Aschi

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Aschi
frazione
Aschi Alto
Aschi – Veduta
Panoramica di Aschi Alto
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Comune Ortona dei Marsi-stemma.jpg Ortona dei Marsi
Territorio
Coordinate 41°58′00.01″N 13°43′59.99″E / 41.96667°N 13.73333°E41.96667; 13.73333 (Aschi)Coordinate: 41°58′00.01″N 13°43′59.99″E / 41.96667°N 13.73333°E41.96667; 13.73333 (Aschi)
Altitudine 1 139 m s.l.m.
Abitanti 184[1] (2011)
Altre informazioni
Cod. postale 67050
Prefisso 0863
Fuso orario UTC+1
Targa AQ
Nome abitanti aschitani
Patrono Ss.Salvatore
Giorno festivo agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Aschi
Aschi

Aschi, o anche Aschi Alto, è una frazione abruzzese di circa 180 abitanti. Fa parte del comune di Ortona dei Marsi, in provincia dell'Aquila.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Situato sulla sommità del monte Civitella nella valle del Giovenco, domina a 1 139 m s.l.m. un pianoro attraversato dal fiume Giovenco. Aschi è la frazione più popolosa del territorio comunale, dista circa 5 chilometri da Ortona dei Marsi[2], 37 da Avezzano[2], 88 dall'Aquila[2] e 138 chilometri da Roma[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ponte stradale sul fiume Giovenco situato a valle del paese

La sua antica autonomia di universitas è rappresentata dal suo stemma a tre stelle d'argento in campo azzurro. Aschi è molto di più di una frazione di Ortona dei Marsi. Dei mille abitanti, alla vigilia del terremoto del 13 gennaio 1915, non ne rimasero che trecento, gli altri furono trovati cadaveri sotto le macerie delle case distrutte dall'immane flagello. Molti dei superstiti preferirono trasferirsi, in località Casali di Aschi ove possedevano terreni e casali sparsi in diverse località: a "Le Grette", "Le Grippe", "San Veneziano" e "Valtrona". Prima del terremoto i casali costituivano il soggiorno invernale per trovarsi sulle rive del lago del Fucino prima del suo prosciugamento avvenuto nel 1878[3].

Così, mentre Aschi Alto conta circa 180 abitanti, la località di Casali d'Aschi che nel 1948 venne aggregata al limitrofo comune di Gioia dei Marsi, da cui dista appena un chilometro, ha un numero di abitanti superiore[4].

Distrutto nel 299 a.C. dai consoli Marco Fulvio Petino e Tito Manlio Torquato i superstiti si rifugiarono nelle località limitrofe all'Asilo, denominate Puzzello, Vallefredda, Vallo e Vico-Albo, per poi stabilirsi nella località, cui venne dato il nome di Aschi. L'area più importante, Vico-Albo, fu distrutta e riedificata nella sua parte inferiore, con il nome di Vico che rimase disabitato dopo la peste dell'anno 1656. I pochi superstiti, dopo la metà del secolo XVII si riunirono ad Aschi ripopolando il borgo. Il territorio di Vico è ricordato anche dal biografo del Regno di Napoli, Lorenzo Giustiniani come località "raggiungibile attraverso il valico chiamato Farallo, pericoloso durante la stagione invernale tanto che il 22 febbraio 1731 vi trovarono la morte ben sette ragazze"[5]. Nel medioevo, intorno al borgo, venne stretta una cinta muraria dalla quale si levavano sette torri. Di alcune di queste sono ancora visibili i ruderi.

Intorno ad Aschi, gravitavano diversi castelli poi distrutti: Apamea, Altrano, Bozzano, Sant'Anzio. Nel 1173, come ricorda lo storico Anton Ludovico Antinori, il paese era feudo di Rainaldo, conte di Celano ed aveva una popolazione di ventiquattro capi di famiglia. Con il suo antico nome, Ascilum è citata nella bolla di Clemente III al Vescovo Eliano[6]. Viene ricordato invece, nel 1411, tal Nicolò d'Aschi possessore di feudi. Il vescovo dei Marsi, Angelo Maccafani, che guidò la diocesi dei Marsi dal 1446, provvide ad unificare i beni ecclesiastici di proprietà delle varie popolazioni riunite ad Aschi creando con questi la parrocchia del SS. Salvatore con a capo un arciprete. La bella chiesa dedicata al suo protettore, venne distrutta dal terremoto del 1915: al suo posto, ne è stata costruita una nuova che conserva una preziosa statua lignea del Ss.Salvatore.

Antonio Piccolomini, barone di Pescina, fu nel 1464, signore di Aschi, titolo che gli venne confermato dal re nel 1484. Nel XV secolo, periodo di sanguinose guerre tra gli Orsini ed il Colonna che ebbero vasta eco nella Marsica, ove le due famiglie possedevano estesi feudi, Aschi parteggiò per i Colonna e nell'anno 1442 Fabrizio Colonna per ricompensare gli abilissimi e coraggiosi frombolieri di Aschi che si erano battuti per lui, concesse agli abitanti il privilegio del pascolo senza pernottamento nella città di Marsia e nel "castello" di Venere. Nel 1591, Antonio Piccolomini, vendette la contea di Celano alla signora Camilla Peretti e dall'atto relativo si rileva che Aschi pagava annualmente per la colletta di Santa Maria Assunta trenta ducati, mentre per la balia e per la cera di Vico pagava sette ducati. Nel 1597 il paese contava oltre 500 abitanti che coltivavano grano, orzo e producevano anche olio da oliveti situati presso Casali d'Aschi, dato che il Lago del Fucino esercitava un'azione termoregolatrice sul clima (dopo il prosciugamento del lago Fucino le piante d'olivo sono per lo più scomparse).

Durante il XIX e il XX secolo gli abitanti del paese, tramite la sottintendenza di Avezzano, hanno chiesto invano il riconoscimento all'intendente di Aquila, il riconoscimento di una nuova autonomia amministrativa. Il terremoto della Marsica del 1915 causò qui circa 700 morti, pari al 70% della popolazione[7]. Dopo la tragedia anche il paese di Aschi è stato faticosamente ricostruito.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome di Aschi è stata al centro delle ricerche di alcuni storici. Diverse le ipotesi, tra le più accreditate c'è quella relativa al termine "Asylum", trasformatosi linguisticamente in "Ascilum". Altre ipotesi legano il toponimo a diversi termini latini: "Asilum", "Asciclum", "Aculum", "Aschium" ed "Asinio". Secondo alcuni studiosi deriverebbe invece dalla lingua accadica: "Ausghu" o "Agù" (Acqua) ed "El" (Alto), ovvero paese posto in alto sul corso del fiume Giovenco[8].
Un'altra ipotesi è stata avanzata dallo storico Terra-Abrami con l'etimologia tratta dalla lingua ebraica da "Esh-Ki" (Pignatta di fuoco) o da "Har-Ki" (Fessura di adustione) oppure da "Hasen" ed "Haschen" (Fumante), forse per la presenza di miniere di ferro, di filantrace terroso, legno nericcio e di nafta sallucida trasparente riportate nelle carte da diversi geografi[9]. Lo storico Andrea Di Pietro cita Aschi come sede dell'Asilo dei marsi[10]. In questo luogo si radunavano i marsi con il collegio dei sacerdoti feziali per prepararsi alla guerra e per la celebrazione di feste, riti e sacrifici, in onore della dea Bellona[11].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Santissimo Salvatore

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa del Santissimo Salvatore, dopo il sisma del 1915 è stata ricostruita più in basso alle porte del paese, nel 1932[12].
  • Resti della chiesa parrocchiale del Ss. Salvatore, distrutta dal terremoto del 1915 risulta preesistente al 1446.
  • Resti della chiesa di Santa Maria Valle Verde, distrutta intorno all'anno mille.
  • Resti della chiesa-fortezza di San Nicola.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Foto panoramica della Valle del Giovenco da Aschi Alto
  • Ruderi dei templi pagani dedicati alla dea Bellona.
  • Resti di tombe del II e III secolo a.C.
  • Resti della torre medievale.
  • Resti delle porte del paese.
  • Ruderi dei centri di San Leonardo, Santa Maria Valfreda e San Nicola.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno ad agosto si festeggia il santo patrono, Ss. Salvatore. Altre feste religiose sono quelle che si svolgono a luglio in onore di Sant'Antonio Abate e della Madonna delle Grazie[13].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Aschi è servito dalla strada provinciale n. 17 ed è collegato tramite la strada statale 83 Marsicana a Pescina e all'altopiano del Fucino in direzione nord e a Pescasseroli e alle località del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise in direzione sud. Strade sterrate collegano il paese a Venere dei Marsi e a Sperone.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Mountain bike[modifica | modifica wikitesto]

Una delle mete dei praticanti della mountain bike è il sentiero che si dirama da Aschi Alto per congiungersi dopo aver superato la fonte Davina alla torre di Sperone, situata in località valico delle forchette e al borgo abbandonato di Sperone Vecchio. L'antica mulattiera si ricongiunge alla strada statale 83 Marsicana che collega l'area fucense alle località del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati su Aschi, PortaleAbruzzo.com.
  2. ^ a b c d Distanza fornita da Google Maps: Percorso più veloce
  3. ^ Storia del comune, Comune di Ortona dei Marsi. URL consultato il 3 marzo 2017.
  4. ^ Dati su Aschi Alto, ItaliaInDettaglio.
  5. ^ Giustiniani
  6. ^ Bolla di papa Clemente III, Pereto.info (Copia settecentesca in Di Pietro, Agglomerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi, vol. I, Avezzano 1869, pp. 311-320).
  7. ^ Dati INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
  8. ^ Zazzara, pag.54
  9. ^ Terra-Abrami
  10. ^ Di Pietro
  11. ^ Storia della frazione di Aschi, PortaleAbruzzo.com.
  12. ^ Chiesa del Santissimo Salvatore, BeWeB.
  13. ^ Calendario delle manifestazioni, Valledelgiovenco.it.
  14. ^ Da Aschi a Sperone e viceversa, Valledelgiovenco.it. URL consultato il 15 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Muzio Febonio, Historiae Marsorum (libri tres), Michaelem Monachum, Napoli, 1678.
  • Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli (Vol.1), V. Manfredi, Napoli, 1797.
  • Andrea Di Pietro, Agglomerazione delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi, Tipografia Marsicana, Carsoli, 1869.
  • Federico Terra-Abrami, Sopra il difetto e l'importanza di una storia dei Marsi, Vecchioni, L'Aquila, 1876.
  • Federico Del Gusto, Marsica, viaggio nel tempo, Paolini Nobile editore, Avezzano, 1988.
  • Franco Zazzara, La Radice. The Root, Tipografia Renzo Palozzi, Marino (Roma), 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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