Castelbottaccio

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Castelbottaccio
comune
Castelbottaccio – Stemma Castelbottaccio – Bandiera
Castelbottaccio – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Molise-Stemma.svg Molise
ProvinciaProvincia di Campobasso-Stemma.png Campobasso
Amministrazione
SindacoNicola Marrone (lista civica) dal 12-6-2017
Territorio
Coordinate41°45′N 14°42′E / 41.75°N 14.7°E41.75; 14.7 (Castelbottaccio)Coordinate: 41°45′N 14°42′E / 41.75°N 14.7°E41.75; 14.7 (Castelbottaccio)
Altitudine617 m s.l.m.
Superficie11,22 km²
Abitanti274[1] (30-11-2017)
Densità24,42 ab./km²
Comuni confinantiCivitacampomarano, Lucito, Lupara, Morrone del Sannio
Altre informazioni
Cod. postale86030
Prefisso0874
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT070013
Cod. catastaleC066
TargaCB
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticastelbottaccesi
Patronosan Oto
Giorno festivo31 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castelbottaccio
Castelbottaccio
Castelbottaccio – Mappa
Posizione del comune di Castelbottaccio nella provincia di Campobasso
Sito istituzionale

Castelbottaccio è un comune italiano di 274 abitanti della provincia di Campobasso, in Molise. Dista dal capoluogo circa 36 km. Sorge sulle colline situate alla sinistra del fiume Biferno, a 617 metri sul livello del mare.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Castelbottaccio si erge su di una collina alla sinistra idrografica del fiume Biferno, il più importante della provincia. Dal suo punto più alto, Colle Iannone (717 mt slm), è possibile scorgere il panorama circostante fino al territorio abruzzese e al mare e, nelle giornate di cielo sereno, le isole Tremiti (a circa 90 km di distanza). Tra le campagne è facile trovare masserie e capanne, chiaro richiamo all'anima contadina del paese. Inoltre, a pochissimi km è presente il tratturo Celano-Foggia, che unisce i pascoli estivi in Abruzzo a quelli invernali in Puglia, importantissima via antica per i pastori. Il territorio di Castelbottaccio si snoda dalla valle del Biferno fino a raggiungere le colline soprastanti il paese, con un dislivello di circa 700 metri. Il paesaggio castelbottaccese è dominato da colture cerealicole, anima dell'economia agraria insieme alla presenza di diversi oliveti nonché boschi di latifoglie, in particolare querce.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Castelbottaccio presenta un clima temperato mediterraneo con un'estate tiepida e un inverno relativamente rigido. Durante il periodo estivo le temperature possono superare i 30 °C, mentre in inverno possono raggiungere i 0 °C. D'inverno, inoltre, non sono rare le nevicate, talora anche consistenti. La temperatura media annuale è compresa tra i 12 e 14 °C. La piovosità si attesta fra 700 e 1200 mm annui e la frequenza delle piogge è fra i 60 e gli 80 giorni l'anno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese fu fondato dai Normanni nel XI secolo, con torri e cinta muraria. Anche le prime chiese (tra cui la principale, Santa Maria delle Grazie) erano normanne.

Il centro si modificò in epoca rinascimentale e barocca, con la trasformazione del castello in palazzo signorile. Nel 1691 le mura e le torri normanne erano ancora in piedi, come scritto in una relazione di Antonio Galluccio, estimatore vissuto verso la fine del 600.

In epoca normanna Castelbottaccio faceva parte della Contea di Molise. Nel 1132 ne era signore Malfrido (o Manfredo) Marchisio, nel 1148 il figlio Ugone e nel 1178 Ragone Marchisio. È da notare che Marchisio non esprime altro che “signore della Marca”: non vale “marchese”, e tanto meno è cognome famigliare.

Castelbottaccio, nell’epoca sveva e gran parte dell’angioina, seguitò ad essere feudo della casa comitale di Molise. Nel 1309 era in vita un Raone Marchisio, signore di Castelbottaccio e di Lucito, come riporta l’Aldimari.

Veduta di Castelbottaccio dalle colline soprastanti, è possibile notare la chiesa di Santa Maria delle Grazie, con il campanile, e il palazzo baronale

All’esordio del regno di Roberto d'Angiò il feudo era tenuto dalla famiglia di Sangro, la quale ne fu signora sino al 1465, allorché per fellonia verso Ferrante I d’Aragona ne venne privata. La famiglia di Sangro vanta origini anteriore al mille, essendo indigena della vallata del Sangro e diramazione della casata longobarda dei Conte dei Marsi. Castelbottaccio, devoluta al demanio, fu data in feudo nel 1477 a Luigi Gesualdo conte di Conza. La prosapia nobilissima dei Gesualdo, derivante da prole di re normanno, ripeteva il cognome dal castello di Gesualdo (in Irpinia) che fu il suo primo feudo.

Con diploma del 10 maggio 1498 essa fu data in feudo al Gran Capitano. Richiamato in Spagna nel 1507, tutti i feudi in suo possesso vennero incamerati dal Regio Fisco ed esposti in vendita.

Castelbottaccio restò aggiudicata ad un cavaliere dei Sangro, del quale ignoriamo il nome battesimale, come ignoriamo la successione feudale nella famiglia a tutto il 1560.

Sappiamo invece con precisione che nel 1560 trovandosi eredi del feudo Vittoria e Lucrezia di Sangro (ambedue monache professe nel monastero della Croce di Lucca di Napoli), figliole di Adriana Tomacello, queste fecero donazione del feudo a costei.

Adriana Tomacello passò a seconde nozze con Alfonso Piscicelli, e morì verso il 1569. Da Adriana ed Alfonso nacque Gianfrancesco che, quale erede della madre, stabilì la signoria dei Piscicelli in Castelbottaccio, con inizio dal 1569. La famiglia Piscicelli, fra le più antiche del Reame, era ascritta al patriziato nel Seggio di Capuana, ed era assunta all’ordine di Malta fin dal 1402. Gianfrancesco Piscicelli – nipote «ex filio» dell’omonimo – morì nel 1646, ed ebbe ad erede il germano Berardino (nominato dal Capecelatro nel suo «Diario»): il quale fu l’ultimo titolare della stirpe. Il feudo, allora, ad istanza dei creditori di lui, venne messo all’asta dalla Regia Corte, e rimase aggiudicato nel 1655 a Giambattista Ferri e la sua discendenza tennero Castelbottaccio in feudo sino ai primordi del secolo XVIII, e cioè per oltre mezzo secolo, e lo venderono poscia ai Cardone. Domenico Cardone, oriundo di Atessa, utilista di Archi e Fara in Abruzzo, teneva intestata Castelbottaccio nel 1725, ma probabilmente ne era titolare da assai tempo prima. Non è da confondere questa famiglia Cardone, indigena, con la famiglia Cardona dell’antico patriziato catalano, venuta nel Reame con Alfonso I d’Aragona illustrata dal valore e dalla lama di Raimondo di Cardona.

Furono successori a Domenico:

a) Nicola, titolare certamente dal 1731: il quale ebbe due figli, Francesco e Vincenzo. Morì nel 1740.

b) Francesco, nato il 22 novembre 1735: il quale in età di 46 anni sposò – nel 1781 – donna Olimpia Frangipane figlia del duca di Mirabello, la quale contava 20 anni essendo nata il 16 luglio 1761.

Il vero nome del paese – così come testimoniato da un documento dell’anno 1148 – è “Calcabuttaccio” (roccia contornata da fossato pieno d’acqua), chiamato dal Galanti “Calcabuzca” (1780).

Si cominciò a scrivere “Castelbottaccio” a partire da un documento del febbraio 1767.

Lo stemma del comune comprende una botte sormontata dal castello della “civitas” concesso con riconoscimento ufficiale, con blasone, dal regno d'Italia nel 1930.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa di Santa Maria delle Grazie

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta della chiesa più importante del paese, a pochi passi dal palazzo baronale. La chiesa appartiene al X secolo ed è a tre navate. A dispetto delle sue origini normanne, attualmente, dopo una serie di importanti restauri, tutto il corpo è di matrice barocca. Lungo le due navate laterali sono presenti cellette dove troviamo diverse statue. Al termine della navata di sinistra si trova un'imponente cancellata in ferro battuto. È presente un imponente campanile a pianta quadrata, dove si trovano alloggiate 4 campane. La chiesa conserva le tre importanti statue di Santa Lucia (anno 1841 – scultura lignea di Crescenzo Ranallo di Oratino), della Vergine delle Grazie (anno 1694 – scultura lignea di Giacomo Colombo) e di San Giuseppe (anno 1780 – scultura lignea di Silverio Giovannitti di Oratino).

Cappella di San Oto

Cappella di San Oto[modifica | modifica wikitesto]

Si trova fuori dal paese, costruita nel 1899. A navata unica, la chiesa è in pietra bianca con facciata semplice decorata da oblò e sormontata da un campanile a vela. Dedicata a san Oto patrono del borgo, durante la ricorrenza della solennità i fedeli vi si recano per celebrare una messa in onore del santo.

Chiesa di Santa Giusta[modifica | modifica wikitesto]

Risalente al Cinquecento, venne edificata a circa 2 km dal paese in onore di santa Giusta da Siviglia, ora è adibita ad area spirituale. Si trova a circa 650 metri sul livello del mare, su di una collina estesa per circa 3 ettari ed immersa nel verde, circondata da campi coltivati. A pochi passi dalla cappella è presente un'area picnic dotata di tavoli e sedute.

Da qui ha inizio una suggestiva fiaccolata che conduce la statua della santa fino alla chiesa di Santa Maria delle Grazie

Cappella di Santa Giusta

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Al centro del paese, adiacente alla piazza della Vittoria, troviamo la chiesa intitolata a san Rocco (1205). Interessata durante gli anni da diversi importanti lavori di ristrutturazione, è stata oggetto di studi da parte del noto architetto e storico molisano Franco Valente, pubblicati in un articolo[2]. In particolare, si sofferma su una lapide incastonata su di un lato della chiesa, con incisa una scritta in latino che richiamerebbe ad un'altra lapide, presente in una chiesa consacrata nei medesimi anni a Firenze e di origine templare. Questo fa ipotizzare una possibile origine templare della chiesa presente a Castelbottaccio. Inoltre, sulla facciata principale, sulla sinistra e destra del portone, ci sono le iscrizioni recanti i nomi dei morti durante le due guerre mondiali. Al centro, si trova un rosone con una vetrata raffigurante san Rocco.

Croce stazionaria[modifica | modifica wikitesto]

Di origine incerta, data la sua natura risultante dall'assemblaggio di diverse componenti di varia provenienza. Si pensa sia di epoca normanna, almeno alcune delle sue parti. Anch'essa è stata oggetto di studi e di un articolo da parte del noto architetto e storico molisano Franco Valente[3]

Ingresso palazzo baronale

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo baronale[modifica | modifica wikitesto]

Appartenne alla famiglia angioina (XIII secolo) e poi ai Di Sangro abruzzesi. Una nobile del castello, donna Olimpia Frangipane, è ricordata per l'apertura culturale agli intellettuali molisani, promuovendo la fondazione di un circolo giacobino (XVIII secolo). Tra gli intellettuali che frequentano il palazzo c'è Vincenzo Cuoco, giurista e scrittore originario di Civitacampomarano.

La struttura risale all’epoca normanna, con modificazioni importanti in epoca rinascimentale, con il passaggio da castello a palazzo signorile. Una facciata del palazzo baronale dà su via Vittorio Emanuele, con una caratteristica scalinata in pietra, che conduce all’ingresso principale, sormontato da un portale lavorato in pietra, che reca un pregevole fregio. All’inizio della scalinata vi erano due bellissimi molossi in pietra (“corsi”), venduti a famiglie del posto, che li custodiscono ancora nelle proprie case. Al piano terra vi sono i locali una volta utilizzati dalla servitù. Sul lato opposto vi era un’entrata segreta, che conduceva alle prigioni, e all’occorrenza serviva come scappatoia in caso di attacchi. Intorno al palazzo vi era un giardino circondato da mura, fossato per le acque e ponte levatoio. Il palazzo è a struttura rettangolare, con il tetto trasformato e ridotto rispetto alle forme originali. Si notano ancora i bastioni del vecchio castello e un portale antico, che si è conservato nella architrave rinascimentale.

Veduta dall'alto di Piazza della Vittoria

Piazza della Vittoria[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente nota come piazza del municipio, viene così denominata nel 1965, è il centro sociale del paese. Adiacente alla chiesa di San Rocco. Al centro della piazza è presente una fontana che ritrae il simbolo del paese, una botte sormontata dalle mura della 'civitas'. Nel corso degli anni sono stati svolti lavori di modifica all'originale conformazione della piazza, che ora si presenta come in foto.

Morgia Corvara[modifica | modifica wikitesto]

La Morgia Corvara è un enorme spuntone di roccia calcarea affiorante sul lato sinistro della strada lungo la direttrice per Lupara, a poche centinaia di metri dal centro abitato.

Portali in pietra[modifica | modifica wikitesto]

Lungo le strade del paese possiamo ammirare vari portali in pietra realizzati, prevalentemente da artigiani locali, per abbellire gli ingressi di alcuni edifici del paese. Se ne riporta una particolare presenza in corso Umberto I°, via Vittorio Emanuele III, via XXIV Maggio, piazza della Vittoria.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]


Religione[modifica | modifica wikitesto]

La parrocchia di Castelbottaccio fa parte della diocesi di Termoli-Larino.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

19 marzo: festa di San Giuseppe, la popolazione del paese si riunisce per mangiare insieme, con tre persone che si occupano della ricreazione della "Sacra Famiglia". Si consumano pietanze tradizionali e dolci caratteristici.

25 giugno: si ricorda la caduta di un fulmine (25 giugno 1888) che divelse parte del torace e due dita del bambino della statua della Vergine delle Grazie.

30 luglio: solennità della Madonna delle Grazie.

31 luglio: San Oto (festa patronale).

22-23 agosto: solennità di Santa Giusta, con messa nella cappella rurale e successiva fiaccolata verso il paese.

25 novembre: Santa Caterina con fiera per le vie del paese.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Circolo neo illuminista 'Donna Olimpia Frangipane'[5][modifica | modifica wikitesto]

L'emblema del circolo

Circolo ispirato alla figura della baronessa Olimpia Frangipane Ricciardi. Donna colta, intelligente e affascinante, nel palazzo baronale di Castelbottaccio radunò attorno a sè i giovani intellettuali locali, creando un vero e proprio circolo dedito alla diffusione di sapienza e culla del giacobinismo molisano.

La più importante funzione del circolo risiede nella diffusione della cultura mediante convegni, assemblee, proiezioni e mostre. Molto rinomato è l'annuale concorso letterario, riservate a sole donne, che vede ogni anno un costante seguito e viene molto apprezzato. Altra festa importante, oggi interrotta, è stata il 'Giorno DiVino', un tour enogastronomico e culturale che si snodava per le strade del centro storico. L'evento, ricadente nella prima metà di agosto, richiamava ogni anno diverse centinaia di persone. Inoltre, ogni anno pubblica un calendario riguardante un tema inerente alla vita del paese (giochi, gastronomia, paesaggi).

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Castelbottaccio si caratterizza per alcune tipicità legate all'antica cultura contadina. Notevole era la produzione di salumi, ottenuti seguendo procedure tradizionali, e tipica era anche la produzione casearia ricavata da latte ovo-caprino. Significativo è poi l'impiego di legumi cotti in particolari pentole di terracotta, le "pignate", mentre l'olio viene ottenuto dalla spremitura di olive appena colte. Tipici del territorio sono alcuni tagli di pasta casereccia e i taralli dolci e anche ripieni[6].

Arnaldo De Lisio 'Festa in maschera'

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Arnaldo De Lisio, celebre pittore denominato "maestro del colore", nacque a Castelbottaccio nel 1869. Nel 1883 si trasferì a Napoli, dove si affermò come uno dei più talentuosi pittori della Scuola napoletana e divenne noto soprattutto come ritrattista e decoratore. Notevole influenza su di lui ebbero i frequenti soggiorni parigini, dove entrò a contatto con esponenti dell'impressionismo e della École de Paris. Durante gli anni della seconda guerra mondiale soggiornò a Castelbottaccio, morì a Napoli nel 1949.[7]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Le attività agro-pastorali hanno costituito da sempre la base dell'economia locale. Il settore zootecnico (allevamenti ovini, caprini e suini), ora quasi totalmente abbandonato, ebbe notevoli impulsi grazie all'ubicazione del borgo lungo un'antica via della transumanza, il tratturo Celano-Foggia[8]. Castelbottaccio si trova esattamente a metà percorso tra i pascoli estivi in Abruzzo e quelli invernali in Puglia e le numerose fonti d'acqua presenti sul territorio lo rendevano ideale come area di stazionamento.

La prevalenza dell'agricoltura si basa sul settore cerealicolo, sebbene vi sia una notevole presenza di uliveti.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio è presente una falegnameria che si occupa della realizzazione di infissi e opere in legno e una bottega che si occupa di infissi e serramenti in alluminio[9]. Nel paese erano presenti botteghe di artigiani che si occupavano della lavorazione del marmo; alcuni dei portali frutto di quel lavoro sono tuttora visibili lungo le strade del borgo.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'esiguità della popolazione residente, nel comune sono fruibili i servizi essenziali (fra cui una farmacia[10]) e alcuni pubblici esercizi.

Di notevole rilievo è poi la residenza protetta per anziani Arnaldo De Lisio[11]. Gestita da 'Etika Cooperativa Sociale', la casa di riposo offre assistenza geriatrica qualificata in regime residenziale.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio vi sono due agriturismi[12][13], entrambi a conduzione familiare e che propongono specialità locali.

In località Santa Giusta è presente un'area picnic attrezzata con tavolini e sedute, nei pressi dell'omonima cappella e dell'area spirituale, a breve distanza dal paese.

Il paese dista circa 40 km dal mare (Termoli, Campomarino) e 70 km dalle piste da sci di Campitello Matese.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La strada statale 647 "Bifernina" lambisce il tertitorio comunale consentendo i collegamenti con il resto della regione. Il centro abitato di Castelbottaccio è raggiungibile tramite una strada interpoderale lunga circa 4 km.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute nel comune:

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1º luglio 1986 27 maggio 1991 Mario De Rosa Democrazia Cristiana Sindaco [14]
27 maggio 1991 10 giugno 1996 Francesco Sforza Democrazia Cristiana Sindaco [14]
10 giugno 1996 17 aprile 2000 Amerigo Niro Partito Democratico della Sinistra Sindaco [14]
17 aprile 2000 5 aprile 2005 Amerigo Niro lista civica Sindaco [14]
28 maggio 2007 7 maggio 2012 Michele De Renzis lista civica Sindaco [14]
7 maggio 2012 12 giugno 2017 Francesco De Lisio lista civica Sindaco [14]
12 giugno 2017 In carica Nicola Marrone lista civica Sindaco [14]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel paese sono presenti gli impianti polisportivi 'Enrico Buccella' con un campo da calcetto in erba sintetica idoneo anche per il tennis, e un campo da basket in cemento. Inoltre, di fronte, si trova la villetta comunale 'La Madonnina', spazio adibito a parco giochi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Una chiesa templare a Castelbottaccio. Una ragionevole ipotesi, in Franco Valente. URL consultato il 24 ottobre 2017.
  3. ^ La croce stazionaria di Castelbottaccio ed un misterioso capitello normanno., in Franco Valente. URL consultato il 24 ottobre 2017.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ (IT) Donna Olimpia Frangipane, su www.donnaolimpia.org. URL consultato il 17 ottobre 2018.
  6. ^ Gastronomia, su Comune di Castelbottaccio.
  7. ^ (IT) DE LISIO, Arnaldo in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 14 maggio 2018.
  8. ^ Tratturo Celano-Foggia, su Comune di Castelbottaccio.
  9. ^ Serramenti ed infissi alluminio Castelbottaccio, su Impresa Italia.
  10. ^ Farmacie a Castelbottaccio, su Comuni Italiani.
  11. ^ Inaugurata la nuova residenza anziani dedicata ad Arnaldo De Lisio, su PrimoNumero. URL consultato il 19 dicembre 2017.
  12. ^ Agriturismo Le Morge, Campobasso, su Trip Advisor. URL consultato il 23 ottobre 2017.
  13. ^ Le Ginestre Azienda Agrituristica Di Pircio Marialucia, Campobasso, su TripAdvisor. URL consultato il 23 ottobre 2017.
  14. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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