Alberto Sordi

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Alberto Sordi fotografato sul set del film Io e Caterina nel 1980.

Alberto Sordi (Roma, 15 giugno 1920Roma, 24 febbraio 2003[1]) è stato un attore, regista, sceneggiatore, compositore, cantante e doppiatore italiano.

Tra i più importanti interpreti della storia del cinema italiano, con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni, fu uno dei "mostri" della commedia all'italiana (secondo la celebre definizione del critico Gian Piero Brunetta)[2][3][4]. Inoltre, insieme ad Aldo Fabrizi e Anna Magnani, fu il massimo esponente della romanità cinematografica.[5] Ha recitato in circa 200 film.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime esperienze[modifica | modifica wikitesto]

Targa commemorativa di Alberto Sordi a Trastevere[6]

Ultimo figlio di Pietro Sordi (Valmontone[7], 13 maggio 1879Roma, 4 giugno 1941), professore di musica e strumentista, titolare della tuba contrabbassa dell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, e di Maria Righetti (Sgurgola, 11 febbraio 1889Roma, 29 febbraio 1952), insegnante elementare, Alberto Sordi nacque il 15 giugno 1920 in via San Cosimato, 7 (la casa scomparve nel 1930 per fare spazio alla costruzione del Palazzo delle Sacre Congregazioni Romane) nel rione popolare di Trastevere, lo stesso di Claudio Villa e di tantissimi altri artisti del primo dopoguerra; successivamente trascorse in parte i suoi primi anni nella cittadina di Valmontone[8]. La famiglia era composta anche dalle sorelle Savina (deceduta il 19 agosto 1972) e Aurelia (Roma, 15 luglio 1917Roma, 12 ottobre 2014) e dal fratello Giuseppe (Roma, 1915Livorno, 24 agosto 1990), mentre il terzogenito, anch'egli di nome Alberto, era morto il 24 maggio 1916 dopo pochi giorni di vita. Già nelle scuole elementari iniziò a improvvisare piccole recite con un teatrino di marionette per un pubblico di suoi coetanei, oltre a cantare come soprano nel coro di voci bianche della Cappella Sistina diretto da don Lorenzo Perosi.

Studiò canto lirico e si esibì sulla scena operistica come basso, per un certo periodo della sua giovinezza. Nel 1936 incise un disco di fiabe per bambini per conto della casa discografica Fonit e con il ricavato partì per Milano, dove si iscrisse al corso di recitazione all'Accademia dei Filodrammatici. Per trasferirsi al nord abbandonò gli studi all'Istituto di Avviamento Commerciale (conseguì comunque come privatista il diploma di ragioniere alcuni anni più tardi per fare contenta la madre[9]). Sordi raccontò in una puntata del Maurizio Costanzo Show che un giorno, durante la frequenza dell'Accademia, l'insegnante di dizione lo chiama in disparte e gli dice: «Lei dice guèra, ma si dice guèrra». Lui risponde: «Me se strigne 'a gola a di' guèrra». Verrà espulso, proprio a causa della sua dizione dialettale.

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Sordi indosserà l'uniforme del Regio Esercito, prestando servizio presso la banda musicale presidiaria dell'81º Reggimento fanteria "Torino"[10], accompagnando le partenze dei militari italiani per la breve campagna francese.

Una volta entrato nel mondo del cinema, non trascurò le sue origini musicali: nel 1956 realizzò una commedia che narrava le turbolente vicende di uno studente di canto viziato, presuntuoso e mantenuto dall'esasperato suocero (Aldo Fabrizi), che aspira a calcare le scene della lirica. Il film s'intitola Mi permette babbo! ed è diretto da Mario Bonnard; vi compaiono anche noti cantanti lirici dell'epoca, tra cui il basso senese Giulio Neri. Nel 1957 Sordi si iscrisse alla SIAE come suonatore di mandolino, strumento che conosceva bene dato che durante la seconda guerra mondiale aveva fatto parte della banda dell'esercito. Ottenne la qualifica di "Compositore melodista"[11].

Comparsa e doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Stanlio & Ollio (Stan Laurel e Oliver Hardy), il duo comico per il quale Sordi prestò la famosa voce ad Ollio a partire dal 1939

Rientrato nella capitale, nel 1937 trovò lavoro come comparsa a Cinecittà, apparendo nel film kolossal Scipione l'Africano in un ruolo da generico di un soldato romano e in Giarabub, di Goffredo Alessandrini (in cui interpreta la parte di uno dei soldati a presidio dell'oasi); vinse un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer per doppiare la voce di Oliver Hardy (inizialmente doppiava con lo pseudonimo Albert Odisor, insieme a Mauro Zambuto che prestava la voce a Stan Laurel). Come doppiatore lavorerà fino al 1951 dando la voce tra gli altri a Bruce Bennett, Anthony Quinn, John Ireland, Robert Mitchum, Pedro Armendáriz e, per gli italiani, a Franco Fabrizi e persino Marcello Mastroianni.

La sua voce è riconoscibile anche nei film di Frank Capra La vita è meravigliosa (1946) e di Vittorio De Sica Ladri di biciclette (1948) nonché nel film di Alessandro Blasetti Prima comunione (1950) e ne I pinguini ci guardano (1956) diretto da Guido Leoni, dove gli animali presenti nella pellicola parlano con le voci di famosi attori. In due occasioni, tuttavia, si trovò come interprete ad essere doppiato da un altro attore: nel film Cuori nella tormenta diretto da Carlo Campogalliani nel 1940, venne doppiato da Gualtiero De Angelis, e nel film Il Passatore diretto da Duilio Coletti nel 1946, dove interpretava il ruolo di un brigante, gli prestò la voce Carlo Romano.

Il teatro di rivista[modifica | modifica wikitesto]

Olga Villi e Alberto Sordi in Ritorna Za-Bum (1943)

Nel teatro leggero, dopo un tentativo infruttuoso con la compagnia di Aldo Fabrizi e Anna Fougez avvenuto nella stagione 1936-1937 nello spettacolo San Giovanni, ritentò in quella seguente (la 1937-1938); insieme con un amico d'infanzia e compagno di scuola formò un duo di imitatori e fantasisti durato per poco tempo, e riuscì finalmente a debuttare nel teatro di rivista come ballerino di fila nella compagnia di Guido Riccioli e Nanda Primavera nella stagione 1938-1939 con lo spettacolo Ma in campagna è un'altra... rosa.

Ad esso fecero seguito, nella stagione 1941-1942 Tutto l'oro del mondo con la compagnia di Guido Fineschi e Maria Donati, Teatro della caricatura (1942) accanto a Fanfulla, Ritorna Za-Bum (1943) e Sai che ti dico? (1944) entrambe scritte da Marcello Marchesi e dirette da Mario Mattoli, la rivista musicale Un mondo di armonie (1944) di Alberto Semprini, Imputati... alziamoci! (1945) di Michele Galdieri, Soffia so... (1946) di Garinei & Giovannini, E lui dice... (1947) di Benecoste diretto da Oreste Biancoli e Adolfo Celi e infine, nella stagione 1952-1953, Gran baraonda scritto e diretto sempre da Garinei & Giovannini; fu questa la sua ultima apparizione sul palcoscenico, accanto a Wanda Osiris, che avrà poi modo di dirigere nel 1973 in una scena del film Polvere di stelle.

Le macchiette radiofoniche[modifica | modifica wikitesto]

È alla radio, tra il 1946 e il 1950, che comincia ad ottenere una certa notorietà. Nel 1946, ispiratosi agli ambienti dell'Azione cattolica, fa nascere la sua satira dei personaggi de I compagnucci della parrocchietta, descritti parlanti, un po' nel naso e con un atteggiamento da persona "come si deve". Il personaggio nel 1951, è rielaborato nel protagonista del film Mamma mia che impressione!, una pellicola sceneggiata da Cesare Zavattini, prodotta e in massima parte diretta in forma anonima da Vittorio De Sica. Il film pur trasportando nel cinema il modello di recitazione tutto verbale sperimentato in radio, contribuì a creare un personaggio originale (il Compagnuccio della Parrocchietta) che ripropose poi in altri lavori minori.

Alberto Sordi negli studi di Radio Rai nel 1950

È il successo che segue con le trasmissioni di Corrado che lo lancia attraverso Rosso e nero (1951), Oplà (1947) e Vi parla Alberto Sordi (1948 - 1950), dove crea alcuni personaggi destinati alla popolarità: il Signor Dice in collaborazione con Fiorenzo Fiorentini ed Ettore Scola, il Conte Claro, e Mario Pio.

Quest'ultimo personaggio verrà proposto anche al cinema nel film d'esordio di Mauro Bolognini, Ci troviamo in galleria del 1953, oltre alla riproposizione radiofonica, durante la stagione 1968-1969, nella trasmissione Gran varietà e inoltre da Alighiero Noschese, nel 1970, nella trasmissione satirica Doppia coppia.

Al mezzo radiofonico, sempre nel 1947, dedicherà anche una sorta di omaggio con Il vento m'ha cantato una canzone diretto da Camillo Mastrocinque, accanto a Loris Gizzi, Galeazzo Benti e Laura Solari, riemerso di recente dall'oblio in una pubblicazione su DVD, dove impersona l'amico di un cantante desideroso di sfondare a livello nazionale in un radiodramma sponsorizzato di una fantomatica (e per l'epoca inesistente) radio privata italiana, Radio Sibilla.

Per lui riesce a organizzare in semi clandestinità uno spettacolo ricco di brio e di trovate originali, ottiene un successo clamoroso ma rischia di perdere la fidanzata, la quale, si sussurra, lo tradisce proprio con lo sponsor e proprietario della radio, prima di ristabilire la verità con il chiarimento di ogni equivoco.

Sempre alla radio nascono anche alcune sue canzoni o meglio "ritmi" che gli danno una discreta popolarità.

Gli esordi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sordi in I vitelloni (1953)

Nel cinema per oltre dieci anni interpreta ruoli minori in una ventina di film; di maggior rilievo l'interpretazione ne I tre aquilotti di Mario Mattoli, dove era tra i protagonisti, nel film di Mastrocinque sopra accennato, e ha anche l'occasione di lavorare con l'attore genovese Gilberto Govi e un giovane Walter Chiari nel ruolo di un impresario argentino nel film Che tempi!, versione cinematografica della commedia teatrale Pignasecca e Pignaverde di Emerico Valentinetti.

Tra questi film misconosciuti, fu perduto e ritrovato fortunosamente nel giugno 2003 dalla Cineteca di Bologna in una copia incompleta e pubblicato in DVD: Lo scocciatore (Via Padova 46), diretto nel 1953 da Giorgio Bianchi, dove Sordi interpretò il ruolo di un vicino di casa petulante oltre ogni misura e gran scocciatore di un modesto impiegato (Peppino De Filippo), tutto proteso alla ricerca di un'avventura galante con una bella donna.

La grande popolarità[modifica | modifica wikitesto]

« Maccarone m'hai provocato e io ti distruggo adesso, io me te magno! Questo 'o damo ar gatto! Questo ar sorcio, co' questo ce ammazzamo 'e cimici. »
(Nando Mericoni in Un americano a Roma (1954))

Tra il 1952 e il 1955 la popolarità di Sordi giunse sul grande schermo, dapprima con due film diretti da Federico Fellini, Lo sceicco bianco (1952) e I vitelloni (1953), e poi con alcuni diretti da Steno, Un giorno in pretura (1953), Un americano a Roma (1954) e Piccola posta (1955), dove costruisce il tipo del ragazzo un po' vigliacco, carogna, approfittatore, indolente e scansafatiche, infantile e qualunquista che lo accompagnerà per tutti gli anni cinquanta. Lo sceicco bianco ebbe un esiguo successo di pubblico. Maggiore successo ebbe con il ruolo, non protagonista, ne I vitelloni. Il successo ed il favore presso il grande pubblico iniziò, però, di fatto, interpretando il personaggio di Ferdinando (detto Nando) Moriconi in Un giorno in pretura. Il successo fu tale che il personaggio venne sviluppato, ribadito e consacrato in Un americano a Roma, uno dei suoi film con il maggior incasso al botteghino (circa 380.370.000 di Lire).

La popolarità di Sordi crebbe, nonostante alcune controversie. I noleggiatori delle pellicole avevano richiesto che il suo nome non comparisse sui manifesti de I vitelloni a causa della presunta modesta simpatia presso il pubblico cinematografico (anche perché Lo sceicco bianco si rivelò un insuccesso di critica), ma la fiducia che Fellini aveva nelle capacità di Sordi fece sì che il malinconico e cinico personaggio di "Alberto" nei "Vitelloni" gli garantisse un successo duraturo; Sordi si trovò, di lì in avanti, a recitare senza soluzione di continuità, arrivando a girare sino a 10 pellicole l'anno.

L'italiano medio di Sordi[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sordi in Il conte Max (1957)

Con l'avvento della commedia all'italiana diede vita a una moltitudine di personaggi che la critica identificò come assimilabili all'italiano medio, spesso collaborando anche al soggetto e sceneggiatura dei film interpretati (190 in tutto, dei quali si ha certa la sua partecipazione a soli 146/147) e alle diciannove pellicole da lui dirette.

Alberto Sordi in Un eroe dei nostri tempi (1955)

I personaggi di Sordi sono tendenzialmente prepotenti con i deboli e servili coi potenti, a cui cercano di mendicare qualche misero privilegio. Secondo alcuni proporre personaggi di questo tipo darebbe il "cattivo esempio", porterebbe infatti certi spettatori che altrimenti non avrebbero avuto il coraggio di rivendicare la propria pochezza, ad avere un alibi e addirittura un esempio da seguire, sentendosi rappresentati e legittimati[12].

Ruoli di rilevo[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sordi in Il boom (1963)

Tra le sue innumerevoli interpretazioni sono da citarne alcune, ritenute esempi significativi della commedia all'italiana: il maestro elementare supplente Impallato, che scopre per caso un allievo prodigio nel canto lirico e lo sfrutta per ottenere riconoscimenti e ricchezza in Bravissimo (1955) di Luigi Filippo D'Amico, il gondoliere rivale in amore di Nino Manfredi in Venezia, la luna e tu (1958) di Dino Risi, il marito vessato dalla moglie e colmo di debiti ne Il vedovo (1959) sempre diretto da Dino Risi e interpretato con Franca Valeri, il componente di una commissione censoria che giudica impietosamente manifesti e film piccanti salvo poi, in privato, reclutare a fini immorali ballerine di night-club ne Il moralista (1959) di Giorgio Bianchi.

La svolta degli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sordi (a destra) sul set de La grande guerra (1959) con Vittorio Gassman e Silvana Mangano
Alberto Sordi in Tutti a casa (1960)

A partire da La grande guerra (1959) diretto da Mario Monicelli (nel quale interpreta un soldato indolente e imboscato, costretto suo malgrado a morire da eroe), si distinse come interprete versatile, calandosi anche in personaggi drammatici quando non apertamente grotteschi, dagli anni sessanta in poi.

Tra le altre interpretazioni di rilievo sono da citare il sottotenente Innocenzi di Tutti a casa (1960) di Luigi Comencini[13], il vigile inflessibile costretto a genuflettersi davanti al potente di turno ne Il vigile (1960) di Luigi Zampa, il giornalista Silvio Magnozzi di Una vita difficile (1961) di Dino Risi, l'industriale fallito disposto a vendere un occhio per riassestare le sue finanze e accontentare una moglie sin troppo esigente ne Il boom (1963) di Vittorio De Sica, il medico della mutua disposto a qualsiasi compromesso per diventare primario in una clinica di lusso nel dittico Il medico della mutua (1968) di Luigi Zampa e Il Prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste, convenzionata con le mutue (1969) di Luciano Salce, l'editore partito alla ricerca del cognato disperso in Africa in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968) di Ettore Scola, il geometra incarcerato senza motivo mentre si trova in vacanza di Detenuto in attesa di giudizio (1971) di Nanni Loy (per questo ruolo si aggiudicò nel 1972 l'Orso d'argento al Festival di Berlino) e il baraccato che una volta all'anno insieme alla moglie (Silvana Mangano) organizza interminabili partite a carte nella villa lussuosa di una ricca e bizzarra signora con segretario ed ex amante al seguito (impersonati da Bette Davis e Joseph Cotten) in Lo scopone scientifico (1972) di Luigi Comencini, fino al drammatico ruolo che recita in Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli, ritenuto da parte della critica come il vertice delle sue capacità recitative. Con Monicelli recitò nuovamente nel doppio ruolo sostenuto ne Il marchese del Grillo (1981). Affrontò anche libere trasposizioni di Molière (Il malato immaginario del 1979 e L'avaro del 1990, entrambi diretti da Tonino Cervi) e Romanzo di un giovane povero (1995) di Ettore Scola, il quale, nel 2003, dopo la sua morte, gli dedicherà il film Gente di Roma. Detentore di ben cinque Nastri d'Argento, di sette David di Donatello e altri numerosissimi premi minori, ottiene nel 1995 il prestigioso Leone d'Oro alla carriera al Festival di Venezia.

Nel 1969 è stato membro del VI Festival Cinematografico Internazionale di Mosca.

Dietro la macchina da presa[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sordi in Mafioso (1962)

Come regista diresse in totale 18 pellicole, a partire dal 1966, quando ne realizzò due: Fumo di Londra, basato sulle manchevolezze comportamentali e sociali di un italiano in trasferta all'estero (tematica già affrontata da Gian Luigi Polidoro in molti suoi film, tra cui Il diavolo con Sordi stesso, dove cominciò anche ad introdursi nel campo della regia, poiché la pellicola era quasi del tutto improvvisata) e Scusi, lei è favorevole o contrario?, ritratto di un agiato commerciante di tessuti, separato dalla moglie, con tante amanti da mantenere quanti sono i giorni della settimana in un'Italia scossa dalle polemiche sul referendum divorzista.

Diresse tre film con protagonista Monica Vitti oltre se stesso: Amore mio aiutami (1969), Polvere di stelle (1973) e Io so che tu sai che io so (1982).

Tra gli altri lavori dietro la macchina da presa rimangono Un italiano in America (1967), insieme con Vittorio De Sica, Finché c'è guerra c'è speranza (1974) e l'episodio Le vacanze intelligenti dal collettivo Dove vai in vacanza? (1978).

Gli ultimi film[modifica | modifica wikitesto]

Di spessore ritenuto inferiore risultano i film girati nell'ultima fase della sua carriera, dagli anni ottanta in poi (che inaugurò con il film Io e Caterina, 1980): declino in parte condizionato dal tramonto in generale del filone della commedia all'italiana, ma anche dovuto ad una certa tendenza di Sordi stesso a riproporre in quegli anni un tipo di personaggio ormai datato e non più molto originale.[14][15].

« Me dispiace, ma io so' io e voi non siete un cazzo! »
(Onofrio del Grillo ne "Il marchese del Grillo")
Il marchese del Grillo (1981).

Di questo periodo sono da citare il dittico di film Il tassinaro (1983), dove compaiono, interpretando se stessi Giulio Andreotti e Federico Fellini, Carlo Verdone, da molti considerato il suo naturale erede[16] (pur perseguendo stili e tematiche assai diverse) nei film In viaggio con papà (1982) e Troppo forte (1986), quest'ultimo diretto da Verdone.

Tra gli ultimi film, Sordi ebbe particolarmente a cuore, come ebbe a dire in alcune interviste Nestore, l'ultima corsa (1994), dove interpretò un vetturino non ancora rassegnato a portare il suo cavallo al macello. L'ultima pellicola da lui diretta fu Incontri proibiti (1998) accanto a Valeria Marini, presentato ancora nel 2002 con montaggio diverso e un altro titolo, Sposami papà.

Le canzoni e la televisione[modifica | modifica wikitesto]

Non sono da sottovalutare inoltre i proficui sodalizi artistici con lo sceneggiatore Rodolfo Sonego, che lavorò in moltissimi suoi film dal 1954 in avanti (Il seduttore di Franco Rossi è il suo esordio) e con il compositore Piero Piccioni, che ha firmato molte delle colonne sonore dei suoi film più celebri, nonché di alcune delle sue famose canzoni irriverenti e un po' maliziose.

Alberto Sordi e Mina a Studio Uno nel celebre duetto nel 1966

Noto presso il grande pubblico con l'epiteto di "Albertone", prese parte a numerose trasmissioni televisive (tra cui Studio Uno, condotto dalla cantante Mina, nel 1966).

Contribuì inoltre alla sua popolarità la sua La sua popolarità fu consacrata e si diffuse ulteriormente in tutta Italia quando collaborò insieme al giornalista Giancarlo Governi, a partire dal 1979, alla realizzazione dell'apprezzata trasmissione Storia di un italiano[senza fonte] realizzata in quattro edizioni dove, attraverso una selezione tematica di spezzoni dei suoi numerosi film, si presentava la figura di un certo italiano medio, coi suoi pregi ed i suoi difetti[17]: ad essa trent'anni dopo il giovane studioso di cinema Alessandro Ticozzi avrebbe dedicato il saggio L'Italia di Alberto Sordi, pubblicato dalla Fermenti Editrice di Roma[18], mentre nel 2010 - anno in cui avrebbe compiuto 90 anni - lo stesso Governi vi ha dedicato il saggio Alberto Sordi, l'italiano, pubblicato con Armando Curcio Editore di Roma[19]. Nel 1996 si diffuse l'ipotesi che l'attore romano volesse candidarsi come primo cittadino di Roma, sfidando Francesco Rutelli[20]. Come riporta il Corriere della Sera, il 23 novembre di quello stesso anno prese parte ad una puntata del Tappeto Volante di Luciano Rispoli, su Telemontecarlo, in cui dichiarò: "Il sindaco non si deve preoccupare: io sono stato, sono e resterò attore fino alla fine dei miei giorni"[20]. Il 24 aprile 2002 gli venne conferita dall'Università degli studi di Salerno una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione.[21]

Il giorno del suo ottantesimo compleanno, il 15 giugno 2000 il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, gli cedette per un giorno lo "scettro" di quella città di cui è stato il figlio prediletto[senza fonte], e di cui aveva canzonato salacemente vizi e false virtù. Una delle sue ultime apparizioni televisive risale al 18 dicembre 2001, nel programma Porta a Porta condotto da Bruno Vespa e dedicato interamente a lui. Dopo questa serata apparirà ancora nel luglio del 2002 nel programma Italiani nel mondo presentato da Pippo Baudo e poi, per l'ultima volta, in un filmato girato nel suo studio che verrà proiettato solo per il pubblico del Teatro Ambra Jovinelli di Roma dove, nel dicembre 2002, verrà organizzata una serata in suo onore.

Era un grande tifoso della Roma[22].

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Messaggio apparso su piazza San Giovanni durante i funerali di Sordi

Colpito da tumore ai polmoni due anni prima, afflitto durante l'intera stagione invernale da forme di polmonite e bronchite, Alberto Sordi muore nella notte del 24 febbraio 2003 all'età di 82 anni, nella sua casa di Via Druso, già via della Ferratella, posta all'interno del parco archeologico delle Terme di Caracalla e fatta costruire nel 1933 da Alessandro Chiavolini, per molti anni segretario particolare di Benito Mussolini.[23] La salma, sottoposta a imbalsamazione, viene traslata nella sala delle armi del Campidoglio, dove per due giorni riceve l'omaggio ininterrotto di una folla immensa; il 27 febbraio si svolgono i funerali solenni nella Basilica di San Giovanni in Laterano davanti a circa 500.000 persone.

La lapide di Alberto Sordi al Cimitero del Verano
La cappella di famiglia al cimitero di Campo Verano

Sordi riposa oggi nella sua tomba di famiglia, presso il cimitero monumentale del Verano. L'epitaffio sulla lapide recita: Sor Marchese, è l'ora, battuta ripresa da uno dei suoi film più celebri, Il marchese del Grillo[24].

Estremamente riservato, non si è mai sposato (l'unica relazione sentimentale conosciuta dell'attore è quella avuta con Andreina Pagnani, più grande di lui, durata nove anni[25][26]) giustificando tale scelta con la nota argomentazione «Che mi metto un'estranea in casa?».

Ha vissuto sempre a Roma, sino al 1930 nella natia via san Cosimato 7 e poi, dopo la demolizione per il costruendo palazzo delle Sacre Congregazioni, nella vicina via Venezia, dunque oltrepassando Ponte Sisto e la sua Trastevere, in un appartamento di Via dei Pettinari e, dal 1958 fino alla morte, nella villa di Via Druso, insieme alle sorelle e al fratello, suo amministratore, e con la segretaria Annunziata che oggi sovrintende al suo archivio personale.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Mostra del cinema di Venezia
Festival di Berlino
Festival cinematografico internazionale di Mosca
Premio Golden Globe
Premio BAFTA
Chicago International Film Festival
Festival Internazionale del Cinema di Acapulco
Premio Vittorio De Sica
  • 1979: Premio attore Cinema Italiano
  • 2001: Premio attore Cinema Italiano
Art Film Festival
  • 1996: Premio attore
Taormina film fest
Giffoni Film Festival
  • 1994: François Truffaut Award
Premio Flaiano
  • 1992: Premio alla carriera
Gran Premio Internazionale dello Spettacolo
  • 1994: Premio alla Carriera
David di Donatello
Nastri d'argento
Globo d'oro
Grolla d'oro
Una vita per il cinema
Leggio d'oro
  • 1995: Menzione speciale

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 16 marzo 1994[27]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte (alla memoria) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte (alla memoria)
— Roma, 25 marzo 2003[28]
Laurea Honoris Causa in Scienze e Tecnologie della Comunicazione. - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa in Scienze e Tecnologie della Comunicazione.
«La Laurea Honoris Causa in Scienze e Tecnologie della Comunicazione viene assegnata ad Alberto Sordi per la coerenza di un lavoro che non ha eguali e per l'eccezionale capacità di usare il cinema per comunicare e trasmettere l'ideale storia di valori e costumi dell'Italia moderna dall'inizio del Novecento a oggi
— Università IULM di Milano, 12 marzo 2002[29]
Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione. - nastrino per uniforme ordinaria Laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione.
— Università degli Studi di Salerno, 24 aprile 2002[30]

Tributi[modifica | modifica wikitesto]

Galleria Alberto Sordi (esterno)

Nel 1999 gli viene consegnato, su ideazione del regista Angelo Antonucci, il premio "Reggia d'oro" per l'interpretazione, come primo film da protagonista, del film I tre aquilotti ambientato alla Reggia di Caserta.

Il 7 dicembre 2003 è stata intitolata al grande attore la restaurata galleria Colonna a Roma, divenuta galleria Alberto Sordi.

Ad Alberto Sordi è stato dedicato il film del 2003 di Ettore Scola Gente di Roma.

La città di Grosseto ha dedicato ad Alberto Sordi una via nel nuovo quartiere del Casalone, così come successo a Cagliari - Pirri a Noceto (PR), a Jesolo (VE) e a Castiglioncello (LI), dove frequentemente trascorreva le sue vacanze e gli hanno dedicato un lungomare, anche la città di Vigevano (PV) gli ha dedicato una via.

Dal 2004 viene consegnato il premio speciale Leggio d'oro "Alberto Sordi" agli attori che si sono distinti dell'ambito del doppiaggio, del teatro, della televisione o del cinema. Tale premio viene conferito durante l'annuale edizione del Leggio d'oro, è stato dedicato all'attore perché egli fu il primo vincitore dello stesso premio nel 1995, per il doppiaggio di Oliver Hardy in Stanlio & Ollio.[31][32]

Alberto Sordi, la Voce del Talento (2012) Docufilm antologico di Lorenzo Bassi Regia di Franco Longobardi

Galleria Alberto Sordi (interno)

Nel 2011 il Bif&st di Bari ha assegnato un Premio intitolato ad Alberto Sordi per il miglior attore non protagonista tra i film del festival.

Ad Alberto Sordi è stata dedicata una scuola a Roma, la scuola secondaria di primo grado “Alberto Sordi”[33], nata dall'unione delle Scuole Medie Statali "PierLuigi Nervi" di Piazzale Hegel e "Giacomo Puccini” di Piazza Giuseppe Gola.

Dal 14 febbraio al 31 marzo 2013 il Vittoriano di Roma ha ospitato la mostra Alberto Sordi e la sua Roma, dedicata al grande attore e soprattutto al suo rapporto con la città natale.[34]

Il 16 febbraio 2013 è stato inaugurato all'interno di Villa Borghese a Roma un viale dedicato ad Alberto Sordi, alla presenza della sorella dell'attore, Aurelia, e del sindaco Gianni Alemanno.[35]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Sordi nel film Sotto il sole di Roma (1948)
Alberto Sordi e Brunella Bovo in Lo sceicco bianco (1952)
Alberto Sordi con Peppino De Filippo nel film Il segno di Venere (1955)
Alberto Sordi in una scena del film Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956)
Alberto Sordi in Ladro lui, ladra lei (1958)
Alberto Sordi con Vittorio Gassman ne La grande guerra (1959)
Alberto Sordi (al centro) con Vittorio Gassman e Nino Manfredi nel film Crimen (1960)
Alberto Sordi in I complessi (1965)
Alberto Sordi ne Il medico della mutua (1968)
Alberto Sordi dietro le sbarre in Detenuto in attesa di giudizio (1971)
Alberto Sordi con Joseph Cotten ne Lo scopone scientifico (1972)
Alberto Sordi e Vincenzo Crocitti in una scena del film Un borghese piccolo piccolo (1977)
Alberto Sordi nel film Io e Caterina (1980)
Alberto Sordi in una celebre scena de Il marchese del Grillo (1981)
Alberto Sordi nel film L'avaro (1990)

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Film o documentari dove appare Alberto Sordi[modifica | modifica wikitesto]

Cortometraggi[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Film di Stanlio & Ollio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Edizione italiana dei film di Stanlio & Ollio.
Stan Laurel (Stanlio) e Oliver Hardy (Ollio) nel film I diavoli volanti (1939), primo doppiato da Sordi assieme a Mauro Zambuto

Altri film[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Anche se italiano, è stato doppiato da:

Teatrografìa[modifica | modifica wikitesto]

Compositore e cantante[modifica | modifica wikitesto]

Le canzoni di leggera satira o meglio i "ritmi lenti" da lui scritti e attribuiti al suo pseudonimo "Maestro Gambara" e cantate intorno agli anni'40. Alcune di esse: Nonnetta, Carcerato, Cerco una donna, Il bimbo che non conobbe infanzia. Alcune le ricantò nel Carosello del Gancia nel 1957 nella rubrica Le canzoni di Alberto Sordi.

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Conduzioni televisive[modifica | modifica wikitesto]

Programmi radiofonici Rai[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tomba di Alberto Sordi al Verano
  2. ^ G.P. Brunetta, Il cinema italiano contemporaneo: Da “La dolce vita” a “Centochiodi”, Laterza, Bari 2007 - ed. dig. 11-2015
  3. ^ Teche RAI
  4. ^ Per l'Enciclopedia del Cinema Treccani Marcello Mastroianni si affianca a Sordi, Gassman, Manfredi e Tognazzi a partire da Divorzio all'italiana: Treccani - Enciclopedia del Cinema (2003) - Scheda di M. d'Amico - Consultato il 18 agosto 2016
  5. ^ Aldo Fabrizi, MYmovies. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  6. ^ Nel 2012 è stata posta una targa ricordo a spese di un privato (articolo del messaggero di Roma)
  7. ^ Archivio storico | Corriere della Sera
  8. ^ Rassegna stampa Alberto Sordi | MYmovies
  9. ^ intervista al quotidiano l'Unità del 24/12/1985, pag.11
  10. ^ Fava, op. cit. pag. 19.
  11. ^ Maria Pia Fusco, «Alberto Sordi "compositore"», la Repubblica, 5 marzo 2009.
  12. ^ Cinemah: Sordi
  13. ^ «È stato un grande dolore. Veramente Sordi ha interpretato i sentimenti degli italiani, soprattutto nei momenti più difficili e duri. Sordi ha rappresentato i sentimenti degli italiani mentre il Paese si stava sfasciando. Però, nelle sue interpretazioni non c'è mai la rappresentazione dello sfascio senza la speranza. C'è, quindi, una profonda italianità di Sordi. Una delle ultime volte venne a mostrarmi la riedizione dei suoi film. Ora spero che siano visti anche nelle scuole. Sarebbe un modo di rappresentare visivamente i drammi degli anni Quaranta. Mi riferisco a film come Tutti a casa, ma non solo a quello.» Carlo Azeglio Ciampi
  14. ^ "I suoi personaggi perdono con gli anni la grinta e il cinismo che tanto aveva colpito l'Italietta del boom economico, in più complice del declino è anche il tramonto del genere della commedia all'italiana", da Alberto Sordi - biografia di Ivana Faranda, [1] (sito rilevato il 17/7/2014)
  15. ^ "Del finale di carriera di Sordi c'è poco da dire. Un lento declino, ravvivato solo dal Marchese del Grillo, un'iniezione di gerovital, e il tassinaro televisivo. Poi basta", da Albertone, re indiscusso (e un po' sprecato) della commedia italiana di Claudio Siniscalchi, [2] (sito rilevato il 17/7/2014)
  16. ^ “Erede di Sordi? Macché, io sono troppo buono”, La Stampa, 8 febbraio 2014
  17. ^ «Sono triste e scioccato nell'apprendere della morte di Alberto Sordi. In qualche modo non pensavo fosse mortale. Le sue immagini vanno dal mio cuore alla mia mente, vedo la sua faccia e sento la sua voce in tutti quei meravigliosi ruoli che ha interpretato. Sordi ha catturato come nessun altro quello che significa essere italiano, satirizzando molti tratti nazionali, buoni e cattivi, e così facendo, esorcizzandoli. Uno potrebbe legare insieme tutti i suoi film e tirarne fuori una storia dell'Italia. Era più di un attore. Era una icona nazionale. Porta con sé uno degli ultimi gloriosi ricordi dell'età mitica del cinema italiano. Martin Scorsese»
  18. ^ Sotto l'egida della FONDAZIONE MARINO PIAZZOLLA: 16 maggio 2009 - Presentazione del volume "L'Italia di Alberto Sordi"
  19. ^ ROMA: ALBERTO SORDI - notizie - ultime notizie
  20. ^ a b Alberto Sordi a 10 anni dalla morte, 9 marzo 2013
  21. ^ IL RICONOSCIMENTO il dottor italiano - Repubblica.it » Ricerca
  22. ^ Patrizio Cacciari, 101 motivi per odiare la Lazio e tifare la Roma, Newton Manuali e Guide, 2008
  23. ^ Oriana Fallaci, Intervista ad Alberto Sordi, L'Europeo, settembre 1962
  24. ^ Immagine della lapide della tomba di Alberto Sordi Cimiteridiroma.it.
  25. ^ Andreina Pagnani ed Alberto Sordi, negli anni '40, antoniogenna.net, 11 marzo 2013
  26. ^ Alberto Sordi, arcobaleno.it
  27. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  28. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  29. ^ Laurea Honoris Causa - Alberto Sordi
  30. ^ Laurea Honoris Causa -Unisa
  31. ^ Il Palmarès 1995, su www.leggiodoro.it. URL consultato il 15 aprile 2015.
  32. ^ SPECIALE LEGGIO D'ORO 2004, su www.antoniogenna.net. URL consultato il 15 aprile 2015.
  33. ^ Scuola Alberto Sordi
  34. ^ Alberto Sordi, un attore a Roma: mostra a 10 anni dalla morte - Il Messaggero
  35. ^ Alberto Sordi, un viale a Villa Borghese All'inaugurazione anche la sorella - Il Messaggero

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno P. Pieroni, 90 anni di "Italie": Appunti del decano dei giornalisti medici.
  • Vito Pandolfi, Quel che significa Alberto Sordi, 1961, opera conservata presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.
  • Claudio G. Fava, Alberto Sordi. La biografia, la carriera artistica, i dati e le più belle foto di tutti i suoi film, Gremese Editore.
  • Alessandro Ticozzi, L'Italia di Alberto Sordi, Fermenti Editrice.
  • Maria Antonietta Schiavina, Storia di un commediante, Zelig editore * 1999

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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