Aliprandi

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Stemma della famiglia Aliprandi
Coat of arms of the House of Aliprandi.svg
Blasonatura
grembiato di otto pezzi di rosso e d'argento, al bisante d'oro, posto in cuore, carico di un'aquila di nero, coronata del campo e linguata di rosso

Gli Aliprandi sono un'antica famiglia originaria di Milano, che una certa tradizione ritiene di ceppo longobardo[1]. Ricchi di feudi in varie zone della Lombardia, ebbero il predominio sulla città di Monza in epoca comunale. La casata diede alla Chiesa cattolica la beata Caterina Aliprandi[2].

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Genealogia del casato degli Aliprandi Fanzago dove figura Giovanni Aliprandi (1220), i suoi figli e i discendenti
Madonna con S. Agostino e la famiglia Aliprandi di maestro lombardo di metà Trecento nella chiesa di S. Marco a Milano
Arca di Martino Aliprandi (m. 1339) nella chiesa di S. Marco a Milano
Arca di Salvarino Aliprandi (m. 1344) nella chiesa di S. Marco a Milano

Un'antica tradizione fa derivare la stirpe degli Aliprandi dal grande re longobardo Liutprando (712-744). Non esiste, ovviamente, una sicura genealogia in grado di provare questa discendenza, ma non manca una ricca documentazione costituita da antichi manoscritti[3] e da altre fonti che li vuole di sangue regio e di antica derivazione longobarda[4].

La derivazione da regale stirpe longobarda è sostenuta da una iscrizione sepolcrale del 1131 nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie in Monza[4], pubblicata da storici quali il Cantù e il Giulini e inoltre venne ammessa come prova di nobiltà per la ricezione nell'Ordine di Santo Stefano e nel nobile Collegio dei Giureconsulti di Milano[5].

La famiglia fu anche feudataria della località Cassina Aliprandi, che da comune indipendente, sul finire dell'Ottocento, venne annessa al vicino comune di Lissone. Attualmente "Aliprandi" è una frazione istituzionale del grande centro brianzolo che rappresenta solo una parte del territorio del vecchio comune[6].

A Milano, la famiglia compare nell'elenco delle casate nobili fatto redigere da Ottone Visconti nel 1277. Giovanni Aliprandi (1220) generò tre figli: Arnolfo, Garibaldo e Bertarino, avo di Enrico, signore di Monza; il pronipote di Arnolfo, Giovannolo, venne creato vassallo immediato (con il rango della nobiltà eminente), conte palatino e nobile del Sacro Romano Impero con i fratelli, il nipote e discendenti per diploma dell'Imperatore Carlo IV di Lussemburgo del 15 maggio 1355[7].

Tra i personaggi più importanti del XIV secolo meritano di essere ricordati i fratelli Pinalla Aliprandi e Martino Aliprandi[4].

Gli Aliprandi furono alleati dapprima ai Torriani ed in seguito ai Visconti, dai quali ebbero cariche importantissime, alti comandi, onori e dignità, ma anche amarissime tragiche persecuzioni: Giacomo Aliprandi, unitosi con alcuni dei Visconti dissidenti ed altri esponenti della nobiltà milanese, famigliari di corte, ordì la congiura che soppresse il 16 maggio 1412 il duca Giovanni Maria Visconti liberando così la città dalla sua crudele tirannia e vendicando l'estremo supplizio subito dal congiunto Filippo, al quale fu fatto mozzare il capo durante le lotte tra guelfi e ghibellini[8].

Gli Aliprandi - Fanzago[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Fanzago degli Aliprandi
Coat of arms of the House of Fanzago degli Aliprandi.svg
Blasonatura
grembiato di otto pezzi di rosso e d'argento, caricato in cuore da uno scudetto rotondo d'azzurro, alla torre d'argento, merlata alla guelfa, aperta e finestrata di nero
Genealogia del casato degli Aliprandi Fanzago

A Clusone, in Val Seriana, era stanziato da tempo un importante ramo della famiglia Aliprandi che, al tempo del conte Antonio Venturino degli Aliprandi, detto Fanzago, reggente della Valle del Serio per Pandolfo Malatesta, mutò il cognome in Fanzago (degli Aliprandi). I suoi discendenti portarono poi questo nuovo cognome nelle successive sedi dove si trasferirono[4].

Un'attestazione della Comunità di Clusone, in data 9 febbraio 1581, afferma che la famiglia, ivi residente discendeva dall'antichissima e nobilissima famiglia degli Aliprandi. In tale documento viene precisato che Antonio Venturino degli Aliprandi , figlio di Bonifacio detto Faziolo figlio di Giovannolo, avendo dovuto sullo scorcio del Trecento, per ordine di Pandolfo Malatesta signore di Brescia e di Bergamo, trasferire la sua residenza a Clusone, assunse il cognome Aliprandi-Faziolo (dal nome del padre) per distinguersi dagli altri Aliprandi della stessa città[9].

Dalle antiche cronache di casa Aliprandi si rileva che il soprannome Faziolo si corruppe presto in Faziolago e poi in Fanzago tant' vero che il nipote di Antonio, Aliprando, porta già il cognome di Aliprandi-Fanzago, e coll'andare del tempo il soprannome si sostituì al cognome[10].

Verso la metà del Seicento la famiglia si trasferì a Padova dove fu ascritta a quel Consiglio Nobile il 15 settembre 1794. Fu confermata nella nobiltà con Sovrana Risoluzione Austriaca 4 settembre 1818[4].

Il ramo primogenito dei Fanzago di Padova si è estinto nel 2007[11].

Membri illustri[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Francesco Luigi Fanzago in piazza Prato della Valle Padova

Luoghi e architetture[modifica | modifica wikitesto]

Altri rami[modifica | modifica wikitesto]

Il barone Diego Aliprandi
Stemma della famiglia Aliprandi all'ingresso del Castelletto di Torreglia (Padova)
Stampa del 1669 raffigurante il sepolcro dei Cavalieri dell'Ordine di Santiago: scolpita alla base l'arma del Conte Don Antonio degli Aliprandi

Ramo di Verona[modifica | modifica wikitesto]

A Verona un ramo del casato Fanzago comparve nel XV secolo come erede del nome e delle sostanze del canonico e conte palatino Bartolomeo Cartolari. Col cognome di Cartolari fu ascritto a quel Consiglio Nobile nel 1524 e tuttora fiorisce nella stessa città come il più noto dei rami superstiti della stirpe degli Aliprandi. Titoli: conte (mpr), Breve di S.S. Pio X 27 agosto 1907; nobile (mf)[13].

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cartolari.

Ramo di Giulio Cesare Aliprandi[modifica | modifica wikitesto]

Dal nobile Giulio Cesare Aliprandi, figlio di Gaspare, ammesso nel 1584, con prove di nobiltà, nel Collegio dei Nobili Giureconsulti di Milano, fratello di Luigi Aliprandi ricevuto nel 1587, con prove di nobiltà, nell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, derivò la diramazione ancora oggi fiorente. Quest'ultima è nota per essere stata nella prima metà del XX secolo proprietaria del grande complesso agricolo delle Cascine Guascona e Guasconcina nel territorio di Muggiano (attualmente quartiere di Milano) e di altri possedimenti in Lombardia[14][15].

Antichi rami lombardi[modifica | modifica wikitesto]

Prima dell'unità d'Italia erano fiorenti in Lombardia numerosi rami della famiglia che si sono estinti o di cui si sono perse le tracce: gli Aliprandi Carena conti di Merone (estinti nei maschi nel 1780), gli Aliprandi Visconti, i marchesi Aliprandi Martinengo (estinti nei maschi nel 1788) e altri[16][15].

Ramo abruzzese[modifica | modifica wikitesto]

La diramazione abruzzese, discendente dal conte Paolo di Bonifazio di Giovannolo, fu iniziata in Penne da Giovanni Aliprandi, Tesoriere e Siniscalco di Margherita d'Asburgo figlia dell'Imperatore Carlo V, ed ebbe vari feudi tra i quali Nocciano con titolo baronale[17][18]. Si è estinta nel 1910 con la morte del barone Diego Aliprandi, sindaco di Penne e deputato al Parlamento[19]; rimasto privo di discendenza diretta, adottò il nipote Diego de Sterlich, che aggiunse al proprio il cognome Aliprandi.

Ramo di Treviso[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Aliprandi (marito di Valentina, figlia di Barnabò Visconti, signore di Milano) bandito da Milano per ragioni politiche nel 1413, diede origine in Treviso ad altra diramazione[20].

Ramo di Torreglia[modifica | modifica wikitesto]

Una ramo della famiglia era presente in Torreglia (Padova) dalla seconda metà del Quattrocento fino al 1576 ed era proprietario del complesso noto come "Il Castelletto"[21].

Ramo di Mantova[modifica | modifica wikitesto]

A Mantova un ramo della famiglia, derivato da Milano, si insediò nel XIII secolo occupando cariche pubbliche. L'esponente più importante fu lo scrittore Bonamente Aliprandi.[22] Arma: Grembiato di rosso e d'argento, collo scudetto in cuore d'oro caricato dell'aquila, al volo abbassato, di nero. (Alias: Di rosso, al volo spiegato d'argento).[23]

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nell'articolo di Giampiero Corti, "Famiglia Aliprandi (di Milano) note genealogiche", pubblicato nel "Giornale araldico genealogico diplomatico italiano", Bari, 1898, Accademia araldica italiana, è scritto: "Si vuole che questa famiglia fosse di origini longobarde..."; in Crescenzi Romano, "Anfiteatro Romano", a pag. 77, si legge: "....A me non pare tanto difficile il credere che gli Aliprandi siano discesi dal Regio ceppo de' Longobardi.."; in AA.VV., "Stemmario Bosisio", Milano 2002, a pag. 161, si legge: "Famiglia d'origine longobarda..."
  2. ^ AA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol.XXIX, pag. 41-42; vol. XXX pag. 913
  3. ^ In Cinzia Cremonini, "Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid", Mantova 2003, vol. 1, a pag. 88, si legge: "Non è appocrifa l'asserzione, che gli Aliprandi siano discesi dal Reggio Ceppo de Longobardi", e in AA.VV., "Alberi genealogici delle case nobili di Milano", Milano 2008, a pag. 84, si legge: "Prosapia di stirpe reale"
  4. ^ a b c d e Alberto Lembo, "Gli Aliprandi-Fanzago", in "Storia Illustrata" n° 267, febbraio 1980, Segrate (Milano), Mondadori Editore, pag. 123
  5. ^ AA.VV. "Libro d'Oro della Nobiltà Italiana", Collegio Araldico, Roma, edizione 1973-1976, pag. 588
  6. ^ Secoli XVI-XVIII Quanti nobili a Lissone!
  7. ^ AA.VV. "Stemmario Bosisio", Milano 2002, pag. 161 e Adalberto Ricotti Bertagnoni, "Stemmario Italiano delle famiglie nobili e notabili", Bassano del Grappa MCMLXX, vol. 1º, tavola n. 4
  8. ^ Corio, "Storia di Milano II", pag. 510 e Calvi, "Patriziato Milanese", pag. 25
  9. ^ G. Dolcetti, "Il libro d'argento delle famiglie venete", 1922-28, Bologna, (rist. anast.) Forni Editore, vol. IV, pag. 34-39 e Giovanni Sitoni di Scozia, "Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...)", Milano 1705
  10. ^ a b c d e f g G. Dolcetti, "Il libro d'argento delle famiglie venete", 1922-28, Bologna, (rist. anast.) Forni Editore, vol. IV, pag. 34-39
  11. ^ Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 1812
  12. ^ Francesco Fanzago ,Notizie storiche intorno a Pietro Fanzago e ad alcuni altri individui di questa famiglia
  13. ^ Alberto Lembo, "Gli Aliprandi-Fanzago", in "Storia Illustrata" n° 267, febbraio 1980, Segrate (Milano), Mondadori Editore, pag. 123 e Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 1195-1196
  14. ^ AA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol. XXIX, pag. 41-42 e Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 3, pag. 268
  15. ^ a b Aliprandi
  16. ^ Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXII, Teglio (SO), 2014, S.A.G.I. Casa Editrice, pag. 2284 - 2286
  17. ^ vedi Note storiche sulla famiglia Aliprandi in Abruzzo
  18. ^ Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 183
  19. ^ vedi la scheda sul sito della Camera dei Deputati
  20. ^ AA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol. XXX, pag. 913
  21. ^ AA.VV., "Guida Torreglia - Noi cittadini", 2004, pag. 5-6
  22. ^ Mario Castagna, Valerio Predari, Stemmario mantovano. Vol I, Montichiari, 1991.
  23. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Borella, "Annuario della Nobiltà Italiana", Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. 1, pag. 183 (Dirmazione abruzzese), pag. 1195-1196 (Cartolari), pag. 1812 (Fanzago); vol. 3 pag. 268 (ramo di Giulio Cesare).
  • AA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2010-2014, Edizione XXIV, vol. XXIX, pag. 41-42 Aliprandi (ramo di Giulio Cesare), pag. 351-352 (Cartolari); vol. XXX pag. 913 (diramazione trevigiana).
  • AA.VV., "Libro d'oro della nobiltà italiana", Roma, Collegio Araldico, 2000-2004, Edizione XXII, vol. XXV, pag. 368-370 (Cartolari), pag. 602-603 Fanzago (Fanzago degli Aliprandi); vol. XXVI pag. 913 (diramazione trevigiana).
  • AA.VV., "Stemmario Bosisio", Milano, 2002, pag. 161.
  • Corpo della Nobiltà Italiana, "Famiglie nobili delle Venezie", Udine, 2001, Gaspari editore, pag. 87 (Cartolari), pag. 152 Fanzago (Fanzago degli Aliprandi).
  • G. Dolcetti, "Il libro d'argento delle famiglie venete", 1922-28, Bologna, (rist. anast.) Forni Editore, vol. IV, pag. 34-39 (Fanzago e Cartolari).
  • Alberto Lembo, "Gli Aliprandi-Fanzago", in "Storia Illustrata" n° 267, febbraio 1980, Segrate (Milano), Mondadori Editore pag. 123.
  • Adalberto Ricotti Bertagnoni, "Stemmario Italiano delle famiglie nobili e notabili", Bassano del Grappa, MCMLXX, vol. 1º, tavola n. 4.
  • Giovanni Sitoni di Scozia, "Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...)", Milano, 1705.
  • Vittorio Spreti, "Enciclopedia storico-nobiliare".

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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