Enzo Savorgnan di Brazzà

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Enzo Savorgnan di Brazzà
1940 Trapani Rassegna Militare il federale Enzo Savorgnan.jpg
Enzo Savorgnan (al centro) durante una rassegna militare del maggio 1940 a Trapani

Consigliere nazionale del Regno d'Italia
Legislature XXX

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza e in scienze politiche
Professione militare

Enzo Savorgnan di Brazzà, conte di Montaspro (Cormons, 10 ottobre 1910Varese, 28 aprile 1945), è stato un prefetto, militare e politico italiano.

È stato consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e medaglia d'argento al valor militare.

Stemma della famiglia Savorgnan
Coa fam ITA Savorgnan.png
Blasonatura
D'argento, allo scaglione di nero[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discendente della nobile famiglia friulana dei Savorgnan, conte palatino, si laureò in Giurisprudenza e in Scienze politiche. Orientato inizialmente verso la carriera diplomatica, ne fu distolto dall'attività politica e dai fatti bellici.

Nel 1935, a 25 anni, si arruolò volontario nel corso della guerra d'Etiopia, capitano nella 1ª Divisione Camicie Nere 23 marzo della MVSN.

Nel 1938, ancora volontario di guerra, partecipò alla Guerra di Spagna e Savorgnan fu vice segretario federale del Partito Nazionale Fascista ad Aosta, poi segretario federale di Trapani dal marzo 1940 al giugno 1943, è consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni[2].

Nel 1940, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, partì per il fronte greco-albanese con il grado di capitano nella 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna". Nel corso della carriera militare Savorgnan ottenne una medaglia d'argento, due di bronzo e tre Croci di guerra al valor militare. Con l'approssimarsi del fronte rientrò nel suo incarico a Trapani dove assistette al bombardamento del 6 aprile 1943. Quando suonò l'allarme ordinò a tutti i dipendenti della federazione di recarsi nei rifugi mentre lui uscì percorrendo la via principale sotto le bombe Alleate per constatare i danni[3]. In quei mesi sposò la figlia del luogotenente generale della Milizia Enrico Francisci, Fernanda. Infine, dal 2 al 25 luglio 1943, è segretario federale del PNF di Verona dove porterà Francesco Panitteri come capo della segreteria politica.

Adesione alla Repubblica Sociale Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Richiamato in servizio nei Granatieri di Sardegna da Badoglio, dopo l'armistizio dell'8 settembre, ritornò a Verona dove contribuì a riaprire la federazione fascista. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu nominato prima Capo della Provincia (Prefetto) di Reggio Emilia (25 ottobre 1943 - giugno 1944), poi di Varese (ottobre 1944 - aprile 1945).

Capo della Provincia a Reggio Emilia[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 settembre 1943 a Reggio Emilia fu ricostituita la federazione fascista repubblicana di cui fu nominato federale reggente Dante Torelli e sostituito il 30 da Giuseppe Scolari[4]. Torelli ne divenne il vice. Fu rapidamente ricostituita la MVSN con i reduci del 79° Battaglione M che era ritornata decimata dalla campagna di Russia e il 25 ottobre si insediò anche Savorgnan che sostituì il reggente Luigi Gardini.

Dopo l'uccisione a Cavriago del colonnello Giovanni Fagiani della MVSN, avvenuta il 14 dicembre 1943, appoggiato dagli altri dirigenti del PFR di Reggio Emilia, Savorgnan riuscì ad impedire ogni rappresaglia e operò per far rilasciare tutti i rastrellati di quei giorni[5] attirandosi le critiche dei fascisti più estremisti[6][7]. A seguito di questo omicidio fu divulgato per la città la minaccia di ricorrere alla rappresaglia in caso di uccisioni di altri fascisti[7][8]. Fagiani fu sostituito dal seniore della MVSN Silvio Margini[9]

Il 27 dicembre mentre aspettava il treno alla stazione ferroviaria fu ucciso dai partigiani il segretario comunale di Bagnolo in Piano Davide Onfiani[8][10] Secondo la testimonianza di Amilcare Bedogni che aderì poi al movimento partigiano Savorgnan, giunto presso la camera ardente esclamò "Basta! Basta! Questa è la goccia che fa traboccare il vaso"[11][12]. Secondo le testimonianze rese nel dopoguerra dai superstiti della federazione fascista, tra cui Panitteri, Savorgnan rientrato in serata alla federazione fu affrontato dagli elementi estremisti che reclamavarono la rappresaglia[13]. Nella notte Savorgnan contattò i responsabili tedeschi affinché facessero desistere gli estremisti dalla rappresaglia e il comandante della MVSN Silvio Margini perché almeno si formasse un regolare tribunale militare ma senza risultato. Nel frattempo nella federazione fu riunito il tribunale speciale per la difesa dello stato, che comminò la condanna a morte per otto partigiani catturati con le armi in pugno. Il giorno seguente 28 dicembre i sette fratelli Cervi assieme a Quarto Camurri, un disertore della MVSN[14], furono fucilati in quanto avevano avuto un conflitto a fuoco nei giorni precedenti. Vigeva la legge di guerra, valida per tutti gli eserciti[senza fonte], che chiunque fosse stato trovato con delle armi, senza giustificato motivo, doveva essere fucilato sul posto, senza alcun processo. [15].

Ciononostante lo stillicidio di caduti fascisti continuò e l'uccisione del milite della GNR Luigi Maccaferri il 10 gennaio provoco l'anticipazione del coprifuoco alle ore 20 e la minaccia di condanna a morte per tutti coloro che fossero stati trovati in "possesso abusivo di armi"[16]. Un'ulteriore anticipazione alle 17.30 del coprifuoco seguì dopo l'omicidio del tenente dell'esercito repubblicano Luciano Loldi il 17 gennaio[16]. La morte del milite Gino Orlandi il 18 gennaio in una sparatoria[16] e del caposquadra della GNR[16] Angelo Ferretti in un attentato gappista mentre transitava in bicicletta fece sì che Savorgnan convocò il Tribunale speciale che poi condannò alla fucilazione don Pasquino Borghi e altri otto partigiani reggiani, di cui tre erano disertori della GNR[17] da eseguirsi il 30 gennaio 1944.

Capo della Provincia a Varese[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 1944 Savorgnan fu sostituito a Reggio Emilia dal nuovo capo della Provincia Almo Vanelli e assunse la guida della provincia di Varese il 18 agosto sostituendo Mario Bassi. Proprio pochi giorni prima di assumere il nuovo incarico un attacco partigiano contro un convoglio tedesco aveva provocato una dura rappresaglia che aveva colpito la popolazione di Borgo Ticino. La notizia della strage di Borgo Ticino aveva provocato le accese proteste di Savorgnan presso il ministero dell'Interno[18]. Alcune fortunate operazione della Guardia Nazionale Repubblicana e della XVI Brigata Nera "Dante Gervasini" di Varese, tutte strettamente seguite dalla prefettura, portarono al fermo di numerosi partigiani democristiani che si riteneva avessero operato attentati contro le strutture industriali e militari che furono posti a disposizione del Tribunale speciale [19] e la confessione di una partigiano legato ai garibaldini e alcuni errori avevano permesso nell'ottobre 1944 di scompaginarne le file[20].

Il sabotaggio ad una centralina elettrica di Gemonio aveva provocato l'anticipazione del coprifuoco alle 20.00 e la chiusura dei locali pubblici Già nella prima metà di novembre i partigiani ripartirono comunque all'attacco così a Travedona-Monate uccisero nella propria abitazione il vice federale del PFR di Milano Gianni Locatelli insieme alla moglie Elvira[21]. Così il 24 novembre Savorgnan fece pubblicare su tutti i giornali della provincia la minaccia di ricorrere a rappresaglie nel caso che le violenze o i sabotaggi partigiani non fossero finiti:

« Visto che ogni ammonizione delle autorità ed ogni iniziativa preventiva non hanno indotto gli elementi anti-nazionali e criminali a desistere dalle loro attività, per ogni atto di violenza o sabotaggio che si dovesse verificare per l'avvenire in provincia, saranno passati per le armi uno o più individui colpevoli di reati gravi, catturati o attualmente detenuti. »

(Enzo Savorgnan di Brazzà nel bando del 24 novembre 1944[22])

Il 19 novembre fu fucilato un disertore delle Brigate Nere[22] e il 12 dicembre una contadina che aveva ospitato dei partigiani nella sua cascina[22]. Il 5 gennaio 1945 nel corso di un rastrellamento furono uccisi cinque partigiani da parte del Battaglione Azzurro dell'Aeronautica. Nel frattempo, anche a causa dell'afflusso di profughi da Milano, la situazione alimentare in città peggiorava sempre rendendo introvabili diversi generi alimentari come la farina e la carne[23], pertanto Savorgnan aveva ordinato che tutti i ristoranti cittadini - anche quelli più rinomati - si trasformassero in "mense di guerra" con prezzi fissi.[24]

Al contempo la guerra civile proseguiva e in risposta alla ripresa del movimento partigiano nella primavera 1945 Savorgnan emise nuovi dispacci, in uno di questi ordinò "di reagire con forza e vigore alle proditorie uccisioni di fascisti che si sono intensificate anche contro donne in questi giorni. Anche alle donne del campo avversario che, con tanto veleno e ferocia, operano contro di noi applicate il rigore della legge"[25].

Il 23 aprile 1945 fu sostituito nell'incarico dal nuovo capo della Provincia, il trentunenne Paolo Della Bella, ex dirigente del GUF varesotto.

Gli ultimi giorni[modifica | modifica wikitesto]

Savorgnan decise di rimanere a Varese insieme alla moglie e al figlio[26] e il 25 aprile 1945 fu preso prigioniero a Varese dai partigiani e sommariamente fucilato il 28[27], insieme al federale di Varese Leopoldo Gagliardi e al commissario Corrado Belluomo[28]. Numerosi militari e funzionari della RSI furono altresì fucilati negli stessi giorni[29].

Il 26 settembre 1959 la salma, esumata dal cimitero di Belforte, vicino a Varese, fu traslata nella tomba di famiglia a Cormons.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, VI, Milano, Hoepli, 1928-1936, p. 169.
  2. ^ Enzo Savorgnan Di Montaspro / Deputati / Camera dei deputati - Portale storico
  3. ^ http://www.trapaninostra.it/libri/megale/Gino_Solitro_Il_fascismo_trapanese_e_la_resistenza_all_invasione_americana/Gino_Solitro_Il_fascismo_trapanese_e_la_resistenza_all_invasione_americana_05.pdf
  4. ^ Cronologia Resistenza Reggio Emiliasettembre 1943
  5. ^ http://www.anpicavriago.org/2011/03/ernesto-rigattieri.html a titolo di esempio Ernesto Rigattieri sul sito ANPI
  6. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 23 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014). p. 17-18
  7. ^ a b Giorgio Pisanò e Paolo Pisanò, "Il triangolo della morte", Mursia, Milano, 1992, pag 24
  8. ^ a b Cronologia Resistenza Reggiana dicembre 1943
  9. ^ settembre 1943 «I Fogli Tricolore» Archiviato il 15 giugno 2015 in Internet Archive.
  10. ^ Bruno Vespa, Vincitori e vinti. Le stagioni dell'odio. Dalle leggi razziali a Prodi e Berlusconi, Mondadori 2008,
  11. ^ Cervi, il simbolo della Resistenza - Cronaca - Gazzetta di Reggio
  12. ^ Giorgio Pisanò e Paolo Pisanò, "Il triangolo della morte", Mursia, Milano, 1992, pag 26
  13. ^ Giorgio Pisanò e Paolo Pisanò, "Il triangolo della morte", Mursia, Milano, 1992, pag 26-27
  14. ^ http://www.fratellicervi.it/content/view/14/29/1/3/
  15. ^ Silvio Bertoldi, Salò vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, BUR, settembre 2005, pag 230-231
  16. ^ a b c d Cronologia Resistenza Reggiana gennaio 1944
  17. ^ https://web.archive.org/web/20170420195545/http://www.istoreco.re.it/public/isto/19442112003165559.doc
  18. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 10 ""
  19. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 11 "Entro la metà d'ottobre, in un lasso di tempo molto contenuto, Savorgnan poteva sostenere d'aver portato a termine con successo la sua impresa. I primi ad essere arrestati erano stati dodici appartenenti all'organizzazione democristiana di Varese, di cui sei erano stati messi a disposizione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato per la gravità dei reati loro contestati"
  20. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 11
  21. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 13
  22. ^ a b c Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 12
  23. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 14
  24. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 12. "Malgrado avesse ordinato che tutti i ristoranti, compresi i più rinomati, dall'Europa, al Ticino, al Magenta, al Palace Kursaal, si trasformassero in «mense di guerra", con menù a prezzo fisso.."
  25. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 15
  26. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 16
  27. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 17: "All'alba del 28 aprile, il segretario del Comando Zoma del CVL Riccardo Barlotti, per conto del Tribunale del Popolo, aveva trasmesso a Savorgnan la sentenza di condanna a morte per fucilazione al petto. Nessuno aveva avuto modo di discutere tanto la responsabilità dell'ex capo della Provincia era apparsa plateale"
  28. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 17: "Al suo fianco il federale Gagliardi e il commissario Belluomo"
  29. ^ Copia archiviata (PDF), su istoreco.re.it. URL consultato il 7 marzo 2014 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2014). pag 17

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]