Casacalenda

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Casacalenda
comune
Casacalenda – Stemma Casacalenda – Bandiera
Casacalenda – Veduta
Casacalenda sotto la neve.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Molise-Stemma.svg Molise
ProvinciaProvincia di Campobasso-Stemma.png Campobasso
Amministrazione
SindacoGiambarba Michele Antonio (lista civica Bene Comune Casacalenda) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate41°44′29″N 14°50′56″E / 41.741389°N 14.848889°E41.741389; 14.848889 (Casacalenda)Coordinate: 41°44′29″N 14°50′56″E / 41.741389°N 14.848889°E41.741389; 14.848889 (Casacalenda)
Altitudine643 m s.l.m.
Superficie67,28 km²
Abitanti2 054[1] (30-11-2017)
Densità30,53 ab./km²
Comuni confinantiBonefro, Guardialfiera, Larino, Lupara, Montorio nei Frentani, Morrone del Sannio, Provvidenti, Ripabottoni
Altre informazioni
Cod. postale86043
Prefisso0874
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT070011
Cod. catastaleB858
TargaCB
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona E, 2 230 GG[2]
Nome abitanticasacalendesi
Patronosant'Onofrio
Giorno festivo12 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Casacalenda
Casacalenda
Casacalenda – Mappa
Posizione del comune di Casacalenda nella provincia di Campobasso
Sito istituzionale

Casacalenda è un comune italiano di 2 054 abitanti della provincia di Campobasso in Molise.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diverse ipotesi di provenienza del nome, potrebbe derivare dall'unione di casa e di un nome latino di persona non ben identificato. Secondo alcuni il termine casa invece si accosta al termine latino calendae, ossia "primo giorno del mese" e con significato traslato a "primo giorno del mercato", riferendosi alla fiera che aveva vita in loco.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Polibio riferisce, parlando della seconda guerra punica, che nell'inverno del 217 a.C. nel villaggio di "Kalene" si era accampato l'esercito romano, guidato da M. Munucio Rugo per affrontare il nemico Annibale, trincerato nella vicina Gerione (Provvidenti). L'attuale nome Casacalenda conserva il suo stemma sulla Porta da Capo, e sulla Fonte del Duca: l'iniziale lettera di K, toponimo precedente il romanizzato "Calendae", venne cambiata con la conquista romana nel I secolo a.C. Il toponimo deriva dal primo giorno del mese, riservato alle scadenze dei pagamenti dei fitti e delle adunanza religiose e dei mercati.

Dopo la caduta di Roma, si sa che nel Catalogus baronum sotto Guglielmo II di Sicilia nel 1175, che il primo signore di Casacalenda fu Giuliano da Castropignano. Il casato più importante che governo Casacalenda nella storia fu quello dei Caracciolo e dei Capua. Nello stesso anno Riccardo, con il consenso regio, divenne signore di Casacalenda, ma in seguito al declino della monarchia angioina, Casacalenda divenne parte integrante della contea di Montagano.
In seguito il feudo fu venduto ad Andrea di Capua e Pirro Ametrano, signore spagnolo, nel 1510. Pirro morì nel 1544, a lui successe il figlio Antonio, che si sposò con Giulia de Sangro, figlia del conte di Frisa, e da questo matrimonio nacquero Pirro II, Vittoria e Lucrezia. Quando Antonio Ametrano morì nel 1562, il feudo passò a Lucrezia, la quale sposò Antonio di Sangro nel 1580, dando vita al periodo del dominio del nuovo casato, molto potente e favorito dalla Casa Reale di Napoli.

In seguito Casacalenda passò al nipote Scipione, che sposò Beatrice Carafa nella casa ducale di Campolieto, prima di morire nel 1671. Dal matrimonio nacque Fabrizio, sotto cui i possedimenti molisani dei Sangro comprendevano, oltre a Casacalenda, anche Campolieto, Campodipietra, Larino e Provvidenti. Fabrizio ebbe sei figli, di cui solo l'ultimo chiamato Scipione, prese i possedimenti del casato nel 1700. Costui acquisì molto potere, fino ad ottenere nel 1724 il feudo marittimo di Campomarino dai marchesi Marulli di Barletta, e lasciò come erede la figlia Anna, prima della morte nel 1752.

Le vicende di passaggio del feudo si susseguirono fino all'eversione della feudalità nel 1805, benché il nobile Antonio, ultimo discendente, conservò il titolo di duca. Suo figlio Francesco sposò Isabella Pallavicino del patriziato lombardo, e successivamente il titolo passò al figlio Giovanni.

Nel frattempo nel secondo Ottocento il centro si ampliò notevolmente, con la costituzione di due nuclei: la Terravecchia, ossia quello più antico, a forma ellittica, e la Terranova, più espanso, che sorse sulla piana del Carmine, dove c'è la chiesa omonima.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Santa Maria Maggiore: la chiesa, di origini romaniche, crollò per il terremoto del 1456 e dell'aspetto antico restano la lunetta del portale maggiore. Nell'arco del portale laterale v'è raffigurata la scena della Crocifissione, che presenta analogie con quella del duomo di Larino, forse realizzata nel periodo gotico dalla scuola dello scultore Francesco Petrini. La chiesa antica era a navata unica, successivamente ampliata: la chiesa vecchia divenne la casa canonica, e il nuovo edificio fu realizzato nel 1587, successivamente danneggiato dal terremoto del 1688, e finalmente terminato con l'impianto longitudinale a tre navate. Nell'800 il Monsignor Tria della diocesi di Larino vi aggiunse anche una quarta navata, oggi sacrestia. Il tempio è molto ricco di opere rinascimentali e barocche: una tela di Paolo Gamba che rappresenta la Vergine col Bambino tra santi del 1752, poi la Natività di Fabrizio Santafede e la Morte di San Giuseppe dello Zingaro.
  • Chiesa dell'Addolorata: a partire da un'iscrizione sul portale, si capisce che i lavori di edificazione risalgono al 1755, conclusi nel 1761. L'edificio ha una navata unica, con divisione di pilastri coronati da capitelli corinzi. All'interno i beni di maggiore spicco solo l'altare principale in marmi policromi, il coro in noce lavorato da artigiani locali, trasferiti dalla vecchia chiesa di San Salvatore. Accanto alla chiesa nel 1645 fu posizionata la Fontana del Duca, concessa da Scipione De Sangro per gli usi pubblici. La chiesa ha un'elegante facciata barocca scandita in due settori da cornice marcapiano. Il portale ha cornice composita barocca con una piccola nicchia che racchiude la statua della Madonna, il finestrone centrale ha cornice mistilinea in pietra lavorata, e la sommità della facciata ha incurvature, sormontate al centro dal campanile a vela.
  • Chiesa di Santa Maria del Carmine: fu edificata nel 1650, appena fuori il borgo Terravecchia, dalle confraternite riunite del Sacramento, del Gonfalone, del Purgatorio e del Rosario, riconosciute dalla bolla papale di Sisto V nel 1586. Nel 1688 fu aggiunta la cappella della Madonna delle Grazie, sotto il controllo della famiglia Scarparo. Nel 1727 il Monsignor Tria la trovò in rovina e la fece riedificare in tre navate, riaperta con solenne cerimonia tre anni dopo, e affiliata alla parrocchia di Santa Maria Maggiore. La chiesa è sede della Confraternita del Carmine, fondata nel 1854, divenne parrocchia nel 1896, ed oggi mostra interessanti arredi tardo barocchi.
  • Convento di Sant'Onofrio: del XV secolo. Fu edificato nel 1407 da Padre Giovanni da Stroncone, e si trova fuori il centro. L'edificio presenta un chiostro spazioso quadrangolare con porticato, sulle cui pareti sono ancora presenti tracce di affreschi rinascimentali; poi ha un refettorio con 25 celle sul piano superiore e un'ala secondaria ottocentesca. All'interno della chiesa, divisa in due navate, ci sono di pregio l'altare maggiore in marmo policromo, collocato sotto un vasto arco trionfale dietro il quale c'è il coro ligneo in noce. La parete sorretta dall'arco accoglie un dipinto che rappresenta l'emblema dell'ordine francescano; sulla parete d'ingresso della sagrestia è possibile osservare un trittico composto da tavole di quercia che ritrae l'Annunciazione, mentre la predella ritrae l'Ultima Cena.
  • Porta Capo - Fontana del Duca: la porta è un semplice arco a tutto sesto, costruito dentro una struttura con due piedistalli. La fontana fu fatta costruire da Scipione del Sangro con materiale calcareo, lavorato da abili scalpellini, dotata di tre mascheroni in rilievo per consentire la fuoriuscita dell'acqua. All'estremità della fontana vi è lo stemma civico su cui è incisa la lettera K.
  • Il Palazzo Ducale: il palazzo sorge sull'antico castello, e ha un aspetto tardo cinquecentesco, in più stili, a pianta quadrata irregolare, con bastioni alla base, e un loggiato di finestre sulla porzione a sinistra della facciata. Il castello andò in possesso nel XIV secolo a Riccardo Caracciolo, quando il feudo si chiamava "Casalchilenda", dalla moglie di Giordano di Siracusa, Mattea da Casalchilenda nel 1324. Nello stesso anno Riccardo divenne signore del feudo, ma in seguito al declino degli angioini, Casacalenda andò a finire nella contea di Montagano. Il palazzo ducale fu ricostruito durante il governo di Pirro Ametrano e Andrea di Capua: l'edificio originario era un semplice fortilizio eretto su una roccia a difesa della borgata, e la stradina entrava da Porta da Capo e usciva da Porta da Piedi. La porta maggiore è stata inglobata nel palazzo, conservando ancora oggi lo stemma ducale. Pirro morì nel 1544, e gli successe il figlio Antonio il quale si sposò con Giulia del Sangro, ne nacquero Pirro, Vittoria e Lucrezia. Alla morte di Ametrano nel 1562, il figlio lo seguì nel 1579, e il feudo con il palazzo passò a Lucrezia, che sposò Antonio di Sangro nel 1580, dando vita al dominio ufficiale dei Sangro su Casacalenda. Ultimo duca di Casacalenda fu Scipione, e dopo l'eversione dal feudalesimo (1805), lasciò il comando ad Antonio nel 1806. Il palazzo divenne una residenza signorile ottocentesca in questi anni, fino ad essere poi, nel Novecento, ceduto al comune, che lo restaurò, installandovi un laboratorio cinematografico-teatrale.
  • Oasi LIPU di Bosco Casale, prima area protetta del Molise. Si tratta di un'area alle pendici dei Monti Frentani, tra il massiccio del Matese e la costa adriatica. Bosco di circa 105 ettari definito misto collinare, con radure che testimoniano la vecchia presenza dei cortili carbonili. Le piante tipiche del sottobosco, che crescono lungo i sentieri, sono le rosse bacche del corniolo, i fiori bianchi del prugnolo, il biancospino e il ligustro. Nell'oasi sono presenti anche delle sorgenti che alimentano i ruscelli e le pozze perenni, e un piccolo stagno.
  • Sito archeologico di Arx Calela: l'area è conosciuta sin dai geografi antichi come Strabone, dove sorgeva il villaggio di Gerione (Provvidenti), lungo la via Larina e la Traiana-Frentana. Secondo lo storico Polibio e anche Tito Livio, nel 217 a.C., durante la guerra romana contro Annibale, svernarono le truppe di M. Minucio Rufo. Annibale incendiò Gerione, e lasciò alcune abitazioni per poterle adibire a granai. Benché il villaggio sia stato ricostruito, fu distrutto definitivamente nel 1456 da un terremoto, e gli abitanti si rifugiarono a Montorio nei Frentani, Casacalenda, Ripabottoni e Provvidenti. Gli scavi archeologici sono stati avviati soltanto negli anni '90 del Novecento, quando ormai poco restava dell'antico villaggio.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]


Festività principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa patronale di Sant'Onofrio: la festa patronale prevede la messa nella chiesa di Santa Maria Maggiore e la sfilata in processione per le vie della città.
  • Festa di San Giuseppe: in occasione della festa sono allestite delle lunghe tavolate nelle abitazioni delle famiglie "miracolate", la cui effigie viene posizionata in un posto visibile nella stanza. Neo tempi antichi alle tavolate venivano invitati soprattutto i poveri, oggi vi siedono le famiglie di qualsiasi ceto sociale, conservando la tradizione culinaria antica del paese. A capotavola siedono due anziano rappresentanti la Madonna e San Giuseppe, circondati da bambini che rappresentano gli angeli, le pietanze principali sono arance condite con olio di oliva e sottaceti in agrodolce, lafioli, ceci, piselli, cicerchie, riso, baccalà gratinato.
  • Tradizione del Bufu: rito di capodanno, in cui l'anno nuovo viene salutato con il tradizionale strumento rustico. I gruppi di ragazzi attraversano le vie della città suonando nella banda, fino all'incontro in piazza del Mercato. Lo strumento col tempo è diventato famoso in tutta la regione e in parte nel contesto nazionale, tanto che nel paese è gli è stato dedicato un museo multimediale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del palazzo comunale, in corso Roma n. 78, sono ospitati il Museo multimediale del bufù, dedicato all'omonimo strumento musicale della tradizione contadina, e la Galleria civica d'arte contemporanea dedicata, nel 2007, allo scultore Franco Libertucci. Sempre al secondo piano del Municipio, il 1º agosto 2009 è stata inaugurata la Galleria del giro del cigno, dedicata al più importante evento sportivo di Casacalenda, gara ciclistica internazionale Cl. 1.2 ME arrivata alla 61ª edizione.

Dal 1990, inoltre, esiste un Museo all'aperto di arte contemporanea che, a maggio del 2014, si è arricchito con altre due opere portando, così, a 20 i manufatti del MAACK (acronimo del Museo) che arricchiscono l'intero territorio comunale.[5]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
7 giugno 1985 16 giugno 1990 Giovanni Di Stasi Partito Comunista Italiano Sindaco [6]
16 giugno 1990 24 aprile 1995 Giovanni Antonio Tozzi Partito Comunista Italiano, Partito Democratico della Sinistra Sindaco [6]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Paolo Miozza Partito Democratico della Sinistra Sindaco [6]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Giovanni Antonio Tozzi lista civica Sindaco [6]
14 giugno 2004 28 novembre 2007 Nicola Eugenio Romagnuolo lista civica Sindaco [6]
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Marco Gagliardi lista civica Sindaco [6]
26 maggio 2014 in carica Michele Antonio Giambarba lista civica: bene comune Casacalenda Sindaco [6]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Casacalenda-Guardialfiera.

Casacalenda è dotato della stazione di Casacalenda-Guardialfiera, non più utilizzata a causa della chiusura della linea Campobasso-Termoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Comuni italiani, su comuni-italiani.it. URL consultato il 17 febbraio 2013.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ MAACK
  6. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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