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Picciano

Coordinate: 42°28′32″N 13°59′22″E
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Picciano
comune
Picciano – Stemma
Picciano – Bandiera
Picciano – Veduta
Picciano – Veduta
Panorama
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Abruzzo
Provincia Pescara
Amministrazione
SindacoVincenzo Catani (lista civica) dal 16-5-2011 (3º mandato dal 5-10-2021)
Territorio
Coordinate42°28′32″N 13°59′22″E
Altitudine153 m s.l.m.
Superficie7,56 km²
Abitanti1 273[1] (28-2-2026)
Densità168,39 ab./km²
FrazioniCasette, Colletti, Colli, Fontanelle, Incotte, Le Piane, Pagliari, Piccianello, Riparossa, Pezzalonga
Comuni confinantiCollecorvino, Elice, Loreto Aprutino, Penne
Altre informazioni
Cod. postale65010
Prefisso085
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT068031
Cod. catastaleG589
TargaPE
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona D, 1 526 GG[3]
Nome abitantipiccianesi
Patronosan Vincenzo Ferreri
Giorno festivoPrima domenica dopo Pasqua
PIL(nominale) 18 mln [4]
PIL procapite(nominale) 13 702 [4]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Picciano
Picciano
Picciano – Mappa
Picciano – Mappa
Posizione del comune di Picciano all'interno della provincia di Pescara
Sito istituzionale

Picciano è un comune italiano di 1 273 abitanti[1] della provincia di Pescara in Abruzzo.


Geografia fisica

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Il territorio comunale, situato a un’altitudine di 153 m s.l.m., si trova nella media collina dell’Area Vestina della provincia di Pescara, e si estendende fino alla sponda destra del fiume Fino; è inoltre attraversato dal torrente Baricello e da numerosi altri corsi d’acqua minori a regime prevalentemente pluviale, tra i quali il fosso Mordaco [5] che ha origine nel territorio del comune di Penne.



Origini del nome

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Sull’origine del toponimo Picciano esistono diverse interpretazioni, riconducibili sia alla tradizione locale sia agli studi toponomastici di carattere linguistico. Secondo una leggenda di tradizione popolare, il nome del paese deriverebbe dalla presenza, in epoca antica o altomedievale, di un gruppo di pastori dediti al culto della dea Pithia. In tale contesto, il toponimo sarebbe sorto in un periodo compreso tra l’età romana e l’alto Medioevo; una forma intermedia del nome sarebbe Piczano, attestata in documenti medievali, tra cui una charta convenientiae dell’XI secolo.[6] Gli studi di toponomastica storica propongono invece un’origine prediale di età romana, inquadrabile nel più ampio sistema dei toponimi dell’area vestina e della Val Pescara terminanti in ‑ano. Secondo tale interpretazione, Picciano deriverebbe da un fundus appartenente a una gens romana, con riferimento al personale Peccius (gens Peccia) oppure, in subordine, Apicius (gens Apicia), da cui forme ricostruite come Peccianus o Apicianus. La forma medievale Piczano rappresenterebbe un esito romanzo intermedio, successivamente evolutosi nella forma moderna Picciano.[7] Questa ipotesi è coerente con i modelli di formazione dei toponimi prediali dell’Abruzzo centrale e con i processi fonetici dell’evoluzione dal latino alle parlate romanze medievali.[8]



Le prime tracce documentarie di Picciano risalgono al 1049, quando Bernardo, conte di Penne, donò terreni ed edifici per la fondazione di un’abbazia benedettina nel territorio. Il documento costituisce la prima attestazione dell’esistenza di un centro abitato denominato Picciano e rappresenta il terminus ante quem per la fondazione del paese.[9]

Particolare di Picciano e La Bella Addormentata

L’XI secolo fu un periodo caratterizzato da forte instabilità politica anche nell’area vestina; in tale contesto un ruolo centrale ebbe l’abbazia di Santa Maria, alla quale la storia di Picciano risulta strettamente legata.[9]

In quegli anni i signori locali facevano a gara nelle donazioni al monastero di San Clemente a Casauria. Bernardo, tra il 1051 e il 1063, come attestato dalla Charta Offersionis redatta dal notaio Azzone, donò oltre venti chiese al monastero di Picciano, da lui fondato e retto in quel periodo dall’abate Teodemario. Le donazioni comprendevano mulini sul fiume Fino, chiese, campane e feudi con uomini, donne e bambini al seguito.[9] La costituzione del patrimonio monastico avvenne tramite la creazione della chiesa di San Silvestro, dotata dei beni suddetti e successivamente donata a Picciano. All’abate di San Silvestro era imposto l’obbligo di offrire annualmente, nel giorno dell’Assunta (15 agosto), ventiquattro pizze e un porco all’abate di Picciano.[9] Ancora oggi la festa dell’Assunta è celebrata nella frazione di Piccianello, sebbene la chiesa dedicata si trovi nel centro di Picciano.[10]

Le vicende successive delle donazioni e delle permute coinvolsero Guglielmo Tascione (o di Tassone), Alberico, abate di Santa Maria di Picciano, e Benedetto, abate di San Giovanni in Venere. Nel 1084 ebbe luogo uno scambio di chiese: al monastero di San Giovanni in Venere passarono castelli e chiese nel territorio di Ilice, l’attuale Elice, mentre a Picciano fu assegnata la chiesa di San Panfilo a Spoltore. A tali accordi presero parte come garanti il conte Ruggieri, Roberto di Manoppello, il vescovo teatino Berardo, Eriberto vescovo di Penne e il priore della Maiella. Questi scambi risultarono nel complesso sfavorevoli a Picciano e vennero in seguito annullati.[9]

Uno dei leoni che si trovano ai lati del portale della Chiesa di Picciano e che provengono dall'antica Abbazia

La charta convenientiae documenta le proteste dell’abate Alberico, confermando nel contempo il ruolo di Santa Maria di Picciano come chiesa di comodo, utilizzata dai signori locali nelle loro controversie.[9] Nel 1110 Alberico fu comunque eletto abate di San Clemente a Casauria, posizione dalla quale poté esercitare un’influenza più incisiva sulle dinamiche territoriali.

Nel 1122 si verificarono ulteriori permute: Ruggero Tascione donò a Santa Maria di Picciano due feudi del monastero di San Paterniano, trasferendo però a San Clemente le rendite della chiesa di San Panfilo di Spoltore. Seguirono numerosi altri scambi e cessioni tra il 1139 e il 1145, legati in particolare al nuovo ruolo assunto dai vescovi e alla questione delle decime.[10] Nel 1144 l’abate Berardo cedette temporaneamente al fratello Rainaldo due feudi con i relativi coloni, imponendo obblighi di visite e oblazioni, nonché l’offerta di un pranzo a base di pane, carne e vino da destinare ai monaci nel giorno di sant’Egidio.[9]

In seguito, gli abati e i monaci di Picciano entrarono in conflitto con i vescovi Oderisio e altri presuli impegnati nel sostegno al potere papale, ma dovettero infine sottostare all’autorità normanna. Nel 1170 il re Ruggero II, tramite il giustiziere Oderisio di Paleria, confermò le donazioni e i privilegi concessi al monastero di Picciano da Gozzolino di Loreto.[11]

Il sistema di donazioni implicava anche il trasferimento di uomini, famiglie e intere comunità. Le vicende dell’abbazia proseguirono in modo alterno fino al privilegio concesso da Carlo V nel 1517, che sancì il passaggio del monastero agli Olivetani dell’Aquila.[10]

Non si conservano testimonianze rilevanti sui secoli compresi tra il XVI e la fine del XVIII, a indicare una progressiva perdita di importanza del centro.[8][10]

Picciano, veduta

Con il trasferimento dell’abbazia all’Aquila e l’incendio che ne causò la distruzione, il ruolo di Picciano nel territorio vestino subì un ulteriore ridimensionamento. Persistettero tuttavia istituti di origine badiale: fino al 1945 contadini ed allevatori furono obbligati al pagamento di un canone annuale alla parrocchia, noto come livello, forma di enfiteusi legata alle concessioni medievali dei Conti di Penne.[10]

Piccianello, veduta

Nel corso del tempo l’importanza di Picciano si ridusse e l’agricoltura rimase prevalentemente di sussistenza. Lo sfruttamento fondiario è testimoniato dalla presenza di numerose masserie e rapporti di mezzadria.[8] Alla fine del XIX secolo si registrò una svolta con l’affermarsi di una diffusa tradizione artigianale, in particolare nei settori della sartoria e della calzoleria, che favorì una nuova fase di sviluppo urbano. In quegli anni fu costruita una fornace, divenuta per lungo tempo una risorsa economica fondamentale, capace di attrarre manodopera dai centri vicini e di sostenere l’edilizia locale. Nel corso del Novecento la storia della fornace Patricelli si intrecciò strettamente con quella del paese: le sue fasi di crescita e di crisi ebbero dirette ripercussioni sull’occupazione e sull’economia locale. Con la chiusura dell’impianto, all’inizio degli anni ottanta, ebbe inizio un progressivo declino demografico ed economico.


«D'argento, alla banda ondata d'azzurro, sostenente un gufo posato al naturale. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Resti dell'Abbazia di Santa Maria Assunta in Picciano

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Il monastero fu fondato nel 1051 dal nobile pennense Bernardo di Bernardo, che vi insediò come primo abate il monaco Teodemario, che era anche custode della omonima chiesa attigua al Monastero[12]. L'abbazia, inizialmente indipendente e posta sotto la diretta giurisdizione del Papa, dipese poi dall'abbazia di San Clemente a Casauria, con la quale entrò in rivalità. Tra la fine dell'XI secolo e gli inizi del XII fu depredata dal conte normanno di Loreto Aprutino Guglielmo di Tassone e dai suoi capitani, che ne occuparono i terreni, ma nel 1109 il conte e sua moglie Anatolia la posero sotto la loro protezione, restituendole il maltolto e riconoscendo all'abate Alberico la facoltà di autodeterminarsi e di gestire autonomamente il ricco patrimonio fondiario originale[13]. Nel XIII secolo fu ampliata. Notizie riportano che fosse in stile romanico, come si evince dai bassorilievi dei Leoni rimontati nella chiesa parrocchiale di Picciano.

La distruzione del monastero avvenuta nel primo Novecento fu un evento traumatico per il paese non solo dal punto di vista economico-sociale ma anche dal punto di vista artistico; restano solo alcune tracce nei bianchi blocchi di pietra della Maiella, alla base della chiesa parrocchiale di Picciano, e nei due leoni ai lati del portale della stessa.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria del Soccorso

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Facciata della chiesa di S. Maria del Soccorso, Picciano

La chiesa parrocchiale di Picciano fu costruita nella prima metà dell'Ottocento; l'edificio a pianta longitudinale con mattoni a vista presenta un campanile lasciato a metà del suo sviluppo.

Facciata della chiesa di S.Rocco, Piccianello

Chiesa di San Rocco di Piccianello

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La chiesa di Piccianello è a navata unica e dedicata a san Rocco, anch'essa in mattoni a vista, presentava un interno a concezione gesuitica controriformistica in seguito demolita negli anni 1960.La facciata, anch'essa a mattoni, presenta quattro lesene che ne slanciano l'esigua struttura.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[14]

Uliveti innevati durante l'inverno 2006

Ha sede a Picciano il Museo delle tradizioni e arti contadine, un museo etnografico che descrive la vita della comunità piccianese nel passato preindustriale.

Banda musicale

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La banda di Picciano e, per un periodo piuttosto lungo a metà del Novecento, la banda di Piccianello, rappresentavano un punto di riferimento artistico di notevole interesse locale.

Tale tradizione musicale prosegue attraverso l'associazione bandistica amatoriale “Città di Picciano”, inserita dal 2011 nel "gruppo di interesse nazionale" dal tavolo nazionale per la musica popolare insieme al coro folkloristico della cittadina[15].

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1980 1985 Mario Di Marco lista civica sindaco
1985 1990 Mario Di Marco lista civica sindaco
1990 1995 Mario Di Marco lista civica sindaco
1995 1999 Mario Di Marco lista civica sindaco
1999 2004 Angelo Emidio D'Agostino lista civica sindaco
2004 2006 Giuseppe Guetta commissario prefettizio
2006 2011 Marino Marini lista civica sindaco
2011 2016 Vincenzo Catani lista civica sindaco
2016 2021 Vincenzo Catani lista civica sindaco
2021 in carica Vincenzo Catani lista civica sindaco


Tra il 2004 e il 2006, il comune è stato amministrato da un commissario prefettizio in seguito dell’annullamento delle elezioni amministrative del 12 giugno 2004 disposto dal TAR Abruzzo nell’ottobre dello stesso anno.[16]

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. 1 2 Lajatico è il Comune più ricco d'Italia. La mappa dei redditi degli italiani pre-pandemia, in Il Sole 24 Ore, 27 maggio 2021.
  5. Comune di Picciano, Piano Regolatore Generale, tavola D3.
  6. Tradizione storica locale riportata nelle fonti comunali e nella storiografia locale.
  7. Antonio Sciarretta, Il toponimo: Prediali, su Il Grande Sorpasso, 18 agosto 2017. URL consultato il 14 aprile 2026.
  8. 1 2 3 Andrea Staffa, Le campagne abruzzesi tra tarda antichità e altomedioevo (PDF), in Archeologia Medievale, XXVII, All'insegna del giglio, 2000, ISBN 9788878141896.
  9. 1 2 3 4 5 6 7 Alessandro Clementi, S. Maria di Picciano. Un'abbazia scomparsa e il suo cartulario sec. XI, L'Aquila, Japadre, 1º gennaio 1982, ISBN 978-8870060843.
  10. 1 2 3 4 5 Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, a cura di Chiara Zuccarini, Milano, Simonelli editore, 2013 [1784].
  11. Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, a cura di Chiara Zuccarini, sub annis XII–XIII, Milano, Simonelli editore, 2013 [1784].
  12. Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, a cura di Chiara Zuccarini, VI sub anno 1051, Milano, Simonelli editore, 2013 [1784].
  13. Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VII, Bologna, Forni Editore, 1971, sub anno 1109 sub voce "Picciano".
  14. Dati tratti da:
  15. Associazione Bandistica Amatoriale "Città di Picciano", su bandamusicale.it.
  16. TAR Abruzzo, Sezione staccata di Pescara, sentenza n. 846/2004 (R.G. n. 376/2004), annullamento degli atti elettorali del Comune di Picciano, 2004. Testo disponibile sul portale Giustizia Amministrativa.


  • Picciano, in Borghi e paesi d'Abruzzo, vol. 4, Pescara, Carsa Edizioni, 2008, pp. 62-72, SBN TER0031811.
  • Alessandro Clementi, S. Maria di Picciano. Un'abbazia scomparsa e il suo cartulario (sec. XI), L'Aquila, L. U. Japadre, 1982, ISBN 978-88-7006-084-3.
  • Charta offersionis (1051), rogata dal notaio Giovanni, indice 4, mese I, redatta in Penne, conservata nel cartulario dell’Archivio del Monastero di Santa Maria del Soccorso, L'Aquila, c. 1.
  • A. Lubin, Abbatiarum Italiae brevis notitia, voce «Picciano», p. 298.
  • F. Brunetti, Monumenta Aprutina, in schedis chartarum monasteriorum, p. 17 a t.
  • Chronicon Olivetanum, libro II.
  • Trasmondo, Storia di Penne, parte I, p. 74.
  • A. L. Antinori, Annali degli Abruzzi, vol. VI, Bologna, Forni Editore, 1971, s.v. anno 1051.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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