Capracotta

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Capracotta
comune
Capracotta – Stemma Capracotta – Bandiera
Capracotta nel dicembre 2011 con in vista la chiesa dell'Assunta
Capracotta nel dicembre 2011 con in vista la chiesa dell'Assunta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Molise-Stemma.svg Molise
Provincia Provincia di Isernia-Stemma.png Isernia
Amministrazione
Sindaco Candido Paglione (lista civica "Capracotta Viva") dal 05/06/2016
Territorio
Coordinate 41°50′N 14°16′E / 41.833333°N 14.266667°E41.833333; 14.266667 (Capracotta)Coordinate: 41°50′N 14°16′E / 41.833333°N 14.266667°E41.833333; 14.266667 (Capracotta)
Altitudine 1,421 m s.l.m.
Superficie 42,55 km²
Abitanti 903[1] (01-01-2016)
Densità 21,22 ab./km²
Comuni confinanti Agnone, Castel del Giudice, Pescopennataro, San Pietro Avellana, Sant'Angelo del Pesco, Vastogirardi
Altre informazioni
Cod. postale 86082
Prefisso 0865
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 094006
Cod. catastale B682
Targa IS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona F, 4 004 GG[2]
Nome abitanti capracottesi
Patrono san Sebastiano
Giorno festivo 20 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Capracotta
Capracotta
Posizione del comune di Capracotta nella provincia di Isernia
Posizione del comune di Capracotta nella provincia di Isernia
Sito istituzionale

Capracotta è un comune italiano di 903 abitanti della provincia di Isernia, in Molise. Si trova a 1.421 metri sul livello del mare ed è, dopo Rocca di Cambio, il comune più alto dell'Appennino.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

«Non è difficile scorgere su di una qualsiasi carta geografica d'Italia il territorio di Capracotta: basta seguire con lo sguardo da sinistra a destra la linea della latitudine di Roma, e da sotto in su quella longitudinale di Napoli per incontrarlo nella convergenza delle due linee. Perché l'abitato è posto proprio sul parallelo 41 ½ e sul meridiano del Castel dell’Ovo. Si stende fra l'agro di Pescopennataro e Sant'Angelo del Pesco verso Nord, di quello di Agnone ad Est, di Vastogirardi a Sud e di S.Pietro Avellana e di Castel del Giudice ad ovest per un'ampiezza approssimativa di 4500 ettari in cifra tonda, tomoli locali 13500 circa di are 33,65 ciascuno[3]».

Panorama di Capracotta

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il punto più alto del territorio comunale è la vetta di Monte Campo a 1746 m s.l.m. A valle dell'abitato, in direzione sud, si trovano le sorgenti del Verrino, affluente del fiume Trigno. Poco fuori del paese, sulla strada per Pescopennataro, è sito il "Giardino della Flora Appenninica"[4], orto botanico di alta quota che raccoglie notevoli specie floreali e arboree dell'Italia centro-meridionale.

Via Risorgimento

Capracotta è un'importante località climatica e sciistica. Ha due importanti impianti[5]: uno per lo sci alpino, in località Monte Capraro, con una seggiovia; l'altro per lo sci di fondo in località Prato Gentile: quest'ultimo impianto è stato sede dei Campionati Italiani Assoluti di sci di fondo nel 1997.

Santuario di Santa Maria di Loreto
Piazza Stanislao Falconi

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Capracotta.

In inverno non è difficile imbattersi in bufere di neve, specialmente nei mesi di gennaio e febbraio. Per questo Capracotta è nota nel Centro-Sud Italia anche come il paese delle bufere. Il manto nevoso può facilmente superare il metro. Nel marzo 2015, sono stati rilevati 256 centimetri caduti in soli 18 ore, tuttavia questo dato risulta essere notevolmente sovrastimato, e le misure a norma hanno registrato un valore di "soli" 90–120 cm.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le più antiche tracce della presenza umana nel territorio del Comune di Capracotta risalgono al Paleolitico: in località Morrone sono stati ritrovati strumenti di caccia dell'uomo di Neanderthal.

Il primo insediamento stabile risale, invece, al IX secolo a.C. Si tratta di un centro abitato ritrovato nel corso di cinque campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza per i Beni archeologici del Molise tra il 1979 e il 1985 nei pressi della Fonte del Romito. Gli scavi archeologici hanno svelato l'esistenza di un sito con una vitalità di circa mille anni: da alcune capanne circolari del IX secolo a.C. a edifici in marmo del I secolo d.C. collocati in un contesto urbano ben pianificato.

L'attuale paese di Capracotta, invece, nasce sullo sperone della Terra Vecchia nei primi decenni del Medioevo durante la conquista longobarda del Mezzogiorno d'Italia (fine VI- inizi VII secolo d.C.). Si sviluppa nei secoli successivi attraverso la pratica della transumanza, cioè lo spostamento invernale degli armenti dalle alture dell'Abruzzo al Tavoliere delle Puglie. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Capracotta viene quasi interamente distrutta dalle truppe tedesche in ritirata verso la Val di Sangro con il fuoco e la dinamite.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Merito Civile
«Comune situato all'interno della linea "Gustav", occupato dalle truppe tedesche, subiva, in attuazione della tattica della "terra bruciata", la quasi completa demolizione del patrimonio edilizio e diverse vittime civili. La popolazione, costretta a rifugiarsi nei paesi vicini, seppe resistere con contegno agli stenti e alle dure sofferenze, per intraprendere, poi, la difficile opera di ricostruzione morale e materiale. 1943/1944 - Capracotta (IS).[7]»
— Capracotta, 11 marzo 2011

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Chiesa di Santa Lucia

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del Monte Capraro da Capracotta

Dal 1962, in località Prato Gentile, viene celebrata La Pezzata, sagra della pecora bollita che si tiene ogni prima domenica di agosto. La tradizione di bollire la pecora risale alla pratica della pastorizia transumante lungo il tratturo. Nel 2014 questo piatto è stata inserito tra le "eccellenze" dalla rivista Gambero Rosso. Difatti sul territorio capracottese passa un tratturo tra i più importanti d'Italia. Interessante anche la visita al Giardino Botanico della Flora Appenninica, situato a soli 2 km dal paese.

Discreta è l'attività culturale. Il Comune edita ogni tre mesi un periodico cartaceo, "Voria". Ogni anno, poi, viene pubblicato il "Diario di Capracotta: fatti e curiosità di un anno", un volume che racconta i principali avvenimenti accaduti nel periodo compreso tra il mese di luglio e quello di giugno dell'anno successivo. Sempre con cadenza annuale il Comune indice un concorso letterario e fotografico a tema, i cui contributi vengono pubblicati di volta in volta in un apposito volume.

Agli inizi dell'anno 2013, è nata l'associazione "Amici di Capracotta" per recuperare, valorizzare e promuovere il patrimonio culturale cittadino.

Storia del nome[modifica | modifica wikitesto]

È piuttosto controversa l'origine del toponimo. Ugo Mosca, in un vecchio studio, ha sostenuto l'ipotesi che provenisse dalla combinazione di due presunti termini italici "kapp"- luogo alto e "kott"- luogo roccioso che descrivono due proprietà del territorio cittadino. Altri fanno derivare il toponimo da due termini latini: "Castra cocta", cioè da una presunta presenza di accampamenti militari protetti da un "agger coctus" (una recinzione in mattoni).

Recenti studi, infine, attribuiscono le origini del toponimo (e della fondazione stessa dell'abitato) alla tradizione religiosa dei Longobardi di sacrificare una capra in onore del loro dio Thor, appena insediatisi in un luogo appena conquistato, e di mangiarne le carni come rito apotropaico contro l'esaurimento delle fonti di sostentamento del gruppo tribale che, diventando stanziale, si faceva comunità. Al periodo longobardo, non a caso, risale la più antica attestazione del nome: un atto di donazione del 1040[9]. Questi studi si basano su un esame particolareggiato delle persistenze storico-toponomastiche dell'Alto Molise e di tutti i territori italiani dominati nel Medioevo dai Longobardi. In Italia, infatti, esistono altre "Capracotta": in Campania, Lombardia, Toscana e Umbria. Si tratta di luoghi pianeggianti o vicini al mare ma tutti conquistati e governati dagli Uomini dalle Lunghe barbe.

Lo stemma del paesino testimonia, tuttavia, una leggenda. Questa afferma che alcuni zingari vollero costruire un villaggio e accesero un fuoco per arrostire una capra. Ma questa capra saltò sul fuoco e riuscì a fuggire. Nel punto in cui l'animale si fermò esanime, gli zingari decisero di stabilirsi. In realtà, questo rito, più che a riferirsi a un fatto storicamente verosimile (gli zingari arrivarono in Italia soltanto a partire dal XV secolo quando Capracotta contava più di mille abitanti), sembra voler giustificare il carattere eternamente peregrinatorio degli abitanti di Capracotta.

Persone legate a Capracotta[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Pista da sci[modifica | modifica wikitesto]

Capracotta è meta frequentata soprattutto l'inverno per lo sci, con turisti provenienti prevalentemente dal Lazio, dall'Abruzzo e dalla Campania. La pratica più diffusa è quella dello sci di fondo in località Prato Gentile (1.573 m.), alle pendici di Monte Campo (1.746 m.), presso il prestigioso stadio del fondo "Mario Di Nucci", che nel 1997 ha ospitato i Campionati italiani assoluti e nel 2004 la Coppa Europa. Da quella località si diramano tre piste di diversa difficoltà (anello di monte, anello di valle e anello turistico), per una lunghezza complessiva di oltre 15 km.

Dal 1995 sono stati installati impianti per lo sci alpino alle pendici del Monte Civetta, a confluenza col Monte Capraro (1.730 m.), che comprendono:

  • Seggiovia Monte Civetta
  • Sciovia "Piana del Monte"

Queste due seggiovie portano alle seguenti piste:

  • Monte Capraro (1630-1380 metri)
  • Piana del Monte (1560 m.)
  • Pista sotto il Monte (1380 m.)

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che pur non essendo diffuse come nel passato non sono del tutto scomparse, e si distinguono per l'arte della tessitura finalizzata alla produzione di coperte.[26]

Riferimenti a Capracotta nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel film "Il conte Max", diretto da Giorgio Bianchi e interpretato da grandissimi attori quali Alberto Sordi, Vittorio De Sica e Tina Pica, viene menzionato spesso il nome di Capracotta quale meta di vacanza invernale. Nel film, il protagonista Alberto Boccetti (interpretato da Sordi) la definisce "piccola Cortina degli Abruzzi".
  • Ernest Hemingway, nel suo capolavoro "A farewell to arms" (Scribner, 1929), conosciuto in Italia come "Addio alle armi" (Mondadori, 1965), in cui racconta le proprie esperienze di guerra, cita un cappellano di Capracotta che parla con commozione del paese altomolisano, dove «c'erano le trote nel torrente sotto la città. Era proibito suonare il flauto la notte.Quando i giovanotti facevano le serenate, soltanto il flauto era proibito. [...] I contadini chiamano tutti Don e quando incontrano qualcuno si tolgono il cappello».
  • Lo scrittore belga Christian Beck visita Capracotta nell'estate del 1909. Trascorre le sue giornate passeggiando tra i boschi. Si innamora della giovanissima Maria Pia Falconi che immortala, col nome di Trianon, nel suo capolavoro "Le Papillon. Journal d'un romantique" (Bénard, 1910).
  • Lina Pietravalle, giornalista primonovecentesca, nel volume "Molise" (Nemi, 1931), scrisse che «gli alberghi di Capracotta Sannita, bellissima a 1.480 metri, e di Rivisondoli rassomigliano alle vecchie case provinciali».
  • Clotilde Marghieri, nel suo "Vita in villa" (Ricciardi, 1960), loda un certo Vincenzo Carnevale di Capracotta, domestico «malinconicissimo, un uomo di innata nobiltà e saggezza, un vero filosofo».
  • Edmondo De Amicis, durante il viaggio transoceanico raccontato in "Sull'oceano" (Treves, 1889), nella moltitudine di persone incontrate a bordo cita testualmente «la faccetta rotonda della contadina di Capracotta».
  • Uys Krige, soldato sudafricano detenuto presso il campo di prigionia di Fonte d'Amore (Sulmona) durante la Seconda guerra mondiale, parlando della sua fuga per raggiungere gli alleati a sud, scala in modo rocambolesco alcune alture di Capracotta, raccontando il tutto nel suo "The way out" (Miller, 1955), tradotto in italiano col titolo "Libertà sulla Maiella" (Vallecchi, 1965).
  • Lo scrittore Eugenio Corti nel suo secondo romanzo "I poveri cristi" (Garzanti, 1951), racconta la propria esperienza nell'esercito italiano in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943. Durante il tragitto che lo porterà ad unirsi alle truppe alleate, sosterà a Capracotta dicendo che «dei luoghi di villeggiatura aveva infatti la riduzione di tutto a superficie e la sgargiante monotonia». A dispetto della popolazione, gli albergatori del posto gli rifiutarono ospitalità.
  • Il grande filologo Francesco D'Ovidio narra la vicenda del bandito Ippolito Amicarelli, imboscatosi a Capracotta «che certo fu uno de' suoi rifugi», nei suoi "Rimpianti" (Sandron, 1903).
  • L'isernino Franco Ciampitti, grande narratore della vita contadina e pastorale del centro-sud, prima ne "Il tratturo" (L'arte tipografica, 1968) e poi nel suo racconto "Il grande viaggio", contenuto nell'omonima raccolta (Varesina, 1971), resterà estasiato dal suo primo incontro con Capracotta innevata.
  • Nella biografia di Tommaso Besozzi curata da Enrico Mannucci ("I giornali non sono scarpe", Baldini & Castoldi, 1995), quest'ultimo racconta un episodio che l'illustre giornalista vigevanese visse a Campobasso allorquando conobbe Emanuele Paglione, procaccia di Capracotta, il quale, incurante della bufera di neve che aveva isolato il villaggio altomolisano, aveva raggiunto a cavallo il capoluogo per effettuare il servizio postale.
  • Della giornalista nonché storico delle migrazioni Amy Allemand Bernardy, all'interno della raccolta "Italia randagia attraverso gli Stati Uniti" (Bocca, 1913), spicca la descrizione: «ora che là verso Capracotta sale la luna, la gran luna bionda, lattea, pallida, opalina, che vela di agreste dolcezza il mondo».
  • Lo scrittore napoletano Antonio Pascale ha descritto lo spettacolo dei misconosciuti pascoli molisani nel suo "Non è per cattiveria" (Laterza, 2006) e ha avvicinato la bellezza di Capracotta a quella di Courmayeur.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. Capracotta disputa attualmente il campionato di Serie C2 di Calcio a 5 molisano.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
30 maggio 2006 5 giugno 2016 Antonio Vincenzo Monaco Lista civica Sindaco
5 giugno 2016 in carica Candido Paglione Lista civica Sindaco

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1 gennaio 2016.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ a b Luigi Campanelli, Il territorio di Capracotta, Ferentino, Scuola Tipografica Antoniana, 1931.
  4. ^ Giardino di Flora Appenninica, giardinocapracotta.unimol.it.
  5. ^ Funivie Molise, moliseski.it.
  6. ^ http://www.appenninico.it/?p=1216
  7. ^ Sito del Quirinale – Documento assegnazione onorificenza, quirinale.it. URL consultato il 10 maggio 2011.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Francesco Di Rienzo, La fondazione longobarda di Capracotta, amicidicapracotta.com.
  10. ^ Paolo Giovio, Historiarum sui temporis, Firenze, Torrentino, 1552, pp. 127-131.
  11. ^ a b Giovanni Rossi, Catalogo de’ vescovi di Telese, Napoli, Società Tipografica, 1827, pp. 183-185.
  12. ^ a b Pasquale Albino, Biografie e ritratti degli uomini illustri della Provincia di Molise, Campobasso, De Nigris, 1864, pp. 58-59.
  13. ^ Raffaele De Cesare, La fine di un Regno, Città di Castello, Lapi, 1900.
  14. ^ Nicola Trudi, Teoria de’ determinanti e loro applicazioni, Napoli, Pellerano, 1862.
  15. ^ Francesco Florimo, Cenno storico sulla scuola musicale di Napoli, Napoli, Rocco, 1869, pp. 1065-1069.
  16. ^ Alfonso Falconi, Metodo per la divisione, Milano, Curci, 1951.
  17. ^ Antonio Gabbrielli, Su le orme della cultura forestale: i maestri, Firenze, Annali dell'Accademia italiana di Scienze forestali, 2005, pp. 135-137.
  18. ^ Alberto Maria Cirese, Gli studi di tradizioni popolari nel Molise, in La Lapa, III, 1-2, 1955.
  19. ^ Salvatore Di Giacomo, Lettere a Elisa 1906-1911, Milano, Garzanti, 1973.
  20. ^ Attilio Mosca, Monografia su Caprasalva, Campobasso, Lampo, 1966, p. 25.
  21. ^ Torcuato Salvador Di Tella, Torquato Di Tella: industria y política, Buenos Aires, Norma, 1993.
  22. ^ Guido Vergani, Sarti d'Abruzzo, Milano, Skira, 2004.
  23. ^ Emilio Drudi, Un cammino lungo un anno, Firenze, Giuntina, 2012.
  24. ^ Elvira Tirone, Oltre la valle, Bologna, Cappelli, 1968.
  25. ^ Cosimo Argentina, Cuore di cuoio, Milano, Sironi, 2004.
  26. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 22.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN236108525
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