Abbazia di Santa Maria di Casanova
| Abbazia di Santa Maria di Casanova | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | Abruzzo |
| Località | Villa Celiera |
| Coordinate | 42°22′40.62″N 13°52′03.19″E |
| Religione | cattolica |
| Ordine | cistercense |
| Arcidiocesi | Pescara-Penne |
| Stile architettonico | architettura romanica |
| Completamento | 1191 |
| Demolizione | 1807 |
L'Abbazia di Santa Maria di Casanova è stato un monastero cistercense situato nel comune di Villa Celiera, in provincia di Pescara. Fu la prima delle grandi cinque abbazie cistercensi fondate in Abruzzo[1].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Fondazione
[modifica | modifica wikitesto]L'abbazia venne fondata nel 1191 nella diocesi di Penne per iniziativa della contessa Margherita di Loreto Aprutino, come filiazione diretta dell'Abbazia delle Tre Fontane di Roma[2].
Sotto la guida dell'ordine cistercense e grazie ai poteri e ai privilegi accordati da pontefici come Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX e Alessandro IV, il monastero divenne rapidamente un centro spirituale, culturale ed economico di primaria importanza. Nel corso del XIII secolo, l'influenza di Casanova si estese ben oltre i confini abruzzesi attraverso la nascita di numerose filiazioni: l'abbazia di Ripalta presso San Severo (1201), San Pastore presso Greccio (1218), Santo Spirito d'Ocre (1248), Santa Maria delle Tremiti (1237) e San Bartolomeo a Carpineto della Nora (1258). Nel periodo di massimo splendore, la comunità monastica arrivò a contare circa cinquecento monaci.
L'importanza storica e l'ampiezza dell'archivio del cenobio sono testimoniate dal ritrovamento, all'interno dei manoscritti della Biblioteca Chigi a Roma, di ben novantuno documenti ufficiali (di cui 77 rimasti a lungo inediti), contenenti bolle papali e diplomi regi di Carlo II d'Angiò, compresa la stessa carta di fondazione del 1197[3].
L'espansione sul Gargano e l'inizio del declino
[modifica | modifica wikitesto]A partire dal XIV secolo l'abbazia imboccò una parabola di lento declino economico e demografico. Intorno al 1330 il complesso venne assegnato in commenda al vescovo di Viterbo e nel 1343 i cistercensi dovettero ridimensionare la propria presenza nel santuario delle Tremiti.
Proprio in quel periodo, l'azione di Casanova si diresse verso l'area garganica: nel febbraio del 1311 papa Clemente V (da Avignone) aveva assegnato ai cistercensi di Casanova il possesso del degradato monastero di San Giovanni in Lamis (l'odierno Santuario di San Matteo), per sottrarlo alle mire dei signori locali.[4] Nel 1347 giunse in Puglia da Casanova un giovane monaco, fra Iacopo da Carunchio, che per oltre mezzo secolo si occupò del ripristino della legalità nei possedimenti badiali, del restauro del monastero (1350) e dell'erezione della chiesa di Sant'Antonio Abate extra moenia (1408)[4].
Nel 1368 il controllo dell'abbazia abruzzese fu affidato temporaneamente ai Celestini. Nel 1586 il complesso venne dato in commenda al cardinale Federico Borromeo, il quale la mantenne fino al 1631; durante questo periodo, il Borromeo trasferì i celebri codici miniati di Erimondo presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano per garantirne la conservazione. Nel XVII secolo la comunità si era ormai drasticamente ridotta a soli nove monaci[5].
Soppressione e vicende recenti
[modifica | modifica wikitesto]L'abbazia venne definitivamente abbandonata nel 1807 in seguito alla soppressione degli ordini religiosi decretata da Giuseppe Bonaparte. Da quel momento e fino al 1914, anno della nascita del comune autonomo di Villa Celiera, il sito archeologico dell'abbazia ricadde sotto la giurisdizione del comune di Civitella Casanova, centro che deve il suo nome proprio all'antico insediamento cistercense.
Nel corso del XXI secolo, i resti del complesso (già parzialmente demoliti nel Settecento) hanno subito ulteriori crolli a causa dei gravi eventi sismici che hanno colpito l'Abruzzo nel 2009 e nel 2016[5].
Descrizione
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Il complesso abbaziale, originariamente di imponenti dimensioni, si presenta oggi allo stato di ruderizzazione.[6] Nonostante i gravi crolli e le spoliazioni subite nei secoli, la struttura conserva significativi elementi dell'impianto medievale, affiancati ad alcune modifiche e rifacimenti databili al XVII secolo[6].
L'elemento superstite più celebre e imponente è la grande torre campanaria e di difesa a pianta quadrata, realizzata in pietra locale, parzialmente recuperata tramite interventi di restauro conservativo[5]. Del complesso monastico rimangono inoltre visibili porzioni delle mura perimetrali, parte della facciata della chiesa, le arcate in stile romanico e i resti del chiostro, dove si riconoscono le tracce del pozzo centrale e gli ambienti della sala capitolare[6].
Interni
[modifica | modifica wikitesto]Della conformazione originaria dell'interno della chiesa rimangono unicamente le pareti d'ambito, che permettono tuttavia di leggerne l'estensione spaziale[6]. L'impianto planimetrico rispecchiava i rigidi moduli bernardini dell'architettura cistercense, caratterizzati da una pianta croce latina a tre navate, con transetto e cappelle absidali rettilinee[6].
Gli storici dell'architettura ipotizzano che il corpo principale della chiesa fosse coperto da una volta a botte acuta (tipica dello stile gotico-cistercense di transizione), mentre il transetto e le cappelle absidali dovevano presentare volte a tutto sesto[2]. Campagne di sondaggi archeologici mirati, condotte alla fine del XX secolo, hanno riportato alla luce i resti del colonnato interno e dei pilastri che dividevano le navate, confermando la monumentalità dell'aula liturgica prima della sua ruderizzazione[6].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Luigi Mammarella, Abbazie e monasteri cistercensi in Abruzzo, Cerchio (AQ), Adelmo Polla Editore, 1995, p. 148, ISBN 88-7407-027-6.
- 1 2 Santa Maria di Casanova, su I Cistercensi. URL consultato il 26 maggio 2026.
- ↑ Alfredo Monaci, Notizie e documenti per l'abbazia di Casanova nell'Abruzzo, Roma, Tipografia Vaticana, 1894.
- 1 2 Tommaso Nardella, Frammenti epigrafici di vita garganica fra XIV e XV secolo, in "Fogli di periferia", 1994, pp. 228-231.
- 1 2 3 Abbazia di Santa Maria di Casanova, su Storie e Luoghi d'Abruzzo. URL consultato il 26 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 Abbazia di S. Maria di Casanova - Villa Celiera (PE), su Regione Abruzzo - Cultura (Archivio). URL consultato il 26 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2014).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Alfredo Monaci, Notizie e documenti per l'abbazia di Casanova nell'Abruzzo, Roma, Tipografia Vaticana, 1894.
- Raffaele Giannangeli, L'abbazia cistercense di S. Maria di Casanova, L'Aquila, Japadre, 1984.
- Giampiero Profico, Duilio Brandimarte, L'abbazia cistercense di S. Maria di Casanova, Villa Celiera (PE), Cospes, 1997.
- Tommaso Nardella, Frammenti epigrafici di vita garganica fra XIV e XV secolo, in Fogli di periferia, 1994.
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