Francesco De Marchi

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Francesco De Marchi

Francesco De Marchi (Bologna, 1504L'Aquila, 15 febbraio 1576) è stato un alpinista, speleologo e ingegnere italiano nel campo militare, oggi ricordato soprattutto per aver compiuto la prima scalata ufficiale della cima maggiore del Gran Sasso d'Italia (Corno Grande).

La vita[modifica | modifica wikitesto]

Il De Marchi nacque a Bologna da una famiglia di umile ascendenza, originaria della città di Crema. Dopo aver compiuto studi da autodidatta, partecipò o fu testimone, fin dalla giovinezza, di alcuni eventi bellici di grande rilevanza, quali la Battaglia di Pavia del 24 febbraio 1525, e l'assedio di Firenze del 1529-1530. In ogni caso, entrambi questi avvenimenti furono successivamente descritti nei suoi diari con dovizia di particolari. Ciò induce alcuni storici a supporre che il De Marchi abbia militato nelle truppe dell'Imperatore Carlo V d'Asburgo.

Nel 1533, a seguito della restaurazione dei Medici in Firenze - effettuata dall'Imperatore allo scopo di farsi perdonare il terribile sacco di Roma del 1527, il De Marchi entrò a servizio del nuovo duca di Firenze, Alessandro de' Medici, detto "il Moro". Nel 1536 questi convolò a nozze con Margherita d'Austria, figlia naturale dell'Imperatore Carlo V, lasciandola però presto vedova, appena un anno dopo le nozze, assassinato dal cugino Lorenzino de' Medici.

Da questo momento in poi il De Marchi rimarrà fedelmente nel seguito della figlia naturale dell'Imperatore, per i successivi quattro decenni.

Le imprese[modifica | modifica wikitesto]

Il De Marchi fu un individuo avventuroso e animato da una curiosità scientifica tipicamente rinascimentale. Il suo ruolo nel seguito di Margherita d'Austria, Governatrice imperiale delle Fiandre, nonché Governatrice perpetua dell'Aquila, gli consentì di spostarsi con frequenza fra Roma, Napoli, l'Abruzzo e il mar Tirreno.

Appassionato studioso di ingegneria militare, scrisse il ponderoso trattato Della Architettura Militare e nei secoli scorsi veniva ricordato principalmente per i suoi contributi nell'architettura dei sistemi bastionati, dei barbacani, dei controspalti e, in generale, dei sistemi di fortificazione. Una sua tavola, rappresentante un sistema d'attacco alla Vauban, è conservata ancora oggi al Museo del Genio di Castel Sant'Angelo.

Animato, oltre che dall'approfondimento per l'ingegneria militare, anche dall'amore per l'avventura, il De Marchi compì, nel 1535, un'impresa straordinaria, per i suoi tempi: l'immersione, nel lago di Nemi, protetto da un rudimentale scafandro, alla ricerca delle enormi navi dell'Imperatore Caligola, effettivamente presenti nelle acque del lago.

Inseguito dai corsari a Ponza, naufrago alla foce del Tevere, testimone di un'eruzione nel Golfo di Napoli, quella di Francesco De Marchi sembra a tratti più un'epopea alla Guerin Meschino che un'esistenza reale.

Infine, i monti. Già presente più volte in Abruzzo fra il 1535 e il 1547, De Marchi nota presto il Gran Sasso, tanto che nella sua Cronaca dell'ascensione racconterà: «Il detto Monte era trenta du'anni che io desiderava di montarci sopra», mentre altrove aveva già annotato «e io alle raddici de esso son stato più volte del che considerai il sito al meglio ch‘io puoti». Affascinato dalle montagne, studioso delle leggende dei Monti Sibillini, alla veneranda età di 69 anni Francesco De Marchi si imbarca quindi in un'altra avventura: la prima scalata del Corno Grande.

Accompagnato dal milanese Cesare Schiafinato e da Diomede dell'Aquila, nell'agosto del 1573 De Marchi si recò ad Assergi («Sercio») alla ricerca di qualche montanaro che potesse fargli da guida. Individuò un cacciatore di camosci che aveva già scalato, Francesco Di Domenico, la cima e che si aggregò volentieri. Volle reclutare anche due fratelli, Simone e Giovampietro Di Giulio, e «a preghi e premi» li convinse a fargli da portatori. Così, il 19 agosto 1573, con non poco sforzo, in cinque ore e un quarto, fu raggiunta la cima del Corno Grande (il «Corno Monte»), attraverso quella che oggi è la Via normale al Gran Sasso: «mirand'all'intorno, pareva che io fussi in aria».

Il giorno successivo, 20 agosto, il gruppetto, ampliato di altre persone del luogo, esplorò la Grotta a Male («grotta Amare») e altre caverne nei dintorni di Assergi, «delli luoghi che con la panza per terra bisogna passare». Il De Marchi incise sul fondo della grotta una croce, tuttora visibile. Si trattò della prima visita in senso speleologico mai fatta in Italia e probabilmente nel mondo[1].

Francesco De Marchi morirà tre anni dopo, nel 1576, all'Aquila, e sarà sepolto a Piazza Palazzo, nella Chiesa di San Francesco, oggi demolita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gruppo Speleologico Aquilano, Francesco De Marchi, Speleologo del 1500. Atti del IX Congresso Nazionale di Speleologia, Trieste 1963

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