Giovanni Messe

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Giovanni Messe
Giovanni Messe.jpg
10 dicembre 1883 - 18 dicembre 1968
Nato a Mesagne
Morto a Roma
Cause della morte morte naturale
Religione Cattolicesimo
Dati militari
Paese servito Italia Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Arma Fanteria
Anni di servizio 1901 - 1947
Grado Maresciallo d'Italia
Guerre Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Campagne Campagna greco-albanese
Campagna italiana di Russia
Campagna di Tunisia
Battaglie Battaglia dei due fiumi
Battaglia di Petrikowka
Battaglia di Nikitovka
Battaglia di Chazepetovka
Battaglia di Natale
Prima battaglia difensiva del Don
Battaglia di Médenine

[senza fonte]

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Giovanni Messe

Governatore della Libia
Durata mandato 2 febbraio - 13 maggio 1943
Monarca Vittorio Emanuele III
Primo ministro Benito Mussolini
Predecessore Ettore Bastico
Successore occupazione britannica

Dati generali
Professione Militare
sen. Giovanni Messe
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Mesagne
Data nascita 10 dicembre 1883
Luogo morte Roma
Data morte 18 dicembre 1968
Professione maresciallo d'Italia
Partito PNM, PMP, DC
Legislatura IIa
Gruppo Democratico Cristiano, PNM / PMP
Regione Puglia
Collegio Brindisi
Pagina istituzionale
on. Giovanni Messe
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Mesagne
Data nascita 10 dicembre 1883
Luogo morte Roma
Data morte 18 dicembre 1968
Professione militare
Partito PDI, PLI
Legislatura IIIa, IVa
Gruppo PDI, PLI
Circoscrizione Roma
Pagina istituzionale

Giovanni Messe (Mesagne, 10 dicembre 1883Roma, 18 dicembre 1968) è stato un generale e politico italiano.

È stato uno dei più famosi generali italiani durante la seconda guerra mondiale, raggiungendo il grado di Maresciallo d'Italia e ricoprendo, nel periodo 1944-1945, l'incarico di Capo di Stato Maggiore Generale.

Messe può essere considerato l'unico militare italiano ad aver ricoperto tutti i gradi, da soldato semplice a maresciallo d'Italia. Fu un ottimo ufficiale, tenuto in conto anche dagli angloamericani; da alcuni considerato il miglior generale italiano durante la seconda guerra mondiale.[1]. Fu parlamentare della Repubblica dal 1953 al 1968.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Se avesse scritto la sua autobiografia, Messe avrebbe potuto raccontare la storia militare italiana della prima metà del Novecento »
(Sergio Romano[2])

Esordi e prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Messe entrò in servizio come volontario allievo sergente dell'esercito nel 1901. Il 30 giugno 1903 ottenne il grado di sergente e fu inviato in Cina fino al 1905. Il 31 ottobre 1908 fu ammesso alla Scuola militare di Modena e il 10 settembre 1910 fu promosso sottotenente.[2].

Inviato in Libia, nell'ambito della guerra italo-turca, partecipò a diversi scontri nella zona di Tripoli dove guadagnò sul campo le prime decorazioni, ma venne rimpatriato nel settembre del 1912 per motivi di salute. Rimessosi e promosso tenente, nel 1913 venne assegnato al III Battaglione dell'84º Reggimento di fanteria di stanza in Libia. Promosso capitano il 17 novembre 1915, Messe venne rimpatriato alla fine del 1916 per partecipare, sul fronte italiano, alla prima guerra mondiale.

Durante la prima guerra mondiale Messe combatté nel 57° fanteria e con diversi reparti di arditi, fra cui il IX Reparto d'assalto, che comandò sul Monte Grappa, precursore dell'attuale IX Reggimento d'assalto "Col Moschin"; rimanendo ferito due volte, fu proposto per la medaglia d'oro al valor militare, poi commutata nella terza medaglia d'argento al valore militare per i fatti d'Arme del monte Asolone e ottenendo due promozioni (a maggiore e tenente colonnello) per «merito di guerra».

Primo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Finita la guerra, nel 1919, Messe venne assegnato al deposito di Padova che lasciò per partecipare alle operazioni in Albania nel 1920, quando questa nazione cercò di rendersi indipendente dal protettorato italiano. Rientrato in Italia nel 1923, venne nominato aiutante di campo effettivo del sovrano Vittorio Emanuele III: dopo quattro anni venne promosso colonnello e nominato aiutante di campo onorario.

Messe ottenne il comando del 9º Reggimento Bersaglieri che mantenne fino al 16 settembre 1935, quando ebbe il comando designato della 3ª Brigata Celere di Verona. Dopo essere stato promosso generale di brigata ottenne il comando effettivo della brigata Celere e successivamente venne nominato vicecomandante della divisione Cosseria con la quale partecipò alle ultime fasi della campagna in Africa Orientale durante la conquista dell'Etiopia. Rientrò in Italia il 28 settembre 1936 e, dopo per aver ricoperto per breve tempo il ruolo di ispettore delle truppe celeri, venne promosso generale di divisione e comandante della 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta" (la precedente brigata Celere nel frattempo riorganizzata come divisione).

Nel marzo 1939 Messe venne nominato vicecomandante del corpo di spedizione in Albania e partecipò, in questa veste, alle operazioni per la conquista del paese nel periodo immediatamente precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale. Rientrato in Italia riprese il comando della divisione Celere fino ad abbandonarlo definitivamente dopo l'inizio della campagna greco-albanese durante la quale egli fu a capo del Corpo d'armata Speciale.

Gli ottimi risultati ottenuti nel periodo dicembre 1940 - aprile 1941 gli valsero la promozione per «merito di guerra» a generale di corpo d'armata.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Al comando del CSIR[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna italiana di Russia.

Rientrato in Italia, il 14 luglio 1941 Messe ottenne il comando del Corpo di spedizione italiano in Russia con il quale intraprese l'avanzata tra il fiume Dnepr e il Don.

Questo corpo d'armata disponeva di circa 62 000 uomini in tre divisioni ("Celere", "Pasubio" e "Torino", le ultime appiedate nonostante la qualifica di "autotrasportabili") e nella 63ª Legione CC.NN. d'Assalto "Tagliamento", circa 2 000 uomini al comando del console Niccolò Nicchiarelli[3]. Complessivamente Messe poteva contare su 17 battaglioni di fucilieri (12 di fanteria, 3 di bersaglieri motociclisti, 2 di camicie nere), 7 battaglioni di armi d'accompagnamento, un battaglione di guastatori, 14 compagnie autonome, 10 squadroni di cavalleria (reggimenti "Savoia Cavalleria" e "Lancieri di Novara"), 4 squadroni di carri armati CV33 quasi inutili[4], 24 gruppi d'artiglieria, 10 battaglioni del genio, un battaglione chimico e 12 sezioni carabinieri; fu inoltre schierato un contingente della Regia Aeronautica (51 caccia, 22 ricognitori e 10 trimotori da trasporto Savoia-Marchetti S.M.81 questi ultimi rappresentarono spesso un mezzo per rifornire velocemente le truppe al fronte tramite il lancio di materiali con i paracaduti). La forza complessiva era dunque all'incirca tra i 50 000 e 60 000 uomini di truppa, 2 900 ufficiali, 4 600 quadrupedi, 220 pezzi d'artiglieria e 5 500 automezzi, molti dei quali requisiti alle società di trasporti pubblici[5][6]. L'insufficienza dell'equipaggiamento e dei mezzi del Regio Esercito fu subito evidente: l'armamento personale si articolava sul datato ma robusto fucile Carcano Mod. 91, sulla mitragliatrice pesante Breda Mod. 37 e sul Mortaio da 81 Mod. 35; mediocri erano invece i fucili mitragliatori Breda Mod. 30 e Breda Mod. 5C che s'inceppavano facilmente, i mortai Brixia Mod. 35 da 45 mm che sparavano bombe troppo leggere e le bombe a mano con spolette inefficaci nella neve e nel fango. Mancavano totalmente armi automatiche individuali paragonabili al PPSh-41 o al MP 40. La fanteria era priva di reali pezzi anticarro e il 47/32 Mod. 1935, un cannone d'accompagnamento improvvisato nel ruolo controcarri, era inutile contro i T-34 sovietici[7].

L'equipaggiamento invernale del corpo d'armata, come si lamentò Messe, era insufficiente e, se durante il primo inverno di guerra il CSIR fu fornito per tempo di adeguati indumenti di lana (seppur si trattasse di lana autarchica di minor qualità), l'ARMIR dovette affrontare il secondo inverno senza i pratici cappotti imbottiti utilizzati da alleati e nemici, senza tute bianche atte a mimetizzarsi con l'ambiente (furono distribuite solo al Battaglione alpini sciatori "Monte Cervino") e senza calzature adeguate: gli scarponi chiodati inadatti al fango e alla neve, non potevano essere imbottiti con calze supplementari e i chiodi favorivano la formazione di ghiaccio. Durante il primo inverno i casi di congelamento furono relativamente pochi perché i fanti passavano le notti nelle isbe o nei bunker, tuttavia Messe scrisse fin da subito che le truppe necessitavano di calzature simili ai valenki, ossia stivali alti e robusti in feltro di facile costruzione. Ma la mancanza di elasticità dei comandi e, probabilmente, gli interessi dei fornitori, fecero sì che la produzione di tali calzature non fosse nemmeno presa in considerazione e Roma autorizzò solamente l'acquisto in loco di pezzi russi[8].

Le truppe guidate da Messe dimostrarono immediatamente il loro valore, ma anche la loro impreparazione. Chiamate a operare assieme alle forze tedesche intente a tagliare la strada alla ritirata sovietica, il 10 agosto le avanguardie della "Pasubio", al comando del colonnello Epifanio Chiaramonti, avanzarono su Voznesensk e quindi verso Pokrovka, nonostante il maltempo che bloccò il resto della divisione. Marciando lungo la riva destra del Bug in direzione sud-est per tagliare ai russi la ritirata verso la strategica città di Nikolaev, la "colonna Chiaramonti" l'11 agosto entrò in contatto con il nemico all'altezza di Jasnaja Poljana, dove ebbe un duro scontro a fuoco con i sovietici che in ultimo si ritirarono[9]. La battaglia tra i fiumi Dnestr e Bug era ancora in corso quando, il 14 agosto, il comando dell'Heeresgruppe Süd decise di assegnare le truppe italiane alla diretta dipendenza del gruppo corazzato di von Kleist per sostituire la 5. SS-Panzer-Division "Wiking" a Čigirin e in altri presidi lungo il Dnepr nei giorni successivi (partecipando in seguito alla breve lotta per la testa di ponte di Dnepropetrovsk)[10]. Questa decisione ebbe notevoli conseguenze sul CSIR: il gruppo corazzato era la punta di diamante dell'Heeresgruppe Süd e così il corpo di spedizione italiano venne a trovarsi molto vicino al fulcro dei combattimenti. Ciò dimostrò che i tedeschi non disponevano di sufficienti reparti di fanteria celere e che, dunque, furono costretti a richiedere un supporto italiano: Messe fu orgoglioso di poter prendere parte ai combattimenti principali, ma dall'altra divenne consapevole che d'ora in avanti vi sarebbe stato il rischio concreto di partecipare a missioni superiori alle sue forze[11]. Si unì comunque a colloquio con il generale von Kleist, il cui obiettivo era il congiungimento oltre il Dnepr con la 2. Panzerarmee del generale Heinz Guderian e completare così l'accerchiamento delle linee russe in corrispondenza di Kiev[9][12]. Il generale tedesco Schobert scrisse nei giorni seguenti a Messe che la "Pasubio" aveva "contribuito moltissimo alla vittoriosa azione dell'11 armata".[13] Bisogna inoltre ricordare l'apporto tattico-strategico dato dai pontieri del genio militare italiano a questa battaglia. Mirabilmente addestrati i genieri costruirono i ponti di fortuna sul Dniester, Bug e Dnepr sotto l'intenso fuoco nemico che aveva bloccato l'avanzata germanica. Infatti, nonostante il materiale in dotazione non fosse stato progettato per il varco di fiumi della larghezza e della portata di quelli russi, il IX battaglione del Genio si comportò tanto abilmente da costruire i ponti sul Dnepr con un notevole anticipo sul tempo previsto dai generali tedeschi, ciò che gli valse un particolare elogio da parte del generale Eberhard von Mackensen che guidava le operazioni.

La carenza di mezzi motorizzati non consentì agli italiani di avanzare compattamente e velocemente, perciò all'inizio solo la "Pasubio" progredì verso il Dnepr assieme al III Corpo d'armata della 17ª Armata tedesca, coprendone il fianco sinistro e lasciando libere le unità alleate di avanzare ulteriormente verso est. Il comando del corpo di spedizione tentò in ogni modo di condurre fino al Dnepr la "Celere" e la "Torino", dato che il comando tedesco richiedeva con urgenza queste forze; importante era inoltre, negli ufficiali italiani, il desiderio di far mostra delle potenzialità del Regio Esercito, ma le due divisioni seguivano solo con grande difficoltà la "Pasubio"[10].

Il 29 agosto Mussolini raggiunse in aereo Uman', dove passò in rassegna le unità italiane. In questa occasione Messe ebbe un colloquio con il Duce ove gli riferì del buon comportamento delle truppe e, richiese l'invio di ulteriori automezzi[14] lamentando la scarsità di mezzi e materiali per l'inverno. Il dittatore promise che avrebbe spinto i tedeschi a rispettare i patti: infatti era stato stipulato un accordo secondo il quale la Wehrmacht si impegnava a fornire al CSIR il fabbisogno logistico, l'intero fabbisogno di carburante e parte di attrezzature mediche, viveri e materiale per il rafforzamento bellico. Fino alla "battaglia dei due fiumi" tutto si era svolto secondo gli accordi, ma durante il trasferimento verso il Dnepr il rifornimento di carburante era stato dimezzato. Memore delle migliaia di casi di congelamento avuti tra le truppe in Albania e in Grecia di cui era stato testimone Messe, aspettandosi probabilmente, a ragione, poco aiuto dagli alleati tedeschi per i suoi uomini contro l'inverno russo, assoldò dei "trafficanti" rumeni, attivò sottufficiali esperti della Sussistenza e acquistò dal mercato nero in Romania cavalli, carri, slitte, pellicce e qualche automezzo[15].

Il 6 settembre 3ª Divisione celere del generale Mario Marazzani raggiunse infine la "Pasubio" davanti al Dnepr e la "Torino" arrivò la settimana seguente, dopo aver marciato ininterrottamente per 1 300 chilometri. Finalmente riunito, il CSIR prese posizione lungo il fronte, su un tratto di circa 100 chilometri dalla confluenza della Vorskla alla testa di ponte di Dnepropetrovsk, che successivamente fu allungata di altri 50 chilometri a sud della città[16]. I timori dei comandi italiani di dover partecipare ad azioni fuori portata si concretizzarono il 15 settembre quando il CSIR, con tutte e tre le divisioni schierate sul Dnepr, fu assegnato al comando delle retrovie del Gruppo d'armate Sud per difendere un ampio fronte sulla riva occidentale del fiume. Ma solo cinque giorni dopo il CSIR tornò sotto il comando del gruppo corazzato von Kleist e, tra il 28 e il 30 settembre, ebbe l'occasione di compiere la sua prima operazione bellica autonoma, che passò alla storia come la «manovra di Petrikovka»[17]. Nella grande manovra di accerchiamento di Kiev, il piano tedesco prevedeva per gli italiani il compito di circondare reparti russi dislocati tra il fiume Orel' e la testa di ponte di Dnepropetrovsk; pertanto si decise una manovra a tenaglia che avrebbe dovuto convergere sulla città di Petrikovka. L'operazione fu interamente affidata al CSIR guidato da Messe, che dimostrò qui tutto il suo valore di comandante, il quale disponeva ora anche della "Pasubio" tornata nuovamente sotto il comando italiano. Il mattino del 28 settembre la "Torino" attaccò i sovietici allo scopo di raggiungere Obuchovka[18], sfondando le linee avversarie tenute dalla 261ª Divisione fucilieri della Guardia, mentre la "Pasubio" attaccava da Caričanka e la "Celere" si dedicava a operazioni di rastrellamento. Nei tre giorni in cui si svolsero le manovre il CSIR lamentò 87 morti, 190 feriti e 14 dispersi ma catturò numerose armi e quadrupedi[19] e circa 10 000 prigionieri[20].

Dopo aver attraversato il Dnepr, il corpo corazzato tedesco ebbe il compito di raggiungere la costa del Mar d'Azov passando da sud, per poi avanzare verso est e conquistare Rostov sul Don e il bacino del Donec, centro importante per l'industria bellica sovietica. Anche in questo frangente il CSIR fu incaricato di coprire il fianco sinistro della grande unità, ma al tempo stesso fu previsto che le unità italiane e le unità del XLIX Corpo d'armata da montagna tedesco partecipassero attivamente all'offensiva nel Donbass. I reparti furono fortemente ostacolati dalle forti piogge e dai terreni tramutati in pantani fangosi (in russo rasputitsa), che rallentavano la marcia della fanteria e le colonne motorizzate dei rifornimenti. Inoltre il progressivo spostamento delle basi logistiche, unito alle difficoltà create da una rete ferroviaria debole e a scartamento diverso da quello europeo, limitò fortemente l'operatività degli invasori[21].

Fanteria italiana durante un'operazione di rastrellamento nell'inverno 1941-1942

Dato che i tedeschi avevano assegnato agli italiani l'ordine di avanzare verso l'importante centro ferroviario di Stalino, il 4 ottobre la "Celere" e la "Pasubio" furono le prime a muoversi, precedute in avanguardia dal 3º Reggimento Bersaglieri e dal Reggimento "Lancieri di Novara". Chiudeva la formazione la "Torino", sempre a passo di marcia[22]. Il 9, eliminata la testa di ponte di Ul'janovka, il CSIR raggiunse il fiume Volč'ja al cadere della prima neve e il giorno seguente i bersaglieri e gli uomini della 63ª Legione "Tagliamento", assieme a reparti tedeschi, soppressero la testa di ponte di Pavlograd. Il 20 ottobre i bersaglieri occuparono quindi il centro siderurgico di Stalino e al contempo, calando da nord, la "Pasubio" si aprì la strada verso la città combattendo contro agguerrite truppe motorizzate sovietiche. L'operazione si concluse il 29 ottobre, ma gli italiani nella prima metà di novembre furono nuovamente impegnati nell'occupazione di Rikovo, Gorlovka e Nikitovka, centri industriali difesi accanitamente dai sovietici[23]. Messe fu a capo di tutte queste azioni coordinandosi con gli alleati tedeschi.

Il CSIR iniziò intanto a consolidare le proprie posizioni, nonostante la tenace resistenza dell'Armata Rossa, per garantire l'integrità dei fianchi interni alla 17ª Armata e alla 1ª Armata corazzata tedesche; in ultimo il corpo di spedizione italiano sferrò vicino a Chazepetovka alcuni attacchi in condizioni di inferiorità tra il 6 e il 14 dicembre. Gli italiani, guidati da Messe (in particolare la "Torino"), affrontarono il 95º Reggimento della Guardia, una formazione speciale della NKVD, oltre a squadroni di cavalleria cosacca e battaglioni di fanti siberiani[24]. Alla fine dei combattimenti, che costarono al CSIR 135 morti e più di 500 feriti, gli italiani si portarono comunque all'occupazione di una linea avanzata a forma di falce, alquanto vantaggiosa, tra Debal'cevo e Rassypnое[25].

Mentre il CSIR installava la sua base operativa a Stalino, Messe fece sì che i genieri italiani predisponevano la loro zona d'occupazione con alloggiamenti e opere difensive in previsione del duro inverno. L'8 dicembre l'alto comando tedesco annunciò che tutte le operazioni sul fronte orientale erano temporaneamente sospese. L'Armata Rossa sfruttò l'occasione per scatenare una violenta controffensiva lungo tutto il fronte, costringendo nel settore centrale le truppe tedesche a indietreggiare di circa 200 chilometri, mentre nel settore meridionale portò alla riconquista di Rostov. La zona di fronte tenuta dalle forze italiane non fu coinvolta nell'offensiva[26]. Tuttavia alla fine di dicembre, all'alba del 25, i russi investirono il CSIR con tre divisioni, un corpo di cavalleria e l'appoggio di artiglieria e carri armati: gli italiani, coadiuvati da due reggimenti tedeschi, resistettero tenacemente e Messe mantenne il controllo della situazione, utilizzando al meglio i carri tedeschi mandati a soccorso; la "battaglia di Natale" durò fino al 31 dicembre e colpì in pieno il 3º Reggimento bersaglieri e la Legione "Tagliamento". Un battaglione di bersaglieri fu accerchiato per dieci ore prima di riuscire a ritirarsi. Il CSIR comunque riuscì a riorganizzarsi e tra il 26 ed il 28 dicembre le divisioni "Pasubio" e "Celere", insieme a un reggimento e una formazione di panzer tedeschi, fecero scattare la controffensiva, che consentì di riprendere le posizioni perse nel corso dell'attacco sovietico di Natale (la battaglia costò 168 morti, 715 feriti e quasi 210 dispersi) conseguentemente Stalino rimase in mano all'Asse[27].

Un pezzo anticarro italiano in batteria, sul fronte orientale

Con questo scontro si chiuse la prima fase operativa del Corpo di Spedizione Italiano sul fronte orientale e gli uomini si prepararono ad affrontare nel migliore dei modi l'inverno. Le unità lo superarono abbastanza bene grazie soprattutto all'amara esperienza fatta durante la guerra sul fronte greco-albanese, che portò Messe e i comandi inferiori a colmare le mancanze con l'acquisto di indumenti invernali dalle armate rumene e ungheresi[28]; indumenti adeguati furono comprati anche sul mercato nero. Infine giovò allo CSIR l'esclusione, per pochezza dei mezzi motorizzati e corazzati, dalle manovre ad ampio raggio di sola competenza tedesca. Operazioni di maggior portata ebbero luogo nella regione di Izjum (100 chilometri a nord di Gorlovka), dove il comando italiano venne incontro alle pressanti richieste tedesche solo tra gennaio e giugno 1942, quando vi furono inviati gruppi tattici da combattimento radunati in gran fretta, per garantire la sicurezza delle retrovie e svolgere trascurabili missioni di combattimento a scopo difensivo e offensivo[29]. A fine gennaio infatti il CSIR dovette soccorrere con alcuni reparti le truppe tedesche della 17ª Armata tedesca in difficoltà nell'area di Izjum, dove i sovietici avevano sfondato il fronte penetrando nelle retrovie per un centinaio di chilometri.

Le divisioni italiane erano inferiori a quelle tedesche per potenza di fuoco, mobilità e comunicazione; il livello di addestramento dei sottufficiali e delle truppe lasciava alquanto a desiderare e gli ufficiali non erano abituati ai metodi di comando impiegati dai tedeschi. Tuttavia, osservando il primo anno di guerra del CSIR in Russia lo stato maggiore della Kriegsmarine annotò: «nello scacchiere russo sono impiegate tre divisioni [italiane] che si battono in modo lodevole». La buona prova offerta dalle forze italiane fu merito anche di Messe che seppe motivare le truppe e allo stesso tempo riuscì a essere inflessibile verso i sottoposti che non rispondevano alle sue aspettative, ricevendo per questo riconoscimenti anche dai comandi tedeschi[30].

Durante l'inverno Messe si adoperò per far sì che il Corpo di spedizione fosse in grado di mantenere a ogni costo la posizione conquistata insistendo affinché fosse riorganizzato in modo da poter partecipare con successo alle offensive del 1942. Ciò che preoccupava il generale non era tanto l'aumento numerico delle proprie truppe, bensì il miglioramento della loro efficienza bellica: abbisognavano di artiglieria pesante, automezzi, carri armati e armi anticarro. Due divisioni fresche (possibilmente alpine) avrebbero dovuto sostituire quelle più logore, per poi essere riorganizzate in grandi unità motorizzate in grado di muovere rapidamente alla ripresa delle operazioni[31]. La precaria situazione al fronte, però, non permise neppure la sostituzione della 3ª Divisione "Celere" (la più provata) e inoltre quanto richiesto da Messe era difficilmente reperibile in patria, senza contare le problematiche legate al trasporto. Nella primavera 1942 la "Celere" fu convertita in divisione motorizzata, i suoi reggimenti di cavalleria furono riuniti in un Raggruppamento a cavallo, le truppe direttamente dipendenti dal Comando di Corpo d'armata furono potenziate da un battaglione di alpini scelti e si provvide a rimpiazzare le perdite subite drenando uomini dalle due divisioni autotrasportabili. Il comando supremo italiano optò quindi per un compromesso tra le pressanti domande di forniture avanzate da Messe e le necessità derivanti dalla decisione di Mussolini di aumentare notevolmente l'impegno militare in Russia[32].

Il battaglione alpino "L'Aquila" transita dinanzi alla chiesa della Trinità di Roven'ki, durante la marcia verso il Don

Nel luglio del 1942 lo CSIR venne rinominato XXXV Corpo d'armata e inquadrato all'interno dell'ARMIR (Armata italiana in Russia); Messe conservò il comando del XXXV Corpo fino al novembre 1942, quando divergenze di opinioni con il comandante dell'armata, il generale Italo Gariboldi, lo portarono a richiedere il rimpatrio. In realtà il passaggio da CSIR ad ARMIR vide Messe al centro di due questioni, collegate ma distinte, che ebbero una certa rilevanza: la prima era la nomina di Gariboldi, anziché Messe, a comandante dell'Armata. La seconda era la forte contrarietà di Messe al potenziamento della spedizione.

Circa la nomina di Gariboldi, Messe appariva inizialmente come l'ufficiale più indicato per assumere quel comando, per le capacità militari e per l'esperienza appena maturata[33]. Ma la scelta ricadde su Gariboldi, ufficialmente perché aveva "una stella in più", in quanto generale di Corpo d'Armata con Incarichi Speciali (mentre Messe era G.C.A e anche di fresca nomina)[33]; tuttavia, secondo quanto più prosaicamente ne scrisse Ciano nei suoi diari, «Cavallero lo ha voluto nominare per sbarrare la strada a Messe che cominciava a crescere troppo nella considerazione del Duce e del Paese. Cavallero è un fedele seguace della teoria che insegna la decapitazione dei papaveri troppo alti.»[34][35]

Messe rimase quindi alla guida dei suoi uomini fino alla prima battaglia difensiva del Don nell'agosto del 1942 dove a seguito della rotta della Divisione "Sforzesca" organizzò un contrattacco per coprirne il ripiegamento mentre le coraggiose cariche dei reggimenti di cavalleria italiani, in particolare l'azione del Savoia Cavalleria a Isbuscenskij, ottennero almeno il risultato di disorganizzare alcuni battaglioni di fucilieri sovietici e rallentare la concentrazione nemica nella testa di ponte di Serafimovič[36]. Quando tra il 24 e 26 agosto la situazione italiana parve aggravarsi il Comando del Gruppo d'armate B decise di affidare la direzione delle operazioni al generale tedesco Hollidt, comandante del 17º Corpo, a cui vennero sottoposte anche le divisioni del XXXV Corpo d'armata italiano. Questa decisione sollevò immediatamente le proteste del generale Messe e venne ritirata dopo 48 ore, dopo molte polemiche e recriminazioni tra le due parti[37]. Nel frattempo l'afflusso di nuove riserve (un battaglione bersaglieri ed un reggimento di alpini della 2ª Divisione alpina "Tridentina") permise alle forze italiane di evitare un disastro strategico. La battaglia provocò dunque una seria crisi nei rapporti tra italiani e tedeschi a causa della grave sconfitta iniziale della Sforzesca e dei fenomeni di disgregazione di alcuni reparti di questa divisione[38]. I comandi della Wehrmacht, scettici (come lo stesso Hitler) sulle capacità del comando e delle truppe italiane, ritennero indispensabile fare intervenire proprie strutture di comando per salvare la situazione, senza preoccuparsi delle reazioni dei generali italiani. Ne scaturì una significativa perdita della fiducia reciproca e della "fraternità d'armi" tra le Potenze dell'Asse. Inoltre Messe, profondamente irritato dal comportamento tedesco ed anche a causa dei già citati contrasti con il generale Gariboldi, chiese ed ottenne il richiamo in patria e lasciò quindi il comando del XXXV Corpo d'armata.

In merito, invece, alle valutazioni di Messe di ordine strategico, riferisce Sergio Romano che allorché Mussolini impose il rafforzamento dello CSIR e la sua trasformazione in ARMIR, Messe si espresse criticamente, giudicando un grave errore l'invio su quel fronte di un Corpo d'Armata con "così scarsi mezzi a quattro ruote"[2]. Secondo Arrigo Petacco, Messe nel marzo 1942 si sarebbe recato a Roma per invocare che non si portasse a 200.000 il numero degli uomini impiegati, ma si restasse a due divisioni (60.000 uomini), limitandosi ad avvicendare la Torino e la Pasubio ormai stremate; Cavallero gli avrebbe obiettato, riporta lo scrittore, che ormai era tardi e che il Duce aveva già preso la sua decisione[33]

La Tunisia e la prigionia[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato in Italia alla fine del 1942 e promosso al grado di generale d'armata, nel gennaio 1943 assunse il comando della 1ª Armata in Tunisia, impegnata, assieme alle truppe tedesche, sotto il comando di Rommel, nella campagna di Tunisia; Ciano riferisce di un colloquio avuto con Messe il giorno dopo la nomina, nel quale il generale avrebbe definito il nuovo incarico come quello di "Comandante degli Sbandati", lamentando un nuovo "colpo mancino" di Cavallero che lo avrebbe inviato a raccogliere una sicura perdita, anche della sua reputazione, e magari finire prigioniero[39].

Messe riuscì comunque con perizia a ritardare la sconfitta delle truppe italo-germaniche costringendo i nemici alla difesa nella Battaglia di Médenine. Caduta la V Armata tedesca, Messe, benché accerchiato, resistette rispondendo agli inviti alla resa che si sarebbe arreso solo se fosse stato concesso alle sue truppe l'onore delle armi; per di più, comunicò che non si sarebbe consegnato ai francesi, ma solo all'VIII Armata degli inglesi (poiché il trattamento dei prigionieri da parte dei francesi era considerato disumano)[40].

Con la devastante capitolazione di von Arnim, comandante delle forze italo-tedesche nella campagna di Tunisia, si creava dunque un imprevedibile stallo nel quale le truppe italiane resistevano senza troppe prospettive, circondate da truppe alleate di molti contingenti, in attesa della concessione dell'onore delle armi che gli avversari non concessero. La situazione fu risolta da Mussolini che il 12 maggio 1943 telegrafò a Messe: «Cessate il combattimento. Siete nominato Maresciallo d'Italia. Onore a Voi e ai Vostri prodi.»[40]. Il giorno successivo, il 13 maggio, le truppe italiane si arresero ed egli fu fatto prigioniero dal generale dell'esercito neozelandese Bernard Freyberg.

Dell'incontro fra Messe e Freyberg è noto uno scambio di battute riferito da Paolo Colacicchi[41], ufficiale interprete, e ripreso da molte fonti[40][42]:

Freyberg: «È, il Maresciallo, un fascista?»
Messe (calmissimo): «Naturalmente.»
Freyberg (sorpreso): «Naturalmente? Perché»
Messe: «Perché il Re che ho l'onore di servire accetta un capo di governo fascista. Se lo accetta il mio Re, naturalmente lo accetto anch'io.»
Freyberg: «Invece noi britannici[43] siamo decisi a eliminare il fascismo dalla faccia della Terra. Lo siamo altrettanto naturalmente, o forse più del vostro maresciallo. Adesso è mio compito condurvi dal generale Montgomery. Vogliate seguirmi.»

Tradotto Messe (unitamente al suo capo di stato maggiore, generale Mancinelli) al cospetto di Montgomery, questi, che sperava di aver catturato Rommel, quando lo vide chiese «who is this?»[44], dopodiché si defilò senza salutare[40].

Messe e altri importanti ufficiali furono arrestati e portati in una villa in Inghilterra gestita dal servizio segreto. Qui furono interrogati direttamente e sollecitati a parlare, furono registrate le loro conversazioni per verificare il loro stato d'animo per selezionare i militari da far ritornare in Italia agli ordini degli Alleati.

Il ritorno in Italia e il congedo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno gli inglesi si convinsero della fedeltà al Re di Messe e per questo motivo lo rinviarono in Italia nell'autunno 1943. Tra le registrazioni segrete inglesi risulta che nel luglio 1943 Messe disse:

« Noi siamo generosi, noi poi in fondo non sappiamo odiare. La nostra anima è fatta così, perciò io ho sempre sostenuto che noi non siamo un popolo guerriero, un popolo guerriero odia. »

Badoglio gli propose la carica di ispettore generale dell’Esercito, che Messe respinse e allora il re il 18 novembre lo nominò capo di Stato Maggiore dell'Esercito Cobelligerante Italiano che combatteva a fianco degli Alleati (USA, Inghilterra, Francia, URSS). Responsabilità che mantenne fino al 1º maggio 1945. Umberto II lo nominò nel febbraio 1945 presidente del consiglio dell’Ordine militare di Savoia[45]. Rimase formalmente in servizio come Maresciallo d'Italia e fu collocato a riposo il 27 marzo 1947.

Parlamentare della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1953 fu eletto senatore della Repubblica come indipendente nella lista della Democrazia Cristiana, seguendo nel 1956 Achille Lauro nel PMP fine al termine della legislatura.

Primo dei non eletti nel 1958 con il Partito Democratico Italiano (unione fra il Partito Nazionale Monarchico e il Partito Monarchico Popolare), nell'aprile 1961 entrò alla Camera dei deputati ma passò quasi subito nel Gruppo Misto e a ottobre nel Partito Liberale Italiano, nel quale fu rieletto nelle elezioni del 1963, restando deputato fino al giugno 1968[46].

Giovanni Messe morì il 18 dicembre 1968, all'età di 85 anni.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La mia armata in Tunisia, Come finì la guerra in Africa, Rizzoli Editore (Milano), Mursia, 2004. ISBN 88-425-3256-8
  • La guerra al fronte russo, Rizzoli Editore (Milano), Mursia, 2005, ISBN 88-425-3348-3

Memorie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 è stato intitolato a suo nome il Centro Direzionale del Personale Militare a Roma.[47]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 8 maggio 1943[48]
Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia
— 14 marzo 1942[48]
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 21 settembre 1939[48]
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 9 febbraio 1919[48]
Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto
Medaglia d'argento al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valore militare
«Messe Giovanni, da Mesagne ( Lecce ), capitano reggimento di fanteria. - Si esponeva per più giorni dove maggiore era il pericolo, e con l'esempio e con la parola, manteneva saldo il suo battaglione sotto i lunghi e furiosi bombardamenti dell'avversario, contenendo e riuscendo a mantenere, con contrattacchi opportunamente sferrati, una difficile posizione che il nemico, fortemente aggressivo, tentava ripetutamente di riconquistare.»
— - Grazigna, 21-23 maggio 1917
Medaglia di bronzo al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valore militare
«Messe Giovanni, da Mesagne ( Lecce ), capitano 57 reggimento fanteria. - Alla testa del suo battaglione assaltava di sorpresa in pieno giorno una forte posizione nemica e la manteneva, poi, nonostante un violento bombardamento avversario e ripetuti contrattacchi. Pochi giorni dopo compiva una rischiosa ricognizione oltre le nostre linee, durante la quale rimaneva ferito. Lasciava il suo posto di combattimento solo in seguito a perentorio ordine dell'autorità superiore. Esempio costante ai suoi soldati, di ardimento, di valore, di calma e di sereno sprezzo del pericolo.»
— Monte S. Gabriele - Weliki - Krib, 1-2 ottobre 1917.
Medaglia di bronzo al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valore militare
«Messe Giovanni, da Mesagne ( Lecce ), sottotenente. - In ripetuti combattimenti comandò il plotone con intelligenza e coraggio.»
— - Messri, 13 novembre 1911 - Zanzur, 8 giugno 1912.
Croce al Merito di Guerra - Concessione per Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito di Guerra - Concessione per Valore Militare
«Messe cav. Giovanni, tenente colonnello 9º battaglione d'assalto. - Incaricato della conquista d'importante posizione, nelle alterne vicende dell'aspra lotta, tenne con mano ferma il comando dei suoi arditi dando prova di coraggio e sprezzo del pericolo.»
— Maj e Sturos (Albania), 19 giugno 1920.
Croce al merito di guerra (3 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra (3 concessioni)
Medaglia commemorativa della campagna in Cina Ed Estremo Oriente - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della campagna in Cina Ed Estremo Oriente
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della spedizione in Albania - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della spedizione in Albania
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa (1882-1935) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore) - nastrino per uniforme ordinaria Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
«Messe Giovanni, maggiore 9º reparto assalto. Promosso tenente colonnello con anzianità ottobre 1918 e con diritto a fregiarsi del distintivo di cui alla circolare 82 giornale militare 1918.»
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore) - nastrino per uniforme ordinaria Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
«Messe Giovanni, generale di divisione in s.p.e. - È promosso, per merito di guerra, generale di corpo d'armata.

( R. D. 25-6-1941-XIX - registrato alla Corte dei conti li 7-7-1941-XIX - registro 23, foglio 87 ). Assunto in critica situazione il comando di una grande unità già duramente provata, riusciva a centuplicare le forze e la volontà e a stroncare così l'azione irruente del nemico proteso alla conquista di una delle più importanti basi marittime d'Albania. Organizzava quindi in breve tempo una solida barriera difensiva, sulla quale il suo corpo d'armata, esaltato dal suo esempio e dalla sua virtù incitatrice di un capo, resisteva incrollabilmente ai rabbiosi, replicati attacchi dell'avversario. Dopo averne gradualmente stroncato ogni capacità reattiva, balzava poi alla controffesa, premendo e inseguendo il nemico sino alla sua totale dissoluzione.»
— Valona - Val Sciuscizza - Kalamas, 21 dicembre 1940-23 aprile 1941-XIX

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Cavaliere della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere della Croce di Ferro
— 23 gennaio 1942[49]

Ordine delle decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Distintivo promozione merito di guerra ufficiali superiori (forze armate italiane).svg Distintivo promozione merito di guerra ufficiali superiori (forze armate italiane).svg
Grande ufficiale OMS BAR.svgValor militare silver medal BAR.svgCroce di guerra al valor militare BAR.svgCroce di guerra al valor militare BAR.svg
MeritoMilitare+.pngCampaigns in Africa medal BAR.svgItaloTurca.pngMeritoMilitare3.png
1GMx4.pngMedaglia a ricordo dell'Unità d'Italia BAR.svgFronteNord+.pngItalian expedition to Albania BAR.svg
Predecessore Governatore della Libia Successore Flag of the colony governor of the Kingdom of Italy.svg
Ettore Bastico 2 febbraio 1943 - 13 maggio 1943 nessuno
Predecessore Capo di Stato Maggiore della Difesa Successore Bandera Capo Stato Maggiore Difesa ITA.png
Vittorio Ambrosio 19 novembre 1943 - 1º maggio 1945 Claudio Trezzani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Ignone, "Giovanni Messe. L'uomo, il soldato", Editrice Alfeo, Brindisi 1992
  • AA. VV., Il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe. Guerra, Forze Armate e politica nell'Italia del Novecento, Congedo, 2003, ISBN 88-8086-508-0
  • Luigi Argentieri, Messe - Soggetto di un'altra storia, Burgo Editore, Bergamo, 1997
  • Luigi Emilio Longo, Giovanni Messe - L'ultimo Maresciallo d'Italia Imago Media per lo Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 2006
  • Paolo Colacicchi, L'ultimo fronte d'Africa. Tunisia: novembre 1942-maggio 1943, Mursia, 1977 - ISBN 88-425-4125-7
  • Amedeo Osti Guerazzi, Noi non sappiamo odiare . L'esercito italiano tra fascismo e democrazia - Utet - Torino - 2010
  • Arrigo Petacco, L'armata scomparsa, Milano, Mondadori, 2015 [1998], ISBN 978-88-04-59587-8.
  • Thomas Schlemmer, Invasori, non vittime - La campagna italiana di Russia 1941-1943, Bari, Laterza, 2009, ISBN 978-88-420-7981-1.
  • Giorgio Scotoni, L'Armata Rossa e la disfatta italiana (1942-43), Trento, Editrice Panorama, 2007, ISBN 978-88-7389-049-2.
  • Aldo Valori, La campagna di Russia, Roma, Grafica Nazionale Editrice, 1951, ISBN non esistente.
  • Eddy Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale. Vol. IV e V, Milano, Res Gestae, 2015, ISBN 978-88-6697-112-2.
  • Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 88-04-41214-3.
  • David Glantz, Jonathan House, La grande guerra patriottica dell'Armata Rossa 1941-1945, Gorizia, Editrice goriziana, 2015, ISBN 978-88-6102-280-5.
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, Storia d'Italia. Vol. 14: L'Italia della disfatta (10 giugno 1940-8 settembre 1943), Milano, Bur, 2011, ISBN 978-88-586-4300-6.
  • Richard Overy, Russia in guerra, Milano, Il Saggiatore, 2003, ISBN 88-515-2090-9.
  • Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito (a cura di), Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943), Roma, 1993.
  • Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, Milano, Einaudi, 2008, ISBN 978-88-06-19168-9.
  • A cura dell'ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, "Le operazioni delle unità italiane al fronte russo (1941-1943)", Roma, 1993

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ l'Adigetto.it Pagine di storia - Italia-Libia./ 2, ladigetto.it. URL consultato il 26 ottobre 2009.
  2. ^ a b c Amedeo Osti Guerazzio, Noi non sappiamo odiare . L'esercito italiano tra fascismo e democrazia - Utet - Torino - 2010.
  3. ^ Petacco, p. 15.
  4. ^ Con il CSIR vennero inviati sul fronte orientale 61 carri L3, inquadrati nel III Gruppo Corazzato "San Giorgio" (divisione "Celere"). Le condizioni ambientali, unite alla scarsezza di pezzi di ricambio ed alla inidoneità del mezzo alle condizioni d'uso ridussero rapidamente a zero il numero dei carri operativi tanto che gli equipaggi agli inizi del 1942 furono impiegati, in operazioni belliche, come reparti appiedati.
  5. ^ Rochat, p. 378.
  6. ^ Petacco, p. 16.
  7. ^ Rochat, pp. 383-384.
  8. ^ Rochat, pp. 384-385.
  9. ^ a b CSIR - Battaglia dei due fiumi, manovra di Petrikowa, su unirr.it. URL consultato il 9 gennaio 2016.
  10. ^ a b Bocca, p. 330.
  11. ^ Schlemmer, p. 22.
  12. ^ Montanelli-Cervi, p. 143.
  13. ^ SME, p. 90.
  14. ^ Bocca, p. 331.
  15. ^ Petacco, pp. 26-27.
  16. ^ Petacco, p. 27.
  17. ^ Schlemmer, pp. 22-23
  18. ^ USSME, p. 100.
  19. ^ USSME, p. 102.
  20. ^ USSME, p. 101.
  21. ^ Schlemmer, p. 23
  22. ^ Petacco, p. 31.
  23. ^ Petacco, pp. 32-31.
  24. ^ Campagna di russia, centomilastellesuldon.it, 16 maggio 2016. URL consultato il 16 maggio 2016.
  25. ^ Schlemmer, p. 24.
  26. ^ Petacco, pp. 40-41.
  27. ^ Petacco, pp. 41-42.
  28. ^ Bocca, p. 336.
  29. ^ Schlemmer, p. 25.
  30. ^ Schlemmer, pp. 25-26.
  31. ^ Schlemmer, pp. 26-27.
  32. ^ Schlemmer, p. 27.
  33. ^ a b c Arrigo Petacco, L'armata scomparsa. L'avventura degli italiani in Russia, in collana Oscar storia, Mondadori, 2010 - ISBN 88-04-59587-6.
  34. ^ Galeazzo Ciano, Diario, 17 maggio 1942.
  35. ^ Lo stesso Ciano al precedente 2 aprile annota che la nomina di Gariboldi ha fatto buona impressione: "si sapeva che era un nemico personale di Cavallero e non ci si attendeva la sua nomina".
  36. ^ Valori 1951,  pp. 469-470
  37. ^ Schlemmer 2009,  pp. 117-118
  38. ^ La Sforzesca fu esposta alle critiche e venne anche soprannominata dagli altri reparti italiani la "Divisione Cekaj, in russo: "divisione scappa"; in Valori 1951,  p. 472
  39. ^ Galeazzo Ciano, Diario, 24 gennaio 1943.
  40. ^ a b c d Arrigo Petacco, L'armata nel deserto, Mondadori, 2010 - ISBN 88-520-1291-5.
  41. ^ Paolo Colacicchi, L'ultimo fronte d'Africa. Tunisia: novembre 1942-maggio 1943, Mursia, 1977 - ISBN 88-425-4125-7.
  42. ^ Lucio Ceva, Teatri di guerra: comandi, soldati e scrittori nei conflitti europei, FrancoAngeli, 2005 - ISBN 88-464-6680-2.
  43. ^ Sebbene comandante di truppe neozelandesi, Freyberg era nativo di Londra (quartiere di Richmond upon Thames).
  44. ^ «Chi è costui?».
  45. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-messe_(Dizionario-Biografico)/
  46. ^ senato.it - Scheda di attività di Giovanni MESSE - II Legislatura.
  47. ^ Riconoscimento al maresciallo d’Italia Giovanni Messe.
  48. ^ a b c d Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  49. ^ ww2awards.com.

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