Abbazia di Santa Maria Arabona

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Abbazia di Santa Maria Arabona
Abbazia di Santa Maria Arabona.JPG
Santa Maria Arabona
Stato Italia Italia
Regione Abruzzo
Località Manoppello (Pescara)
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Chieti-Vasto
Consacrazione 1208
Stile architettonico Gotico francese
Inizio costruzione 1197
Completamento 1208

Coordinate: 42°18′08″N 14°03′43″E / 42.302222°N 14.061944°E42.302222; 14.061944

Santa Maria Arabona è un'abbazia risalente alla fine dell'XII secolo che si trova nell'omonima frazione nel comune di Manoppello (PE), dichiarata monumento nazionale nel 1902.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Santa Maria Arabona in un disegno ottocentesco di Strafforello Gustavo (1899)

L'abbazia di Santa Maria Arabona è situata su un'area in cima ad una collina da dove si domina parte della vallata del Pescara. Essa sorge sui resti di un tempio pagano romano dedicato al culto della Bona Dea (e forse da questo deriva il termine "Arabona", dal latino ara "altare" e Bona "Bona Dea") che andò distrutto. I monaci cistercensi cominciarono nel 1197 la realizzazione dell'abbazia riutilizzando una parte dei materiali del vecchio tempio e dedicarono la chiesa abbaziale in costruzione alla Vergine Maria. Ancora oggi è possibile notare alcune strutture e pietre del preesistente tempio romano.

L'edificazione fu iniziata dalla parte absidale e dal transetto, poiché la navata centrale, interrotta all'altezza della seconda campata, risulta essere anteriore di almeno mezzo secolo alla sua prosecuzione verso la facciata. La mancanza di gran parte del piedicroce è giustificata dall'abbandono del progetto iniziale e dalla conclusione affrettata dei lavori, forse per le avvisaglie di un decadimento economico e strategico all'interno della politica dell'ordine.

Nei primi anni cinquanta l'abbazia fu sottoposta a restauri che si conclusero con la riapertura al culto il 25 settembre 1952 alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi.

La famiglia Zambra, proprietaria dell'abbazia sin dal 1799, dopo la morte del loro unico figlio Dino Zambra, avvenuta il 3 gennaio 1944 durante la Seconda guerra mondiale, nel 1968 la donò alla congregazione dei Salesiani.

Dal 1998, l'abbazia è sotto il diretto controllo dell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Di impianto semplice a croce latina, la chiesa si sviluppa soprattutto nella navata centrale che si conclude con l'abside, nella cui apertura è posto l'altare.

La chiesa è circondata da un parco dal quale si accede al corpo restante dell'abbazia.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Affreschi dell'abbazia di Santa Maria Arabona.

Le navate laterali sorreggono l'intera volta e gli altari sono disposti lungo il transetto. L'interno è caratterizzato inoltre dalla presenza delle costolature che danno slancio ai volumi e sottolineano le luci degli archi e le fughe delle volte.

In mezzo ad uno spazio sobrio e lineare spicca la ricchezza degli arredi costituiti dal tabernacolo e dal candelabro.

Il tabernacolo è formato da un'edicola gotica finemente lavorata, che appoggia al muro; il cero si innalza con un'aerea leggerezza su una snella colonnina, sostenuta da due cani e da un leone rampante.

Tre dipinti firmati da Antonio Martini di Atri e datati al 1377, decorano la parete del coro: rappresentano, nell'ordine, una Santa coronata, una Crocifissione e una Vergine in trono con Bambino, che a sua volta tiene tra le mani un piccolo cane bianco.

All'interno dell'abbazia è presente una cappella dedicata all'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme usata dalla "Sezione Abruzzo e Molise" dell'ordine.

Il candelabro[modifica | modifica wikitesto]

Il candelabro nel quale viene riposto il cero pasquale

Il candelabro per il cero pasquale è costituito principalmente da una colonna, rappresentante Gesù; attorno ad essa è intrecciata una vite, simbolo dei fedeli che traggono nutrimento dall'Eucarestia, che sfocia nel capitello decorato dalle sue foglie.

Il tutto poggia su una base quadrata sulla quale alcuni animali (due cani e un leone – l'altro è mancante) attaccano alle radici la vite: rappresentano le eresie, che minacciano la fede e i cristiani.

Il capitello è sovrastato invece da dodici colonnine (rappresentanti i dodici apostoli) disposte a base esagonale su due piani. Il candelabro termina infine con una colonna decorata a palmette dove riporre i cero benedetto il Sabato Santo.

Il tabernacolo[modifica | modifica wikitesto]

Il tabernacolo è quasi attaccato alla parete dalla parte sinistra del coro ed è sorretto da due colonnine dalla parte opposta.

È basato su una struttura a parallelepipedo; gli spigoli sono decorati da colonnine finemente lavorate con motivi ad intreccio mentre le facce sono decorate con motivi floreali.

La parte superiore, danneggiata, è sormontata da due piccole guglie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco degli edifizi Monumentali in Italia, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1902. URL consultato il 27 maggio 2016.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN128270518