Federazione italiana volontari della libertà

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Federazione italiana volontari della libertà
AbbreviazioneFIVL
TipoEnte morale
Fondazione1948
ScopoTutela e valorizzazione della memoria e dei valori della Resistenza
Sede centraleItalia Roma
Sito web

La Federazione italiana volontari della libertà (FIVL) è una federazione di partigiani di area cattolica e "badogliana", nata nel 1948, dalla scissione dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.

Divenuta ente morale con DPR 16 aprile 1948 n. 430, ha sede in Roma. Una sede secondaria si trova a Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 1947, autorevoli esponenti della Resistenza italiana, riuniti a Milano, su iniziativa di Enrico Mattei, decisero di dar vita all'«Associazione partigiani cristiani» (APC), un'associazione tra partigiani di ispirazione cristiana, autonoma all'interno dell'ANPI.

L'ANPI celebrò il primo congresso nazionale a Roma dal 6 al 9 dicembre 1947[1]. Durante le assise emersero contrasti fra le varie organizzazioni che avevano partecipato alla Resistenza, soprattutto di ordine politico (le sinistre, gli azionisti e i cattolici avevano tre visioni diverse e incompatibili, sia dello Stato che dei rapporti con l'URSS).

Essendo i contrasti divenuti insanabili, gli azionisti e i cattolici uscirono dall'ANPI[1]. L'anno seguente (1948) l'APC e altre 22 associazioni partigiane (cattoliche e autonome) crearono la Federazione italiana volontari della libertà (FIVL), presieduta dapprima dal generale Raffaele Cadorna jr., poi da Enrico Mattei, quindi dopo la sua morte da Mario Argenton, da Aurelio Ferrando ("Scrivia") e poi da Paolo Emilio Taviani. Gli azionisti andranno invece nella Federazione italiana delle associazioni partigiane (FIAP).

Facevano parte del primo consiglio direttivo nazionale, oltre al gen. Raffaele Cadorna: Enrico Mattei, Mario Argenton, Eugenio Cefis,Edmondo (mondo) Diaceri, Mario Ferrari Aggradi, Giovanni Marcora, Paolo Emilio Taviani, Aurelio Ferrando, Aldo Sacchetti, Lelio Speranza, le medaglie d'oro al valor militare Paola Del Din, Rino Pachetti, Enrico Martini ("Mauri") ed altri esponenti della Resistenza.

L'associazione fu riconosciuta ente morale il 15 aprile 1948.

Finalità[modifica | modifica wikitesto]

La FIVL è un'associazione apolitica e apartitica che ha come scopi:

  • conservare lo spirito della Resistenza;
  • ricordare i caduti per la Lotta di Liberazione, prestando opera di assistenza morale e materiale ai loro congiunti e famigliari;
  • assistere e tutelare gli interessi degli appartenenti al Corpo volontari della libertà;
  • promuovere attività culturali, con attenzione anche al mondo della scuola (come ad esempio la raccolta della documentazione su fatti e avvenimenti inerenti alla Resistenza) al fine di stimolare l'interesse dei giovani a conoscere, specie dalla viva voce dei protagonisti, la storia della nascita della Repubblica attraverso la lotta di liberazione.

Soci[modifica | modifica wikitesto]

La FIVL è costituita da coloro che hanno lottato per la libertà, ed in particolare nella resistenza, in qualità di partigiani, patrioti e benemeriti: i componenti dei Comitati di Liberazione Nazionale, i militari inquadrati a fianco delle Forze Alleate (Corpo italiano di liberazione - CIL), i reduci dall'internamento, dalla deportazione e dalla prigionia, i perseguitati politici.

Dal 2011 si è aperta anche a coloro che, essendo familiari di partigiani o liberi cittadini e cittadine, ne accettino e ne condividano gli scopi.

Albo dei presidenti della FIVL[modifica | modifica wikitesto]

gen. Raffaele Cadorna jr. (1889-1973)

on. Enrico Mattei (1906-1962)

Mario Argenton (1907-1992)

Aurelio Ferrando ('Scrivia') (1921-1985)

sen. Paolo Emilio Taviani (1912-2001)

Paola Del Din Carnielli (1926)

Ermes Gatti (1921-2008)

Guido De Carli (1923 - 2018)

Francesco Tessarolo

Organizzazioni federate[modifica | modifica wikitesto]

La FIVL (sito istituzionale ufficiale www.fivl.eu) riconosce le seguenti associazioni federate:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Resistenzialismo versus resistenza, Di Capua, editore Rubettino, pagg. 165,166

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]