Cino Moscatelli

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on. Cino Moscatelli
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Cino Moscatelli
Luogo nascita Novara
Data nascita 3 febbraio 1908
Luogo morte Borgosesia
Data morte 31 ottobre 1981
Professione Operaio tornitore meccanico
Partito Partito Comunista Italiano
Gruppo Comunista
Circoscrizione Torino-Novara-Vercelli
Incarichi parlamentari
Pagina istituzionale
sen. Vincenzo Moscatelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Partito Comunista Italiano
Legislatura I
Gruppo Comunista
Incarichi parlamentari
  • Segretario provvisorio della Presidenza del Senato
Pagina istituzionale
on. Vincenzo Moscatelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Professione Operaio tornitore
Partito Partito Comunista Italiano
Legislatura II, III
Gruppo Comunista
Collegio Bologna (II) - Torino (III)
Incarichi parlamentari
  • Componente della Commissione Difesa
  • Componente della Commissione Trasporti
  • Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l'assistenza ai reduci e ai partigiani (III)
Pagina istituzionale

Cino Moscatelli, nome di battaglia di Vincenzo Moscatelli (Novara, 3 febbraio 1908Borgosesia, 31 ottobre 1981), è stato un partigiano e politico italiano, comandante delle Brigate Garibaldi della Valsesia durante la Resistenza italiana, divenne uno dei capi più conosciuti e rispettati delle formazioni partigiane in combattimento contro le forze nazifasciste.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di estrazione operaia, fin da giovanissimo frequenta a Novara i circoli operai, organizza uno sciopero per protestare contro la mancanza di legna con cui veniva riscaldata la scuola, coinvolgendo anche i ragazzi delle superiori, si contrappone ai balilla e difende la Camera del Lavoro dagli attacchi dei fascisti nel 1922. Nel 1925 si iscrive alla gioventù comunista e partecipa all'attività clandestina. Nel frattempo lavora in fabbriche novaresi e milanesi, dove svolge attività politica, specie nei confronti delle mondine, e viene perseguitato dal regime. È costretto, nel 1927, a espatriare in Svizzera, dove, nei pressi di Basilea frequenta una scuola del PCI. La sua formazione politica continua a Berlino e poi a Mosca. Nel 1930 si trasferisce a Parigi occupandosi sempre di attività politica nel PCI.

Insieme a Secchia scrive La lotta della gioventù proletaria contro il fascismo, un libretto diffuso clandestinamente in Italia. Ritorna in Italia sotto falso nome e svolge attività politica in Emilia. Viene arrestato l'8 novembre 1930, e dopo essere stato torturato, viene condannato a 16 anni e 6 mesi di reclusione, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, a 3 anni di vigilanza speciale e a 2.000 lire di multa per aver ricostituito il PCI, per propaganda comunista, per uso di documenti falsi ed espatrio clandestino. Viene incarcerato a Volterra, dove resta tre mesi in isolamento dopo aver organizzato una protesta, a Civitavecchia (insieme a Secchia, Terracini, Leo Valiani, Manlio Rossi Doria), e infine ad Alessandria. Viene liberato nel dicembre 1935, dopo l'applicazione dell'amnistia del decennale e di vari condoni, e sottoposto a libertà vigilata.

L'8 marzo 1937 viene arrestato a Serravalle Sesia accusato di aver scritto frasi sovversive sui muri della cartiera. Scarcerato dopo sei mesi trascorsi nel carcere di Vercelli, grazie ad una lettera scritta di suo pugno in cui faceva atto di fedeltà al regime fascista, si trasferisce a Borgosesia dove diventa commerciante. Il 26 luglio 1943, improvvisa a Borgosesia una manifestazione e dirige il movimento antifascista in Valsesia, riallacciando i contatti con altri antifascisti e in particolare con Secchia. Dopo l'8 settembre 1943 è tra i promotori del Comitato valsesiano di Resistenza (il futuro CLN), che organizza gli sbandati e la guerriglia. Arrestato il 29 ottobre dai Carabinieri su richiesta del comando germanico di Vercelli, viene prontamente liberato dai suoi compagni e da numerosi concittadini che attaccano la caserma.

Si rifugia sul monte Briasco e organizza con Eraldo Gastone (Ciro), azioni di guerriglia con il distaccamento "Gramsci", contro il quale dal dicembre 1943 vengono inviate truppe nazifasciste. Il numero dei seguaci di Ciro e Cino cresce fino a diventare la "6ª Brigata garibaldina" costituita in Italia. I garibaldini valsesiani sono sottoposti a duri attacchi e rastrellamenti dalla Legione Tagliamento tra l'inverno del 1943 e la primavera del 1944. Il 10 giugno del 1944 viene costituita zona libera della Valsesia, la seconda in Italia. In questo periodo Moscatelli e Gastone riorganizzano le formazioni e costituiscono una divisione in Valsesia e, nei mesi successivi, un'altra nell'Ossola. Moscatelli diventa commissario politico, fino alla Liberazione, del raggruppamento delle divisioni garibaldine della Valsesia-Ossola-Cusio-Verbano, di cui Gastone fu il comandante militare.

Cino Moscatelli, con il cappello da alpino[1], a Milano il 28 aprile 1945, sulla sua sinistra sono Pietro Secchia e Luigi Longo.

Alla fine della guerra saranno 12 le brigate che fanno capo a Moscatelli e Gastone. Sono inquadrate in 4 divisioni, riuniscono circa 3.000 uomini, e sono sottoposte alle dirette dipendenze del Comando generale delle brigate Garibaldi e del Comando generale del Corpo Volontari della Libertà. Moscatelli sa destreggiarsi bene sia nelle azioni di guerra che come esponente politico, attirandosi l'appoggio di molte componenti politiche dello schieramento antifascista e trasformandosi in personaggio leggendario. La sua popolarità è tale che diventa il protagonista di molte canzoni partigiane, in genere cantate utilizzando come base i motivi musicali in voga all'epoca. (es. li guida Moscatelli \ son giovani e son belli, \ hanno la Patria nel cuore \ dal nemico traditore \ lor la vogliono liberar, oppure ma chi nel sangue si sentì italiano \ con Moscatelli andò a fare il partigiano)[2].

Sandro Pertini ai funerali di Cino Moscatelli

Nell'aprile 1945 le forze garibaldine che fanno capo a Moscatelli prendono parte alla liberazione di Novara e poi entrano esultanti a Milano, dove, in piazza Duomo, Moscatelli partecipa al grande comizio partigiano con Luigi Longo ed altri capi del CLNAI. Per i meriti nella lotta partigiana, Moscatelli è congedato con il grado di tenente colonnello. Riceve la medaglia d'argento al valor militare, la decorazione americana Bronze Star Medal, la polacca "Krzyż Partyzancki"[3] e la onorificenza cecoslovacca "Čestný Partyzánský Odznak". Diventa sindaco di Novara e deputato alla Costituente per il PCI nella circoscrizione Torino-Novara-Vercelli, raccogliendo 45.282 preferenze[4].

Nel terzo governo De Gasperi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri per l'assistenza ai reduci e ai partigiani. Nel 1948 entra in Senato; viene poi eletto alla Camera nel 1953 e nel 1958. Contemporaneamente svolge un'intensa attività organizzativa nel PCI, nell'ambito delle attività dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) per preservare la storia della Resistenza fondando a Borgosesia nell'ottobre del 1974 L'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli a lui intitolato nel 1982. Con Secchia scrive Il Monte Rosa è sceso a Milano, pubblicato dalla Einaudi nel 1958.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Distintivo di Volontario della Libertà - nastrino per uniforme ordinaria Distintivo di Volontario della Libertà

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Bronze Star Medal (USA) - nastrino per uniforme ordinaria Bronze Star Medal (USA)
Krzyż Partyzancki (PL) - nastrino per uniforme ordinaria Krzyż Partyzancki (PL)
immagine del nastrino non ancora presente Čestný Partyzánský Odznak (CS)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il cappello alpino visibile nelle fotografie è un vezzo in quanto Moscatelli non ha mai fatto parte delle Truppe Alpine.
  2. ^ * Il fascino del leggendario. Moscatelli e Beltrami: miti resistenti , Filippo Colombara, in "l'impegno" a.XXVI n. 1, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli, 2006
  3. ^ Nota anche come "Za Polske Wolnosc I Lud".
  4. ^ Elezioni dell'Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 su Ministero dell'Interno - Archivio Storico delle Elezioni. URL consultato il 12 settembre 2009.

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