Monastero di Santo Spirito (Ocre)

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Monastero di Santo Spirito
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Facciata principale
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo Abruzzo
LocalitàOcre
ReligioneCattolica
ArcidiocesiAquila
CompletamentoXIII secolo
Sito web

Coordinate: 42°17′03.44″N 13°29′41.59″E / 42.284288°N 13.494885°E42.284288; 13.494885

Il monastero di Santo Spirito è un monastero-fortezza che si trova ad Ocre, in provincia dell'Aquila, dichiarato monumento nazionale nel 1902.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero di Santo Spirito si trova in località Pretola vicino a San Panfilo, frazione di Ocre, e rappresenta il primo insediamento cistercense nella valle dell'Aterno e terzo in Abruzzo dopo l'abbazia di Santa Maria di Casanova del 1191 e l'abbazia di Santa Maria Arabona del 1208.

La sua storia è raccontata da Muzio Febonio nelle Historiae Marsorum del 1678. Il terreno per la chiesa e una cella monastica venne concesso dal conte Berardo di Ocre all'eremita Placido de Vena nel 1222. Nel 1226 Placido avrebbe ricevuto dal vescovo Tommaso della diocesi di Forcona il permesso per costruire un monastero del quale sarebbe diventato abate. Nel 1248 Santo Spirito diventò monastero Cistercense alle dipendenze di Santa Maria di Casanova, con la direzione presa dall'abate Ruggero.[2]

Nel 1632, sotto Gregorio XV, Santo Spirito entrò nella Provincia Romana della Congregazione di San Bernardo in Italia, ma già nel 1652, con Innocenzo X, il monastero rientrò nella campagna di soppressione dei piccoli conventi, riducendosi progressivamente allo stato di rudere.

Negli anni '90 del XX secolo è stato recuperato e restaurato, con la sconsacrazione dell'edificio. Oggi è usato come albergo e sala convegni.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Il monastero di Santo Spirito è circondato da alte mura, conferendogli l'aspetto di una fortezza. D'altra parte, la sua posizione al di sotto dell'altura sulla quale sorge il castello di Ocre lo rendevano un avamposto per l'abitato.

La facciata principale ha solo cinque aperture: l'ingresso carraio con arco ogivale, l'ingresso pedonale e tre bifore.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno del monastero è organizzato in funzione delle esigenze della vita monastica. Il nucleo centrale era costituito da un chiostro sul quale si affacciavano gli altri elementi della struttura. Sul lato occidentale si trovano i magazzini ed i laboratori, su quello orientale la sagrestia, la sala capitolare, i dormitori e la biblioteca, sul lato nord la chiesa.

La chiesa ha solo un ingresso laterale ed è strutturata su di un'unica navata, senza transetto né abside. La copertura della navata è a botte con archi a sesto acuto. Nella navata si trovano affreschi del 1280; nel presbiterio resti di pitture della fine del XVI secolo attribuiti a Paolo Mausonio. Nella attigua sacrestia si trovano affreschi della fine del trecento con scene della vita del Beato Placido e resti di un affresco del 1263-69.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco degli edifizi Monumentali in Italia, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1902. URL consultato il 27 maggio 2016.
  2. ^ Chiesa di Santo Spirito, Regione Abruzzo. URL consultato il 22 settembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gerolamo Costa, Il convento di S. Angelo di Ocre e sue adiacenze, L'Aquila, Officine grafiche B. Vecchioni, 1912.
  • Umberto Degano, Storia ed arte delle ville d'Ocre, L'Aquila, Edizioni Libreria Colacchi, 1996.
  • Enrico Santangelo, Il monastero di Santo Spirito d'Ocre, in Castelli e tesori d'arte della Media Valle dell'Aterno, Pescara, Carsa Edizioni, 2002, pp. 49-56, ISBN 88-501-0051-5.
  • Marialuce Latini, Il monastero fortificato di Santo Spirito d'Ocre, in Guida ai Castelli d'Abruzzo, Pescara, Carsa Edizioni, 2000, p. 55, ISBN 88-85854-87-7.
  • Adele Buratti, Gianni Mezzanotte e Mauro Civita, Comunità cistercensi in Abruzzo, XIX Congresso internazionale di Storia dell’architettura, 15-22 settembre 1975, L'Aquila, Marcello Ferri Editore, Città e società, n. 1, gennaio - marzo 1980, pp. 46-65.

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