Commissario straordinario [13]
15 aprile 2008 27 maggio 2013 Marcellino Maria Chella Partito Democratico Sindaco [14]
27 maggio 2013 in carica Salvatore Lagatta Lista Civica Lavori@mo per Bussi Sindaco [1]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fusione della Scuola Calcio Za' Mariola e la S.S. Tirino Bussi, avvenuta nel 2005, è nata la Società Sportiva Za' Mariola che vede le proprie squadre iscritte rispettivamente a:

  • campionato di prima categoria regionale (Calcio);
  • campionati provinciali giovanili (Calcio)

Diversi piloti del moto club "Lo Sherpa" sono impegnati nei campionati regionale ed italiano di enduro e motocross.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 26 maggio 2013, su elezionistorico.interno.it.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2019.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 109.
  4. ^ Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VII, Bologna, Forni Editore, 1971, sub anno 1111 sub voce "Casauria".
  5. ^ cfr G. D'Orazio, "Operazione Teseo: il soldatino eroe stufo di stare dalla parte sbagliata"
  6. ^ Discarica di Bussi, disastro ambientale impunito, su Repubblica.it, 28 settembre 2018. URL consultato il 12 maggio 2019.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ a b Ministero dell'Interno - Anagrafe degli Amministratori Locali e Regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato il 4 settembre 2017.
  9. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 6 giugno 1993, su elezionistorico.interno.it.
  10. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 27 aprile 1997, su elezionistorico.interno.it.
  11. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 maggio 2001, su elezionistorico.interno.it.
  12. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 28 maggio 2006, su elezionistorico.interno.it.
  13. ^ Gazzetta Ufficiale, Serie n. 11 del 14 gennaio 2008, Decreto presidente della Repubblica 29 dicembre 2007, su gazzettaufficiale.biz.
  14. ^ Archivio storico delle Elezioni del Ministero dell'Interno, Risultato delle elezioni amministrative del 13 aprile 2008, su elezionistorico.interno.it.

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