Arischia

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Arischia
Circoscrizione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
ComuneCoat of Arms of L'Aquila, Italy.svg L'Aquila
Territorio
Coordinate42°25′05.45″N 13°20′26.7″E / 42.41818°N 13.34075°E42.41818; 13.34075 (Arischia)Coordinate: 42°25′05.45″N 13°20′26.7″E / 42.41818°N 13.34075°E42.41818; 13.34075 (Arischia)
Altitudine860 m s.l.m.
Abitanti1 299 (31/12/2009)
Altre informazioni
Cod. postale67011
Prefisso0862
Fuso orarioUTC+1
Cod. catastaleA406
Nome abitantiArischiesi
Patronosan Benedetto 21 marzo
Giorno festivo21 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Arischia
Arischia

Arischia è una frazione del comune di L'Aquila. Dista 14 km a nord-ovest del capoluogo ed ha un'altitudine di 860 metri s.l.m. A sud-est è posto il territorio della frazione di San Vittorino, a ovest quello di Preturo, mentre a nord è posto il territorio del comune di Pizzoli. È attraversata dalla strada turistica denominata Strada maestra del Parco che sale al Passo delle Capannelle da località Cermone ed è una meta turistica estiva.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Arischia sono tuttora molto incerte, tuttavia reperti archeologici ne testimoniano l'esistenza già in epoca romana.

Epoca medievale: la guerra dell'Aquila[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente la località nota nel Medioevo con il nome di Ariscla nel XII secolo doveva essere situata più a nord a circa 2 km di distanza dall'attuale abitato, nei pressi della fortificazione esistente in periodo normanno a controllo del valico presso l'attuale passo delle Capannelle lungo il percorso che collegava la conca aquilana con il versante teramano[1], distrutta la quale venne successivamente ricostruita nel sito attuale.

Dopo la dissoluzione del contado aquilano di cui fece parte dal XIII al XVI secolo, passò come baronia ad alcune famiglie tra cui i Porcinari e gli Alfieri-Ossorio.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra dell'Aquila.

Epoca moderna: il decreto del 1927 e il 1947[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grande Aquila.

È stato uno dei borghi che contribuirono alla fondazione della città dell'Aquila e fino al 1927 è stato comune a sé stante.

Trattasi del Regio Decreto-legge del 29 luglio 1927 (anno V epoca fascista) numero 1564 che prevede la soppressione e l'annessione al comune di Aquila degli Abruzzi dei comuni di Arischia, Bagno, Camarda, Lucoli, Paganica, Preturo, Roio, Sassa, nonché la frazione di San Vittorino del comune di Pizzoli. Nel 1947 Lucoli dopo essere stato per 20 anni una frazione dell'Aquila fu il solo a riuscire a ritornare comune autonomo a differenza degli altri 7 comuni soppressi.

Secondo alcuni studi sarebbe stato originario del luogo lo scultore Silvestro de Ariscola vissuto nel secolo XV che lavorò al sepolcro di Maria Pereira moglie di Pietro Lalle Camponeschi nella basilica di San Bernardino.

Terremoto del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Arischia è uno dei borghi aquilani devastati dal terremoto del 6 aprile 2009. Nonostante non ci siano state vittime dovute a crolli di abitazione il borgo è stato in parte distrutto dal sisma. Numerose abitazioni nelle zone Fossato e Colle sono state abbattute in seguito ai danni strutturali riportati. La chiesa parrocchiale è profondamente danneggiata, la scuola elementare Ten. Crescenzo Taranta inaugurata nel 1958 è stata abbattuta. Riguardo ai dati della ricostruzione, la chiesa di San Benedetto è stata ricostruita nel 2015.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa abbazia di San Benedetto[modifica | modifica wikitesto]

Si trova in Piazza Duomo, ed è la chiesa principale. Risalirebbe all'VIII secolo, quando Benedetto da Norcia venne a predicare in Abruzzo per arrivare a Cassino, e il suo discepolo Sant'Equizio ne prese a cuore gli insegnamenti. Tuttavia la chiesa attuale fu ricostruita nel XII secolo, come riportato nel "Catalogus Baronum", precisamente citata nel 1157, edificata presso l'antica abbazia di San Benedetto, i cui sotterranei erano usati come cimitero civico. Fu modificata nei secoli a venire, specialmente dopo il terremoto del 1703, che danneggiò pesantemente l'edificio. In alcune fotografie storiche pre-1927, la facciata si presentava assai manomessa, con la parte superiore ricostruita in mattoni in cotto, rispetto alla pietra bianca della parte inferiore. Successivamente i lavori di ripristino tolsero il finestrone centrale, inserendovi un orologio, e anche la sommità in seguito venne modificata con un rialzo centrale terminante a spioventi.
La facciata ha una cortina muraria rifinita con conci di pietra legati con malta. L'assetto compositivo esterno, con parte centrale con il coronamento a spioventi, riflette l'organizzazione degli spazi interni a tre navate. Ciascuna delle tre divisioni della facciata mostra un rosone, eccetto l'oculo centrale in sommità che ospita l'orologio. La raffinatezza d'intaglio delle mostre lapidee di queste tre finestre induce a pensare all'eventuale presenza di trafori in pietra andati perduti per via di terremoti.
Alla base ci sono tre portali romanici, conservatisi perfettamente, con il tipico arco a tutto sesto e lunetta, in origine affrescata.

Durante i lavori del dopo terremoto 2009 alla facciata, tra le pietre smontate sono state ritrovate alcune che sul retro presentano iscrizioni e fregi; su una di queste c'è la scritta "sumptibus" a indicare il committente. Il reperto sarebbe stato asportato dal pavimento, tagliato e rifinito per essere utilizzato per la facciata, e alcuni storici pensano che il pezzo di pietra appartenesse al pavimento originale dell'abbazia. La facciata ha vissuto vicende alterne di ricostruzione, tra le quali il riutilizzo grezzo di altro materiale dopo il terremoto di Avezzano del 1915, e il successivo restauro del 1928.
La pianta longitudinale è a croce latina, con bracci del transetto sporgenti e abside rettangolare. L'interno a tre navate è stato completamente ricostruito dopo il terremoto del 1703 in stile tardo-barocco, mostrandosi in forme tuttavia tipicamente neoclassiche in seguito ad altri restauri. Poco c'è di interessante, se non alcune tele settecentesche e paramenti sacri medievali.
Il giorno della festa patronale di Arischia: il culto di San Benedetto si innesta sull'incrocio di due culture, quella cristiana e quella islamica delle donne saracene che trovarono riparto ad Arischia (VII sec) presso i benedettini dell'abbazia, tanto che la chiesa assunse la simbologia musulmano della mezzaluna e la stella, alle quali la cittadinanza aggiunse l'emblema della mano aperta, come simbolo benedettino.

Convento di San Nicola[modifica | modifica wikitesto]

Esisteva già dal 1248 e dipendeva dal monastero di Santo Spirito di Ocre. Nel 1303 il Priore di Santo Spirito, con bolla di papa Alessandro IV concesse l'autonomia al convento. Distrutto dal terremoto del 1349, fu ricostruito con finanziamento di Iacobuccio Gaglioffi di L'Aquila. Successivamente appartenne ai Padri Clareni, ai quali Celestino V aveva concesso l'autonomia dal suo Ordine, nel 1460 il monastero passò ai Frati Minori con intercessione di Pio II e Anton Battista Gaglioffi. Il muro conventuale fu ricostruito nel 1639, e venduto al comune nel 1944, e altre mura vennero restaurate dal 1824 al 1836, e fino al 1880 ospitarono le tombe dei civili di Arischia perché non esisteva un vero e proprio camposanto.

Il convento sorge fuori Arischia, composto dalla chiesa a pianta rettangolare e dal convento maggiore a pianta quadrangolare. La chiesa ha la facciata barocca, preceduta da un portico con arcate, l'interno è a navata unica, di matrice settecentesca, con un prezioso coro ligneo. Il convento è provvisto di un chiostro interno con arcate e pozzo centrale, ed è usato per i viaggi spirituali delle comitive.

Fontanile medievale[modifica | modifica wikitesto]

Fa parte dei resti delle mura che circondano il borgo. La fontana medievale si compone di tre arcate principali e altre secondarie, mentre la facciata è in stile rinascimentale con iscrizione latina e stemma della città Aquila.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

È sede del “Museo del Legno” presso il centro visite del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Luoghi di interesse naturalistico[modifica | modifica wikitesto]

  • Pineta di pini rossi sulla strada e pendii che conducono al Passo delle Capannelle;
  • a sud della frazione si apre una vasta area montana che tra boschi, cime e radure, attraverso una rete di sentieri e percorsi escursionistici giunge a L'Aquila, passando per le montagne di Aragno e Collebrincioni (Monte Stabiata) e con vista della dorsale occidentale-settentrionale del Gran Sasso.

Tradizioni e folklore[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno la seconda domenica di ottobre si tiene la tradizionale "Fiera di ottobre" con il palio dei rioni "Renzo Martellucci" giunto alla 29ª edizione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alfonso Forgione, I castelli di Ocre, Ariscola e San Vittorino (L’Aquila)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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