21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna"

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21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna"
21a Divisione Fanteria Granatieri di Sardegna.png
Stemma della 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna"
Descrizione generale
Attiva 8 febbraio 1934 - 10 settembre 1943
Nazione Italia Italia
Servizio Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Tipo divisione di fanteria
Guarnigione/QG Forte Ostiense (Roma)
Patrono San Martino
Motto A me le guardie!
Battaglie/guerre Occupazione dell'Albania
Battaglia delle Alpi Occidentali
Invasione della Jugoslavia
Difesa di Roma
Parte di
Simboli
Alamari Alamari granatieri di sardegna.jpg

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La 21ª Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna" è stata una delle Grandi Unità di fanteria del Regio Esercito.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" § Cenni storici.
Granatieri passati in rivista dal ministro inglese Leslie Hore-Belisha.

Le origini della divisione risalgono al 1831, alla Brigata Guardie dell'Armata Sarda. Con l'ordinamento dell'11 marzo 1926, che introduceva le brigate ternarie, venne costituita la Brigata "Granatieri di Sardegna", su tre reggimenti di granatieri, che con il 13º Reggimento artiglieria andò a formare la 21ª Divisione territoriale di Roma. L'8 febbraio 1934 questa divenne la 21ª Divisione di fanteria "Granatieri di Sardegna". Nel 1939 la divisione perde il 3º Reggimento "Granatieri di Sardegna", mentre successivamente venne aggregata la 55ª Legione CC.NN. d'assalto.

Occupazione dell'Albania[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Occupazione italiana dell'Albania (1939-1943).

Nel 1939 il 3º Reggimento "Granatieri di Sardegna" fornì il I ed il II Battaglione, inseriti nel Reggimento di formazione "Mannerini", ed una batteria d'accompagnamento da 65/17 al Corpo di spedizione che venne inviato in Albania per prendere parte all'occupazione del Paese. Grazie a questa operazione, il reparto venne ridenominato 3º Reggimento "Granatieri di Sardegna e d'Albania". Al 2º Reggimento granatieri venne aggregato il battaglione della Guardia Reale Albanese, con compiti di guardia d'onore presso la capitale dell'Impero italiano.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1940, all'entrata in guerra dell'Italia, la divisione venne mobilitata ed inviata con il VII Corpo d'Armata sul fronte francese; qui, grazie alla rapida conclusione della battaglia delle Alpi Occidentali, la divisione non entrò in azione, rimanendo in riserva nella zona di Subbio, nell'astigiano. Un contingente del 3º Reggimento prese parte alla campagna di Grecia con il Raggruppamento litorale

L'8 maggio 1941 la grande unità venne inviata in Slovenia, a presidio della Provincia di Lubiana, tra Lubiana e Kočevje. Nel 1942, a settembre fu trasferita in Croazia, per iniziare poi, a novembre, il rimpatrio.

Nella primavera del 1943 la divisione era schierata a difesa di Roma ed inserita nel Corpo d'armata motocorazzato, costituito nell'estate. Durante questa periodo fu riorganizzata secondo l'ordinamento Mod. 43, ricevendo il XXI Battaglione mortai ed arrivando a schierare 14 500 uomini e 54 pezzi d'artiglieria. Essa venne disposta ad arco immediatamente sul fianco meridionale della città, tra la Magliana e Tor Sapienza, a controllare le vie Aurelia, Ostiense, Appia e Casilina.

L'armistizio e la resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Mancata difesa di Roma.
10 settembre 1943: granatieri italiani del generale Gioacchino Solinas cercano di contrastare i nazisti presso porta San Paolo.

Alla proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre seguì l'immediata reazione militare delle forze tedesche della Wehrmacht schierate a sud e a nord della città, secondo le direttive operative stabilite da Adolf Hitler in caso di defezione italiana (Operazione Achse).[1][2] La divisione sostenne gli scontri più accesi nella giornata del 9 settembre, intorno alla zona del Ponte della Magliana, dell'E42 (l'attuale EUR) e del forte Ostiense, e soprattutto il 10, tra Porta San Paolo e la Passeggiata Archeologica.

A Porta San Paolo, che si rivelerà l'ultimo baluardo della difesa di Roma, la IV Compagnia Reclute del 1º Reggimento, comandata del capitano Alberto Alessandrini, e le altre truppe giunte in rinforzo (carabinieri, bersaglieri, Polizia dell'Africa Italiana, "Lancieri di Montebello", carristi, paracadutisti, camionettisti) ebbero il forte sostegno della popolazione romana armata e si opposero strenuamente alla 2ª Divisione paracadutisti tedesca. Tuttavia verso le 17,00 i tedeschi sfondarono la linea dei difensori italiani e poco dopo le unità militari italiane si arresero, anche perché la fuga di Vittorio Emanuele III da Roma aveva di fatto reso ogni ulteriore resistenza insensata. In quello che è considerato il primo evento della Resistenza italiana caddero 597 italiani, di cui 414 militari e 183 civili.[3] Per il loro ruolo nella difesa di Roma il 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" e l'8º Reggimento "Lancieri di Montebello" sono stati decorati con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Il 3º Reggimento granatieri alla data dell'armistizio era dislocato in un'ampia zona della Grecia, con comando nella zona di Atene, attivo in servizi di vigilanza, di presidio e costieri. Gli alti Comandi decisero la resa, a seguito della quale tutti i militari vennero deportati nel campo di prigionia di Wietzendorf, in Germania.

Cartolina celebrativa della Divisione che rievoca i fasti del Reggimento delle Guardie Reali di Carlo Emanuele II di Savoia

La divisione si sciolse il 10 settembre ma tre battaglioni di granatieri di stanza in Corsica rifiutarono di arrendersi ed insieme alla 20ª Divisione fanteria "Friuli", alla 44ª Divisione fanteria "Cremona", alla 225ª e 226ª Divisione costiera ed ai partigiani francesi continuarono a combattere contro i tedeschi, scontrandosi con la Sturmbrigade Reichsführer SS e la 90. Panzergrenadier-Division, alle quali si era aggregato il XII Battaglione della 184ª Divisione paracadutisti "Nembo", che aveva deciso di continuare la lotta al fianco dei tedeschi. Le unità germaniche avevano lasciato la Sardegna e si erano portate in Corsica, con l'intenzione di raggiungere Bastia, a nord dell'isola, per poi imbarcarsi. I granatieri liberarono Zonza, Quenza, Livia e Porto Vecchio. Il 13 settembre a sostegno dell'azione dei granatieri sbarcò ad Ajaccio la 4e Division d'infanterie marocaine de montagne della Francia libera. Nonostante la resistenza italiana, i 30 000 tedeschi in ottobre riuscirono ad imbarcarsi ed a raggiungere l'Italia del nord.

C.R.O.W.C.A.S.S.[modifica | modifica wikitesto]

I nomi di quattro appartenenti alla divisione "Granatieri di Sardegna" figurano nell'elenco CROWCASS (Central Registry of War Criminals and Security Suspects) (1947) delle persone ricercate dalla Jugoslavia per crimini di guerra:

(Name) ORLANDO Taddeo - (C.R. File Number) 148664 - (Rank Occupation Unit Place and Date of Crime) General, "Granatieri di Sardegna" Div., XI Army Corps (Yugo.) 43 - (Reason Wanted) Murder - (Wanted by) Yugo.

PASQUALE Giuseppe - 253276 - Chief, 21 Bn. Sardinia Gren. Div. Executive Section, Ljubljana (Yugo.) 42 - Misc. Crimes - Yugo.

PERNA U. (o PENNA) - 191060 - Commander, Italian Army, 2 "Granatieri di Sardegna", Blocice Slovenia (Yugo.) 25.-28.6.42 - Pillage - Yugo.

ZANINI - 250586 - Chief, Ex. Off., 21 Bn., Sardinia Gren.-Div., Ljubljana (Yugo.) 42 - Torture - Yugo. [4]

La cobelligeranza[modifica | modifica wikitesto]

In ottobre 1943 il Raggruppamento speciale granatieri, ora inquadrato nell'Esercito Italiano Cobelligerante, fu trasferito dalla Corsica al nord della Sardegna e successivamente ad Iglesias. Il 15 maggio 1944 fu trasformato in Divisione Granatieri, ordinato sul 1º e 2º Reggimento, e nel settembre 1944 fu inviata sul continente per passare alle dipendenze del Gruppo di Combattimento "Friuli", contribuendo alla costituzione dei primi reparti del nuovo Esercito Italiano che partecipò, con gli alleati, alle battaglie ingaggiate per risalire verso il nord della Penisola per la lotta di Liberazione.[5]

Sul fronte opposto, nella Repubblica Sociale Italiana, nel 1944 venne costituito il IV Battaglione Granatieri del Raggruppamento "Cacciatori degli Appennini", con funzione di lotta antipartigiana. L'Esercito Nazionale Repubblicano allineava inoltre una 2ª Divisione granatieri "Littorio".[6]

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna".

La grande unità viene ricostituita il 1º aprile 1948 in Roma quale Divisione di fanteria "Granatieri di Sardegna" dell'Esercito Italiano, con il 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna", il 17º Reggimento fanteria "Acqui", il 13º Reggimento artiglieria da campagna, ai quali si uniscono nel 1951 un battaglione genio pionieri e nel 1959 il 1º Reggimento bersaglieri corazzato.

Nel 1976 si è avuta una riorganizzazione dell'Esercito: la Divisione "Granatieri di Sardegna" veniva sciolta e nasceva invece la Brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna".

Ordini di battaglia: 1940-1943[modifica | modifica wikitesto]

Granatieri del Gruppo di Combattimento "Friuli", riconoscibili dagli alamari sull'uniforme kaki inglese.

Comandanti (1939-1943)[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, p. 426.
  2. ^ R. De Felice, Mussolini l'alleato. La guerra civile, pp. 82 e 84.
  3. ^ Prospetto statistico riassuntivo pubblicato in: Albo d'oro dei caduti nella difesa di Roma del settembre 1943, a cura dell'Associazione fra i Romani, Roma, 1968, pag. 79.
  4. ^ The Central Registry of War Criminals and Security Suspects, Consolidated Wanted Lists, Part 2 - Non-Germans only (March 1947), Naval & University Press, Uckfield 2005, pp. 68, 69, 69, 74. (Facsimile del documento originale conservato presso l'Archivio Nazionale Britannico a Kew/Londra).
  5. ^ Il Gruppo di combattimento "Friuli".
  6. ^ OdB Esercito Nazionale Repubblicano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Bedeschi, Fronte d'Africa. Ed. Mursia, Milano, 1979.
  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, Irving.
  • E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, GuerraDeserto.
  • Paolo Caccia Dominioni, Alamein 1932-1962, Milano, 1962, Alamein.
  • George F. Nafziger, Italian Order of Battle: An organizational history of the Italian Army in World War II.
  • John Gooch, Decisive campaigns of the Second World War, Publisher Psychology Press, 1990 ISBN 0-7146-3369-0.
  • Bruno Benvenuti ed Andrea Curami, I mezzi da combattimento di circostanza del Regio Esercito, "Storia Militare", n. 1, 1996.
  • Ralph Riccio e Nicola Pignato, Italian truck-mounted artillery in action, Squadron/Signal Pubblication, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]