Carlo Levi

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Carlo Levi
Carlo Levi nel 1955

Senatore della Repubblica Italiana
Durata mandato16 maggio 1963 –
23 maggio 1972
LegislaturaIV, V
Gruppo
parlamentare
Misto (IV Leg.), Sinistra Indipendente (V Leg.)
CollegioCivitavecchia (IV Leg.), Velletri (V Leg.)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoSinistra Indipendente
Professionescrittore, pittore
FirmaFirma di Carlo Levi e Firma di Carlo Levi

Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902Roma, 4 gennaio 1975) è stato uno scrittore, pittore e antifascista italiano.

Tra i più significativi narratori del Novecento italiano, è noto soprattutto per il romanzo Cristo si è fermato a Eboli, che lo rese uno dei maggiori portavoce della questione meridionale nel secondo dopoguerra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia e gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Nasce da Ercole Raffaele Levi e Annetta Treves in un'agiata famiglia ebraica della borghesia torinese e fin da ragazzo dedica molto tempo alla pittura, che coltiverà con passione per tutta la vita, raggiungendo importanti successi. Sua sorella maggiore è la neuropsichiatra infantile Luisa Levi.

Dopo avere terminato gli studi secondari presso il liceo Alfieri[1], si iscrive alla facoltà di medicina dell'Università degli Studi di Torino. Nel periodo degli studi universitari, per il tramite dello zio, l'onorevole Claudio Treves (figura di rilievo nel Partito Socialista Italiano), conosce Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista La Rivoluzione liberale e lo introduce nella scuola di Felice Casorati, intorno alla quale gravita l'avanguardia pittorica torinese.

Levi, inserito in questo contesto multiculturale, ha modo di frequentare personalità come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi e, più tardi, importanti per la sua evoluzione pittorica, Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan.

Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi, dove viene a contatto per la prima volta con le opere dei Fauves, di Amedeo Modigliani e di Chaïm Soutine, leggendovi un incitamento alla ribellione contro la retorica fascista e la cultura ufficiale italiana[2].

Durante questo viaggio scrive anche il primo articolo sulla sua pittura per la rivista L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci.

Si laurea in medicina nello stesso anno e rimarrà alla Clinica Medica dell'Università di Torino come assistente fino al 1928, ma non eserciterà mai la professione di medico, preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo.

La scelta per l'attività artistica[modifica | modifica wikitesto]

Levi nel 1947

La profonda amicizia e l'assidua frequentazione di Felice Casorati orientano la prima attività artistica del giovane Levi, con le opere pittoriche Ritratto del padre (1923) e il levigato nudo di Arcadia, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia del 1924. Nel 1926 presenta alla medesima rassegna Il fratello e la sorella[3].

Dopo altri soggiorni a Parigi, dove aveva mantenuto uno studio, la sua pittura, influenzata dalla Scuola di Parigi, subisce un ulteriore cambiamento stilistico.

Con il sostegno di Edoardo Persico e Lionello Venturi, alla fine del 1928 prende parte al movimento pittorico cosiddetto dei sei pittori di Torino, insieme a Gigi Chessa, Nicola Galante, Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Jessie Boswell, che lo porterà a esporre in diverse città in Italia e anche in Europa (Genova, Milano, Roma, Londra, Parigi).
Espone alla I Quadriennale nazionale d'arte di Roma nel 1931.

Levi, per una precisa posizione culturale coerente con le sue idee, considerava espressione di libertà la pittura, in contrapposizione formale e sostanziale alla retorica dell'arte ufficiale, secondo lui sempre più sottomessa al conformismo del regime fascista e al modernismo ipocrita del movimento futurista.

L'impegno politico antifascista[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio panoramico del comune di Aliano, dove Carlo Levi trascorse il suo periodo di confino

Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo Rosselli.

Nel 1932 partecipa alla Biennale di Venezia presentando le opere: L'uomo rosso (1929), Scena di frutta (1930) e Natura morta con melograni (1930)[4].

Nel marzo 1934 Levi viene arrestato per sospetta attività antifascista. Il 15 maggio 1935, su segnalazione dello scrittore fascista Dino Segre (Pitigrilli),[5] è colpito da un secondo arresto e condannato al confino nel paese lucano di Grassano. Successivamente viene trasferito nel piccolo centro di Aliano, in provincia di Matera.[6] Lo segue, per amore, la cugina Paola Levi, sorella della scrittrice Natalia Ginzburg[7].

Da questa esperienza nasce il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli (nel racconto il paese viene chiamato Gagliano, imitando la pronuncia locale).

Nel 1936 il regime fascista, sull'onda dell'entusiasmo collettivo per la conquista etiopica, gli concede la grazia; Levi si trasferisce per alcuni anni in Francia, dove continua la sua attività politica.

Nel 1937 nasce sua figlia Anna, in seguito alla relazione con Paola Levi[8].

Rientrato in Italia, nel 1943 aderisce al Partito d'Azione e dirige insieme ad altri azionisti La Nazione del Popolo, organo del Comitato di Liberazione della Toscana.

Trova rifugio a Firenze, presso l'abitazione di Eugenio Montale, dove rimane fino al 1944. È qui che conosce Umberto Saba, suo futuro suocero. Anche il poeta triestino aveva infatti trovato riparo presso Montale.

Cristo si è fermato a Eboli[modifica | modifica wikitesto]

«Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.»

Un fotogramma del film Cristo si è fermato a Eboli, con l'attore Gian Maria Volonté nei panni di Carlo Levi

Nel 1945, a seguito del ripristino della democrazia in Italia, Einaudi pubblica il romanzo Cristo si è fermato a Eboli, scritto nei due anni precedenti da Carlo Levi.

In esso Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali "neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta".

La risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la sua attività di pittore. La stessa pittura di Levi viene influenzata dal suo soggiorno in Basilicata (sotto il fascismo chiamata Lucania), diventando più rigorosa ed essenziale, fondendo la lezione di Modigliani con un sobrio, personale realismo.

Nel 1979 il romanzo verrà adattato per il cinema da Francesco Rosi: il ruolo di Carlo Levi è interpretato dall'attore Gian Maria Volonté.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Levi (in alto a sinistra) al premio Marzotto nel 1951

Nel 1945 Carlo Levi intreccia una relazione amorosa, che durerà sino alla sua morte, con Linuccia Saba (24 gennaio 1910 - 28 luglio 1980), l'unica figlia del poeta Umberto Saba. Nel dopoguerra Levi continuerà la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano L'Italia libera, organo del Partito d'Azione, partecipando a iniziative e inchieste politico-sociali sull'arretratezza del Mezzogiorno d'Italia; per molti anni collaborerà con il quotidiano La Stampa di Torino.

Partecipa alle edizioni della Biennale di Venezia degli anni 1948, 1950, 1952. Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa ad altre due edizioni dell'esposizione veneziana, nel 1954 e nel 1956, con dipinti in chiave realistica come la sua narrativa.

Prosegue l'attività di scrittore: dopo Cristo si è fermato a Eboli, di grande interesse sono L'orologio, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950), Le parole sono pietre, del 1955, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nel 1956 del Premio Viareggio per la Narrativa, ex aequo con La sparviera di Gianna Manzini), Il futuro ha un cuore antico (1956) e Tutto il miele è finito (1965).

Nel 1960 è invitato alla “11ª edizione del premio Avezzano-rassegna nazionale delle Arti Figurative” ad Avezzano (AQ), insieme a Remo Brindisi, Stefano Cavallo, Gisberto Ceracchini, Vincenzo Ciardo, Eliano Fantuzzi, Giovanni Omiccioli, Michele Rosa, G. Strachota, Francesco Trombadori, Antonio Vangelli e altri[9].

Nel 1961 dipinge il grande pannello Lucania '61, una tela delle dimensioni di 18,50 x 3,20 m che rappresenterà la Basilicata all'Esposizione internazionale Italia '61 di Torino e che dedica alla memoria di Rocco Scotellaro, poeta basilicatese suo amico e simbolo della civiltà contadina; la tela è ora esposta nel Museo nazionale d'arte medievale e moderna della Basilicata sito a Matera nel Palazzo Lanfranchi.

Nel 1963, per dare peso alle sue inchieste sociali sul degrado generalizzato del paese e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica stratificata su un immobilismo di conservazione di certi diritti acquisiti anche illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e, convinto dagli alti vertici del Partito Comunista Italiano, in particolare da Giorgio Amendola, incomincia a svolgere politica attiva.

Candidato a un seggio senatoriale, viene eletto per due legislature senatore della Repubblica, come indipendente del partito comunista: la prima volta nel collegio di Civitavecchia, nel secondo mandato nel collegio di Velletri.

Nel 1967, assieme ad altri artisti e intellettuali, politici e sindacalisti italiani (tra cui Renato Guttuso, Paolo Cinanni, Ferruccio Parri, Gaetano Volpe, Luigi Gaiani, Claudio Cianca, Vincenzo Bigiaretti), fonda la FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigrati e Famiglie), di cui sarà Presidente fino alla morte; ad essa aderiranno centinaia di associazioni di emigrati in tutto il mondo; l'obiettivo indicato in un suo famoso scritto "Emigrati, non più cose, ma protagonisti" è quello di far emergere la questione migratoria come una delle grandi questioni nazionali; l'eco di questo suo impegno è presente in numerosi suoi discorsi e interventi parlamentari.

Nel gennaio 1973 subisce due interventi chirurgici per il distacco della retina. In stato temporaneo di cecità riuscirà a scrivere Quaderno a cancelli, pubblicato postumo nel 1979 senza la parte finale, recentemente recuperata dallo studioso D. Sperduto, e a tracciare 146 disegni. Nel 2020 l'Einaudi pubblicherà l'edizione filologicamente corretta dell'opera, secondo le disposizioni dell'autore.

Nel 1974 dona una sua opera, un'acquaforte raffigurante un Brigante che ha fatto parte di una cartella di 6 acqueforti creata per il IV Convegno nazionale di storiografia lucana svoltosi a Pietragalla (PZ) nel settembre dello stesso anno, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e presieduto da un suo caro amico il dott. Antonio Maria de Bonis.

Muore a Roma il 4 gennaio 1975, all'età di 72 anni.

Carlo Levi e Aliano[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Levi nel cimitero di Aliano

La salma dello scrittore torinese riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare che aveva fatto agli abitanti lasciando il paese.

In realtà Levi tornò più volte in Basilicata nel secondo dopoguerra e soggiornò anche in un paesino della provincia di Potenza, Pietragalla, ospite della famiglia de Bonis. Ne sono testimonianza le foto custodite nella pinacoteca dedicatagli nel comune di Aliano, che lo ritraggono nelle varie località della provincia di Matera assieme a suoi amici e ai personaggi protagonisti del suo libro più famoso.

Ad Aliano è stato realizzato il Parco letterario Carlo Levi che promuove iniziative legate alla memoria di Levi, come i viaggi sentimentali nei luoghi legati al confino di Levi, e giornate di degustazione di prodotti tipici. Inoltre ogni anno si svolge ad Aliano il Premio letterario nazionale Carlo Levi.

La Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1975 la compagna Linuccia Saba (1910-1980), su richiesta testamentaria del pittore, istituisce la Fondazione Carlo Levi, divenendone prima presidente[10].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni postume[modifica | modifica wikitesto]

Pittura[modifica | modifica wikitesto]

Particolare di Lucania 61, Telero di Carlo Levi, Matera, Palazzo Lanfranchi, Museo nazionale d'arte medievale e moderna della Basilicata

Opere nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Trabucco, I cento anni di un liceo conservatore, su ricerca.repubblica.it, La Repubblica, 27 novembre 2001. URL consultato il 4 aprile 2016.
  2. ^ Nota biografica in Cristo si è fermato a Eboli, Torino, Einaudi, 2010
  3. ^ 15. Esposizione Internazionale d'Arte della città di Venezia: catalogo, 4. ed., Venezia, 1926, p. 106.
  4. ^ 18. Esposizione Biennale Internazionale d'Arte: catalogo, 2. ed., Venezia, 1932, p. 110.
  5. ^ Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 177
  6. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 15.7.1935 contro Carlo Levi: (“Organizzazione giellista attiva specialmente a Torino”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1387
  7. ^ MARZIO BREDA, Carlo Levi, una donna portò Cristo oltre Eboli, su Corriere della Sera, 11 settembre 2016. URL consultato il 30 gennaio 2024.
  8. ^ Carlo Levi, su www.senato.it. URL consultato il 29 gennaio 2024.
  9. ^ Lucci s.d., pp. 186-217.
  10. ^ Storia della Fondazione Carlo Levi, su carlolevifondazione.it.
  11. ^ Premio letterario Viareggio-Rèpaci, su premioletterarioviareggiorepaci.it. URL consultato il 9 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2014).
  12. ^ Guida d'Italia - Calabria: dal Pollino all'Aspromonte le spiagge dei due mari le città, i borghi arroccati, Milano, Touring Editore, 2003. ISBN 88-365-1256-9
  13. ^ Centro Carlo Levi: pubblicazioni
  14. ^ I colori di Lucania 61, metafora di un mondo, su associazionefinisterre.it. URL consultato il 27 settembre 2010 (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2012).
  15. ^ Lucania 61 di Carlo Levi, su associazionefinisterre.it. URL consultato il 27 settembre 2010 (archiviato dall'url originale l'8 febbraio 2009).
  16. ^ Carlo Levi :Il Nuotatore, su arte-incontro.it. URL consultato il 26 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 15 maggio 2006).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Oltre la paura. Percorsi nella scrittura di Carlo Levi, a cura di Gigliola De Donato, Donzelli, Roma, 2008.
  • Intertestualità leviane, a cura di Silvana Ghiazza, Settore Editoriale e Redazionale (Università degli Studi di Bari), Bari, 2011.
  • Giovanni Russo, Carlo Levi segreto, Dalai editore, Milano, 2011.
  • Carlo Levi e il Mezzogiorno, a cura di Gigliola De Donato e Sergio D'Amaro, Foggia, Claudio Grenzi, 2003.
  • Carlo Levi e la letteratura di viaggio nel Novecento: tra memoria, saggio e narrativa, a cura di Sergio D'Amaro e Salvatore Ritrovato, Foggia, Claudio Grenzi, 2003.
  • Donato Sperduto, L'imitazione dell'eterno, Schena editore, Fasano, 1998.
  • Donato Sperduto, Maestri futili? Gabriele D'Annunzio, Carlo Levi, Cesare Pavese, Emanuele Severino, Aracne, Roma, 2009.
  • Donato Sperduto, Armonie lontane, Aracne, Roma, 2013.
  • David Ward, Carlo Levi, La Nuova Italia, Milano, 2002.
  • Michel Arouimi, Magies de Levi, Schena-Lanore, Fasano-Parigi, 2006.
  • Giancarlo Pauletto (a cura di), Carlo Levi 1935-1936: Figure prima della storia, Comune di Pordenone Editore, Pordenone, 2006.
  • Dalia Abdullah, "Pittura e letteratura: Il bilinguismo di Carlo Levi", in "Riscontri. Rivista trimestrale di cultura e di attualità", XXXIV(2012),3-4,pp. 9–54.
  • Oltre il buio. Scritti per Carlo Levi, a cura di P. L. Berto, Ensemble, Roma, 2013.
  • Domenico Musicco, Oltre il confino, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 1-2005.
  • Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio, Milano, Mursia, 1985.
  • Giuseppe Appella, Carlo Levi e "Lucania '61", De Luca Edizioni d'Arte, Roma, 1989.
  • Gigliola De Donato, Sergio D'Amaro, Un torinese del Sud: Carlo Levi, Baldini & Castoldi, 2001.
  • Nicola Coccia, L'arse argille consolerai, ETS, Pisa, 2016
  • Riccardo Gasperina Geroni, Il custode della soglia, Mimesis, Milano-Udine, 2018.
  • Lucci M. G. (a cura di), Vicende e storia critica del Premio Avezzano, 1949-2001, Promo Italia, Avezzano, s.d., pp. 186-217, SBN IT\ICCU\TER\0018573..
  • Giovanni Caserta (a cura di), Il coraggio della libertà. Pagine scelte di Carlo Levi, introdotte, annotate e commentate, Torino, Il rinnovamento, 2004.
  • Filippo La Porta," L'impossibile “cura” della vita. Čechov, Céline e Carlo Levi, medici-scrittori coscienziosi e senza illusioni", in Cure, Roma, Castelvecchi, 2021, ISBN 978-88-329-0403-1.
  • Donato Sperduto, Oltre il tempo e oltre la cuccagna, Bari, Edizioni Wip, 2023.
  • Filippo La Porta e Luca Cirese, Non possiamo non dirci nonviolenti. Dialoghetto.
  • Giovanni Caserta e Fondazione Giorgio Amendola, Carlo Levi, "il torinese del Sud". Profilo biografico di Carlo Levi., su fondazioneamendola.it. URL consultato il 12 ottobre 2023.

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