Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia

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Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, abbreviato comunemente in CLNAI o CLN Alta Italia, fu un'organizzazione politico-militare italiana costituitasi nel febbraio 1944 a Milano con lo scopo di opporsi al fascismo e all'invasione tedesca dell'Italia nei mesi susseguenti all'armistizio dell'8 settembre. Il CLNAI costituiva inizialmente la semplice "costola" milanese del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), il cui raggio d'azione si estese però successivamente a comprendere tutta l'Italia settentrionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alfredo Pizzoni, primo presidente del CLNAI.

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Il CLNAI venne fondato ufficialmente il 7 febbraio del 1944 a Milano,[1] in seguito all'autorizzazione pervenuta dalla sede centrale del CLN (a Roma) alla fine di gennaio dello stesso anno. Era però fin dalla primavera del 1943 che a Milano era attivo un comitato di opposizione costituito da rappresentanti di cinque partiti antifascisti (PCI, PSIUP, DC, PLI e PdA); in seguito all'armistizio dell'8 settembre e alla costituzione - il giorno successivo - del CNL, tale gruppo di opposizione si trasformò immediatamente nel CLN milanese.[2]

Facevano parte del CLNAI, in questa prima fase della sua esistenza, Giustino Arpesani e Luigi Casagrande per il PLI, Roberto Veratti e Domenico Viotto per il PSIUP, Ferruccio Parri e Vittorio Albasini Scrosati per il PdA, Girolamo Li Causi e Giuseppe Dozza per il PCI, Enrico Casò ed Enrico Falck per la DC; la presidenza era andata a Alfredo Pizzoni, figura non legata a partiti politici. In questa fase il CLNAI era diviso in due sezioni: il comitato finanziario, incaricato del reperimento dei fondi necessari per le attività resistenziali, e il comitato militare, con compiti di coordinamento della lotta armata (attraverso il Corpo volontari della libertà).

Attività di governo[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla sua fondazione, la sezione milanese del CLN apparve intenzionata ad assumere su di sé un ruolo di direzione e coordinamento della lotta armata del nord Italia. Tuttavia, la prima sezione del CLN che svolse effettivamente compiti direttivi nella lotta di liberazione fu quella di Torino, forte di una maggiore anzianità operativa (aveva iniziato le operazioni nel 1942); sotto la direzione del generale Operti, però, la sezione torinese era sprofondata in una situazione di sostanziale inattività che aveva spinto molti suoi componenti verso la sezione milanese, più attiva e che aveva esteso il suo coordinamento fino a Firenze.[2] In seguito alla sua fondazione, avvenuta come detto il 7 febbraio 1944, il CLN di Milano divenne CLNAI e ricevette l'investitura da Roma di "governo straordinario del Nord", in rappresentanza del governo italiano.

Rodolfo Morandi, secondo e ultimo presidente del CLNAI, succeduto a Pizzoni nel marzo del '45.

Fin dai suoi primi mesi di vita il CLNAI non assunse quindi solo un ruolo di coordinamento logistico e militare della guerra partigiana, ma - in quanto governo straordinario - svolse anche un'attività di produzione legislativa con l'obiettivo di contrastare l'attività amministrativa della Repubblica Sociale. Esempi di importanti provvedimenti normativi emanati dal CLNAI sono il decreto del 9 agosto 1944 "in difesa degli stabilimenti e delle fabbriche" e i decreti di istituzione delle Corti d'Assise e delle Commissioni di giustizia, emessi alla Liberazione (25 aprile) per consentire di irrogare sanzioni agli autori dei delitti fascisti in un clima, per quanto possibile, di legalità e non di giustizia sommaria.[3]

Dopo la liberazione[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al 25 aprile e alla Liberazione il CLNAI, nelle sue veci di governo straordinario del nord Italia, emana (26 aprile 1945) il decreto con cui si annuncia la continuazione della lotta a fianco degli alleati e si notifica l'ingiunzione ai nazifascisti di consegnare le armi e arrendersi.[4] Il presidente del CLNAI alla Liberazione non era più Alfredo Pizzoni, sostituito il 29 marzo da Rodolfo Morandi; i responsabili erano invece Luigi Longo ed Emilio Sereni per i comunisti, Ferruccio Parri e Leo Valiani per gli azionisti (PdA), Augusto De Gasperi e Achille Marazza per i democristiani, Rodolfo Morandi e Sandro Pertini per i socialisti e, infine, Giustino Arpesani e Filippo Jacini per i liberali.[2]

Nel mese di febbraio del 1946 il CLNAI venne assorbito dal CLN centrale; il 21 giugno dello stesso anno, l'intera organizzazione venne sciolta con l'accordo di tutti i partiti politici aderenti.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.
  2. ^ a b c d Collotti, Sandri, Sessi, Dizionario della Resistenza, pp. 187-189.
  3. ^ Catalano, Storia del comitato di liberazione nazionale alta Italia, p. 404.
  4. ^ Catalano, Storia del comitato di liberazione nazionale alta Italia, p. 418.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Catalano. Storia del comitato di liberazione nazionale alta Italia. ed. Bompiani, Milano, 1975. SBN IT\ICCU\TO0\0123588
  • G. Quazza, G. Grassi (a cura di). Verso il governo del popolo. Atti e documenti del CLNAI 1943/1946. ed. Feltrinelli, Milano, 1977. SBN IT\ICCU\RAV\0119074
  • E. Collotti, R. Sandri, F. Sessi (a cura di). Dizionario della Resistenza. ed. Einaudi, Torino, 2006. SBN IT\ICCU\VEA\0204403

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