Palazzetto dei Nobili

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Palazzetto dei Nobili
Palazzetto dei Nobili.JPG
Il palazzo nel 2012, dopo il restauro.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàL'Aquila
Indirizzopiazza Santa Margherita
Coordinate42°21′04.68″N 13°23′50.64″E / 42.3513°N 13.3974°E42.3513; 13.3974Coordinate: 42°21′04.68″N 13°23′50.64″E / 42.3513°N 13.3974°E42.3513; 13.3974
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1708-1715
Stilemanierista
Usospazio espositivo e congressuale
Realizzazione
ProprietarioComune dell'Aquila

Il Palazzo della Congregazione dei Nobili — meglio noto come Palazzetto dei Nobili e, in precedenza, come Oratorio dei Nobili[1] — è un palazzo storico dell'Aquila.

A livello topografico costituisce il centro esatto della città dentro la cinta muraria; di questa particolarità si trova riscontro nel bassorilievo posto sul lato orientale dell'edificio, quello rivolto verso via delle Aquile e piazza del Palazzo, e realizzato dai gesuiti nel XVIII secolo[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Esempio pressoché unico di equilibrio tra architettura civile e religiosa[2][3], coerente quindi alle origini miste (papali e reali) della città, sorge sul luogo di una preesistente architettura rinascimentale, il Palazzo della Camera[4], che sino al Seicento costituì il centro della vita politica aquilana insieme all'adiacente Palazzo Margherita.

Nel 1601 Giulio de Spazzina fu inacaricato di ampliare il palazzo in direzione di piazza Santa Margherita per volontà della Congregazione dei Nobili, fondata due anni prima dal padre gesuita Sartorio Caputo[5], le cui spoglie sono conservate nella chiesa di Santa Margherita[1]. Proprio la costruzione della chiesa dei Gesuiti, cominciata nel 1636, consentì la trasformazione urbanistica della piazza con la chiusura di via Forcella, tra Santa Margherita e Palazzo Camponeschi, e la conseguente apertura di via Camponeschi con l'isolamento dell'attuale Palazzetto dei Nobili[1].

Il terremoto del 1703 danneggiò l'edificio risparmiandone la sola facciata[5], tanto che la Congregazione fu ospitata temporaneamente nei locali di disimpegno tra la chiesa di Santa Margherita e Palazzo Camponeschi che caratterizzavano via Forcella, strada poi scomparsa con la realizzazione della chiesa di Santa Margherita. Tra il 1708 ed il 1715 si procedette alla riedificazione del palazzo nelle fattezze attuali[6], in cui venivano eletti i camerlenghi[7].

La struttura ha riportato danni in seguito al terremoto del 2009 ed è rimasto inagibile per oltre tre anni, venendo riaperto al pubblico il 7 dicembre 2012 a seguito di un restauro interamente finanziato dalla Camera dei deputati che ha stanziato oltre un milione di euro per la causa[2]. Ha ospitato la sede del comitato per la candidatura della città a capitale europea della cultura[8] ed è attualmente utilizzato come spazio espositivo e congressuale a disposizione della cittadinanza.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Santa Margherita con Palazzo Margherita a sinistra e il Palazzetto dei Nobili a destra.

L'edificio, che costituisce anche urbanisticamente la propaggine orientale dell'antico Palazzo della Camera, al posto del quale è oggi il Palazzo Camponeschi, si staglia isolato su tre lati nella seicentesca piazza Santa Margherita, spazio per cui funge da quinta[3].

La facciata, in asse con l'androne di Palazzo Pica Alfieri con cui instaura un rapporto diretto[6], si presenta racchiusa da pesanti lesene in pietra e suddivisa sui due piani da una cornice marcapiano, anch'essa in pietra. Due aperture archeggiate, alternate da tre finestre ogivali, dividono lo spazio della facciata e immettono nel palazzo; al piano superiore, in asse con i portali sottostanti, sono presenti invece due finestre rettangolari alternate da tre nicchie arcuate. Il tutto è coronato da un cornicione di gronda. Frontale alla facciata, su un piedistallo, è la statua di Carlo II d'Asburgo da ragazzo, opera di Marcantonio Canini del 1675[9].

I due portali in facciata, insieme all'arco in via degli Scardassieri e ad un'apertura oggi tamponata su via delle Aquile, erano un tempo aperti e immettevano all'interno dell'edificio; il lato di via delle Aquile in particolare era strutturato probabilmente su una facciata porticata, eliminata nel rifacimento settecentesco[10]. All'interno, cui oggi si accede da un portone secondario sempre su via delle Aquile, è presente uno spazio di filtro che immette in una sala rettangolare con volta a carena su cornicione, ricca di decorazioni, quadri oltre che degli scranni lignei donati dal barone Falconio nel 1715[2][7]. Sulla parete di fondo è possibile ammirare l'Assunta di Girolamo Cenatiempo[11], già autore degli affreschi della basilica di San Bernardino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Orlando Antonini, pag.85
  2. ^ a b c d Il Centro, Palazzo dei Nobili, sì ai lavori [collegamento interrotto], su ilcentro.gelocal.it. URL consultato il 04-10-11.
  3. ^ a b Orlando Antonini, pag.87
  4. ^ Clementi, Piroddi, pag.110
  5. ^ a b AA.VV., p. 111
  6. ^ a b Clementi, Piroddi, pag.137
  7. ^ a b Dipartimento della Protezione Civile, Palazzo dei Nobil (PDF), su 151.12.58.154. URL consultato il 04-10-11 (archiviato dall'url originale il 20 gennaio 2012).
  8. ^ la Repubblica, L'Aquila, riapre il Palazzetto dei Nobili, su repubblica.it. URL consultato il 07-12-12.
  9. ^ Touring Club Italiano, pag.109
  10. ^ Orlando Antonini, pag.88
  11. ^ Orlando Antonini, pag.89

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., L'Aquila. Una città d'arte da salvare - Saving an Art City, Pescara, Carsa, 2009;
  • Orlando Antonini, Architettura religiosa aquilana, Todi (Pg), Tau Editrice, 2010;
  • Alessandro Clementi, Elio Piroddi, L'Aquila, Bari, Laterza, 1986;
  • Touring Club Italiano, L'Italia - Abruzzo e Molise, Milano, Touring Editore, 2005;