Fratelli Cervi

I fratelli Cervi erano sette fratelli, contadini e antifascisti, fucilati dai repubblichini a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943 per la loro attività partigiana e perciò decorati di medaglia d'argento al valor militare "alla memoria": originari di Campegine, si chiamavano Gelindo (nato il 7 agosto 1901), Antenore (30 marzo 1904), Aldo (9 febbraio 1909), Ferdinando (19 aprile 1911), Agostino (11 gennaio 1916), Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921).
Figli di Alcide (1875-1970) e di Genoeffa Cocconi (1876-1944), erano cresciuti in una famiglia cattolica (il padre fu iscritto ai giovani dell'Azione Cattolica e al Partito Popolare Italiano), i cui valori democratici si tradussero in immediata opposizione al fascismo.
La loro vicenda è una delle più emblematiche della Resistenza ed è nota a livello internazionale[1] grazie anche all’autobiografia paterna,[2] tradotta in molte lingue.[3]
Origini e contesto sociale
[modifica | modifica wikitesto]Agostino, padre di Alcide, fu uno dei capi della rivolta contro la tassa sul macinato del 1869, per la quale è arrestato e sconta sei mesi in carcere. Sposa nel contempo Virginia Cocconi; dal matrimonio con lei nascono tre figli, Pietro, Emilio e Alcide, mentre un quarto figlio, Ettore, è adottato. Alcide sposa nel 1899 Genoeffa Cocconi, e dalla loro unione vengono al mondo nove figli nell'arco di venti anni: in ordine di nascita, Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore, tutti con natali a Campegine.
Nel 1920 Alcide lascia la casa paterna per stabilirsi con la sua famiglia in un appezzamento di terreno a Olmo di Gattatico. Dopo cinque anni si trasferiscono nuovamente, questa volta in zona Quartieri, nella tenuta denominata "Valle Re" e appartenente alla contessa Levi Sottocasa, amministrativamente parte del comune di Campegine. La famiglia si sposta ancora nel 1934 prendendo in affitto un podere in zona Campi Rossi, nuovamente nel comune di Gattatico, facendo con quest'ultimo trasferimento il salto dalla conduzione in mezzadria a quella in affitto.
L'evoluzione della famiglia Cervi è perfettamente congruente col modello di sviluppo delle famiglie contadine di queste località che, nel periodo fra l'Ottocento e il Novecento (con l'accelerazione dei tempi avvenuta dopo la prima guerra mondiale), vede trasformarsi la struttura gerarchizzata e autoritaria, tipica della famiglia contadina degli anni precedenti, verso forme di organizzazioni di massa per la difesa del lavoro legate all'ideologia socialista e che si concretizzano in organismi quali cooperative, case del popolo, mutue, leghe di resistenza e camere del lavoro.
Per quanto riguarda i Cervi, comunque, il nuovo consiste nel portare avanti idee d'avanguardia nella conduzione dei campi e delle stalle, visto che il contratto d'affitto permette di lavorare l'appezzamento e la cascina secondo le regole dell'affittuario e non del padrone; inoltre, nonostante la scarsa alfabetizzazione della campagna, i Cervi sono in grado di leggere, non solo per lavoro ma anche per piacere. Da una parte i giovani della famiglia, ovvero i fratelli, seguono corsi di formazione professionale inerenti al lavoro della campagna; dall'altra, il padre ottiene riconoscimenti scritti per l'ottima conduzione della terra gestita dalla famiglia.[4] Il simbolo della modernità dell'azienda familiare si può sintetizzare nel trattore Balilla, acquistato nel 1939, che Luciano Casali ha inserito come titolo di un corposo articolo dedicato alla famiglia Cervi.[5]
All'inizio della seconda guerra mondiale, casa Cervi diventa un vero e proprio luogo del dissenso militante contro il fascismo e la guerra. Insieme ai figli maschi, Alcide costituisce la cosiddetta "Banda Cervi", dedita alla lotta partigiana.
La partecipazione alla Resistenza
[modifica | modifica wikitesto]L'incontro con "Facio"
[modifica | modifica wikitesto]I sette fratelli Cervi incontrarono "Facio" (vero nome Dante Castellucci, detto "calabrese") proprio prima dei fatti che portarono alla caduta del fascismo nel 1943.[6] Quest'ultimo assumerà il comando della brigata partigiana "Guido Picelli", un gruppetto formato da solo otto uomini, con cui costrinse alla fuga un centinaio di nazifascisti[7] dopo che la ristretta pattuglia partigiana, già circondata dai nemici, ne aveva ucciso e ferito un rilevante numero. Verso la fine della guerra fu fucilato dai suoi stessi compagni, con la controversa accusa di furto.
La "banda" Cervi
[modifica | modifica wikitesto]Poco tempo dopo il cascinale della famiglia Cervi sarà porto sicuro per antifascisti e partigiani feriti, nonché per i prigionieri di guerra stranieri sfuggiti ai nazifascisti; fra questi figura Anatolij Makarovič Tarasov, conosciuto come "Anatolio/Anatolij Smirnow" e detto "Giulio", (nato nel 1921), soldato sovietico dell'Armata Rossa fatto prigioniero e successivamente instradato in un campo di prigionia italiano. Da qui riuscì a fuggire assieme al tenente Viktor Pirogov, detto "Danilo", trovando rifugio nella cascina dei Cervi, e con lui scriverà un libro sulla sua vicenda, dal titolo Sui monti d'Italia. Tarasov fu catturato insieme ai Cervi la notte del 25 novembre 1943 e incarcerato a Verona, da dove fuggì assieme ad altri sovietici per poi agire contro i nazifascisti in ordine sparso nella zona di Reggio Emilia e Modena, costituendo una brigata partigiana di cui divenne il commissario politico. Il tenente Pirogov, col nome di battaglia "Modena", divenne invece il comandante delle operazioni militari della brigata sovietica.
Molti altri ex prigionieri sovietici trovarono rifugio presso la famiglia Cervi[8], come Misha Almakaiev, Nikolaj Armeiev detto "il colcosiano" e Alexander Aschenco. Armeniev riuscirà a sfuggire alla cattura e si unirà alla banda "Modena", mentre Aschenco, catturato coi Cervi, tradirà diventando delatore dei nazifascisti: il suo tradimento costerà parecchio alla Resistenza della zona, dal momento che conosceva a fondo la rete strutturata dalla famiglia Cervi; individuato, Aschenco verrà giustiziato dai GAP il 15 novembre del 1944 in piazzale Fiume, a Reggio Emilia. Fra gli altri componenti che agirono a strettissimo contatto con i Cervi[9] vi furono John David Bastiranse detto "Basti" (nato nel 1923, paracadutista sudafricano e catturato con i Cervi, se ne perderanno le tracce), John Peter De Freitas detto "Jeppy" (nato nel 1921, paracadutista sudafricano, anch'egli evaso dal campo di concentramento di Grumello del Piano a Bergamo, scomparirà per alcuni anni dopo la cattura e riapparirà nel dopoguerra, informando la famiglia Cervi che in qualche maniera era riuscito a tornare al suo paese sano e salvo) e Samuel Boone Conley detto "Mac Sid" (nato nel 1914, paracadutista irlandese, catturato con i Cervi e di cui non si saprà più nulla).
Fra gli arrestati durante la cattura dei Cervi, nel rapporto giudiziario compare anche Luigi Landi, nato a Cadelbosco di Sopra, che aveva già subito condanne per motivi politici e che sopravviverà alle torture inflittegli dai nazifascisti in Villa Cucchi, e infine don Pasquino Borghi, medaglia d'oro della Resistenza, che fu tra i primi, se non il primo, a collaborare alla strutturazione della "Banda Cervi", ospitando la banda presso la canonica della sua parrocchia di Tapignola, sull'Alto Appennino reggiano[10]. Con i Cervi verrà fucilato un altro membro della banda, ovvero Quarto Camurri detto "il milite", nato a Guastalla. Rimase a combattere coraggiosamente fino alla fine accanto ai Cervi, condividendone la tragica sorte.
Amici e sostenitori della "Banda Cervi"
[modifica | modifica wikitesto]Amici dei Cervi furono i membri della famiglia Sarzi, originari dei dintorni di Mantova: Lucia, nata nel 1920, Otello, del 1922, e Gigliola, del 1931, che vi collaboreranno strettamente durante la Resistenza. La loro storia è quella di una famiglia[6] di gente di teatro con compagnia propria, le cui posizioni avverse al fascismo porteranno, dopo vari interventi della censura, allo scioglimento della compagnia stessa da parte del regime, divenendo teatranti ambulanti; Otello, fervente antifascista, non nasconde le proprie idee e anzi le dichiara apertamente nelle varie località visitate dalla compagnia. Sul finire degli anni Trenta deve riparare in Svizzera, dove incomincia un'attività di cospirazione clandestina con i fuoriusciti repubblicani. Otello e Lucia vengono arrestati nel 1940 per un incauto scambio epistolare e, anche se rilasciati, sono ormai schedati come sovversivi.
Otello, rifiutatosi di fare il saluto romano e dichiaratosi di ideologia bolscevica, subisce un nuovo arresto a Parma. Confinato a Sant'Agata di Esaro, inizia la sua fase di antifascismo militante tramite contatti con giovani antifascisti locali e incontra Dante Castellucci, il futuro comandante "Facio", ancora militare e ivi in licenza. Questo incontro diverrà focale per le iniziative antifasciste di Otello, il quale prende contatti con i gruppi di Resistenza che si vanno strutturando nella Val d'Enza. È il 1941 e Lucia incontra Aldo Cervi, il più determinato e "ferrato" del gruppo Cervi, per dar inizio alla lotta antifascista dei sette fratelli. Dal 1942 Aldo e Lucia[11] operano all'interno della rete clandestina antifascista, che fa capo al Partito Comunista Italiano; al ritorno dalla Russia, Castellucci e i cospiratori antifascisti si riuniscono alla vigilia della caduta del fascismo nel 1943.
Cattura e morte
[modifica | modifica wikitesto]Per diverse settimane il gruppo dei fratelli Cervi riesce a mantenere un'intensa attività militare contro i fascisti, ma successivamente, nella notte tra il 24 e il 25 novembre 1943, durante un rastrellamento, nell'abitazione dei Cervi viene sorpreso dalle pattuglie fasciste un disertore della MVSN, insieme ad alcuni partigiani russi, a Castellucci e a Camurri.[12] Catturati dopo un breve scontro a fuoco, vengono trasportati nel carcere politico dei Servi a Reggio Emilia e lì custoditi; i russi e Castellucci, che si era fatto passare per cittadino francese col nome di "Jean Marie Canomme", sono invece trasferiti nel carcere di Parma.[13] Il 14 dicembre 1943, a Cavriago, fu ucciso il colonnello Giovanni Fagiani della MVSN[14] e fu ferita sua figlia Vera, che rimase cieca.[15] Appoggiato dagli altri dirigenti del PFR di Reggio Emilia, il Capo della Provincia Enzo Savorgnan riuscì a impedire ogni rappresaglia e operò per far rilasciare tutti i rastrellati di quei giorni,[16] attirandosi le critiche dei fascisti più estremisti[17]; a seguito di questo omicidio, fu divulgata per la città la minaccia di ricorrere alla rappresaglia in caso di uccisioni di altri fascisti.[14][15]
Il 27 dicembre avvenne l'uccisione, da parte dei partigiani, del segretario comunale di Bagnolo in Piano Davide Onfiani[18], e il 28 dicembre i sette fratelli Cervi e Camurri furono fucilati per rappresaglia.[19] Secondo un testo dell'ANPI di Reggio Emilia del 1982, la decisione venne presa da Savorgnan[20]; Giorgio Pisanò, in Storia della guerra civile in Italia, scrive invece che l'ordine fu emanato - all'insaputa di Savorgnan - dagli intransigenti del PNF locale.[21] In un documento della direzione fascista di Reggio Emilia recuperato nel dopoguerra, compare la lista dei sette nomi che qualche dirigente (qualcuno azzarda Mussolini stesso) aveva evidenziato con una parentesi riportando accanto la scritta "sette fratelli?" sottolineata di rosso, quasi a esprimere perplessità per la decisione.[22]
L'8 gennaio del 1944 un bombardamento alleato apre ad Alcide una via per fuggire dal carcere di San Tommaso, dove era stato trasferito: tornato a casa, non viene subito informato della morte dei figli ma, anche quando apprenderà la tragica notizia, riuscirà a riprendersi dal durissimo colpo. Il 14 novembre 1944 Genoeffa Cocconi muore per le conseguenze di un infarto avuto un mese prima, il 10 ottobre 1944, quando i fascisti tornarono nuovamente a dar fuoco alla casa dei Cervi, nella quale erano rimasti due anziani, quattro donne e undici bambini.
Solo nell'ottobre del 1945 Alcide Cervi potrà far sì che venga celebrato un funerale solenne per i suoi figli. Nel pomeriggio del 28 ottobre, dopo la manifestazione di affetto dei cittadini emiliani, i feretri dei fratelli sono portati al cimitero di Campegine. In questa occasione papà Cervi pronuncerà la celebre frase: "Dopo un raccolto ne viene un altro".
Per il suo impegno partigiano e per quello dei suoi figli, gli fu consegnata una medaglia d'oro, creata dallo scultore Marino Mazzacurati. La medaglia reca da un lato l'effigie di Alcide Cervi e dall'altro un tronco di quercia, tra i cui rami spezzati compaiono le sette stelle dell'orsa. Durante la consegna, Alcide pronunciò un discorso di cui sono ancora ricordate queste parole: "Mi hanno sempre detto... tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta... la figura è bella e qualche volta piango... ma guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l'ideale nella testa dell'uomo". Il 27 marzo 1970, all'età di 95 anni, Alcide Cervi si spegne: oltre 200 000 persone si riuniranno a Reggio Emilia per salutarlo per l'ultima volta.
Il ricordo
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Tutti e sette i fratelli sono stati decorati con Medaglia d'argento al valor militare. Ai fratelli Cervi sono state dedicate molte vie in varie città italiane[23], a Rovigo un grande piazzale, a Verona una via nel quartiere di Borgo Milano, a Matera una via, ad Abbadia San Salvatore una grande piazza, a Nonantola e a Collegno una scuola elementare, a Stradella una scuola dell'infanzia, a Ceriale e a Dorgali una scuola[24], un corso a Grugliasco, una via a Trescore Balneario, una via e una scuola elementare a Macerata, una scuola media a Zingonia, una scuola primaria a Rozzano e una via a Toscanella, frazione di Dozza. Ancora, sono intitolate ai fratelli Cervi la scuola primaria, e dell'infanzia di Filecchio e una scuola media a Priverno. A Barletta sono dedicati loro gli ampi giardini del castello. Nel piccolo comune lombardo di Bonemerse il 25 aprile del 1973 fu loro intitolata la scuola primaria, appena costruita. Nel comune di Quistello è presente una via a loro dedicata. Sempre in Lombardia, a Binago è loro dedicata la scuola media. A Raccuja, in Sicilia, è intitolata una strada del centro cittadino. A Prato è intitolato a loro un viale. A Valenza Po è intitolata la scuola elementare e una via. A Terni è dedicata una via semicentrale nei pressi di piazza della Pace. A Roma è dedicata una via nel quartiere Mostacciano e un istituto comprensivo nel quartiere Gianicolense. A Urbino è dedicata loro la piscina comunale, mentre a Città della Pieve una via. A Napoli una via è intitolata ai fratelli Cervi e un'altra al loro padre. A Castelplanio, una via è dedicata ai "F.lli Cervi", e a Montesilvano è stata dedicata una via in località Villa Carmine.
Alla vicenda dei Cervi Piero Calamandrei ha dedicato una famosa Epigrafe; Ai fratelli Cervi, alla loro Italia è anche il titolo di una poesia di Salvatore Quasimodo. Il figlio di Aldo Cervi, Adelmo, porta avanti la memoria della sua famiglia con l'impegno politico e culturale a favore della Costituzione italiana.
Tributi
[modifica | modifica wikitesto]Libri
[modifica | modifica wikitesto]Renato Giorgi scrisse il libro Sette stelle d'argento. nel 1954, un breve romanzo parte della Collana per Ragazzi dell'ANPI.
Canzoni
[modifica | modifica wikitesto]Diverse sono le canzoni dedicate ai fratelli Cervi:
- Compagni Fratelli Cervi (anonimo);
- Sette fratelli dei Mercanti di Liquore e Marco Paolini;
- La pianura dei sette fratelli dei Gang, contenuta nell'album Una volta per sempre. La canzone è stata incisa anche dai Modena City Ramblers, in Appunti partigiani[25][26];
- Piccola figlia di Reggio di Cisco, dedicata a Genoeffa Cocconi;
- Campi Rossi della Casa del vento;
- Papà Cervi raggiunge i sette figli, di Eugenio Bargagli.
Vengono inoltre citati in Per i morti di Reggio Emilia di Fausto Amodei, dedicata all'eccidio del 7 luglio 1960, incisa anche da Maria Carta, da Milva e dai Modena City Ramblers.
Film
[modifica | modifica wikitesto]- I sette contadini (Petri, 1958)[27]
- I sette fratelli Cervi (Puccini, 1968)
- I miei sette padri (Davì, 2023)[28][29]
- Genoeffa Cocconi. I miei figli, i sette fratelli Cervi (Mazzieri, 2024)[30]
Rappresentazioni teatrali
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]— Reggio Emilia, 28 dicembre 1943
La decorazione è stata conferita a ognuno dei sette fratelli.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ The New York Times, 28 marzo 1970, articolo sulla morte di papà Cervi.
- ↑ Alcide Cervi con Renato Nicolai, I miei sette figli, Editori Riuniti 1955-2004, poi Einaudi 2010 e 2014.
- ↑ Sul sito dell’editore.
- ↑ Foto di diplomi e riconoscimenti conservati nelMuseo di Casa Cervi.
- ↑ Luciano Casali, "Il trattore e il mappamondo. Storia e mito dei fratelli Cervi", in Storia e problemi contemporanei, n. 47, gennaio-aprile 2008, pp. 125-138.
- 1 2 Storia della famiglia Sarzi, dal sito del Museo Cervi (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2012).
- ↑ «... combatté più volte contro le forze nazi-fasciste, distinguendosi per capacità ed abnegazione: prima in Emilia, al fianco dei fratelli Cervi, poi sull'Appennino Parmense e in Alta Lunigiana, diventando celebre soprattutto per il vittorioso, leggendario scontro armato del Lago Santo parmense del marzo 1944.» Da "Il rovescio della medaglia" (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2012), articolo di Carlo Spartaco Capogreco su Dante Castellucci.
- ↑ Nel 1965 Alcide Cervi verrà decorato dall'Unione Sovietica con l'Ordine della Guerra Patriottica di Prima Classe «Per il coraggio e il valore dimostrati nel salvataggio dei prigionieri di guerra sovietici e per averli aiutati durante la Seconda Guerra Mondiale». Cfr. (RU) Анатолий Макарович Тарасов — русский гарибальдиец, in Удомельская старина. Альманах № 40. Тверская областная библиотека им. А.М.Горького, Tver', 2010. URL consultato in data 09-07-2012.
- ↑ Da qui il nome di "banda", analogamente alla "Banda Corbari", per alcuni aspetti simile. Fra l'altro, caratteristica della "Banda Cervi" è l'alto numero di decorazioni al valor militare alla memoria pur con un così basso numero di componenti, esattamente come per la "Banda Corbari".
- ↑ Guerrino Franzini, Storia della Resistenza reggiana, a cura Anpi Reggio Emilia, III ed.,1982, pp. 50-51.
- ↑ L'Isral (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2009) (Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria, intitolato a Carlo Gilardenghi, fondatore dei GAP di Alessandria), detiene un fondo di materiale fotografico dedicato a Lucia Sarzi.
- ↑ Istituto Alcide Cervi, La storia dei Cervi, su fratellicervi.it. URL consultato il 4 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2012).
- ↑ Nuto Revelli, Prima Resistenza partigiana: Boves e i Cervi..
- 1 2 Istoreco: Appuntamento con la Storia.
- 1 2 Giorgio Pisanò e Paolo Pisanò, Il triangolo della morte, Mursia, Milano, 1992, p. 22.
- ↑ A titolo di esempio William Casotti, Ernesto Rigattieri, su ANPI CAVRIAGO, 1º marzo 2011. URL consultato il 22 novembre 2022 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2013).
- ↑ Giorgio Pisanò e Paolo Pisanò, Il triangolo della morte, Mursia, Milano, 1992, p. 24.
- ↑ Bruno Vespa, Vincitori e vinti. Le stagioni dell'odio. Dalle leggi razziali a Prodi e Berlusconi, Mondadori, Milano, 2008.
- ↑ Silvio Bertoldi, Salò: vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, 2005, pp. 230-231.
- ↑ Guerrino Franzini, Storia della Resistenza reggiana, a cura dell'ANPI Reggio Emilia, III ed., 1982, pp. 52-53.
- ↑ Giorgio Pisanò, Storia della Guerra Civile in Italia, p. 448.
- ↑ Puntata de La storia siamo noi del 30 dicembre 2010.
- ↑ Fra queste: Corciano, Albano Laziale, Salice Salentino, Reggio Emilia, Pontassieve, Montelupo Fiorentino,Cecina, Pontenure, Pavia, Parma, Piacenza, Segrate, Genova, Forlì, Livorno, Pisa, Mogliano Veneto, Bologna, Castel San Pietro Terme, Porretta Terme, Sant'Agata Bolognese, Nonantola, Brindisi, Cardito, Casoria, Ancona, Mantova, Pecetto di Valenza, Venaria Reale, Este, Vimercate, Rescaldina, Rozzano, Opera, Stradella, Belgioioso, Grugliasco, Abano Terme, Albino,Corciano, Vimodrone (dove sono presenti sia la via sia il largo Fratelli Cervi), Sciacca, Giugliano in Campania, Poggibonsi, a Rovigo un piazzale antistante una chiesa, Napoli, Verona, Trebbo di Reno, Castelfranco di Sotto.
- ↑ Scuole primarie a Collegno.
- ↑ Canzoni contro la guerra - La pianura dei sette fratelli.
- ↑ Appunti partigiani, su ramblers.it. URL consultato il 1º agosto 2011 (archiviato dall'url originale l'11 settembre 2011).
- ↑ I sette contadini (Petri, 1958), su patrimonio.aamod.it.
- ↑ MYmovies.it, I miei sette padri, su MYmovies.it. URL consultato il 29 maggio 2026.
- ↑ I miei sette padri: Adelmo Cervi ripercorre la strage della famiglia nel doc di Liviana Davì, su Cinema in Emilia-Romagna. URL consultato il 29 maggio 2026.
- ↑ Casa Cervi ricorda 80 anni della morte della madre dei fratelli, in ANSA, 11 novembre 2024.
- ↑ La redazione, Teatro – “Le stelle dell’Orsa”, una bella e tragica vicenda di lotta partigiana da tener viva, su ilReventino.it, 2 giugno 2019. URL consultato il 10 luglio 2019.
- ↑ Elisabetta Povia, Eredità: L’Italia è Salva?, su TGEVENTS.it, 4 aprile 2025. URL consultato il 29 maggio 2026.
- ↑ Evento teatrale per gli 80 anni dai funerali dei Fratelli Cervi, in ANSA, 8 ottobre 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Alcide Cervi, I miei sette figli, a cura di Renato Nicolai, Roma, Editori Riuniti, 1955.
- Salvatore Quasimodo, "Ai fratelli Cervi, alla loro Italia", in Il falso e vero verde. Con un discorso sulla poesia, Milano, Mondadori, 1956.
- Luigi Einaudi, Il padre dei fratelli Cervi (con un messaggio del presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi e una testimonianza di Carlo Levi), Roma, Nottetempo, 2004. ISBN 88-7452-043-3.
- Salvatore Lupo, Partito e antipartito. Una storia politica della prima Repubblica, 1946-78, Roma, Donzelli, 2004. ISBN 88-7989-769-1.
- Luciano Casali, "Fratelli Cervi", in Enzo Collotti, Renato Sandri e Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2006. ISBN 88-06-18247-1.
- Luciano Casali, "Il trattore e il mappamondo. Storia e mito dei fratelli Cervi", in Storia e problemi contemporanei, n. 47, gennaio-aprile 2008, pp. 125–138.
- Dario Fertilio, L'ultima notte dei fratelli Cervi. Un giallo nel triangolo della morte, Venezia, Marsilio, 2012. ISBN 978-88-317-1306-1
- Adelmo Cervi con Giovanni Zucca, Io che conosco il tuo cuore. Storia di un padre partigiano raccontata da un figlio, Piemme, 2014. ISBN 978-88-566-3717-5.
- Adelmo Cervi, I miei sette padri, storia di una grande famiglia antifascista raccontata da un figlio, Reggio Emilia, 2022, ISBN 9791221003932
Voci correlate
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Wikiquote contiene citazioni di o su Alcide Cervi
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sui fratelli Cervi
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito dell'ANPI.
- Istituto Alcide Cervi, su istitutocervi.it.
- Fondazione Famiglia Sarzi, su fondazionesarzi.it. URL consultato il 5 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 13 gennaio 2008).
- Intervista a Otello Sarzi, su otellosarzi.it. URL consultato il 5 gennaio 2009 (archiviato dall'url originale il 9 maggio 2006).
- Luigi Einaudi, Il vecchio Cervi, su unacitta.it.
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