Paganica

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la frazione della città co-provinciale di Montereale, vedi Castel Paganica.
Paganica
Circoscrizione
Paganica – Veduta
La piazza e la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.svg L'Aquila
ComuneCoat of Arms of L'Aquila, Italy.svg L'Aquila
Territorio
Coordinate42°21′25.74″N 13°28′16.97″E / 42.35715°N 13.47138°E42.35715; 13.47138 (Paganica)
Altitudine669 m s.l.m.
Abitanti5 024 (31/12/2009)
Altre informazioni
Cod. postale67100
Prefisso0862
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantipaganichesi
PatronoSan Giustino
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Paganica
Paganica
Sito istituzionale

Paganica è una frazione dell'Aquila, situata a 669 metri sul livello del mare, ai piedi del Gran Sasso d'Italia, a circa 7 chilometri ad est dal centro storico, lungo la strada statale 17 bis che da Bazzano sale a Campo Imperatore passando per Tempèra, Camarda, Assergi e Fonte Cerreto, con una popolazione di circa 5 000 abitanti, risultando la frazione più grande della città, nonché di rilevante importanza economica.

Il 6 aprile 2009 il centro è stato colpito da un disastroso terremoto che ha causato danni pesantissimi all'abitato, con conseguente evacuazione quasi totale. Nel 2011 sono iniziati i lavori di restauro, che hanno recuperato parte del patrimonio storico, e l'affluenza della popolazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età preromana: primi popoli della conca Aquilana (VII secolo a.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Paganica sorse negli anni della Roma repubblicana in quel territorio dove recenti studi archeologici segnano il confine tra i due popoli italici: i Sabini e i Vestini, presenti nella conca fra le catene del Gran Sasso e del Sirente-Velino. I due nuclei originari dell'Aquila erano quelli di Amiternum (San Vittorino) e Forcona di Civita di Bagno, abitati già dal VII secolo a.C.

Nel suo territorio, nei secoli successivi, si snodava la Claudia Nova, via che dalla città sabina di Amiternum - patria di Caio Crispo Sallustio - congiungeva la città vestina di Peltuinum di Prata d'Ansidonia e quindi Aufinum (Ofena), nei cui pressi circa 70 anni fa veniva rinvenuta la statua in pietra di Nevio Pompuledio (VI secolo a.C.), meglio nota come Guerriero di Capestrano. La figura poggia su un piedistallo ed è sorretta da due pilastrini laterali, sui quali sono incise delle lance. Sul sostegno di sinistra vi è un'iscrizione in lingua sud picena, un'unica riga di testo con verso dal basso in alto e parole separate da punti: MA KUPRí KORAM OPSÚT ANI{NI}S RAKINEL?ÍS? POMP?[ÚNE]Í. Il senso del testo è stato ipotizzato come Me, bella immagine, fece (lo scultore) Aninis per il re Nevio Pompuledio (Adriano La Regina) o, più cautamente come fece (fare) Aninis per Pomp? (Calderini et al. 2007).[1] Il guerriero è probabilmente raffigurato morto, come suggeriscono la maschera facciale e i sostegni. Si trattava probabilmente della statua posta come segnacolo sulla tomba regale.

Infine tale via si congiungeva con la Tiburtina Valeria (entroterra pescarese) e l'Adriatico. In un'area dove i popoli italici preesistenti alla nascita di Roma vantavano una fiorente civiltà, come per le necropoli di Paganica-Bazzano e Fossa, con i reperti rinvenuti nell'ultimo decennio (dozzine di tombe a tumulo e a camera risalenti fino al XII secolo a.C.) testimoniano gusti raffinati e relazioni che andavano ben oltre i confini dei Piceni, lungo le vie dell'ambra. Molto interesse hanno destato le affinità tra il Guerriero di Capestrano e le statue funebri di principi guerrieri rinvenute nei pressi di Francoforte sul Meno in Germania, a Glauberg e Hirschlanden (Guerriero di Hirschlanden), per le fattezze meno raffinate di quelle espresse in Nevio Pompuledio, come per il contesto del rinvenimento in tumuli circolari.

Età romana: nascita di Paganica (I secolo d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Diverse le ipotesi degli storici sulle origini di Paganica. Una di queste si fonda sul rinvenimento nell'agro paganichese d'una iscrizione lapidea "JOVI PAGANICO SACRUM"; altre ipotesi l'accostano al vocabolo latino pagus, dunque villaggio. Alcuni reperti lapidei con iscrizioni, presenti nella basilica di San Giustino e nella Villa Dragonetti, come nel Museo Nazionale al Forte spagnolo dell'Aquila, illustrano la vita nella Roma repubblicana ed imperiale. Due di questi, i cippi di Caius Curtilius e di Caius Festus, sono ben piantati in uno degli ingressi della villa ducale di Paganica. La basilica di San Giustino, gioiello d'arte romanica (VIII-XII secolo), reca nelle sue architetture testimonianze di pregevole fattura, reperti recuperati con ogni attendibilità dai relitti di preesistenti costruzioni nell'area. D'altronde, non lontano dalla basilica, sul colle di Cadicchio, si ritiene fosse situata la città di Cutina, espugnata e distrutta nel 430 a.C. dal console romano Junio Bruto Sceva, come lo storico Tito Livio riferisce in uno dei suoi libri. Nel medesimo territorio, nell'anno 281 d.C., San Giustino – patrono di Paganica – arriva da Siponto e vi predica: alla sua evangelizzazione, ed a quella dei suoi familiari, poi tutti martirizzati cinque anni dopo, si deve l'insediamento del cristianesimo nella conca vestina.

Età protocristiana (II secolo d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Immagine di Georg Heinrich Busse della vecchia Cattedrale di San Massimo a Forcona

Con l'indebolimento dell'Impero Romano, Paganica, assieme ad Amiternum e Forcona, viene colonizzata dai primi cristiani. Città principale dello sviluppo nel II secolo è Forcona romana di Civita di Bagno, dove predica San Massimo, immediatamente martirizzato e canonizzato. Dagli antichi templi pagani vengono recuperati i materiali per la costruzione delle chiese. Un esempio sono i resti cospicui della vecchia Cattedrale di San Massimo a Forcona, sede della diocesi, spostata nella nuova Cattedrale in piazza Duomo all'Aquila nel 1257.

Presso Paganica si sviluppò il santuario della Madonna d'Appari, e successivamente la chiesa di Santa Giusta di Bazzano. Ad Amiternum nel VI secolo fu costruita la chiesa di San Michele Arcangelo con le relative catacombe cristiane, restaurata nel 1000.

Primo Medioevo: sviluppo di Paganica (XII secolo - XIV secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Al periodo bizantino si fanno risalire le origini di numerose ville o fare (contrade) intorno a Paganica, come numerosi atti notarili provano fossero abitate sin da quei tempi. Negli anni della dominazione longobarda si definisce la struttura urbana con l'agglomerazione delle ville esistenti, a motivo di maggior difesa. Scarse le documentazioni risalenti agli ultimi secoli del I millennio. Nel Chronicon Farfense, nell'anno 981, Paganica compare in un diploma dell'imperatore Ottone I all'abate Giovanni III. Più ricorrente è il rinvenimento di fonti nel periodo normanno. Fatto gli è che nel XII secolo Paganica è il maggior centro della conca, ove convergono interessi e mercati che contribuiscono a renderla sempre più popolosa, tanto da consentirle di mettere a disposizione delle Crociate ben 18 cavalieri e 36 serventi. La sua posizione di privilegio, esposta a mezzogiorno alle falde del Gran Sasso, in un'area ricchissima d'acque sorgive, rende forte la sua economia fondata su un agro seminativo irrigabile tutto l'anno e con colture differenziate, sulla presenza di vari mulini, concerie e gualcherie, cartiere e ramerie. Forte incidenza hanno le produzioni agricole, ortofrutticole e dello zafferano, ma soprattutto il vastissimo territorio di montagna per gli alpeggi estivi delle greggi e del bestiame.

Fondazione dell'Aquila (anno 1254)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fondazione dell'Aquila e Quarti dell'Aquila.
Chiesa di San Pietro a Coppito.

Nel 1254, Paganica partecipa alla fondazione dell'Aquila, la civitas nova, con i 99 castelli della tradizione (ma in realtà furono una settantina), ciascuno realizzando sul sito assegnato il proprio quartiere, con chiesa piazza e fontana, insomma con i segni distintivi del borgo di provenienza. Ne sono valido esempio le mura dell'Aquila con le porte dedicate a Bazzano, Paganica, Collemaggio ecc. oppure le chiese intitolate a San Pietro a Coppito, Santa Maria Paganica, San Biagio d'Amiterno.

Sorge dunque L'Aquila, in base al diploma di fondazione concesso da Corrado IV di Svevia. Paganica vi si realizza in scala con la rilevanza della comunità d'origine: nel suo quartiere la chiesa di Santa Maria Assunta (poi Santa Maria Paganica) assume per la sua imponenza il rango di tempio capoquarto, ma anche una seconda ne costruisce a distanza di pochi metri, la parrocchiale di San Giustino, poi divenuta San Martino di Chiarino. Nella storia della nuova città Paganica conquista subito un ruolo significativo ed un cordone ombelicale ne lega profondamente le sorti. Anche se, occorre riconoscere, essa tende sempre a conservare, quasi con gelosia, una propria autonomia sia nel processo d'inurbamento che nei rapporti dialettici tra il castrum e la città. L'Aquila è città particolare, unica nel Medioevo italiano, nata non per una casualità ma per progetto - ed il quarto di Santa Maria Paganica, più degli altri, ne è prova per la qualità dell'impianto costruttivo - secondo un disegno armonico che non trova precedenti nella storia dell'architettura urbana.

Secondo Medioevo: la guerra tra Angioini e Aragonesi (XIV secolo - XV secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del Quattrocento due sono gli eventi di spessore: l'autorizzazione del re Ferdinando d'Aragona d'istituire all'Aquila uno Studium, similmente agli atenei già sorti a Bologna, Siena e Perugia, e la nascita della prima stamperia, nel 1482, grazie all'opera di Adam Burkardt di Rottweil, allievo di Gutenberg. Ricca è la fioritura culturale e l'impulso alla conoscenza impresso dalla diffusione dei libri a stampa. Se da un lato, in questo scorcio di secolo, la città conosce risultati di rilievo, specie nel settore produttivo e commerciale della lana lavorata a panno (gli stessi fiorentini, che nel settore sono maestri, ben si prodigano d'insediarsi all'Aquila per meglio curare in loco l'acquisto della pregiata lana carfagnana, mentre i Medici rileveranno l'intero borgo di Santo Stefano di Sessanio sempre con il medesimo scopo), si allentano però gli stretti legami tra la Città ed i castelli del Comitatus Aquilanus. In diverse occasioni il disagio era sfociato in subbugli, talvolta assai cruenti, ma comunque domati e presto rientrati.

La Guerra dell'Aquila: assedio di Braccio da Montone (1423)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Braccio da Montone e Guerra dell'Aquila.
Il castello di San Pio delle Camere, che riporta ancora i danneggiamenti di Braccio da Montone.

In quest'anno il condottiero umbro Braccio da Montone, a capo di un folto esercito mercenario parteggiante per Alfonso V d'Aragona, pretendente al trono del Regno di Napoli, marcia contro l'Aquila, schierata al fianco dei sovrani Angioini e di Papa Martino V. Braccio da Montone volle punire l'oltraggio di infedeltà ed iniziò l'assedio distruggendo tutti i "99 Castelli Fondatori" della città. Esempi sono i castelli di San Pio delle Camere, Ocre e Fossa, che riportano ancora i gravi danneggiamenti, benché oggi consolidati e visitabili. Anche Paganica e Bazzano sono saccheggiate, e le chiese bruciate.

Braccio da Montone tenne per numerosi mesi la città sotto assedio, accampandosi sotto le mura medievali, presso la piana di Collemaggio, cercando di prendere la città per fame, tagliando i viveri. Ma la popolazione fu raggiunta dal condottiero Jacopo Caldora, che dette man forte alla città, sconfiggendo il Montone, che morì nell'assedio.

Età moderna: dal Cinquecento al Seicento (XVI secolo - XVII secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Xilografia del portale della chiesa di Santa Maria Assunta a Paganica.

Altre incrinature con gli Aragona avvengono nel 1528, quando i moti assumono dimensioni di vera sollevazione popolare, solo infine rivolta contro il dominatore spagnolo, subentrato agli Angioini nel 1442. Ma la causa scatenante gli storici l'attribuiscono al latente conflitto tra i cittadini intus moenia, che tendono ad accrescere i propri privilegi sul demanio, con i villici del contado, sempre più vessati da tassazioni esose. In questa sollevazione il primo moto di ribellione è a Paganica. È proprio Paganica, insieme a Pizzoli, ad attizzare e guidare la rivolta. La città diviene campo di battaglia. Ma la lotta è impari e viene repressa nel sangue dagli Aragonesi. Durissime le conseguenze disposte dal viceré Pietro da Toledo: costruzione a totali spese degli aquilani di un'imponente fortezza ad reprimendam audaciam aquilanorum. Parte della cinta muraria con la porta di Paganica, nonché l'intero quartiere d'Intempera (Tempera), vengono demoliti per fare spazio alla nuova costruzione, come demolite sono tutte le scale esterne delle abitazioni della città per l'approvvigionamento del pietrame di prima necessità per l'edificazione del forte, su progetto dell'architetto militare Pirro Luis Escrivà, già ideatore di Castel Sant'Elmo a Napoli. Tutta la popolazione maschile viene arruolata al lavoro obbligatorio ed una tassazione spietata costringerà la civica amministrazione a ricorrere al credito dissanguandosi e segnando la fine del suo splendore.

Come se tutto ciò non basti, L'Aquila viene privata del suo immenso demanio su cui ha fondato le fortune civiche. Esso è consegnato a baroni e comandanti militari, demolendo quella che per tre secoli è stata la vera forza della città territorio: il forte legame tra cittadini fuori le mura con quelli della città. A nulla valgono i viaggi a Ratisbona (Regensburg, in Germania) del sindaco Mariangelo Accursio per implorare Carlo V d'Orange affinché revochi la decisione di disperdere la demanialità. Ma sebbene il re lo prometta, mai si determinerà fattivamente nel senso sperato dagli aquilani. E così Paganica viene consegnata al capitano spagnolo Roderigo de Arzes, come gli altri castra ad altrettanti baroni. Anch'essa passa quindi di mano in mano, nel corso dei due secoli successivi, alle famiglie Carli, Carafa, Caracciolo, Vitelli, de Torres e Mattei per finire, intorno alla metà del Settecento, ad Ignazio Di Costanzo. Quest'ultima famiglia, ad ostentazione del titolo ducale, vi erigerà una splendida villa su disegno dell'architetto Mattia Capponi, con giardino all'italiana di pregevole fattura, andato distrutto nel secolo scorso.

Crisi del dominio aquilano e il terremoto del 1703[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terremoto dell'Aquila del 1703.
Il Duomo dell'Aquila, nella costruzione attuale, avviata nella metà del '700.

Con la dilapidazione del demanio inizia per L'Aquila un declino inarrestabile. Ad una crisi economica profonda e progressiva, nonché all'appannamento del ruolo politico, si aggiungono altre terribili tragedie, come la pestilenza del 1656 che decima la sua popolazione e che ha effetti drammatici anche per Paganica. Poi, il 2 febbraio 1703, anche un terremoto gravissimo con circa 6000 morti, che agli aquilani cambia persino l'indole. Medesima distruzione subisce Paganica dal sisma, compreso il parziale crollo della chiesa di Santa Maria del Presepe, sorta nel 1605 sul sito del castello già raso al suolo dal Camponeschi, per iniziativa del vescovo locale Giuseppe de Rubeis.

Un dramma, come mai era capitato in un territorio sismico che tanti cataclismi aveva conosciuti. Le stesse insegne civiche vengono cambiate da quel giorno di Candelora. Gli antichi colori municipali, bianco e rosso, vengono da allora mutati in nero e verde, in segno di lutto e di speranza. Ancor oggi il carnevale all'Aquila entra più tardi, sempre dopo il 2 febbraio, a memoria di quel disastro. Monumenti importanti come la Cattedrale di San Massimo, la facciata della Basilica di San Bernardino e il corpo centrale della Basilica di Santa Maria di Collemaggio furono profondamente cambiati. La Cattedrale fu completamente rasa al suolo e ricostruita in forme neoclassiche, così come la facciata di San Bernardino, mentre Collemaggio fu adornata di elementi barocchi per coprire le falle dei crolli.

Dall'Unità d'Italia alla fine del ventennio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grande Aquila.
Evoluzione della Grande Aquila
La suddivisione del "contado aquilano" dopo l'annessione al Regno d'Italia.
L'annessione dei comuni limitrofi al comune di Aquila degli Abruzzi per la creazione della "Grande Aquila"; Pizzoli conserverà buona parte del suo territorio ma perde la frazione di San Vittorino.
La situazione nel dopoguerra: Lucoli riconquista l'autonomia, Pizzoli perde definitivamente il territorio di San Vittorino.

Con l'abolizione del feudalesimo nobiliare e la decadenza dei suoi diritti, anche Paganica si riorganizzò come istituzione retta da un sindaco e da un consiglio comunale. Nel 1816, con la restaurazione del Regno di Napoli e in ragione della popolazione, Paganica venne elevata a capoluogo del circondario, con l'aggregazione delle contrade di Onna, Bazzano e Tempera. Inoltre Paganica ospitava una Regia Curia di Giustizia e di Pace. Nel corso del Risorgimento, anche a Paganica venne fondata una società patriottica segreta, attiva nel contrastare i sostenitori borbonici. L'amnistia del 21 ottobre 1860 mise fine alla prigionia dei patrioti detenuti. Il 2 gennaio 1927 il Re Vittorio Emanuele III emanò il Decreto n. 1 sul riordino delle circoscrizioni provinciali, allo scopo di meglio adeguarle alle esigenze dei servizi. La legge istituì nuove province, tra le quali quelle di Pescara e di Rieti (volute dai potenti gerarchi fascisti Giacomo Acerbo e Ludovico Spada Veralli Potenziani), sottraendo diversi Comuni alla Provincia dell'Aquila quali quelli della Valle del Tirino e del circondario di Cittaducale. Il rischio che Aquila perdesse il suo primato regionale, spinse l'allora podestà Adelchi Serena a impegnarsi nel progetto riparatore della Grande Aquila, con l'intento di arginare il nuovo polo pescarese.[2] Serena, inoltre, intese dar corpo a un'ambiziosa e vasta operazione urbanistica capace di proporre la città come attrattore sportivo e turistico. Per realizzare la Grande Aquila, Serena chiese l'aggregazione, peraltro d'autorità, al Governo (4 marzo 1927), di otto comuni limitrofi (Arischia, Bagno, Camarda, Lucoli, Paganica, Preturo, Roio, Sassa e San Vittorino, quest'ultima frazione di Pizzoli) la cui popolazione totale raggiungeva ventottomila abitanti contro i ventiquattromila di L'Aquila. In particolare Paganica contava 6.266 abitanti. L'annessione avvenne il 29 luglio 1927 (R.D. n.1564)[3] e il 5 settembre il podestà fece affiggere un manifesto che recitava “Concittadini, L'Aquila, Sovrana degli Abruzzi, in un possente fremito di ala, riprende il volo superbo sulle tracce delle glorie antiche e delle speranze nuove, simbolo vittorioso delle audacie guerriere della Stirpe”. Inoltre esprimeva: Aquila avrebbe portato la civiltà in tutto il contado, lo sviluppo e il progresso sarebbero finalmente arrivati in quelle terre. Fece così apparire i comuni rurali come incapaci di amministrarsi autonomamente, poiché privi di risorse sufficienti. L'impegno finanziario per la creazione della Grande Aquila comportò una gravosa esposizione debitoria. Intenso e sistematico fu il prelievo tributario dai centri aggregati, quattro o cinque volte quello precedente. Dopo la sollevazione del 1930, da parte dei comuni soppressi, la più veemente protesta si registrò nel 1934 a Paganica, dove diversi abitanti, dopo scontri con la forza pubblica, furono arrestati. Nello stesso anno si costituì il movimento autonomistico per la ricostituzione del Comune soppresso, ai sensi del Testo unico della legge comunale e provinciale (R.D. 3 marzo 1934),[4] prontamente represso dal nuovo podestà Gianlorenzo Centi Colella, uomo di fiducia di Adelchi Serena. Nonostante le assicurazioni del Prefetto, continuò la demolizione dell'identità e della dignità degli ex comuni, con la soppressione degli uffici del Dazio e di Conciliazione; a Paganica fu soppressa anche la Pretura.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1943 Paganica fu occupata dai nazisti e il 12 settembre, quattro giorni dopo l'armistizio, la vallata del torrente Raiale venne percorsa dalla colonna tedesca che partecipò all'operazione "Quercia" con lo scopo la liberazione di Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso d'Italia. Fra l'altro, temendo una reazione ostile da parte di uomini della Resistenza, soldati tedeschi a mitragliarono la bombarda (un vecchio reperto bellico della Grande Guerra) che si trovava davanti al monumento ai caduti, ferendo una donna.

I tedeschi si stabilirono poi in paese occupando con una loro guarnigione il Rione S. Antonio, alcune case private e le chiese della Concezione e del Castello, il convento dei Frati Minori, il palazzo Ducale e il palazzo Dragonetti. Durante la guerra Paganica non subì comunque bombardamenti e nel dopoguerra vide un nuovo sviluppo.

Dalla nascita della Repubblica a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Terminata la seconda guerra mondiale la voglia di autonomia riemerse e nel 1945 si formò il Gruppo di agitazione per l'autonomia di Paganica. Tale iniziativa, portata avanti per tre anni, fu fatta fallire da ostacoli posti in essere dal potere politico; in particolare il deputato della Repubblica, Vincenzo Rivera, aquilano, scrisse una lettera privata all'amico Edmondo Cossu, direttore generale del Ministero dell'Interno, con la quale pregava di soprassedere alla ricostituzione del Comune di Paganica, nonostante la favorevole delibera della Deputazione Provinciale. In questo periodo solo Lucoli riuscì a riappropriarsi dell'autonomia comunale. Un successivo tentativo si ebbe nel 1951, ma anche quell'occasione andò perduta a seguito dell'opposizione di politici aquilani. Poi, gli autonomisti paganichesi, appellandosi alla legge 15 febbraio 1953 n. 71,[5] che permetteva la ricostituzione dei comuni soppressi, videro l'opposizione degli amministratori del Comune dell'Aquila. Così Paganica restò Delegazione del Comune dell'Aquila.

Il 23 settembre 1987 nacque il Comitato civico per la ricostituzione del soppresso Comune di Paganica, al quale aderirono numerosi cittadini e l'intero Consiglio della decima Circoscrizione del Comune dell'Aquila.[6] La richiesta della ricostituzione, nel rispetto della normativa, fu presentata al Consiglio Regionale il 23 dicembre 1989. In esecuzione della delibera del Consiglio Regionale del 6 febbraio 1990, furono fissati per il 10 giugno dello stesso anno, i referendum consultivi per Paganica e Arischia. Da notare che l'8 giugno fu approvata la legge 142/90 sulla Riforma delle Autonomie Locali il cui art. 11 stabilisce in diecimila abitanti la soglia minima per l'istituzione dei nuovi comuni (la legge fu però pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in data 12 giugno 1990).[7] Nonostante la campagna mediatica avversa, il referendum fu svolto e ottenne una percentuale di consensi che per Paganica fu del 90% dei votanti. Tuttavia la legge 142/90 fissa in diecimila abitanti il numero minimo per la costituzione di un nuovo comune, ma Paganica chiedeva la ricostituzione del comune. In questa cornice di leggi dello Stato e di esiti referendari, il Presidente della Giunta regionale fu chiamato a decidere se le autonomie richieste fossero legittime. Per questo motivo la Giunta regionale dette incarico a un legale di fiducia, l'avvocato Marco Di Raimondo, di formulare un parere in merito e questi propose di non dar corso alle richieste di autonomia. Allo stesso tempo, la Segreteria operativa, ebbe un incontro con il Prof. Livio Paladin (già Presidente della Corte Costituzionale) che suggerì il giurista Sabino Cassese a cui rivolgere la vexata quaestio sulla rivendicata autonomia. Cassese evidenziò, con parere contrario a quello del Di Raimondo, che la legge 142 non impediva la ricostituzione del Comune di Paganica, visto che la disciplina di cui alla legge 71/53 (legge per la ricostituzione dei comuni soppressi dal regime fascista) era speciale rispetto alla normativa generale. Tale legge richiedeva quindi una abrogazione esplicita che nei fatti non sussisteva. Furono acquisiti anche altri pareri dai giuristi: Bruno Porreca, Alfonso Quaranta e Raffaele Iannotta, i quali erano analoghi a quello di Cassese. La Giunta regionale sospese quindi il giudizio precedente e incaricò il Prof. Franco Gaetano Scoca per una consulenza chiarificatrice. Il parere pro veritate espresso nel giugno 1991 era favorevole al ripristino dell'autonomia di Paganica e Arischia in quanto beneficiarie della normativa speciale rappresentata dalla legge 71/53, come già acclarato in precedenza da Cassese. Dopo una serie di sospetti rinvii, il 12 dicembre 1991 la Giunta deliberò, con la sola astensione dell'assessore democristiano Giuseppe Lettere, di porre all'esame del Consiglio un disegno di legge per la proposta di ricostituzione dei Comuni soppressi. Intanto il centro studi Pragmata (la cui esistenza era nota a pochissimi e riuniva molti politici aquilani) inviò una lettera al Ministero il 10 dicembre 1991 “… ravvisando che la Regione Abruzzo stia perpetuando una palese violazione del diritto…” Seguì un'inconsueta pronta risposta del Ministero, (a firma del dott. Riccardo Malpica), il 12 dicembre che, con pochissime righe, escludeva la possibilità di ricostituzione dei Comuni di Paganica e di Arischia. Il “caso Pragmata” condizionò pesantemente il processo autonomistico. Il 5 marzo 1992 il Consiglio regionale approvò (con l'astensione del radicale Luigino Del Gatto) la legge regionale di ricostituzione. Prima della discussione in Consiglio, un corteo di oltre tremila cittadini a supporto dell'autonomia sfilò ordinatamente per le vie dell'Aquila. Per essere operativa, la legge regionale doveva passare al vaglio del Commissario di Governo, che l'avrebbe poi inviata, tramite il Ministero degli Affari Regionali, al Ministero dell'Interno, per la necessaria ratifica. La legge non trovò accoglienza. Il Governo, infatti, il 3 aprile 1992 la rimandò alla Regione che comunque la riapprovò all'unanimità il 18 giugno 1992. La legge fu poi riproposta al Commissario di Governo e da questi al Ministero dell'Interno. Il 5 luglio il Governo Giuliano Amato impugnò la predetta legge e la vertenza passò alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi in via definitiva e inappellabile. La Regione Abruzzo scelse come difensore l'Avv. Franco Gustavo Romanelli, cui furono forniti dati demografici e storici da parte della Segreteria operativa del Comitato. L'udienza venne fissata il 1° dicembre 1992 e furono ammessi ad assistere alla seduta solo alcuni rappresentanti del Comitato. Relatore della Corte fu nominato il giudice Enzo Cheli, che illustrò le motivazioni dell'udienza; di seguito presero la parola l'avv. Franco Gustavo Romanelli, che perorò la richiesta d'autonomia, e Franco Favara (dell'Avvocatura dello Stato e difensore del Governo), che riconfermò la posizione avversa all'autonomia. Egli asserì che “… il territorio di Paganica ospita la zona per gli insediamenti produttivi dell' Aquila; in tale situazione non sarebbe razionale riconoscere a nuclei di abitanti (che risulterebbero privilegiati rispetto agli altri cittadini) la possibilità di utilizzare per generico particolarismo uno strumento quale la - ripetesi abrogata - legge n.71 del 1953 …”. L'ultimo atto fu la sentenza, in epoca repubblicana, a nome del presidente della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, del relatore Enzo Cheli, del cancelliere Giuseppe Di Paola, emessa il 18 dicembre 1992, depositata in Cancelleria e resa pubblica nella G.U. del 5 gennaio 1993. Allo sconforto per l'esito della sentenza, si aggiunse poi il rammarico per la costituzione ex novo del Comune di Mappano, in provincia di Torino, che aveva all'epoca solo 7012 abitanti.

Con le sue antiche cinque frazioni (Bazzano, Onna, Pescomaggiore, San Gregorio e Tempera) Paganica è la X tra le dodici Circoscrizioni in cui è strutturato il Comune capoluogo dell'Abruzzo. Con i 7 030 abitanti residenti (al 31 dicembre 2004) è la più grande tra quelle che hanno avuto un'identità municipale (non quindi quartieri di nuova espansione). Il territorio della X Circoscrizione è ampio, si stende nella vallata e sale sin verso il Gran Sasso, con il suo demanio civico fino a quota 2 000.

I terremoti[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Concezione gravemente danneggiata dal terremoto del 2009
  • Nel terremoto del 9 e 10 settembre 1349 crollò la chiesa di Santa Maria di Paganica.
  • Il paese fu quasi distrutto dal terremoto del 1703 (dal 14 gennaio al 2 febbraio).
  • Il terremoto dell'Aquila del 2009 ha devastato il centro storico con lesioni e crolli parziali su tutti gli edifici, provocando due vittime. La chiesa della Concezione, qui a fianco, ha subito gravissimi danni in seguito alla scossa e attualmente è completamente inagibile.[8]. Al dicembre 2010 non è stato intrapreso alcun intervento di ricostruzione e recupero del centro[9].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Madonna d'Appari
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Madonna d'Appari.
Madonna d'Appari

Il trecentesco santuario della Madonna d'Appari, lungo la strada per Camarda e Assergi, incastonato nella roccia e quasi per intero affrescato tra i secoli XV e XVII, con un'interessante edicola in pietra con pilastri ribattuti ed archivolto modanato a ghirlande e fondo affrescato con una comunione degli apostoli attribuita a Pierfrancesco figlio di Francesco da Montereale. All'interno, a sinistra, grande tela del 1596 di Pompeo Mausonio con la Madonna del Rosario, incorniciata da 15 pannelli dei misteri.

Originariamente il santuario era costituito dalla sola struttura addossata al massiccio roccioso, probabilmente sul luogo di una preesistente edicola dedicata alla Madonna[10]; tra il XIV ed il XV secolo venne edificata la facciata e successivamente la struttura venne ampliata con la realizzazione delle aperture verso il torrente Raiale (1519), l'ingrandimento del corpo centrale (1559) e l'installazione, all'interno dell'edificio, del quadro realizzato da Pompeo Mausonio ed intitolato Madonna del Santissimo Rosario con i quindici misteri (1596)[11].

Nel 1944 la chiesa è stata risparmiata da due bombe inesplose durante un attacco dell'aviazione alleata[11]. Nel 1999 è stata sottoposta ad un restauro ad opera della soprintendenza che ha interessato soprattutto gli affreschi dell'interno. Successivamente, anche grazie al lavoro di volontari ed appassionati, è stata recuperata l'area antistante con la creazione di un percorso naturalistico adiacente all'edificio.

Ex Basilica di San Giustino al Cimitero
San Giustino

La basilica di San Giustino (VIII secolo-XII), monumento significativo del romanico abruzzese, tra i primi edifici sorti di Paganica; si trova nel cimitero di Paganica; i suoi castellani nel 1254 circa edificarono l'omonima parrocchia nel quarto di Santa Maria a L'Aquila, demolita poi nel 1930 per realizzare Piazza Chiarino. La basilica, sorta sul luogo di sepoltura del presbitero Giustino nei secoli IV-VI, fu rinnovata nel periodo longobardo-franco dai monaci di Farfa e poi di Casauria, quindi ricostruita compiutamente nel periodo romanico. Ha un organismo a tre navate, con copertura lignea, che termina con una monoabside, con arcate divisorie a tutto sesto su sostegni rettangolari e rotondi alternati. Sotto il presbiterio, una cripta monoabsidata.

Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in piazza Umberto I, ha una documentata origine longobardo-franca, anteriore all'incastellamento; si trovava fuori le mura; i suoi castellani di Paganica, intorno al 1308 edificarono l'omonima parrocchia nel quarto Santa Maria a L'Aquia, l'attuale chiesa capoquartiere della Beata Vergine Assunta, o "di Santa Maria Paganica". La facciata quadrangolare, datata 1655, in levigata cortina di conci, ha un solenne portale ed una balconata in ferro battuto sulla cornice marcapiano, usata per la suggestiva esposizione delle reliquie nella festa del patrono San Giustino. Sulla destra del portale, un lacerto scultoreo di pavoni del sec. XII reinserito nella tessitura lapidea. Due interventi fecero sparire la parrocchiale del 1195: il corpo architettonico generale con le cappelle e stuccature (1648-86) e le modifiche di tipo neo-borrominiano con la ricostruzione della volta (1786-89).

Chiesa di Santa Maria del Presepe

La chiesa di Santa Maria del Presepe, o San Giovanni del Castello, innalzata nel 1605 sulla sommità d'un colle, dal vescovo dell'Aquila Giuseppe de Rubeis, originario di Paganica, nel XVIII secolo, sopra l'antica cappella del castello andato in rovina, è una grandiosa fabbrica a corpo longitudinale innestato a corpo traverso sporgente e più alto. Tessiture murarie in pietrame, con ricche mostre nei due ornatissimi portali laterali. La facciata ha un significativo portale e rosone. All'interno, un cospicuo altare maggiore barocco seicentesco, in legno intagliato e decorato, composto in più piani di colonne tortili, trabeazioni e fastigi, che occulta il retrostante incavo absidale ottagono.

Chiesa della Concezione
Campanile della chiesa della Concezione

La chiesa della Concezione, sorta sul sito della più antica San Giovanni Battista, cappella dell'ospedale ivi esistente; si trova all'ingresso meridionale di Paganica, in via Fioretta. Passata nel 1771 in proprietà della confraternita della Concezione - da qui il nome - l'attuale chiesa si costruì nei cinque anni seguenti. Ha un impianto ellittico, con inconfondibili caratteristiche neo-borrominiane nell'invenzione architettonica. La facciata somiglia a San Carlo alle Quattro Fontane di Roma, per l'andamento ondulatorio concavo-convesso; ha un portale sovrastato da un architrave che somiglia al classico portale romanico aquilano, sovrastato da un finestrone centrale, e in cima da un campanile a vela, con architrave a timpano triangolare, davanti agli archi, dove è collocata una statua della Madonna. L'interno è decorato da stucchi e pennacchi presso la cupola circolare. La chiesa è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 2009, tanto da divenire presto uno dei simboli della devastazione all'Aquila; tuttavia è stata restaurata e riaperta nel 2018.

Chiesa di Sant'Antonio abate

Attualmente danneggiata dal sisma del 2009, si trova in via Pescomaggiore; per lo stile attuale risale al XVIII secolo, con un portale laterali rinascimentale. Il convento ospitava una sede distaccata del Museo archeologico aquilano "Santa Maria dei Raccomandati".

Chiesa di San Bartolomeo e convento delle clarisse

In via San Bartolomeo, nella zona orientale di Paganica; sorse nel XIII secolo come secondo monastero delle Clarisse dell'Aquila, nel XV secolo fu gestito dal monastero della Santissima Eucaristia a L'Aquila, o chiesa della Beata Antonia. Dopo il terremoto del 1703, la chiesa delle Clarisse di Paganica ospitava il corpo della Beata Antonia, spostato negli anni '60 nel monastero aqiulano, e ritraslato in fase provvisoria nuovamente a Paganica, causa i danni del sisma del 2009.

Chiesa dei Santi Angeli Custodi

Chiesa prefabbricata in legno e vetro, in via San Giustino, edificata subito dopo il terremoto del 2009, per ospitare le parrocchie inagibili di Paganica. Ancora oggi si conserva, e si continua ad officiare la messa.

Chiesa di San Pietro Celestino

Si trova lungo la strada per Pescomaggiore, risalente al XIII secolo: somiglia ad un eremo, e leggenda vuole che sorse sul luogo dove transitò Pietro da Morrone per arrivare a L'Aquila nel 1294, per essere incoronato pontefice come Celestino V.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Ducale

Di contemporanea edificazione della chiesa della Concezione è il prospiciente palazzo Ducale in piazza Umberto I, edificato per volere del duca Ignazio Di Costanzo, il quale con la preziosa residenza intendeva asseverare l'acquisito titolo nobiliare. L'imponente costruzione quadrangolare, progettata dall'architetto Mattia Capponi, si completava con un giardino all'italiana, fatto di aiuole ordinate e gallerie di bosso, andato distrutto dopo la seconda guerra.

Casa gotica del XIV secolo

Non lontano dal palazzo Ducale, in via degli Angeli, c'è la casa gotica, sec. XIV, con portale ogivale, sormontato da un cordolo lapideo tortile e due finestre.

Villa Dragonetti de Torres

Palazzo con giardino all'italiana, costruito a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento dalla famiglia Dragonetti de Torres. All'interno stucchi ornamentali e pitture murali con scene di caccia. Restaurato come struttura ricettiva di qualità, è classificato come dimora storica.

Palazzo Nannicelli

Situato in via Garibaldi e di edificazione cinquecentesca, si trova vicino alla Fontana di S. Antonio, nei pressi della chiesa omonima.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Fontana medievale di Borgo Fontevecchia

Nel centro dell'omonimo rione, c'è la fontana di Fontevecchia, quattrocentesca opera idraulica in pietra che incastona l'antico stemma della Paganica medioevale, oltre quello dei Baroni de Arzes. Nel paramento lapideo vi è inserita anche una pietra scolpita con una croce ad otto punte, risalente al XII secolo, che sembrerebbe accreditare una presenza dei Crociati a Paganica; d'altronde netto è il riferimento simbolico all'ordine dei Cavalieri di Malta. Il rinvenimento sembra accreditare una connessione con tal Moro, ovvero Mauro di Rainone, personaggio che nel 1109 donò alla chiesa di Santa Maria Assunta una consistente proprietà. Di qui viene quasi naturale cercare di dare una spiegazione al moro con la rosa in bocca, simbolo dell'antico castello di Paganica (e del Quarto di Santa Maria Paganica), e successivamente del municipio autonomo. Di iconografie e simbologie riferibili a Crociati o all'Ordine dei Templari è ricca l'architettura religiosa dei secoli XII e XIII nell'aquilano, oggetto di interessanti ricerche e speculazioni scientifiche (per esempio sulla basilica di Collemaggio), specie riferite al forte legame che Pietro del Morrone, poi papa Celestino V, ebbe con i Templari.

Falesia

Tra Paganica e Camarda, lungo la strada statale 17 bis, è posta una piccola falesia per la pratica dell'arrampicata sportiva, presso l'eremo di Appari.

Museo agricolo

A Paganica si trova un museo di 35 carri agricoli d'epoca in esposizione permanente, visitabile su prenotazione.[12]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Corsa del cappello[modifica | modifica wikitesto]

Corsa del Cappello

La corsa del cappello è una gara di corsa a staffetta in cui il testimone da scambiarsi è un cappello. Una simile competizione si svolgeva nei secoli passati durante la Festa di Sant'Antonio Abate (17 gennaio).[13] Molti anni fa la manifestazione rinasce e le squadre contendenti provengono dai quattro rioni storici del paese. Più recentemente, viene estesa alle frazioni dell’ex comune di Paganica. Da molti anni la gara si svolge verso la metà di luglio, all'interno di numerose manifestazioni.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato è attraversato dalla strada statale 17 bis della Funivia del Gran Sasso e di Campo Imperatore, che lo collega da un lato a L'Aquila e dall'altro alle pendici del Gran Sasso. Inoltre, in corrispondenza di Paganica, dalla statale si distacca la "diramazione A" che collega la frazione alla strada statale 17 dell'Appennino Abruzzese.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della frazione, nella sua parte più a valle, è attraversato dalla ferrovia Sulmona-L'Aquila, linea secondaria a binario unico e trazione diesel, che la serve con la stazione di Paganica, posta lungo la SS 17 a circa 3,5 km dal centro storico.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallavolo: Moro Paganica Volley[modifica | modifica wikitesto]

A Paganica, nel 2013 rinasce anche la Pallavolo. Con la squadra dal nome di Il Moro Paganica Volley, le ragazze del volley femminile vincono tutte le partite del campionato di I Divisione, salendo di categoria nel 2014. Attualmente milita nel campionato di Serie D ed è tornata dopo una lunga serie di anni dove l'avevamo vista sciogliersi.

Calcio: ASD Il Moro Paganica[modifica | modifica wikitesto]

Paganica è sede di una squadra di calcio (ASD Il Moro Paganica) che attualmente milita nel campionato di Prima categoria. Nata nel 1968, ha un passato in CND (attuale Serie D) ed è tornata nella stagione 2012-13 dopo il recente scioglimento.

Rugby: Polisportiva Paganica Rugby[modifica | modifica wikitesto]

Paganica vanta un'importante tradizione rugbistica. La Polisportiva Paganica Rugby è stata fondata nel 1969. Dopo la prima storica promozione nel campionato di serie B avvenuta nel 1978, il Paganica Rugby si è affermata nell'élite nazionale disputando per 4 anni consecutivi (dal 1988 al 1992) il campionato di serie A2. Attualmente la squadra milita nel campionato di serie B.

Equitazione: Centro Ippico Saint Just di Paganica[modifica | modifica wikitesto]

Piergiorgio Bucci, cavaliere vice-campione europeo e due volte campione italiano nella disciplina del salto ostacoli, è aquilano di Paganica ed ha iniziato la sua carriera agonistica nel Centro Ippico Saint Just di Paganica e nel Circolo Ippico Aterno de L'Aquila.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al di là del tempo - Il guerriero di Caperstrano e Mimmo Paladino, Sovrintendenza per i Beni Archeologici dell'Abruzzo.
  2. ^ Walter Cavalieri e Claudio Panone, La lotta per il ripristino delle autonomie comunali soppresse dal fascismo. Il caso Paganica. Proposte per il futuro del territorio aquilano., L'Aquila, Portofranco, 2017.
  3. ^ REGIO DECRETO 29 luglio 1927, n. 1564 - Aggregazione dei comuni di Camarda, Paganica, Bagno, Roio Piano, Lucoli, Sassa, Preturo, Arischia, e della frazione San Vittorino del comune di Pizzoli, al comune di Aquila degli Abruzzi, su normattiva.it. URL consultato il 31 ottobre 2021.
  4. ^ REGIO DECRETO 3 marzo 1934, n. 383 - Approvazione del testo unico della legge comunale e provinciale, su normattiva.it. URL consultato il 31 ottobre 2021.
  5. ^ LEGGE 15 febbraio 1953, n. 71 - Ricostituzione di Comuni soppressi in regime fascista, su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 31 ottobre 2021.
  6. ^ La decima Circoscrizione era composta da Paganica, Bazzano, Onna, Pescomaggiore, S. Gregorio, Tempera e le contrade di Cicchella e S. Antimo
  7. ^ LEGGE 8 giugno 1990, n. 142 Ordinamento delle autonomie locali, su gazzettaufficiale.it. URL consultato il 31 ottobre 2021.
  8. ^ Paganica, morte e crolli in convento, in Il Centro, 6 aprile 2009 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2009).
  9. ^ Notizia sul quotidiano Il Centro, 21 giugno 2010. URL consultato il 21 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 24 novembre 2011).
  10. ^ Santuario della Madonna d'Appari, su cultura.regione.abruzzo.it. URL consultato il 22 ottobre 2010.
  11. ^ a b Madonna d'Appari, su flickr.com. URL consultato il 22 ottobre 2010.
  12. ^ Carri d’epoca, su carridepoca.it. URL consultato il 14 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 1º settembre 2018).
  13. ^ Ercolino Iovenitti, Paganica attraverso i secoli, Sulmona (AQ), Tipografia Labor, 1973, SBN IT\ICCU\SBL\0593737.

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